3 febbraio 2005

Delitto Tumino. Il rapporto dei carabinieri che per decenni è stato detto "misteriosamente scomparso". Comprova che l'inchiesta, sin dalle fasi dell'istruttoria sommaria, venne travisata ad arte.

 

Sin dagli inizi questo documento, firmato dal maresciallo Francesco Leone, comandante della Squadra di polizia giudiziaria, entrò in una sorta di leggenda che lo voleva scomparso in via definitiva. Uscito tuttavia dagli archivi del tribunale, costituisce adesso, per le cose che dice e quelle che tace, una fonte di rilievo per capire cosa poté accadere nei mesi successivi al delitto nel chiuso degli uffici giudiziari di Ragusa.

 

 

Carabinieri - Squadra Polizia Giudiziaria - Ragusa

Ragusa lì 29 aprile 1972

Rapporto giudiziario circa gli atti relativi alla morte di Angelo Tumino, nato a Ragusa il 5 luglio 1925, già ivi residente via Matteotti n. 9, ingegnere, per omicidio.

All'ill.mo Sig. Procuratore della Repubblica di Ragusa

 

Il 26 febbraio 1972, alle ore 14,30, certo Baglieri Pietro comunicava a mezzo telefono alla Centrale operativa del Comando Gruppo che in questa contrada Ciarberi trovavasi il cadavere di uno sconosciuto.

Contemporaneamente si recavano sul posto elementi del Nucleo Investigativo i quali procedevano ai primi accertamenti del caso, identificando il cadavere nella persona di Tumino Angelo, meglio in atti generalizzato, che giaceva supino e presentava alla fronte ferita d'arma da fuoco ed un vistoso ematoma all'occhio sinistro.

Successivamente, il Sstituto Procuratore della Repubblica dott. Agostino Fera, intervenuto in loco unitamente al medico legale, disponeva la rimozione del cadavere, dopo avere eseguito dettagliato sopralluogo.

Atteso che nella località, ove è stato rinvenuto il cadavere, il Tumino vi si era potuto recare o vi era stato portato con automezzo - considerata la lntananza dall'abitato - sono state promosse ricerche in tutta la zona per rinvenire l'autovettura o del defunto o di altra persona. Le ricerche, però, davano esito infruttuoso. L'interesse, allora, veniva rivolto alla ricerca ed al rinvenimento dell'autovettura NSU Prinz targata RG 46266, di colore bleu scuro di proprietà del Tumino. Solo il giorno successivo e precisamente alle ore 4,30 di domenica 27 febbraio u.s., l'autovettura veniva rinvenuta in questa via Cairoli, parcheggiata, con la chiave di accensione inserita nel cruscotto, con il sedile anteriore destro mancante, apparentemente lavata nella parte interna del sedile posteriore. Trasportata in questa caserma veniva su di essa eseguita accurata ispezione sia all'interno che alla carrozzeria, al fine di evidenziare tracce e elementi utili che avessero potuto confortare la probabile presenza dell'autovettura sul luogo del delitto e l'eventuale suo uso per il trasporto del cadavere nella località ove questi era stato rinvenuto.

Elementi utili, ai fini dell'indagine, si rivelavano la presenza di alcuni rivoletti di sangue raggrumato nel sedile posteriore e su un sacco di tela juta la cui natura dal perito settore veniva successivamente accertata - dopo i prelievi dei reperti - appartenente alla specie umana, dello stesso gruppo sanguigno dell'assassinato (gruppo A) ma non esclusivamente del defunto trattandosi di caratteristica ematologica molto frequente presso la nostra razza.

Nella parte anteriore della vettura e precisamente nel fanale sinistro veniva altresì rilevata la presenza di erba secca. Altra specie di erba veniva rilevata attaccata alla fiancata sinistra in basso alla portiera.

Il rintraccio sia delle erbe che del sangue davano per probabile. la presenza della macchina NSU Prinz sul luogo del delitto (analoghe erbe si trovavano lungo la strada che conduce nella contrada Galerme); l'uso del mezzo per il trasporto del cadavere dal luogo ove è stato consumato il delitto alla località ove è stato rinvenuto il cadavere e da questa nel luogo ove è stata rintracciata la macchina.

Considerazoni queste e solo considerazioni emerse dal fatto che non è stato possibile accertare (per la mancanza in luogo del bossolo e di utili tracce lasciate dagli esecutori del crimine) la esatta dinamica dell'omicidio. La posizione del cadavere, si fa ancora presente, era composta e lasciava dedurre che il corpo a terra vi era stato adagiato dopo essere stato ivi trasportato da qualche mezzo. Infatti nessuna traccia di trascinamento veniva evidenziata in luogo.

Le indagini si presentavano subito complesse essendo poche ed alquanto modeste le prime risultanze emerse dagli accertamenti svolti.

Ad indirizzarle su una pista ritenuta, almeno al momento, idonea, è stato certo sig. Campria Roberto il quale, presentatosi spontaneamente la sera del 26 febbraio detto, alle ore 18 circa (giorno in cui è stato rinvenuto il cadavere) e qualificandosi amico dll'ing. Tumino dichiarava al Com.te della Stazione P.le M. C. Basilotta Rosario, appresa la notizia della morte del professionista, che si metteva a disposizione della giustizia per identificare i responsabili dlla morte dell'amico. Aggiungeva altresì che l'ing. Tumino, oltre alla professione, si interessava alla ricerca di oggetti di antiquariato e che per tale attività era solito avvicinare vari rigattieri della Provincia e comuni lontani de quali: certi Arpe Salvatore di Noto e il "caporale" di Comiso. Precisava, ancora, che il defunto portava sempre grosse somme di danaro, che viaggiava con autovettura bleu scura con portabagagli senza sedile anteriore destro e dai fari poco efficienti.

