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4 febbraio 2005 Esistono le condizioni perché l'istruttoria sul delitto Tumino, che fu il diretto antecedente dell'uccisione del giornalista Giovanni Spampinato, venga riaperta. Gli uffici giudiziari facciano adesso il loro dovere.
Le prove sono state presentate di recente in un rapporto a stampa. E se ne offre qui uno scorcio. L'inchiesta sulla uccisione di Angelo Tumino, ingegnere, palazzinaro ed esponente del Msi, venne fatta in modo distorto. Gli orari della morte di Tumino che sono deducibili da testimonianze di quel periodo non corrispondono con quelli posti agli atti dagli inquirenti. Non si provvide a effettuare confronti che sarebbero stati risolutivi. Il figlio del presidente del tribunale di Ragusa, Roberto Campria, venne coperto in tutti i modi e, da quel che si evince dai verbali, non venne sottoposto ad alcun stringente interrogatorio. C'è di più. Nella vicenda esiste un super testimone, Pietro Baglieri, un agricoltore di contrada Ciarberi, il quale dice oggi senza alcun indugio che il 25 febbraio 1972 la deposizione del corpo dell'ingegnere Tumino nelle vicinanze della sua masseria, segnalata dall'abbaiare furioso del suo cane per diversi minuti, avvenne alle prime ombre, prima comunque che calasse la notte. Con sicurezza il cadavere venne quindi scaricato dall'automobile, appartenente allo stesso Tumino, fra le 18 e le 18,15. Baglieri assicura oggi di aver detto tutto questo agli inquirenti. Ma nel verbale l'orario risulta spostato alle ore 19, cioè in piena notte. E nel rapporto, proposto in altra pagina, che i carabinieri stesero dopo alcuni mesi di indagine il delitto viene collocato sorprendentemente fra le 20 e le 21. Evidentemente, esistono delle gravi inconcruenze, su cui qualcuno dovrà dare conto. Per quanto è emerso, e si tratta di cose documentabili, il delitto Tumino non poté avvenire infatti nella tarda serata, come fecero intendere i magistrati e gli investigatori ragusani per anni, fino all'archiviazione del caso, ma nel primo pomeriggio, verosimilmente fra le 17 e le 17,30. E a partire da tale dato vanno considerati alcuni elementi, che nell'istruttoria ad hoc non vennero tenuti in considerazione. Campria dichiarò che si era incontrato per l'ultima volta con l'ingegnere cinque giorni prima che questo venisse ucciso. Una vicina di casa del Tumino, Elisa Ilea, invece testimoniò, con dovizia di dettagli, che intorno alle 15 del pomeriggio del giorno del delitto, Tumino era con il Campria. Un contadino abitante nei pressi della contrada in cui venne trovato il cadavere, Francesco Salonia, dichiarò inoltre di aver visto nei pressi della sua masseria, intorno alle 15,30 del giorno del delitto, l'ingegnere in compagnia di un giovane, i cui dati somatici corrispondevano esattamente con quelli del Campria. Ebbene, tali elementi, essenziali, con numerosi altri dello stesso tenore, furono espunti dall'inchiesta, con esiti scandalosi: Roberto Campria, figlio del presidente del tribunale di Ragusa, che per le ore del primo pomeriggio, fino alle 17,30 appunto, non recava alcun alibi, non assunse mai la posizione di indagato riguardo al delitto di contrada Ciarberi, e poté uccidere otto mesi dopo il giornalista Giovanni Spampinato che, sulla scorta di numerosi indizi, che qui non è il caso di enumerare perché acquisibili dagli articoli del medesimo presentati in altre pagine, era finito sulle sue tracce. Stando così le cose, esistono i presupposti perché l'istruttoria venga riaperta. Si fa appello quindi alle famiglie dei due uccisi perché assumano le iniziative necessarie e si invitano gli organi di giustizia fare fino in fondo il loro dovere. Carlo Ruta
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