Testimonianze
Da
www.siciliano.it, 9 febbraio 2005.
Ho letto "Morte a Ragusa" di Carlo Ruta. Se c'è una sola cosa
che si possa dire, a commento, è che il sig. Fera dovrebbe sloggiare immediatamente
dal posto di Procuratore della Repubblica di Ragusa. Non fosse altro che perchè
emergono elementi concreti e fatti specifici per riaprire le indagini sull'assassinio
dell'ingegniere Tumino del 1972, indagini che, di certo, non potrebbero essere
condotte da chi, a suo tempo, a quanto pare,le insabbiò. Ma al C.S.M. queste
cose le sanno, o no? E se le sanno cosa fanno a tutela dell'istituzione Giustizia?
Ignazio Andolina, Ragusa
Ciao Carlo, io sono con te. Giovanni Franzò, responsabile di Opposizione Civile, Ispica (Ragusa) (2 maggio)
Caro Carlo, non conosco bene la realtà siciliana a parte i fatti noti, però non mi dispiacerebbe dare una mano. Noi qui a Roma, per ora, abbiamo formato un nuovo gruppo sindacale dei giornalisti, dal nome "Giornalistioggi-Per un nuovo sindacato". Un saluto, Antonio Brindisi (2 maggio)
Caro Dr. Ruta, dopo un lungo silenzio, e avendo, comunque, seguito le sue sconvolgenti e temerarie inchieste e le vicissitudine sue personali e di Accade in Sicilia, le rinnovo, se può essere utile, la mia indiscussa stima. Mi auguro che le sue inchieste possano continuare e servire, non solo a sensibilizzare tutti noi lettori sulle vicende scandalose che sono avvenute e che avvengono nella nostra amata Sicilia e in particolare nella nostra Provincia, ma anche a ledere le fondamenta di questi palazzi del potere. Enrico Lancia, docente e musicista, Vittoria (2 maggio)
Sono Amalia Giovenco. Vivo a Palermo ed ho avuto l'onore di essere della stessa gioventù di Peppino Impastato. Sono pronta a dare sostegno, aiuto, disponibilità nel tuo impegno. Cari saluti. Amalia (amavenco@tin.it). (2 maggio)
Il sito di Carlo è un enorme miniera di documenti e di analisi per conoscere e per interpretare fatti e misfatti della nostra storia. Il suo lavoro di approfondimento sul caso Spampinato - la pubblicazione degli scritti del cronista assassinato e del rapporto dei Carabinieri scomparso, il libro "Morte a Ragusa", e l'illuminante intervista concessami - è un fondamentale aiuto per la mia tesi di laurea sui giornalisti assassinati in Sicilia. Il suo impegno è solo per la verità, un valore per il quale non bisogna smettere di lottare. Accanirsi nei suoi confronti significa offendere la libertà di informazione, diritto fondamentale di ogni essere umano, riconosciuto da ogni Costituzione democratica e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948. Roberto S. Rossi, Catania - laureando in Scienze della Comunicazione (2 maggio)
Caro Carlo, so di te solo per via di Riccardo Orioles, mi piacerebbe dedicarti una rubrica fissa su www.wema.com. Fammi sapere e complimenti per il tuo lavoro che cerco di seguire il più possibile. Ciao Tito Gandini (3 maggio)
Gentile dr. Ruta, in un paese moralmente sottosopra, come l'Italia odierna, è costume diffuso guardare il dito, anzichè la luna che da quel dito è indicata. Così, gli apparati giudiziari, anziché dedicarsi a fare verità sui tanti e gravissimi episodi delittuosi cui lei ha con efficacia dedicato tempo e passione, a costo di rischi personali (delitti Tumino-Spampinato e tanto altro), preferiscono mettere lei sul banco degli imputati e tutto ciò senza neanche poter dire che i suoi siano "teoremi" privi di qualsiasi fondamento. Le giunga nuovamente, quindi, la mia solidarietà e la mia disponibilità per ogni battaglia finalizzata alla conquista di una vera libertà d'informazione ed alla ricerca di verità e giustizia per i tanti delitti politico-mafiosi disseminati lungo la storia del nostro paese. Cordiali saluti Fabio Repici (3 maggio)
Caro Carlo, concordo pienamente con quanto scrivi nella prima pagina del tuo giornale internet, dal momento che, come ho avuto modo di dirti in passato, conosco bene il magistrato Fera. La stragrande maggioranza dei cittadini italiani nutre grande rispetto per la magistratura, e io sono tra questi, non foss'altro che per il fatto che, a torto, viene quotidianamente insultata da personaggi che esercitano nello Stato il massimo potere (ma solo per poco si spera). Ma quando esistono problemi, quando gli impegni di giustizia vengono disattesi, è importante e legittimo dire le cose come stanno. La vicenda Tumino-Spampinato, che tu citi, mi sembra al riguardo esemplare, dal momento che tutti i ragusani hanno ormai capito che l'istruttoria del primo delitto va riaperta, perché ne ricorrono effettivamente le ragioni. Mi chiedo d'altra parte come l'avvocato Carmelo Di Paola, di cui si parla ormai tantissimo anche fuori Ragusa, ed è positivo che la discussione si estenda, possa chiedere risarcimenti per centinaia di milioni a persone perbene, ree solo di avere informato l'opinione pubblica circa i suoi rapporti con i poteri economici e magistrati inquirenti della città. Un fraterno saluto, Sebastiano Agosta, Ragusa (3 maggio)