Il Campria confermava successivamente al Sig. Sostituto Procuratore della Repubblica quanto sopra e continuava nel dire che la ultima volta che aveva vist il Tumino era stata la domenica, giorno 20 febbraio, antecedente la data del decesso e di avere appreso la ntizia di un incidente capitato al professionista in contrada Galerme per avere ricevuto, mentre era in casa dell'ingegnere ad attenderlo, una telefonata dalla cognata Campo Carmela. Il Campria aggiungeva ancora che dopo essersi diretto con la macchina di sua proprietà verso la contrada indicata e non avendola potuta rintracciare, rinunciando si era portato presso i nosocomi della città a chiedere se per caso, a seguito di un incidente, ivi era stato ricoverato l'ingegnere Tumino. Avuta rsposta negativa ed avendo appreso che lo stesso era deceduto, si era portato in questa caserma per maggiori ragguagli apprendendo, nella circostanjza, che l'amico Tumino era stato ucciso.

Acquisite tali notizie, venivano identificate le persone mensionate le quali, sentite, dichiaravano:

Arpe Salvatore: che effettivamente, da circa due anni, conosceva l'ing. Tumino, che con lui spesso era andato in giro pe la ricerca e per l'acquisto di pezzi di antiquariato, che a lui indicava quei pezzi che per l'elevato prezzo non poteva acquistare avendo l'ingegnere, invece, ottima disponibilità finanziaria e che aveva visto l'ultima volta in vita l'ing. Tumino quindici giorni prima del decesso. Aggiungeva ancora di essere rientrato a Noto verso le ore 18 del 25 febbraio. Tale circostanza veniva confermata da certo Forte Giuseppe, all'uopo sentito dall'Arma di Avola e dalla convivente dell'Arpe certa Gangemi Sebastiana.

L'Arpe precisava successivamente che quindici giorni prima l'ing. Tumino si era recato a Noto a trovarlo con altra persona che aveva rivista il giorno del funerale dell'assassinato, della quale faceva smmaria descrizione somatica.

Cipolla Salvatore, soprannominato "il caporale", che effettivamente, da circa due anni, conosceva l'ing. Tumino, che con lui si era incontrato a Comiso per acquistare oggetti di antiquariato, spesso recandosi in paesi vicini per cercare di reperirne altri. Aggiungeva di non essersi più incontrato con l'ing. Tumino da circa un mese e che della frase offensiva "buffone" a lui rivolta in una circostanza dal professionista al caffè Ariston di Comiso non aveva serbato alcun rancore. Deponendo faceva dei nomi che, per motivi di affare, avevano avuto contatti con l'ing. Tumino indicandoli in: Viglianesi Antonio da Catania, Di Marco Ernesto, prof. Bornò, Don Neli Rizza da Modica, Perrotta Francesco da Palermo.

Contemporaneamente nelle contrade Ciarberi e Galerme e nelle campagne viciniori venivano sentite, allo scopo di raccogliere utili indizi, tutte le persone ivi abitanti, nonché conoscenti e parenti del defunto Tumino.

Dalle dichiarazioni rese dalle sottonotate persone non emergevano, al momento, utili elementi ai fini delle indagini:

Piramide Angelo, Tumino Giovanni, Campo Emanuele, Licitra Emanuele, Accetta Salvatore, Licitra Giuseppe, Sarta Giuseppe, Incontrusceri Pietro, Pollicita Gino, Piccitto Giuseppe, Baglieri Pietro.

Quelle rese, invece, dalle sottonotate, fornivano alcune indicazioni rivelatisi utili nel prosieguo delle indagini stesse:

Buffa Giovanni, dichiarava che verso le ore 19 (l'ora in cui si fa risalire la morte dell'ing. Tumino è verso le ore 20) del 25/2, mentre percorreva la trazzera di contrada Ciarberi, veniva raggiunto da un'autovettura, forse una Prinz, che procedeva a velocità sostenuta, con le sole luci di posizione accese, e che per poco non lo investiva se non si fosse accostato al muro. Aggiungeva ancora di non aver sentito in precedenza alcun colpo d'arma da fuoco difettando d'udito.

Tale circostanza veniva confermata dalla moglie Gurrieri Giorgia, la quale era stata la prima a scoprire il cadavere dell'ing. Tumino nella trazzera mentre, dopo aver fatto visita alla sorella Gurrieri Maria, si recava a casa dl suocero.

Salonia Francesco dichiarava che verso le ore 12 e poi verso le le ore 15,30 di venerdì della fine del mese di febbraio, due persone con autovettura di color scuro erano state viste da lui transitare in contrada Cava Corallo e che aveva appreso dalla moglie che le stesse si erano rivolte a lei per acquistare oggetti antichi. Tale circostanza veniva confermata dalla moglie Modica Maria.

Tumino Giuseppe dichiarava di avere incrociato, verso le ore 12,30 di venerdì 25/2 il contrada del Pennino, l'ing. Tumino, cugino d secondo grado, in compagnia di altra persona, a bordo della sua autovettura e che fermadosi dopo lo scambio dei saluti, questi gli aveva chiesto di un massaro che abitava al limite della cava, presso il quale si stava recando per avergli afatto vedere in precedenza degli oggetti antichi; precisava ancora che la persona che lo accompagnava portava un paio di occhiali, dall'apparente età di 30-35 anni e che aveva il viso scarno.

Baglieri Pietro dichiarava che verso le ore 19 del 25/2 dalla sua casa rurale sita in contrada Ciarberi aveva sentito il suo cane abbaiare ripetutamente e che preoccupato che altri cani si fossero avvicinati per mangiare le pecore, era uscito per controllare. Non avendo notato alcunché di anormale era quindi rientrato. Precisava ancora che il suo cane lo aveva sentito abbaiare nel vicino bivio della trazzera (il cadavere è stato rinvenuto a mt. 300 dal bivio).

Licitra Giorgio dichiarava che verso le ore 18,45 circa, mentre si trovava nel suo fondo, aveva sentito il rumore di una autovettura che ad una certa velocità transitava per contrada Galerme diretta verso contrada Ciarberi.

