4 febbraio 2005

Marco Tumino, figlio dell'ingegnere ucciso a Ragusa nel 1972, dichiara di non ricordare nulla. Ma le sue sicurezze fanno riflettere.

 

L'intervista che segue è stata rilasciata il 12 maggio 2004, nell'ambito dell'inchiesta che si sta conducendo sui delitti Tumino e Spampinato. Marco Tumino, di 42 anni, dichiara che a seguito di una profonda amnesia subìta negli anni passati non ricorda più nulla della vicenda tragica che interessò il padre. Tuttavia non mancano nelle sue considerazioni dei dettagli che lasciano riflettere. Ritiene, per esempio, che fra le persone interrogate non vi potesse essere qualcuno implicato nel delitto. Ma dalle carte dell'istruttoria, che lui ha letto, emergono nettamente le incoerenze del Campria e del Cutrone. Da dove nasce allora un tale convincimento? Dalle medesime carte giudiziarie affiorano omissioni e veri e propri travisamenti. Ma lui, senza spiegarne le ragioni, si dice certo che l'inchiesta venne condotta con obiettività. Dichiara che molto probabilmente fu qualcuno a suggerirgli cosa doveva dire agli inquirenti circa i movimenti del padre nelle ore precedenti al delitto, ma la cosa, assolutamente sintomatica, sembra non significhi per lui nulla. Si pongono poi alcuni interrogativi. Perché Marco Tumino vive da parecchi anni in una casa-bunker da lui stesso progettata, come se avesse sempre temuto qualcosa? E per quali motivi ha perso la memoria? Ecco comunque alcuni passaggi dell'intervista.


Lei conferma che la mattina successiva alla morte di suo padre, Roberto Campria, figlio del presidente del tribunale di Ragusa era a casa sua?

No, non ricordo niente. Avevo 9 anni allora. Quello che so l'ho visto dagli atti, però non ricordo niente. Io non conoscevo gli amici di mio padre perché ero bambino, lui non me li ha mai presentati, stava fuori di casa per parecchi giorni, quindi proprio non sapevo niente. Comunque sia, io ho avuto una amnesia successivamente a quel fatto, perciò non ricordo niente. Quello che so, l'ho appreso dagli atti giudiziari, perché ho comsultato il fascicolo circa un anno fa.

E' vero che Campria rovistava fra le carte di suo padre …

Assolutamente non ricordo. Pensi che dopo qualche anno non riconoscevo nemmeno i parenti, gli zii che abitavano lì vicino. Poi mio padre era misterioso, perché non stava mai in casa, usciva, mancava due, tre giorni, andava spesso a Palermo, girava per l'antiquariato, e mi lasciava solo in casa. Andavo a mangiare dagli zii, perciò delle sue amicizie io non sapevo niente.

Secondo lei, come mai non si è riusciti a scoprire gli assassini?

Gli inquirenti ascoltarono numerose persone. Ma non poterono risalire agli assassini perché non era possibile arrivare a una soluzione del caso. Io, dopo aver letto i verbali, presso il palazzo di giustizia, ho pure fatto un sopralluogo sul posto in cui hanno trovato il cadavere. Sono andato lì, ho parlato con i vicini, che mi hanno spiegato come era la situazione. In sostanza gli uccisori erano diretti verso il fiume Irminio, per liberarsi del cadavere, però in quei giorni avevano potato gli alberi, e rami di ulivo ostruivano la trazzera. Quindi si sono dovuti fermare e hanno lasciato lì il corpo di mio padre.

Ritiene che si possa ancora fare gustizia?

Sono convinto che non si arriverà mai a capo di questa faccenda, perché mio padre aveva a che fare con gente di fuori. Se a compiere il delitto fu uno di Palermo, per esempio, come si fa a individuarlo? E' impossibile. Lui era in contatto con centinaia di persone, perché era sempre in giro. Qualche volta ha portato pure me a Palermo, però mi lasciava in macchina, quindi non sapevo niente degli affari suoi.

Si è mai chiesto per quali motivi suo padre venne ucciso?