Voglio testimoniare con la presente la mia indignazione inerente l'attacco che sta avvenendo per mettere in silenzio le inchieste, che per me sono la massima espressione della libertà di parola e di pensiero. E soprattutto dell'indipendenza. Nell'Italia democratica non devono accadere simili totalitarismi per mettere a tacere chi come il Dott.Carlo Ruta ha il coraggio di dire e scrivere la verità. Devono venire appoggiati nella loro lotta alla mafia e non dimenticati come spesso accade purtroppo da ambienti che stanno in alto loco!! Il coraggio di affrontare problemi sociali che sono espressione di culture basate dalla mentalità arcaica e crudele e sudditanza psicologica generate da caste o oligarchie che sono solo aggregazioni del tornaconto personale. La verità delle inchieste deve essere presa in seria considerazione e svilupparla progredendola, nella sua giusta causa, e di conseguenza proteggerla. Unisco alla mia testimonianza l'ammirazione del suo coraggio e costanza per la sua onestà intellettuale e trasparenza professionale.Le porgo cordiali saluti augurandole la vittoria della giusta causa e che per una volta tanto prevalga la vera onestà sull'apparente legalità,che in Italia non è solo storia del passato ma anche storia attuale. Non si deve assistere impotenti a simili ingiustizie. Ecco il perché l'importanza di avere voce come moltitudine. Carlo Verdi. (4 maggio)
Gentile
Signor Ruta, continuo a segure i suo lavoro e sono dispiaciuta per tutti gli attacchi
che è costretto a subire da chi invece dovrebbe difendere lei e il suo
lavoro.
Quella di Giovanni Spampinato è stata una vicenda che ha interessato l'intera collettività iblea, e non solo, visto che le attività e l'impegno civile del giornalista ragusano erano riconosciuti e stimati in tutta la Sicilia e oltre. Come tale merita di essere approfondita e spiegata fino in fondo, come tanti altri casi italiani degli anni sessanta-settanta, che giacciono tuttora irrisolti. Si sa che i poteri forti riescono a manipolare le cose a loro piacimento, a dispetto delle regole democratiche e dei diritti, quindi non meraviglia che facciano di tutto per impedire la riapertura dei casi che in qualche modo possono riguardarli, e per garantire la continuazione del loro dominio sulla società civile. Le cose stanno così. E del resto, per allargare il discorso, la recente sentenza sulla strage di Piazza Fontana è una prova lampante di tutto questo. Dai documenti e dagli articoli usciti di recente, che ho avuto modo di leggere, dal lavoro prodotto da Carlo Ruta, emerge nettamente che il caso merita di essere riaperto, anche se non sono in grado di specificare in quali termini in senso giuridico, non essendomene occupato personalmente. Si tratta certamente di una vicenda importante e non è concepibile che da parte delle istituzioni interessate si continui a far finta di niente. Biagio Battaglia, delegato della LAV per la provincia di Ragusa. (6 maggio)
In qualsiasi vicenda giudiziaria, aperta o chiusa, se emergono elementi rilevanti in ordine all'affermazione della giustizia, la magistratura inquirente ha l'obbligo di intervenire per quanto di sua competenza. Sulla vicenda Tumino-Spampinato, per quello che ho constatato leggendo gli articoli e i documenti pubblicati su www.leinchieste.com, esistono elementi lampanti, visibili a chiunque, perché qualcosa si rimetta in moto. Ma il silenzio che insiste fa comprendere che la conoscenza dei fatti, nel caso, può creare a qualcuno dei problemi. Avverto in sostanza che la verità non viene vista come un valore, ma come qualcosa da cui bisogna difendersi. Ovviamente, non ho elementi per valutare quanto l'attuale capo della procura di Ragusa sia responsabile di tale situazione. Vivo troppo lontano dalla Sicilia per avere questo tipo di conoscenze, nonostante la mia frequentazione con alcuni siti della regione, a partire appunto da "le inchieste.com". La richiesta di rimozione lanciata nei giorni scorsi, allo stato delle cose, mi pare sia tuttavia l'unico mezzo per smuovere le acque, per far capire alle istituzioni alte dello Stato che quando si determinano situazioni assolutamente anomale, è necessario che si faccia qualcosa. E d'altra parte l'oscuramento di accadeinsicilia, con quel che ne è conseguito, attesta che nella Sicilia delle primizie ortofrutticole si è toccato proprio il fondo. Condivido quindi il reclamo, con l'auspicio che serva a smuovere la giustizia. Franco Tandin, operatore economico, Venezia. (6 maggio)
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