Quantomeno le dichiarazioni menzionate facevano stabilire:

  • la presenza di una autovettura ove è stato rinvenuto il cadavere;
  • la coincidenza della presenza della autovettura nell'ora probabile in cui si fa risalire la morte dell'ing. Tumino. L'omicidio è stato consumato verso le ore 20 del 25/2 u.s.;
  • la probabilità che il Tumino ed il suo assassino si sono recati in contrada Ciarberi e Galerme con l'autovettura dello stesso defunto;
  • la probabilità che il Tumino sia stato trasportato in quella contrada dopo il suo assassinio. Si ricorda che nessuna traccia utile è stata rilevata sul luogo ove è stato rinvenuto il cadavere;
  • la probabilità che il Tumino assieme ad un amico, nelle ore pomeridiane di venerdì 25/2, si trovasse a girare per le campagne limitrofe a quelle di Ciarberi e di Galerme in cerca di oggetti di antiquariato.

* * * * *

Dal vaglio degli atti fin qui esaminati si imponeva urgente il controllo di tutte le altre persone che per vari motivi avevano avuto a che fare con l'ing. Tumino nell'attività dell'antiquariato sembrando intanto la sola strada da seguire per conoscere quale connessione vi poteva essere fra questa e l'omicidio, fra le persone che si muovevano nel mondo dell'antiquariato, quale motivo emergente aveva potuto determinare la soppressione dell'ingegnere il quale, oltre ad esercitare la professione, aveva allacciato relazione, per motivi di interessi e di affari, con rigattieri e antiquari di ogni estrazione sociale.

Venivano così identificate tali persone ed attraverso le loro dichiarazioni emergeva come il Tumino, specie in quest ultimo periodo di tempo, aveva trascurato la sua attività professionale per quella dell'antiquariato spostandosi in provincia e fuori, alla ricerca di pezzi che avessero valore e costituissero rarità. Aveva così raccolto numerosi pezzi antichi sia di modestissimo valore che di una certa estimazione. Li aveva riuniti in magazzini e in casa, disordinatamente e senza alcuna catalogazione. Raccoglieva pezzi antichi quali mobili, panche, anfore, lumi, candelabri etc. Solo di qualche pezzo, dopo averlo acquistato, ne trattava la vendita.

La ricerca delle persone che si interessavano a tale attività e che avevano comunque avuto da fare con l'ingegnere portava alla identificazione di:

Viglianesi Antonio nato a Catania il 24/1/1930, che dichiarava di aver conosciuto l'ing. Tumino circa due anni addietro, di avere acquistato da lui oggetti per un valore di circa 240 mila lire, di aver visto per l'ultima volta l'ingegnere circa 14 gg. prima della morte, a Modica presso i restauratori Neli e Pietro, presso i quali, precedentemente, aveva acquistato un oggetto per l. 520.000, di essere stato a Ragusa il giorno 27 febbaio.

Continuava con il dire che circa cinque mesi addietro, tramite certo Cipolla da Comiso, aveva comprato a Gela un letto di rame da una signora e di esservi tornato successivamente per trattare l'affare di due mobili. In tale circostanza, continuava a dichiarare, la signora si era lamentata con lui perché essendosi a lei presentato l'ing. Tumino aveva offerto, per lo acquisto del letto, una somma superiore a quella avuta pretendendo, pertanto, la restituzione. Il Viglianesi escludeva di avere tolto degli affari al Tumino e viceversa l'ingegnere a lui. Negava, nella circostaza, di avere detto a chicchessia che se l'ingegnere gli avesse tolto gli affari lo avrebbe eliminato.

Viglianesi Rosario, nato a Catania il 23/5/1923, che dichiarava di conoscere l'ing. Tumino perché si interessava della compravendita di oggetti antichi. Richiesto se l'autovettura 128 targata CT di sua proprietà, alle ore 12,45 si trovava a Ragusa Ibla, rispondeva negativamente asserendo di aver trascorso l'intera giornata del 27/2 a Catania.

Di Marco Salvatore, che dichiarava di conoscere l'ing. Tumino, al quale confidenzialmente dava del tu, di averlo visto per l'ultima volta una settimana precedente al delitto nella sua bottega di antiquariato, ove, casualmente, si trovavano diversi individui interessati a tale commercio. Continuava con il dire che quando l'ing. Tumino contrattava l'acquisto di qualche pezzo, pretendeva di corrispondere un prezzo vile, mentra all'atto della rivendita le pretese erano esagerate. Dichiarava ancora che l'ingegnere era solito portare addosso somme rilevanti e che negli ultimi tempi i rapporti con lo stesso non erano così cordiali per avergli fatto perdere la somma di lire 32.000 per l'acquisto di otto sedie del Settecento.

Bornò Giuseppe, che dichiarava di conoscere l'ing. Tumino ma di non avere avuto mai da lui fatte delle confidenze su eventuali prezzi da corrispondere per l'acquisto di antiquariato e ciò perché temeva la sua concorrenza; di conoscere "zio Ciccio" da Palermo, Cipolla da Comiso, Di Marco Salvatore, Viglianesi da Catania ed Arpe. Per quest'ultimo, mentre in un primo momento avebva affermato di essersi presentato il mezzogiorno di venerdì 25 febbraio nella sua abitazione, successivamente precisava che trattavasi di sabato 26/2.

Rizza Emanuele, chiamato "don Neli", che dichiarava di avere conosciuto l'ing. Tumino da alcuni anni e di averlo visto per l'ultima volta giovedì 24/2 con altra persona da Roma. In quella occasione l'ingegnere aveva comprato un mortaietto di pietra.

Perrotta Francesco, chiamato "zio ciccio", da Palermo, che dichiarava di avere conosciuto l'ing. Tumino e di aver con lui concluso un affare risalente a due mesi addietro relativo all'acquisto di una stager con specchiera dell'Ottocento per l'importo di lire 60 mila e di non aver più visto, d'allora, il professionista.

Sentiti successivamente Stornello Giuseppe, Stornello Giovanni, Corallo Emanuele, questi rilasciavano dichiarazioni non rilevanti a fini delle indagini.

