Cronologia del caso Tumino-Spampinato

A cura di Carlo Ruta

   

1972

26 febbraio. Nel primo pomeriggio viene scoperto in contrada Ciarberi il cadavere dell'ingegnere Angelo Tumino: costruttore, commerciante di antiquariato, ex consigliere del MSI al comune di Ragusa. Dall'autopsia affiora che è stato ucciso durante la sera del giorno precedente, dalle 17 alle 21.
Poco dopo le 18, presso la caserma dei carabinieri il sostituto procuratore della Repubblica Agostino Fera interroga in veste di testimone Roberto Campria, figlio del presidente del tribunale di Ragusa e amico della vittima.

27 febbraio. Alle quattro del mattino viene trovata dai carabinieri la Prinz dell'ingegnere, posteggiata in via Cairoli, davanti alla serranda di un magazzino. Reca tracce di sangue che risulteranno appartenere all'ucciso. L'auto è stata notata dal titolare del magazzino sin dalla mattina del sabato 26.
Campria viene nuovamente interrogato dal sostituto Fera. Dalla verbalizzazione risultano i movimenti del medesimo nel pomeriggio del giorno precedente. Recatosi a casa di Tumino intorno alle 14, vi ha trovato il figlio Marco, da cui ha appreso che il padre dal giorno prima non è rientrato. Si è portato poi a Marina di Ragusa con un amico, Giuseppe Algieri, per un possibile affare immobiliare. Intorno alle 16 è ritornato a casa di Tumino ancora con l'amico, e a quel punto, curiosamente, ha deciso di attenderlo. Intorno alle 16,30 ha risposto a una chiamata telefonica di una cognata dell'ingegnere, che si è mostrata stupita per averlo trovato in casa del parente. E da questa è stato informato che Tumino era rimasto vittima di un incidente in contrada Galerme. Con Algieri si è messo in macchina per recarsi in tale località. Si è ritrovato in tutt'altra direzione. È tornato indietro. Si è recato all'Ospedale Civile di Ragusa per notizie, senza riceverne. Intorno alle ore 18 si è recato, ancora con Algieri, presso i carabinieri, dove il sottufficiale Rosario Basilotta lo ha informato dell'uccisione dell'ingegnere e gli ha suggerito di trattenersi per poter essere ascoltato dal sostituto procuratore.
Giovanni Buffa, abitante in contrada Ciarberi, dichiara di aver visto, intorno alle ore 19 del 25 febbraio, una Prinz attraversare la trazzera ad altissima velocità, in direzione di Ragusa, a tratti a luci spente.

28 febbraio. Esce su "L'Ora" l'articolo di Giovanni Spampinato Sotto torchio il figlio di un magistrato.
Lettera anonima diretta alla questura di Caltagirone in cui si legge: "Alla stampa ho letto che il povero ing. Tumino Angelo è stato trovato morto. Non so se mi sbaglio, mi pare che sia colui che aveva interesse di acquistare roba di antiquariato … Una pista potrebbe dunque essere di indagare tra i suoi compagni di lavoro … che sia stato assassinato per gelosia di guadagno o per mancato accordo di divisione del guadagno? Comunque tentare su questa pista non nuocerà, e potrà dare un aspetto di luce".
Testimonianza di Giombattista Fazio, addetto a un distributore di carburanti in piazza Europa. Dichiara che Tumino venerdì 25 febbraio verso le ore 20,15 ha acquistato da lui 2.000 lire di benzina. Precisa che il medesimo ha pagato con 10.000 lire e che lui gli ha dato di resto una banconota da 5.000 e tre da 1.000. Tale testimonianza è tuttavia inattendibile perché fra il denaro rinvenuto addosso al cadavere tali banconote non risultano. In realtà, come diverrà ufficiale alcuni anni dopo, il rifornimento è avvenuto un altro giorno.
Con due distinti rapporti di servizio i finanzieri Francesco Fasanella ed Emanuele Colonna, dichiarano di aver visto nella notte fra sabato 26 e domenica 27 febbraio a Scoglitti l'auto di Tumino, una Prinz targata RG 46266, con a bordo due individui sospetti. Ma si tratta di un equivoco. L'auto vista a Scoglitti era di colore avano chiaro. Quella di Tumino è invece di colore blu scuro. In realtà il numero di targa dell'auto dell'ingegnere ucciso i due militari lo avevano avuto in anticipo, dai carabinieri che ne stavano effettuando le ricerche, e lo avevano mal riscontrato nell'auto avvistata durante quella notte. L'inattendibilità del benzinaio Fazio e l'inconsistenza dell'avvistamento a Scoglitti, tolgono in realtà ogni fondamento all'ipotesi, che si farà largo nonostante tutto, che la Prinz del Tumino dopo il delitto abbia circolato lungamente.

