|
6 ottobre 2002 Emergenza mafia in Sicilia Si sta cercando di delegittimare e indurre alle dimissioni il presidente della commissione regionale antimafia che intende denunziare gli affari di Vittoria: a partire dal porto di Scoglitti.
Il disegno di delegittimazione di Carmelo Incardona, presidente della commissione regionale antimafia, è un atto proditorio, che va denunziato all'opinione pubblica. Esponente della destra legalitaria, lo si è destinato a tale carica perché rassicurasse e garantisse fra gli schieramenti un duraturo statu quo. Lo si voleva quindi notaio degli equilibri e degli interessi. Ma, a partire da Vittoria, la sua città, ha sparigliato le carte, clamorosamente, con una denunzia a tutto campo sul porto di Scoglitti, che ha visto scorrere lungo i decenni imprenditori fra i più opachi dell'isola, dai Russello di Gela ai Bruccoleri di Favara. Così facendo, il presidente dell'antimafia ha pregiudicato l'unica pace possibile nell'area, retta sugli affari e il reciproco silenzio. Per questo, lo si vuole eliminare dalla scena. Per raggiungere lo scopo, si cerca di montare uno scandalo, usando ad arte il dolore di una madre. E alcuni deputati regionali di Sicilia 2010 si prestano all'operazione, rilanciandola con un documento all'ARS. Parente senza colpa di un boss potente di Vittoria, Giuseppa Fontana è vittima della mafia nel senso più avvolgente, avendo avuto ucciso un figlio diciottenne, reo di avere disturbato in una discoteca ragusana e, a un tempo, bersaglio di una vendetta trasversale del capomafia Francesco D'Agosta: incaricato dal titolare del locale, Vincenzo Giampiccolo, per la punizione del ragazzo. Questa madre ha firmato una lettera per il sindaco di Vittoria, che questi ha trasmesso poi ad alcune istituzioni nazionali, e, via email, alla stampa. La prima parte è accorata, nobile, condivisibile. Testimonia il disappunto della signora dinanzi all'atteggiamento assolutorio che i magistrati inquirenti hanno mostrato verso il Giampiccolo: evidentemente per non rovinare le insegne della Ragusa tranquilla, portosalvo di capitali senza storia. La seconda, in cui la Fontana si dice indignata del fatto che Incardona, presidente dell'antimafia regionale, sia il difensore "per interposta persona" dei D'Agosta, organizzatori dell'uccisione del figlio, appare invece artefatta e calcolata. Reca in sostanza una logica accusatoria e un tempismo plateale che non possono riassumere il sentire né i reclami di giustizia di una madre. In realtà, c'è dietro un suggeritore, con buona possibilità un avvocato: uno dei patrocinatori del comune di Vittoria? Si tratta allora di mettere ordine nelle cose, precisando anzitutto che Carmelo Incardona ha subìto la mafia non meno della signora Fontana. Serrato da un disperante silenzio, il padre Salvatore è stato ucciso infatti per essersi ribellato ai boss estorsori di Vittoria, Carmelo Dominante e i fratelli Carbonaro, su segnalazione di un boxista che, con tanto di concessione municipale, opera tutt'oggi nell'ortomercato. Tutto questo evidentemente non è poco, e dovrebbe suggerire, di là dalle condivisioni e dalle dissonanze, una qualche misura. E' paradossale, è sintomatico del clima odierno, che si usi una vittima di mafia per colpirne un'altra, quando balza all'evidenza il rimosso della città. Non si tratta però solo di questo. Occorre capire come hanno operato sulla linea D'Agosta coloro che gridano allo scandalo. E al riguardo il dato è stupefacente, meritevole di essere conosciuto dalla Sicilia civile e oltre lo stretto. In realtà, l'attuale sindaco, come altri maggiorenti della città e degli Iblei, ha contribuito a legittimare politicamente il malavitoso D'Agosta, a fornirgli uno status spendibile, a onta del lungo passato criminale. Per sua stessa ammissione, le amministrazioni della città hanno finanziato il Club Calcio, quando il "bandito di paese" ne era presidente. Documenti inoppugnabili provano che partecipava ai convegni organizzati dal boss, e perfino al congresso del PUCI, il partito di copertura che nel 1997 D'Agosta fondò e diresse, prima che, perdente in una guerra di mafia con il clan storico, di cui era stato fiancheggiatore, il suo clan venisse disarticolato dalla DDA etnea. E a quel congresso si riferiscono le foto seguenti, che vedono il sindaco partecipe, al microfono, interloquire direttamente con il boss. C'erano anche altri beninteso: i diessini Caruano e Cicciarella, il modicano Giuseppe Drago, naturalmente a proprio agio, c'era il parlamentare Saverio La Grua. Ma lui, Francesco Aiello era il sindaco di una città piegata dalla mafia, lui vantava e vanta impegno antimafia, lui punta adesso il dito contro Incardona, che in quel congresso mancava. Giudichino allora i siciliani e gli italiani perbene chi dovrebbe rimettere il mandato. C.R.