Solo per il sig. Corallo Emanuele sul quale, per non aver saputo indicare la data dell'incontro con il professionista, per essere stato riaccompagnato presumibilmente il 25/2 verso le ore 21,30 dal Tumino a Modica, ove risiede, dopo aver eseguito un lavro a Ragusa Ibla per conto dell'ingegnere, sorgevano dei sospetti per cui, chiesta e ottenuta l'autorizzazione, si procedeva alla perquisizione nel suo domicilio al fine di rinvenire armi o documenti aventi attinenza alla commissione dell'omicidio. L'esito delle ricerche però non dava esito fruttuoso.

Poiché dalle dichiarazioni acquisite risultava sovente la menzione di una persona che spesso si accompagnava al Tumino, descritta di circa 45-50 anni, dal colorito bruno, dal viso segnato e dall'accento romano, si procedeva alla sua identificazione in Quintavalle Vittorio, il quale, sentito, dichiarava di avere conosciuto l'ing. Tumino circa 15 giorni prima del decesso del professionista perché presentatogli da certo Schembari Salvatore; di aver, in quella crcostanza espresso il suo giudizio valutativo su una statuetta in terracottsa e su un mobile stile liberty catalogandoli oggetti moderni risalenti al 900; di aver trascorso, fin dal primo pomeriggio del 25/2, fino alle ore 22,30 circa dello stesso giorno, la seconda mezza giornata in compagnia della famiglia La Terra Bella Carmelo, rientrando nell'albergo Mediteraneo ove era andato a dormire.

Le affermazioni di cui sopra venivano successivamente confermate da Schembari Salvatore.

Anche le dichiarazioni rese dalle guardie di Finanza Fasanella Francesco e Colonna Emanuele si sono rivelate, nel prosieguo delle indagini, inesatte, nonostante in un primo momento sembravano avessero assunto particolare rilevanza. Di esse, infatti, sembrava certa la circostanza che l'autovettura del defunto fosse stata vista la sera del 26/2 a Scoglitti (RG), cioè il giorno successivo al delitto e quando ancora fervevano le ricerche per il ritrovamento, con a bordo due individui, e che dalla descrizione di una di esse si pensava raffigurare il Quintavalle Vittorio Giorgio.

Successivamente veniva accertato che la vettura non era quella del defunto e che le due persone identificate in due individui del luogo, certi Pentola Giuseppe e Pentola Francesco, non avevano nulla a che vedere con le indagini che si stavano conducendo.

Nonostante le risultanze acquisite ed allo scopo di fugare ogni dubbio sulla persona del Quintavalle Vittorio Giorgio, chiesta ed ottenuta l'autorizzazione si procedeva alla accurata perquisizione del suo domicilio allo scopo di rinvenire oggetti di llecita provenienza od armi. Le ricerche però davano esito negativo.

Intanto mentre si raccoglievano notizie sull'attività dell'ing. Tumino nell'ambiente e fra le persone che comunque avevano avuto a che fare con l'antiquariato, altra pista veniva seguita, pure essa idonea a giustificare il movente al fatto delittuoso. Nel corso degli accertamenti, infatti, veniva stabilito che l'ing. Tumino, pur non essendo un facoltoso professionista, certo viveva con una sicura disponibilità economica, possedendo immobili sia in Ragusa che in Modica.

Era di recente l'affare (sette febbraio 1972) della stipulazione di un compromesso di vendita di un appartamento di nuova costruzione, sito in Modica, via Santa, alla signora Floridia Giuseppa in Iozzia, nata e residente a Mdica, per il quale convenivano che, come corrispettivo del prezzo, la Floridia avrebbe trasferito in proprietà dell'ing. Tumino un appartamento di sua proprietà facente parte dello stesso edificio e che a conguaglio del valore degli appartamenti e a saldo, la floridia doveva pagare la somma di lire 2.000.000. Nella occasione il Tumino riceveva la somma di lire 1.000.000 rilasciando legale quietanza.

Ed ancora in data 16/2/1972 l'affare della stipulazone di un compromesso di vendita di un appartamento di nuova costruzione, sito in Modica, via Santa n. 12, ai coniugi Corbo Raffaele e Floridia Concetta, domiciliati a Bologna, per il quale l'ing. Tumino aveva percepito - a titolo di acconto prezzo - la somma di lire 3.000.000 rilasciando - in data 17/2 - legale quietanza.

Da quanto precede risultava pertanto evidente che nella ultima settimana precedente l'assassinio, l'ing. Tumino disponeva, per averle riscosse, lire 4.000.000, compendio degli affari realizzati per la stipula de due compromessi.

Ciò anche perché nel corso degli accertamenti non è risultato che il Tumino aveva, nei giorni precedenti alla sua morte, speso tutto il denaro per acquisti; fatti versamenti in banca (con la Cassa Centrale di Risparmio V.E. di Ragusa esiste invece una operazione di sconto straordinario di lre 1.000.000, concessa in data 11/2/1972. Sono stati scontati n. quattro effetti a peso di certa Floridia Giuseppa, via Santa, Modica. Non è risultato che aveve estinto pendenze; infatti certo Frasca Giorgio, presentatosi spontaneamente dichiarava che l'ing. Tumino, per aver eseguito nell'ottobre 1971 per suo conto dei lavori di pittura in un appartamento di Modica, del quale era in possesso della chiave, gli doveva la somma di lire 150.000 che il professionista si era impegnato a pagare domenica 27/2.

In considerazione delle notizie raccolte e presesso che:

  • nei giorni precedenti l'omicidio l'ing. Tumino doveva essere in possesso ancora di una notevole somma di denaro;
  • nessuna operazione di esborso era stata probabilmente fatta dal professionista nei giorni precedenti il suo assassinio;
  • allorquando è stato rinvenuto il cadavere, negli indumenti personali è stata rinvenuta, fra altri documenti, tali da non risaltare a un primo esame del contenuto di essi, la somma di lire 370.515 in biglietti di Stato, consegnata successivamente, previa autorizzazione verbale del sig. giudice tutelare, alla signora Manenti Annamaria, madre naturale del figlio Marco Tumino;
  • durante l'ispezione nel domicilio, nei magazzini, né altrove nessuna somma è stata rinvenuta;
  • nom è stato possibile accertare se in altra sede o in altri Comuni avesse concluso degli affari da giustificare esborsi per acquisti di oggetti di antiquariato;
  • fra le persone amiche e vicin ai suoi affari sentite n prececdenza (sigg. Arpe Salvatore, Campra Roberto, Di Marco Salvatore) è emerso che il Tumino aveva una ottima disponibiltà finanziaria e che portava con sé grosse somme di danaro;
  • non si è trovata alcuna traccia della somma che, seppure in parte, doveva detenere;

veniva ipotizzato ed avvalorato il movente delittuoso nell'omicidio del Tumino a scopo di rapina pur non riuscendo a spiegare la dinamica seguita dagli assassini.