Si sono dette tante cose, in massima parte inconducenti. Io sono certo che il movente era legato all'antiquariato. Una signora di Ragusa disse che mio padre di recente aveva acquistato in un paese vicino Palermo una statuetta che poteva essere di grande valore. E tale statuetta non fu ritrovata Non credo che il movente fosse politico perché lui si interessava ormai solo di antiquariato. Aveva abbandonato la professione, aveva un sacco di debiti, aveva un sacco di cause, una addirittura con il vescovado di Ragusa, non era legato a donne. L'unico movente può essere quindi l'antiquariato. Si tratta di un ambiente di gente poco onesta, per cui è normale che possa accadere una cosa del genere.

Sa che suo padre era amico e frequentava il figlio del giudice Saverio Campria?

Lo so perché me lo hanno detto i parenti, ma io non ricordo niente.

Che idea si è fatta degli atti istruttori che ha letto?

Non ho trovato niente d'interessante. C'erano tutti i verbali degli interrogatori che erano stati espletati. Interrogarono una vicina, la quale dichiarò di aver visto mio padre uscire di casa con qualcuno, invece io dissi un'altra cosa. Dissi che era uscito da solo. Può anche essere che qualcuno mi abbia detto di dire in quel modo. Qualche persona che è venuta dopo in casa. Ma io tutto questo non lo ricordo.

Ritiene che Campria potesse avere dei nessi con il delitto?

Non penso.

Ritiene che possa esserne quanto meno a conoscenza?

Potrebbe sapere qualcosa perché era amico intimo di mio padre. Sicuramente fra le persone che sono state ascoltate qualcuno sapeva. Non è possibile che tutta la gente che lui frequentava non sapesse niente. Sono io l'unico a non sapere, perché ero un bambino.

Ricorda qualcosa delle attività di suo padre?

Ricordo che ero sempre solo. Quando mio padre era iin zona, spesso mi portava con sé, ma poi mi lasciava nei negozi di amici suoi, oppure in macchina. Per cui non sapevo cosa facesse. Ho saputo poi che aveva costruito degli edifici a Modica, ma allora non sapevo nulla, ero completamente lontano da tutti i suoi traffici. Ricordo che a volte mi portava a prendere pezzi antichi nelle campagne, parlava con i massari, con cui trattava l'acquisto. Per il resto non so niente. Io penso che di quelli che sono stati interrogati qualcuno sa, ma nessuno è l'autore. Anche perché tutti hanno esibito un alibi.

Lei esclude quindi moventi alternativi?

Lo escludo sicuramente. Devo dire che lui non possedeva pezzi singoli di grande valore, tali da indurre qualcuno a un delitto. Nell'insieme costituivano tuttavia un grande valore

Che fine ha fatto dopo la morte di suo padre tale patrimonio?

Lo ha incamerato tutto mia madre, perché decise di accettare l'eredità con beneficio d'inventario. Se ne è impossessata insieme con il suo marito palermitano, che dopo qualche anno è stato ucciso, ovviamente per altre storie.

Che idea si è fatto di tale delitto?

L'idea che non lo ammazzarono per caso, perché lo hanno finito con un colpo al centro esatto della fronte. Fu una esecuzione. Prima lo tramortirono, aveva infatti il naso gonfio, poi, mentre lui era a terra supino qualcuno gli sparò con una pistola, a venti-trenta centimetri di distanza.

Per lei quindi gli inquirenti fecero un buon lavoro?

Le indagini vennero svolte dai carabinieri. E sicuramente non si fecero influenzare da nessuno. Per me, per quello che ho visto, il maresciallo Leone, che diresse le investigazioni e che interrogò diverse decine di persone, non poteva fare di più.

Lei, che ha letto il rapporto, ricorda cosa scrisse Leone sul Campria?

No, non ricordo. Lui fece un rendiconto su tutte le indagini fatte, i sopralluoghi, le rilevazioni, gli interrogatori. Poi consegnò le carte alla procura. Dal rapporto non emerse comunque niente.

Sull'omicidio Spampinato sa qualcosa?

Dopo l'uccisione di mio padre fui portato via da mia madre e chiuso in un collegio vicino Catania, per cui persi ogni contatto con la provincia di Ragusa. Quindi non so niente.

(a cura di Carlo Ruta)

 

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