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12 gennaio 2003 Tragica Vittoria Le istituzioni dello Stato facciano il loro dovere
Da quasi un decennio incalzano nella città delle serre le operazioni di polizia: dalla "Squalo" del '94 all'ultima, "Varsavia", del 9 gennaio 2003. Lo scenario tuttavia non muta. Ogni blitz è stato presentato come risolutivo. Alcuni sono stati denominati con enfasi "Piazza Pulita", Scacco matto", "Sipario". In realtà ogni retata ha finito con lo sconfessare le sicurezze e le ostentazioni delle precedenti, mentre è andato modificandosi il profilo degli arrestati: sempre meno "pezzi da novanta" e gregari influenti; sempre più ragazzi di strada, legati a forme elementari di pizzo e al traffico minuto di narcotici; un'incidenza via via maggiore di giovani "puliti". Intanto le famiglie che contano, i capi bastone, restano ancorati ai quartieri, assorbiti meglio che in passato da una studiata "legalità" che li rende importanti nella vita cittadina: come testimonia il palio da poco istituito, entro cui andrà ricomponendosi, giocoforza, l'orizzonte delle scommesse su animali. Qualsiasi persona di buon senso sa in realtà cosa sta avvenendo. L'operazione "Varsavia", come "Sipario" e "Rio" dei mesi scorsi, sono il risvolto di una realtà tragica. Si insiste a vantare "successi" contro le cosche, ma il segnale rimane quello di una reiterata sconfitta civile, che ha pochi eguali in Sicilia e nel paese. In sostanza, a onta dei blitz di polizia, pure le ultime generazioni di giovani, fino al limite dei diciottenni, si trovano ghermite dalla malavita, esposte al mito della forza, alle logiche della soperchieria. E non si tratta di un destino atavico. Al pari di coloro che li hanno preceduti, questi ragazzi sono espressione di un humus, raccolgono dei segnali, fanno proprie delle "lezioni". Il male che corrode Vittoria, lo si è visto a iosa in questi anni, risiede nel ceto dirigente, che insiste a seminare e a raccogliere tempesta. Ha macchinato e continua a farlo impunemente, con la compiacenza di "amici" a tutti i livelli. Ha corrotto, traviato, impedito una crescita sana della città. Tutto questo, a partire dai primi anni ottanta, quando il modello è andato definitivamente in auge. E l'ultima espressione del potere municipale, come testimoniano numerosi fatti, che in questo giornale verranno rapportati, segna il capolinea dello sconcio. Si può continuare allora ad arrestare giovani e giovanissimi. Si farà anzi prima a mettere il filo spinato attorno al Forcone, a Trinità San Biagio. Ciò non basterà tuttavia a vincere il bubbone di Vittoria. Occorre prendere atto delle cose. All'interno della magistratura inquirente, nella fattispecie la DDA catanese, insistono dei freni. E ugualmente, tarda a esporsi l'Antimafia nazionale, mentre quella siciliana riesce a riguadagnare, a partire dall'Ippari, la propria dignità. Come è consuetudine, il magistrato Fabio Scavone viene nella città delle serre a tenere la conferenza stampa. Spiega i termini dell'operazione "Varsavia", cerca di rassicurare. Ma l'incongruo è palese. Da oltre un decennio, con Carlo Caponcello e Ignazio Fonzo, conduce le istruttorie e coordina le indagini di PG nell'area. E' verosimile allora che, con i colleghi anzidetti, gli riesca tanto difficile leggere le cose: per altro denunziate ampiamente da giornali, prefetti, dirigenti di PS, comandi di carabinieri, parlamentari, uomini di cultura, associazioni? Carlo Ruta |