In tale direzione si volgevano le indagini ed avuta notizia confidenziale che dei giovinastri di Ragusa Ibla avevano avuto rapporti con l'ing. Tumino di Ragusa Ibla avevano avuto rapporti con l'ing. Tumino per motivi di lavoro e che per i loro precedenti potevano essere capaci di commettere delle azioni inconsulte, si procedeva nel corso del mattino dell'8/3/1972, previa autorizzazione della S. Vostra, alle perquisizioni domiciliari, allo scopo di rinvenire l'arma o quanto altro attinente al delitto, di Di Stefano Salvatore, Celeste Antonio, Firrincieli Carmelo ed Alfano Bartolomeo. L'esito di esse dava però risultato negativo.

Intanto tramite la Questura di Ragusa perveniva alla S.V. con foglio n. 2682/2 del 29/2 u.s. l'unito anonimo datato 28/2, impostato a Caltagirone lo stesso giorno, con il quale veniva suggerito di indagare nell'ambiente delle persone che si interessano di antiquariato.

Tale pista che in vero, non era stata mai abbandonata, portava gli inquirenti a sentire ancora altre persone, mentre spontaneamente negli uffici della locale squadra mobile si presentava Guccione Giovanni, il quale dichiarava che una sera della settimana precedente la morte dell'ing. Tumino, verso le ore 21,45-22, percorrendo con la sua automobile la strada che dalla stazione ferroviaria di Modica si immette sulla strada per Ragusa, dove era diretto, aveva incrociato un'auto NSU Prinz di color bleu scuro che aveva riconosciuto come l'auto del Tumino e nel guidatore lo stesso professionista. Dichiarava successivamente di non essere in grado di precisare la sera dell'incontro e di ritenere che si era verificato la sera di venerdì (giorno dell'assassinio) perché pioveva.

Anche le dichiarazioni rese da Aprile Giorgio, Cavallo Vincenzo, Floridia Luigi, Criscione Rosario, D'Antoni Giovanni e Borrometi Mario, tutti in atti generalizzati, ai fini delle indagini in corso, si sono rivelate prive di utili indizi.

Il 10 marzo u.s. anche la signora Antoci Francesca in Pinzero, in atti generalizzata, si presentava spontaneamente alla locale Questura-squadra mobile e dichiarava di avere incontrato il Tumino nella mattinata di venerdì 25/2, di aver discusso su degli acquisti quali tre tavoli rinascimento per il valore di lire 1.480.000 e specie di una statua sulla quale il professionista annetteva una grande importanza, quasi avesse trovato un pezzo raro di notevole valore.

Nel corso delle ricerche, però, effettuate in casa e nei magazzini di proprietà del Tumino, nessuna traccia di tale statua o di gruppo scultoreo veniva rinvenuta.

Neanche dalle dichiarazioni rese alla S.V. dalle sottonotate persone, sono emersi validi elementi per le investigazioni in corso:

Tumino Mario, Antoci Francesco, La Terra Rocco, tumino Salvatrice, Tumino Lucia, Campo Carmela, Licitra Angelo, Metastasio Vincenzo, Cascione Giovanni, Malizia Nicolò.

Lo stesso esito frniva la dichiarazione resa da Tumino Croce Giovanni.

Certo significato invece assumevano, per il contenuto, le notizie fornite alla S.V.Ill.ma dalle sottonotate persone:

Di Marco Ernesto, il quale dichiarava di essere amico del Tumino da circa 10 anni, di avergli venduto la macchina, di averlo visto per l'ultima volta in officina giovedì 24/2, di avere avuto riferito dalla figlia Annella Di Marco, do nove anni, che la stessa aveva incontrato nel negozio di alimentari "La Meridiana" sita in via Risorgimento di Ragusa, verso mezzogiorno di venerdì 25/2 l'ing. Tumino che comprava dei tortellini. Il Di Marco aggiungeva che venerdì 25 febbraio, verso le ore 21, aveva telefonato a casa dell'ingegnere e che dal figlio Marco aveva appreso che non era in casa e che si era recato in un paese vcino, della zona di Catania, forse Licodia o Grammichele; di avere telefonato in casa dell'ingegnere il giorno successivo, sabato 26/2, verso le ore 16, e che a rispondere era stato il figlio Marco il quale nella circostanza precisava che il padre non era rientrato dal giorno precedente; di aver telefonato ancora poco dopo e che a rispondere era stata una persona non nota e che successivamente aveva appreso trattarsi di Campria che sapeva molto amica del Tumino. Il Campria rispondendo al telefono lo informava che l'ingegnere non era rientrato dal giorno precedente. Il Di Marco aggiungva ancora, spontaneamente, che la moglie Alessio Vittoria, circa una ventina di giorni prima aveva visto, vicino al mulino Curiale, sito in via Archimede (lontano dalla trazzera che conduce in contrada Galerme circa km. 10) a bordo della macchina sia il Tumino che Cipolla, detto "il caporale". Dichiarava ancora di avere assistito qualche volta ad uno scambio concitato di parole fra l'ingegnere ed il Cipolla.

Riferiva successivamente di essere stato informato dal Tumino che questi in pagamento di merce aveva ricevuto un assegno di lire 1.600.000 sul Banco di Sicilia di Comiso, risultato a vuoto e che telefonando, in sua prezenza, ad una parente l'aveva diffidata a non consegnare le statue a "quello" di Comiso perché lo assegno era stato emesso a vuoto.

