Da La civiltà del legno in Sicilia

di Antonino Uccello

 

Antonino Uccello è nato a Canicattini Bagni nel 1922 ed è morto a Palazzolo Acreide nel 1982. Ha pubblicato fra l'altro: I canti del Val di Noto (Scheiwiller, 1959); Risorgimento e società nei canti popolari siciliani (Firenze, 1961); Carcere e mafia nei canti popolari siciliani (Siracusa, 1965); L'Opera dei Pupi nel Siracusano (Siracusa, 1965); Pitture sul vetro del popolo siciliano (Palermo, 1968); La civiltà del legno in Sicilia (Cavallotto, 1972). A quest'ultimo titolo appartiene il brano qui presentato.

 

I colori del carretto

Sugli alti Iblei del modicano e del ragusano, oltre ai collari eseguiti espressamente dagli stessi bovari, è esistita anche una ricca produzione a livello artigianale. Come s'è già osservato, il collare è spesso opera dei mastri r'àscia, cioè dei falegnami che sogliono a tutt'oggi dedicarsi soprattutto alla costruzione di attrezzi agricoli, quali aratri, gioghi, tridenti, pale, ecc. Tra i piú noti falegnami del modicano abbiamo di già parlato dei fratelli Maggio, i quali mi riferiscono che erano gli stessi contadini che acquistavano il collare grezzo a provvedere successivamente a farlo dipingere dal pittore di carretti, nella cui bottega solevano recarsi per farsi decorare e riparare il proprio veicolo.

Tra i pittori piú rinomati ricordiamo i fratelli Angelo e Giuseppe Basile, nati rispettivamente nel 1908 e nel 1918, i quali vivono tuttora a Modica, ma hanno già da tempo smesso di esercitare il loro mestiere. La tecnica usata per la decorazione dei collari - mi precisano il Basile - era in genere quella stessa della pittura del carretto: si stendeva una prima mano di cementite sulla superficie del legno, quindi un colore di fondo rosso o giallo o anche azzurro, e successivamente si procedeva all'esecuzione delle scene da rappresentare.

Di solito la pittura è sparsa su tutta la superficie del collare, che viene divisa in due scomparti: nella parte bassa, delimitata dalla finestrella, che qui è invece di forma circolare, sono in genere dipinti dei motivi di carattere decorativo; il campo in alto riporta di solito l'immagine di madonne o santi che sono oggetto di culto locale. Anche se taluni temi trovano delle consonanze in quelli prediletti dai bovari, quali, ad esempio, le immagini, di santi patroni e la raffigurazione dell'aquila monicipite, tuttavia i modi e il repertorio ornamentale di questa pittura sono quelli ricorrenti nella decorazione delle sponde dei carretti e delle casse nuziali di Modica, che, com'è noto, si richiama spesso a una sicura e a volte remota tecnica artigianale.

La tipologia dei collari, come quella del carretto e dei cassoni nuziali, risente della particolare temperie culturale e del gusto del tempo: infatti, mentre le rappresentazioni legate a determinati eventi s'intrecciano con quelle di carattere floreale, zoomorfo e fitomorfo, piú diffusi e costanti sono sempre quelli dei santi protettori. A Modica e a Ragusa, ad esempio, si trovano di solito raffigurate le immagini di S. Giorgio, S. Pietro, il battesimo di Cristo, la Madonna delle Grazie; a Buccheri si può spesso osservare l'immagine di S. Francesco di Paola, il quale trova, inoltre, una numerosa serie di varianti anche altrove, per la particolare devozione di cui gode questo santo fra le masse contadine.

Ho voluto concludere in questa esposizione anche una esemplare di questo genere di collari per fornire degli elementi di confronto coi manufatti eseguiti direttemente da pastori e contadini.

Il collare proviene da Modica, dove l'ho acquistato di recente: è eseguito in legno di bagolaro, e misura cm 116 di lunghezza e cm 18 di larghezza. Su una facciata, in basso, sono sparsi motivi di carattere floreale, in giallo. Sulla parte alta è rappresentata la scena del battesimo di Cristo, che segue un'iconografia canonica: S. Giovanni è visto di profilo, con barba e baffi scuri, indossa una tunica (pelle?) gialla, e alza la destra sul capo del Cristo, mentre con la sinistra regge la croce. Il Cristo, di faccia, trattiene con le mani un manto rosso sul petto, e affonda i piedi nelle acque del Giordano: la pittura, specie sulla parte alta, è piuttosto rovinata. Sull'altra faccia, in basso, è ripetuto lo stesso intreccio di ramaglie e fiori. Sul campo in alto è raffigurata la Madonna delle Grazie che regge in braccio il bambino Gesù. La Madonna è avvolta in un ampio mantello verde sulla tunica rossa, e ha ai suoi piedi la falce di luna, noto emblema dell'Immacolata. Queste figure di santi si trovano di solito dipinte nello scomparto centrale del "portello", la sponda, cioè, che chiude sul retro il carretto, e hanno un evidente carattere propiziatorio: nel siracusano, infatti, ho avuto modo di osservarvi a volte l'immagine di S. Lucia, nel ragusano quella di S. Giorgio, nel lentinese quella dei tre santi protettori, Alfio, Cirino e Filadelfo.