28 febbraio - 1 marzo. Gino Pollicita, amico del Tumino, ascoltato in tali date, dichiara di avere visto l'ingegnere intorno alle 17-18 di pomeriggio a Ragusa a piazza San Giovanni, ma dice di non essere sicuro che questo sia avvenuto il 25 febbraio. Aggiunge che ha visto Tumino nella mattinata dello stesso giorno, intorno alle 11,30, ancora nel centro cittadino, dentro l'auto del giudice Saverio Campria. Dalle dichiarazioni di tre testimoni, del tutto convergenti, emergerà tuttavia che intorno alle 12 del venerdì 25 febbraio Tumino era intorno a Ciarberi. Ed è poco credibile che in mezz'ora l'ingegnere abbia potuto chiudere il contatto con il magistrato, trasbordare sulla propria auto, imbarcare il giovane "sconosciuto" e compiere un tragitto di circa dieci km, i tre quarti dei quali su una trazzera impervia e pericolosa. Appare più verosimile che Pollicita abbia visto Tumino in un altro giorno.

29 febbraio. Viene interrogato Vittorio Quintavalle, ex Decima Mas, legato a Junio Valerio Borghese, e ancora, amico e compare del deputato regionale del Msi Salvatore Cilia. Si arriva a Quintavalle, giunto a Ragusa per fatti mai chiariti, quasi sicuramente legati all'eversione nera, perché alcuni testimoni hanno parlato di un frequentatore di Tumino con i seguenti tratti: alto, robusto, con accento romano, età sui cinquant'anni. Quasi sicuramente il riferimento era tuttavia a Giovanni Cutrone, che reca in effetti tratti fisici analoghi. Quintavalle dichiara di aver trascorso la serata del 25 febbraio presso l'abitazione di Carmelo La Terra Bella. Ma quest'ultimo non viene interrogato per l'eventuale conferma. Il neofascista romano, cui viene pure perquisito l'appartamento appena preso in affitto, nei giorni successivi sparisce comunque da Ragusa.

2 marzo. Viene interrogato Giovanni Cutrone, nativo di Chiaramonte Gulfi, ma da lunghi anni residente a Roma. Si tratta di un trafficante di antiquariato e di reperti archeologici che reca un notevole curriculum penale e usa presentarsi con nomi finti: Bruno e Campisi in particolare. Ha conosciuto Tumino a gennaio, e ne è nata una stretta frequentazione.

3 marzo. Per l'articolo del 28 febbraio, il Campria querela Spampinato e il capocronista de "L'Ora" Etrio Fidora per diffamazione a mezzo stampa, Ma il tribunale di Palermo, con sentenza del 18 aprile 1972 li assolve perché il fatto non costituisce reato, ritenendo che nei limiti del diritto di cronaca era stato riferito un fatto vero.

4 marzo. Interrogata dal maresciallo dei carabinieri Francesco Leone, Elisa Ilea, residente in via Matteotti, accanto all'abitazione di Tumino, dichiara di aver visto nel primo pomeriggio del venerdì 25 febbraio l'ingegnere in compagnia di due individui, di cui uno sui trent'anni circa, recante un impermeabile color sabbia, proprietario di un'autovettura di piccola cilindrata, targata Ragusa, di colore chiaro, infine frequentatore abituale della casa di Tumino.

8 marzo. Interrogato, il figlio dell'ingegnere Tumino, Marco di quasi dieci anni, dichiara fra l'altro: "È vero che mio padre è uscito di casa dopo aver pranzato, però non ricordo che ora era".

10 marzo. La Ilea viene posta a confronto con otto persone, perché possa riconoscere eventualmente le due che ha visto con il Tumino. Ma manca significativamente Roberto Campria. Non riconosce quindi nessuno, ma afferma che l'individuo più giovane che stava con Tumino si chiama Roberto, per averlo sentito nominare così, in varie occasioni, da Marco, figlio dell'ingegnere.

28 marzo. Testimonianze di Francesco Salonia, Maria Modica e Giuseppe Tumino. Tutti e tre, autonomamente l'uno dall'altro, dichiarano di aver visto nelle contrade intorno a Ciarberi nella tarda mattinata del venerdì 25 febbraio, e il primo pure intorno alle 15,30, l'ingegnere Tumino in compagnia di una persona sconosciuta recante le seguenti caratteristiche: età sui 30-35 anni, corporatura magra, occhiali, volto scarno, vestito di scuro, statura medio-bassa.

4 aprile. Giovanni Tumino Croce, nipote dell'ingegnere ucciso, si reca spontaneamente dai carabinieri per denunziare condotte di Roberto Campria che ritiene anomale, espresse in due circostanze successive alla data del delitto.