Algieri Giuseppe, il quale dichiarava di conoscere l'ing. Tumino, per essergli stato presentato dal geom. Campria, di essere stato con lui in giro per vari comuni della provincia, di averlo visto, per l'ultima volta, il giorno 22/2.

Dichiarava altresì che sabato 25/2, verso le ore 14,30, invitato dal geom. Campria era andato a Marina di Ragusa e che durante il percorso (da Ragusa a Marina di Ragusa) il Campria gli aveva manifestato la sua preoccupazione per aver saputo, dal figlio dell'ing. Tumino, che questi non era rientrato in casa dalla sera precedente. Rientrando da Marina di Ragusa si portavano quindi in casa dell'ing. Tumino ed apprendevano ancora dal piccolo Marco che il padre non era rientrato. Nel frattempo mentre il bambino era uscito squillava il telefono e andando a rispondere il Campria, apprendeva dalla cognata del Tumino, che l'ingegnere aveva subito un incidente d'auto.

Dichiarava ancora che il nipote del Tumino, certo La Terra, giunto in casa del professionista, non disse loro che lo zio era già morto.

L'Algieri ed il Campria, pertanto, in macchina si portavano sul posto del presunto incidente ma non sapendo individuare la località rientravano a Ragusa portandosi prima all'ospedale Civile, pensando che potesse essere ivi ricoverato, ma avuta risposta negativa, telefonavano all'ospedale di Ibla dal quale ricevevano analoga risposta. Solo successivamente, rivolgendosi a militari di questa caserma, apprendevano che il Tumino era morto.

Tumino Marco, figlio dell'assassinato, il quale dichiarava che da venerdìil padre, dopo aver conlui mangiato "agnolotti" erauscito per andare in campagna a comprare oggetti antichi e che da allora non aveva più fatto rientro in casa. Aggiungeva che prima di andare via il padre gli aveva detto che sarbbe rientrato verso le ore 16 per portarlo con sé in campagna dove doveva acquistare un mobile antico. Non essendo però venuto, a sera, verso le ore 21, dopo aver cenato si era addormentato. Né il mattino successivo, né al suo rientro dalla scuola il padre era rincasato.

Le notizie successivamente fornite confermavano quanto in precedenza puntualizzato dalle testimnianze acquisite dalle persone che hanno avuto con il padre contatti per motivi di affari afferenti l'antiquariato. Nella circostanza precisava che il genitore non si era mai occupato di vasi greci dei quali, invece, si interessava certo "Campisi".

Dalle dichiarazioni di Guarino Salvatre e di Campagna Antonio e dalle indicazioni che loro avevano fornito si riusciva poi ad individuare il "Campisi" di cui il piccolo Marco aveva fatto menzione. Le caratteristiche somatiche fornite lo descrivevano come un uomo alto, robusto, dall'età di circa 50-55 anni, senza cappello, con occhiali da vista, dalla pelle del viso ruvida, forestiero, di nome Bruno, per essersi così presentato al Guarino e con il nome di "Campisi" al Campagna Antonio.

A quest'ultimo ad una specifica domanda rivolta al "Campisi" come mai non era stato chiamato dai Carabinieri per essere interrogato in merito alla morte dell'ingegnerem aveva risposto "Perché dovevano chiamarmi? Io sono andato con l'ingegnere due o tre volte".

Dalle indagini svolte e pur in possesso di poche indicazioni il "Campisi" veniva identificato in Cutrone Giovanni, residente ad Ardea (Roma) via G. Costanzo n.10. Opportunamente sentito dichiarava:

  • di essere idraulico e rappresentante della ditta Ficiam di Roma;
  • di trovarsi a Ragusa da circa quaranta giorni per ragioni del suo lavoro;
  • di ricercare oggetti antichi e di conoscere l'ing. Tumino da circa un mese.

Precisava di aver visto l'ultima volta l'ing. Tumino il giovedì 24/2 essendo stato con lui dalle ore 12,30 circa alle ore 21,30-22, in giro per vari comuni e precisamente a Modica, Piazza Armerina e quindi a Ragusa e di essere stato ancora con il professionista, in altro giorno, a Caltagirone, ad Aidone, a Pietraperzia e quindi erano rientrati a Ragusa verso le ore 23. In tali occasioni l'ingegnere si era incontrato con diverse persone, una delle quali, un geometra, aveva promesso al Cutrone di presentargli un amico che aveva sette o otto monete decimali. L'ingegnere, in quella circostanza, era rimasto d'accordo con il geometra di incontrarsi la domenica successiva.

Il Cutrone continuava a dire di essersi recato il 29/2 a Pietraperzia a cercare il geometra per farlo incontrare con l'individuo che aveva le monete, ma non era stato possibile vederlo perché il possessore le aveva date ad un suo fratello.

Chiesto al Cutrone come mai si presentava con il nome di Campisi questi dichiarava di non essersi mai presentato con tale nome. Tale nomignolo gli era stato attribuito dallo stesso ing. Tumino il quale, avendo saputo che lui era capace di captare falde di acqua, scherzando aveva detto: "ma allora lei è un campestre, un campisi" e così lo presentava alle persone.

Dichiarava altresì che la sera del 24/2 prima di lasciare l'ingegnere questi gli aveva riferito che l'indomani pomeriggio 25/2, attendeva una persona, un collega di Catania e di farsi vivo al fine di stabilire quanto doveva essere fatto il pomeriggio del venerdì avendogli promesso di condurlo in campagna, dove avrebbe potuto trovare delle monete.

Precisava di aver telefonato verso le ore 13,30 di venerdì allo ingegnere ma questi gli aveva riferito di essere raffreddato e che non sarebbe uscito. Nella circostanza il Cutrone disse al Tumino "ingegnere si riguardi". Da allora non avuto più alcun contatto con l'ingegnere, neanche telefonicamente, e di avere appreso la notizia della morte domenica mattina dalla stampa.