|
|
Nota sul boss Francesco D'Agosta
Dal 1965 alla metà degli anni ottanta. Grosso contrabbandiere di sigarette, con il boss Giuseppe Cirasa. Più volte arrestato e processato, pure per lesioni aggravate. Fine anni ottanta. Diverse volte arrestato, processato per traffico di droga e per tentato omicidio. Novembre 1994. Nell'ambito dell'operazione Squalo viene arrestato per associazione mafiosa e concorso nell'omicidio di tale Tommaseo, avvenuto qualche anno prima a Milano. Un figlio del boss, reo confesso, darà conferma della partecipazione del "bandito di paese" al delitto. Primavera 1997. Fondazione del PUCI, partito dei cacciatori, e celebrazione del primo congresso, partecipe il sindaco della città Aiello. Sono presenti pure il deputato Caruano, il consigliere provinciale Cicciarella, il deputato Giuseppe Drago. Estate 1997. Nascita del clan D'Agosta, mentre il boss continua a fare "politica" con il PUCI. Autunno 1997. Dopo anni di collaborazione, D'Agosta sfida Dominante e inizia la guerra di mafia. Il sindaco di Vittoria Aiello prende posizione contro D'Agosta. Viene a trovarsi perciò sotto scacco. Gli si concede la scorta. Dicembre 1997. Da capomafia fa uccidere Roberto Rocchetta, affiliato al clan Dominante. Gennaio 1998. Operazione Scacco matto, arrestati 14 gregari dei clan Dominante e D'Agosta. 20 aprile 1998. Il capomafia fa uccidere nel centro di Vittoria Giuseppe Radicia, figlio di Giuseppa Fontana. 15 maggio 1998. Operazione Mammasantissima, con 28 ordini di custodia. Viene smantellato il clan D'Agosta, mentre resta in auge quello storico, guidato da uomini di Dominante. Per il sindaco Aiello non esiste più alcun pericolo. Gli viene revocata perciò la scorta. |
Le foto scandalo del sindaco e del boss
Il sindaco di Vittoria Francesco Aiello interviene nel 1997 al primo congresso del PUCI, il partito di copertura del noto capomafia Francesco D'Agosta
Il capomafia D'Agosta relaziona al suo congresso
Il sindaco e il capomafia al congresso |
|
Le
foto sopra riportate, pubblicate per la prima volta, sono a disposizione
delle agenzie e dei mezzi di comunicazione, per qualsiasi esigenza informativa,
previa citazione della fonte.
|
|
Le conoscenze del sindaco di Vittoria Aiello sul boss Francesco D'Agosta, da lui medesimo dichiarate in un processo Alcuni passaggi dell'esame e del controesame del teste Francesco Aiello avvenuti al Palazzo di Giustizia di Palermo il 27 giugno 2001, dinanzi al giudice Ferraro, Proc. n. 1252/99. Il sindaco di Vittoria dichiara senza remore che almeno dal 1989 conosceva il curriculum penale del malavitoso D'Agosta. La legittimazione politica del medesimo, documentata pure dalle suddette foto, da scandalo, appare quindi come il segnale di un preciso humus nella città, che inchioda il ceto dirigente, ancora oggi in auge. Va poi notato come, incalzato dall'avvocato Giuseppe Arnone, Aiello contraddice se stesso. Se prima asseriva infatti che Francesco D'Agosta era stato presidente del Club Calcio, e così sono andate effettivamente le cose, dopo poche battute, non riuscendo a giustificare i contributi che il comune conferiva alla società sportiva guidata da un noto malavitoso, cerca di ritirare l'affermazione, sostenendo, con evidente imbarazzo, che presidente del club fosse il figlio del boss. Pubblico Ministero: Ce cosa ci può dire per quanto riguarda la squadra sportiva dell'Atletico Vittoria? Francesco Aiello: Non so a che cosa si riferisca esattamente, le posso dire questo, che c'è stata una fase in cui a Vittoria il presidente del Club Calcio, se è questa, era il capo clan di Mammasantissima che è stato recentemente condannato da un tribunale siciliano. Era notorio, diciamo così, lo scontro che questo personaggio manteneva con parte degli uomini politici della città di Vittoria. Addirittura nell'89 ho avuto un processo per aver detto a quest'uomo: "tu sei un assassino, un killer, uno spacciatore di droga" e così via. .................... Avvocato Giuseppe Arnone :Lei poc'anzi faceva riferimento al presidente di una squadra di calcio, dicendo che solo in un momento successivo si scopre che era un capomafia, prima era noto che fosse un bandito di paese, può specificare cosa intendeva dire con questa espressione bandito di paese? Francesco Aiello: Sì, era stato in carcere parecchie volte, era un malandrino, era uno che trasbordava sul terreno della politica, anzi ha seguito una linea abbastanza strana e singolare nella città, perché fondava partiti, esprimeva consiglieri comunali, partecipava quindi alla vita politica direttamente o indirettamente della città. Quindi diciamo avevava questa doppia faccia, aveva diciamo così ... Quindi, quando fu eletto presidente di questo club, le tendenze diciamo istituzionali sono, se le cose sono in regola, se è il club a dare i contributi. E' chiaro che c'era allarme da parte della municipalità, degli amministratori, perché rimaneva sempre un peronaggio inquietante e quindi in questo senso si ponevano dei problemi. Avvocato: Comunque voi, quando lui è diventato presidente di questo club calcistico, eravate a conoscenza del fatto che si trattava un pregiudicato, che aveva scontato anni di galera? Aiello: Si, voglio dire, certo, però era, intanto non era lui il presidente, era il figlio, tanto per dirlo, non era lui direttamente, ma era il figlio che ora, è stato poi arrestato per fatti successivi, quindi c'erano anche problemi di questo tipo, non era direttamente lui, ma era il figlio, in questo senso.
|