| Maltrattamenti al centro di detenzione di Trapani |
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11 settembre 2002 Visita al Vulpitta di Trapani
La visita di ieri al Vulpitta di Trapani, con Peppino Di Lello, ha confermato documentalmente le cause della tensione nei giorni precedenti alla rivolta della scorsa settimana. Abbiamo le copie dei provvedimenti di espulsione e di trattenimento emessi dalla Prefettura e dalla Questura di Agrigento relativi agli immigrati poi internati a Trapani: andrebbero pubblicati su una rivista. Molti immigrati erano stati trattenuti in precedenza a Lampedusa per dodici giorni senza alcun provvedimento: la espulsione gli era stata notificata solo a Trapani il 2 settembre assieme al decreto di trattenimento emesso da Questore di Agrigento, e solo da quella data veniva computato il periodo dei trenta giorni di internamento (finora - da ieri chi arriva in un CPT ne farà sessanta). Questo aveva creato una disparità di trattamento con altri immigrati già trattenuti al Vulpitta e tempestivamente raggiunti dai relativi provvedimenti emessi dalla Questura di Trapani. Inoltre sembra- da quanto dichiarato da alcuni degli internati- che proprio la scorsa settimana, poco prima della rivolta,alcuni immigrati fossero stati nascosti al piano inferiore del Vulpitta, dove si svolgono i riconoscimenti, per non farli comunicare con i rappresentanti delle associazioni indipendenti con i quali avevano chiesto di parlare e che si accingevano ad una visita. Un paio di immigrati recavano sulle braccia segni di autolesionismo (tagli), uno aveva tentato il suicidio ( parrebbe per notizie di un grave incidente occorso al fratello !) ed un altro, in particolare, ci ha detto di essere stato percosso dalla polizia, che invece affermava esserci stata una lite tra gli stessi immigrati. In ogni caso, l'ematoma sotto l'occhio era ormai sgonfio,certamente risalente proprio ai giorni della rivolta, ed il clima appariva più sereno ( ma durante queste visite è quasi normale che vada così). Due giovanissimi, sicuramente minori, ma refertati con accertamento medico legale come ultradiciottenni riferivano di altre percosse anche da parte degli immigrati più anziani,e in una occasione da un poliziotto. L'unica cosa che possiamo fare in questi casi è intensificare il lavoro di monitoraggio ed aumentare le possibilità di comunicazione telefonica, facendo sapere all'esterno ed anche alla polizia, che ieri si è giustificata in maniera veramente penosa, di essere a conoscenza in tempo reale di quanto accade all'interno di quelle mura. Abbiamo già visto denunce da noi presentate sulla base di dichiarazioni rese da immigrati durante le nostre visite, poi smentite dagli stessi immigrati sottoposti a ulteriori pressioni da parte degli operatori del centro. L'unica possibilità effettiva di denuncia è al momento della scadenza dei trenta giorni, ma come comprensibile a quel punto il denunciante preferisce, nella quasi totalità dei casi,clandestinizzarsi. Come dire la sicurezza dell'impunità per chi tratta gli immigrati ricorrendo alle maniere forti. In ogni caso il Vulpitta rimane l'unica struttura accessibile da parte delle nostre associazioni, a differenza di Agrigento e Lampedusa, e le condizioni strutturali sono nettamente migliorate ( impianto antiincendio, scale di sicurezza, etc.). Rimane la cogestione da parte di una cooperativa vicina alla Caritas, organizzazione dalla quale proviene anche il direttore del centro. Ultima perla. Per evitare che gli immigrati provenienti da Lampedusa potessero fare ricorso contro la convalida del trattenimento,avvenuta dopo la detenzione illegale di dodici giorni, non era stata consegnata copia del provvedimento di convalida; ma tutti gli immigrati, come confermato dalla stessa polizia, riferivano di avere apposto una firma in calce dello stesso provvedimento, alla presenza di un avvocato d'ufficio che non aveva aperto bocca, di cui non conoscevano nome e recapito e che, naturalmente, non si era più fatto vedere. E questo è il diritto di difesa garantito all'interno dei CPT. Peppino Di Lello si è comunque impegnato a parlare di questi casi di detenzione arbitraria e di violazione dei diritti di difesa con le Procure ed i Presidenti dei Tribunali di Agrigento e di Trapani. Adesso con la nuova legge le cose non potranno che peggiorare, anche perchè si corre il rischio che il raddoppio della detenzione ( da trenta a sessanta giorni, lungi dal costituire l'eccezione, diventi la regola, magari senza alcuna specifica motivazione). Anche su questo, se non si potranno fare valere i diritti di difesa non resterà molto da fare, se non le denunce ormai consuete al comitato europeo contro la tortura (CPT), agenzia del Consiglio di Europa, che già ha evidenziato casi del genere. Fulvio Vassallo Paleologo, ASGI - Palermo
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