Dichiarava di aver partecipato ai funerali di Tumino, di aver incontrato Salvatore Arpe da Noto (Arpe Salvatore) con la moglie ed altre persone ma ha negato di essersi presentato con il nome Bruno. Precisava ancora di non aver telefonato al Tumino il sabato pomeriggio perché, sentendosi influenzato, era rimasto a letto fino alle ore 14.

Continuava a riferire ntizie e circostanze non rilevanti ai fini delle indagini ad eccezione della conferma che il Tumino portava, quando viaggiava, non meno di 200-300 mila lire.

Arena Franco, Maddalena Calogero, Cannata Giuseppe, Parlato Giuseppe, identificate per le persone che dall'ing. Tumino erano state avvicinate quando il Cutrone si era portato a Pietraperzia e Piazza Armerina, queste confermavano le circostanze di tempo e di luogo riferite dal Cutrone.

Cannata Giuseppe, spontaneamente riferiva che il Cutrone gli aveva detto, in data 29/2, parlando della morte del Tumino, che lo stesso era stato già sottoposto ad interrogatorio.

Cutrone, invece, è stato sentito dalla S.V. solo il 2 marzo u.s.

* * * * *

Le ricerche eseguite, le informazioni fin qui assunte, hanno permesso di stabilire e d fare conoscere l'ambiente nel quale, con la sua attività, l'ng. Tumino si muoveva ed agiva e le persone che per tale attività avevano avuto interessi, affari e convenienze con il professionista.

Nessuna di esse però, sentita, ha fornito utile indicazione o circostanza da fare indirizzare le indagini verso quella persona o quelle persone che per qualche motivo avevano assassinato l'ing. Tumino. Nessuna di esse, seppure dichiarandosi amica, ha indicato il probabile movente dell'omicidio, nessuna di esse ha fornito un indizio sulla dinamica dell'assassinio.

Si imponeva, pertanto, necessario ed utile ricostruire le ultime ore trascorse dal Tumino, individuare le persone che con lui avevano passato le ultime ore, risalire a quella o a quelle che per ultime lo avevano visto.

Le indagini si indirizzavano a tale ricerca la quale rimaneva la unica che poteva sortire qualche elemento utile e determinante.

Fra le persone che l'hanno visto e che hanno taciuto di averlo visto si deve, infatti, ricercare l'omicida.

Molte dichiarazioni rese puntualizzano circostanze ed avvenimenti che si fermano al venerdì, giorno in cui si fa risalire la morte del Tumino, sino alle prime ore pomeridiane. Da quel momento solo dati vaghi, che, verificati, si sono rilevati insignificanti o irrilevanti.

Solo il giungere alla S.V. di un bigliettino anonimo nel cui testo così si recita: "in rapporto all'omicidio Tuminointerrogate Fazio, rifornitore corso Europa, dice di aver visto Tumino venerdì alle ore 20,30 - un cittadino" permetteva di volgere l'attenzione sul contenuto di esso che dava per certa la circostanza che dopo essere stato visto in quel distributore quasi subito dopo (circa 30 minuti) il Tumino veniva assassinato in una località ancora non esattamente indicata e trasportato in contrada Galerme. Giova ancora ricordare che l'ora della morte si fa risalire alle 20 circa (potrebbe l'ora ricadere fra le ore 19 e le ore 21). Veniva subito identificato l'addetto al distributore in Fazio G. Battista, il quale, interrogato, dichiarava: di ricordare esattamente che venerdì, giorno 25 febbraio 1972, verso le ore 20,15 (l'ora potrebbe essere fra le ore 19 e le ore 21) si era presentato al distributore l'ing. Tumino per acquistare lire 2000 di benzina super, di essersi meravigliato dell'ora di presentazione tanto che scherzando gli aveva chiesto "che è incazzato, ingegnere?" questi gli aveva risposto: "No, per ragioni di lavoro".

Il Fazio continuava nel dire che il Tumino per pagare la benzina aveva tirato fuori un portafogli che conteneva parecchio danaro, circa 200-300 mila lire ed esibendo un biglietto da lire 10 mila aveva restituito lire 8.000 di cui un biglietto da lire 5.000.

Nella macchina, cioè in quella del Tumino, si trovava altra persona dall'apparente età di 40-45 anni e non portava occhiali, magro, vestito di scuro, a capo scoperto, forse con i capelli radi. Tale persona, che durante il rifornimento e lo scambio di battute con l'ingegnere non aveva preso parola, sedeva, quasi sdraiata al centro del sedile posteriore.

* * * * *

Di quanto sopra precede ed in considerazione che:

  • gli accertamenti e le risultanze sulle azioni, sugli spostamenti, sulle persone avvicinate dal Tumino si arrestano alle prime ore pomeridiane (14 - 14,30) di venerdì (25/2/72);
  • le persone sentite, fin qui, hanno concrdemente dichiarato di avere avuto a che fare con il Tumino solo i giorni precedenti la sua morte ed altre solo nella settimana del venerdì, ad eccezione dell'addetto al distributore di benzina, sig. Fazio G. Battista che ha dichiarato di averlo visto la sera alle ore 20,15 (ma potrebbe anche trattars di ore intercorrenti tra le ore 19 e le ore 21);
  • gli accertamenti condotti hanno fatto, almeno per il momento, escludere che l'omicidio sia stato commesso per motivi di donne o di onore;
  • è stato appurato che il Tumino non aveva alcun rapporto affettivo con donne né relazioni, né tresche e che aveva abbadonato tale tenore di vita che invece un tempo lo vedeva primeggiare tanto da essere menzionato nella cronaca mondana;
  • l'unica accertata premura ed amore erano rivolti al figlio naturale Marco, di nove anni, avuto da una relazione con certa Manenti Annamaria sposata Piscitello ed in atti generalizzata;
  • è stato accertato che nessun legame intercorreva più fra il professionistae la Manenti, madre di altra bambina avuta dal matrimonio;
  • nessun interesse, allo stato, poteva avere la Manenti Annamaria ad armare la mano di alcuno per sopprimere il Tumino;

le ipotesi possibili e probabili a giustificare la sua soppressione potrebbero ricercarsi o in un regolamento di conti fra persone truffate o turlupinate nella attività afferente l'antiquariato o in un omicidio a scopo di rapina se si considera che il Tumino era solito portare somme rilevanti e se si ipotizza il fatto che il danaro trovato addosso al cadavere non era stato visto perché confuso tra le altre carte trovatele nella ispezione.

