26 settembre 2002

Scandalo Vittoria. La corsa dei cavalli è un regalo alla mafia

 

La corsa agonistica di cavalli a Vittoria, città piegata dalla mafia, è l'ennesimo incongruo di una consorteria municipale arrivata ormai, dopo un trentennio senza limiti, sull'orlo del disastro. L'impegno era stato assunto alla vigilia delle elezioni amministrative del maggio scorso, ed è risultato una delle carte utili a resistere cinque anni ancora. Il conto va perciò saldato, con i personaggi più o meno in ombra che governano il voto del San Giovanni, del Fanello, di Trinità San Biagio, del Forcone: con coloro cioè che fino a oggi hanno fatto, a loro misura, il ceto dirigente cittadino.

Come documentano le insistenti campagne della LAV e di altre organizzazioni animaliste, da anni incalzano nell'Ippari le scommesse clandestine sugli animali. Ad Acate la malavita scommette e guadagna sul palio dei cavalli. A Comiso si fanno affari d'oro con i combattimenti di cani, con la complicità di noti veterinari del ragusano. E se i clan vittoriesi negli anni passati hanno lavorato in sordina, organizzando "incontri" nei capannoni di una nota agenzia di trasporti e nei pressi del vecchio campo di concentramento, facendo comunque il loro gioco a Comiso e ad Acate, adesso, con il palio offerto dal sindaco Aiello, sono decisi a rilanciare, avocare il più delle scommesse, diventare una calamita per l'intera area, come i cavaddari di Floridia nel siracusano, con effetti perniciosi.

Ovviamente, tutto questo non viene a caso. I clan dell'Ippari vanno ricomponendosi. Balzano in campo figure nuove, prive di evidenze giudiziarie, mentre si aggiornano le alleanze fra l'imprenditoria più mossa e la politica. E tale connessione, densa come nei tempi più bui, fa evolvere gli illeciti. Va ricordato che sulla linea dei narcotici e del pizzo, cespiti ancora oggi non indifferenti nel vittoriese, sono piovuti negli anni scorsi centinaia di arresti, che inducono a un atteggiamento prudente, in qualche modo difensivo. Il palio di fine settembre, con le sue parvenze di legalità, torna perciò opportuno. Se da un lato consente infatti un controllo stringente dei quartieri, da far contare ancora nel contratto con la politica, dall'altro aggiunge voci significative ai profitti di mafia, con il corredo delle scommesse e gli affari sui maneggi, tenuto conto che i cavalli possono raggiungere quotazioni di centinaia di milioni di lire. In definitiva, la giunta municipale di Vittoria, che si avvale della locale Rifondazione, e la cosa fa senso pure alla dirigenza nazionale del partito, ha creato, obiettivamente, le premesse perché le cosche nell'Ippari, che non hanno mai ceduto, tornino ruggenti.

In realtà, la scena si è degradata a più livelli, con il rafforzamento di una precisa genìa d'affari, che controlla ormai direttamente il governo municipale, con una "tutela" forte sul primo cittadino. Si tratta particolarmente dei Dezio, che, mentre non disdegnano i contatti "professionali" e sportivi con i boss, con una accorta divisione di ruoli, costruiscono in città a tutto campo, dovendo impiegare masse ingenti di capitali, rigorosamente senza storia. E' il caso dei Tomasi dell'ortofrutta, che si consolidano a Berlino, e s'aprono ai contatti finanziari, che potrebbero trovare interessato pure un Carmelo Patti, discusso patron di Valtur. E' la storia del ristoratore Pasquale Ferrara, depositario di verità scottanti, risalenti ai primi anni ottanta, che gli consentono di rimanere il dominus di Scoglitti. Tutti hanno interesse a mantenere il consenso della città e a rilanciare.

In definitiva, il palio del San Giovanni, sotto l'egida di capi "rispettabili", partecipa a un clima, che una volta ancora rischia di erompere in tragedia. E non può trovare la Sicilia civile indifferente. Il prefetto Calvosa è una persona accorta, sa interpretare le cose. Forte della sua autorità, fermi allora la corsa. Non si aspettino i morti. Non si lasci ai sicari l'ultima parola.

C.R.