Si imponeva la necessità di raccogliere ancora altre circostanze e soprattutto cercare persone che potevano fornire altri utili indizi. Si riusciva, così, a sentire le sottonotate, le quali rilasciavano, indubbiamente, delle utili dichiarazioni al fine della indagine in corso.

Infatti Ilea Elisa, vedova Occhipinti, nata a Bergamo il 25/7/1925, dichiarava di avere visto mentre era affacciata al balcone per ritirare la biancheria ad asciugare, per l'ultima volta in vita, l'ing. Tumino Angelo, il giorno 25/2 u.s. verso le ore 15 - 15,15, sulla via Matteotti mentre usciva dalla sua abitazione, con altre due persone avviarsi a piedi verso la via A. Diaz; di ricordare l'ora indicata perché alle ore 15,30 di detto giorno doveva andare ad assistere una ammalata; affermava che in quella circostanza di tempo e di luogo il figlio dell'ingegnere a nome Marco, affacciandosi al balcone che confina con quello suo, rivolgendosi al padre aveva detto "Papà, ti ritiri presto questa sera?" al che il padre aveva risposto "Io penso di sì, tu non dare fastidio e fai quello che devi fare".

La Ilea li descriveva: Una vestita in abito scuro, dalla corporatura come l'ingegnere, capelli corti e scuri, viso scuro, età apparente 40-45 anni; l'altra vestiva un impermeabile color sabbia, capelli raccolti e non molto lunghi, composti, di circa 30 anni.

Aggiungeva ancora di averli rivisti il giorno del funerale del professionista e di riconoscerli nel caso avesse avuto occasione di rivederli. Menzionava ancora di aver notato entrare nell'abitazione del Tumino nei giorni precedenti la sua morte, altre persone ma escludeva che tra esse ci fossero state quelle viste uscire il pomeriggio del venerdì 25/2.

Nella circostanza precisava che una delle due persone precedentemente descritte e precisamente la più giovane era stata più volte vista frequentare la casa dell'ingegnere presso la cui abitazione vi si recava con una autovettura targata RG, color chiaro e comunque di piccola cilindrata.

Il giorno 10 marzo u.s. la Ilea Elisa veniva convocata assieme a: Di Marco Ernesto, Cipolla Salvatore, Algieri Giuseppe, Cascione Giovanni, Guarino Salvatore, Metastasio Vincenzo, Bornò Giuseppe, Campagna Antonio.

La signora Ilea Elisa dopo avere attentamente osservato le suddette persone escludeva che fra di esse ci fossero quelle due che nel pomeriggio di venerdì 25 febbraio erano uscite dalla abitazione del defunto Tumino ed aggiungeva che una delle due doveva chiamarsi Roberto, per averlo sentito più volte confidenzialmente pronunciare al figlio del Tumino.

Pur convocato non era presente, nella circostanza, il signor Cutrone Giovanni.

Sentito ancora il figlio dell'ing. Tumino se ricordava a che ora e con chi era uscito il padre, il pomeriggio del 25/2, questi dichiarava che era uscito, dopo aver pranzato, ma di non ricordare né l'ora né con chi. Affermava di aver chiesto al padre quando sarebbe rientrato e che questi gli aveva risposto alle ore 16 per portarlo in campagna.

Indubbiamente quanto ha affermato la signora Ilea Elisa riveste particolare importanza se si considera che:

  • le due persone indicate potrebbero identificarsi in: Cutrone Giovanni, in atti generalizzato, in possesso delle caratteristiche somatiche già indicate; Campria Roberto, in atti generalizzato, in possesso delle caratteristiche somatiche già indicate, amico dell'ing. Tumino e spesso chiamato da piccolo Marco confidenzialmente con il nome Roberto e proprietario di autovettura di piccola cilindrata, una Fiat 500 targata Ragusa;
  • entrambe le persone innanzi menzionate nelle loro dichiarazioni hanno rispettivamente affermato: Cutrone Giovanni: di non aver avuto contatti di alcun geere con l'ingegnere il venerdì 25/2 se non telefonici, alle ore 13,30 circa, a seguito dei quali apprendeva dal Tumino che non sarebbe uscito perché raffreddato; in lui invece potrebbe identificarsi la persona vista dallo addetto al distributore di benzina sig. Fazio G. Battista in macchina con l'ing. Tumino alle ore 20,30 del venerdì 27/2; Campria Roberto: di non avere avuto più contatti di nessun genere con l'ing. Tumino dalla domenica 20/2 precedente al delitto;
  • tutte le persone sentite nel corso delle indagini hanno rilasciato dichiarazone che hanno trovato riscontro nelle verifiche successivamente eseguite dagli inquirenti, ad eccezione quindi, per la dichiarazione resa dalla Ilea, di Cutrone e Campria.

Premesso quanto sopra si rappresenta alla S.V.Ill.ma la necessità e la opportunità che le due persone indicate vengano di nuovo escusse allo scopo di chiarire la loro posizione e quantomeno giustificare i loro asserti in conseguenza di quanto invece viene affermato dalla signora Ilea Elisa.

Giova a questo punto far presente che sul conto di Cutrone Giovanni risultano i seguenti precedenti penali, di cui all'allegato certificato del casellario giudiziale, sufficienti per illustrare la sua personalità.

Si soggiunge ancora che il Cutrone Giovanni non è stato potuto reperire perché si è allontanato da Ragusa dopo qualche giorno il suo interrogatorio. Il predetto, residente ad Ardea (Roma), giusta comunicazione avuta dal Comando Carabinieri, risulta irreperibile.

* * * * *

Di quanto sopra precede se ne riferisce alla S.V. per gli ulteriori incombenti e si fa presente che le indagini continuano e di ogni risultanza sarà fatto seguito al presente rapporto.

 

Il Maresciallo Comandante della Squadra P.G.

Francesco Leone

 

 

 

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