28 aprile. Articolo su "L'Ora" di Giovanni Spampinato intitolato Delitto Tumino. Molte voci voci tendono a sviare le indagini. Dopo aver dato conto delle difficoltà investigative e di alcuni fatti strani, sicuramente depistanti, il cronista conclude con queste parole: "Molti esprimono il dubbio che le cose siano andate tanto per le lunghe perché da qualche parte si cerca di coprire qualcuno in alto, che non deve essere colpito".

29 aprile. Un rapporto dei carabinieri sullo stato delle indagini, fimato dal maresciallo Francesco Leone, viene inoltrato al procuratore Francesco Puglisi.

Seconda metà di maggio. L'avvocato Giovanni Cavalieri, padre dell'ex fidanzata di Campria, consegna una vecchia pistola in Procura dicendo di averla ricevuta dal figlio del magistrato, nell'ambito della restituzione dei doni. In realtà la pistola appartiene alla famiglia Cavalieri, e con tale gesto, che comporta la perizia dell'arma, l'avvocato lascia intendere di nutrire dei sospetti nei riguardi del Campria.

29 maggio. Articolo di Giovanni Spampinato su "L'Ora", Legittima suspicione per l'istruttoria del delitto Tumino?, che così conclude: "La gente di Ragusa si chiede se il provvedimento [di trasferimento] non sarebbe quanto meno opportuno, per fugare i dubbi residui che ha suscitato la posizione in cui si è venuto a trovare Roberto Campria, il figlio del presidente del Tribunale di Ragusa a lungo e ripetutamente interrogato dal magistrato inquirente subito dopo il delitto".

7 luglio. Esce su "L'Ora" l'articolo di Giovanni Spampinato Per il delitto Tumino indagini zero, in cui vengono rilanciati i sospetti che ricadono su Roberto Cambria.

20 luglio. Il procuratore Francesco Puglisi ostenta sicurezza sulle indagini e dichiara alla stampa: "Seguiamo attentamente le piste che potrebbero dare frutti da un momento all'altro. L'assassino pagherà le sue colpe".

2 agosto. Roberto Campria convoca alcuni giornalisti ragusani per cercare di chiarire la propria estraneità al delitto Tumino. Alla conferenza stampa è presente Giovanni Spampinato, che, ritenute sincere le spiegazioni del Campria, l'indomani pubblica su "L'Ora" un articolo in cui afferma che con ogni probabilità il figlio del magistrato "non ha nulla a che vedere con il delitto Tumino".

3 agosto. Campria consegna tre nastri magnetici al giudice istruttore Ventura. Il primo contiene la conversazione con i giornalisti avvenuta il giorno precedente. Il secondo, un colloquio telefonico con Giovanni Spampinato. Il terzo contiene delle indicazioni "investigative" circa i motivi che avrebbero spinto il giornalista de "L'Ora" a indagare su di lui.

9 agosto. Interrogato per la seconda volta, Giuseppe Tumino conferma la testimonianza del 28 marzo e aggiunge dei dettagli, dichiarandosi in grado di riconoscere lo sconosciuto che accompagnava l'ingegnere nella mattina del 25 febbraio, nel caso gli venisse presentato. Nei giorni successivi vengono convocati Maria Modica e Francesco Salonia, e pure loro confermano le deposizioni di marzo.

11 agosto. Viene interrogato Giovanni Spampinato su alcune testimonianze che il medesimo ha raccolto circa i movimenti del Tumino e del suo accompagnatore a Ciarberi e dintorni nella mattinata del 25 febbraio.
Viene convocata dal giudice istruttore Elisa Ilea, che ribadisce quanto ha dichiarato durante i precedenti interrogatori e da una foto di Campria pubblicata dal "Giornale di Sicilia" il 4 agosto, riconosce con sicurezza uno dei due individui che nel primo pomeriggio del 25 febbraio accompagnavano l'ingegnere Tumino.

Settembre. Prima memoria del presidente del tribunale Saverio Campria al CSM.

5 settembre. Viene interrogato l'avvocato Giovanni Cavalieri, padre dell'ex fidanzata di Roberto Campria. Tema principale, l'alibi del figlio del magistrato per il 25 febbraio, che ne risulta sostanzialmente confermato. Nelle settimane successive vengono interrogate: la moglie Concetta Guarrella, la suocera Emilia Cascone, le figlie Clara ed Emilia, oltre che alcuni amici di famiglia. E tutti, pur con qualche discordanza oraria, confermano l'alibi del Campria, che comunque vede scoperto il pomeriggio fino a oltre le ore 17.

2 ottobre. Secondo memoriale del presidente del tribunale Campria al CSM. Vi si legge fra l'altro: "Si è tentato il colpo grosso: disonorare mio figlio e farmi scappare ignominiosamente, per conquistare, ora come allora, questo regno costituito dalla presidenza del tribunale". In relazione al caso Tumino, dice di un provvedimento di fermo nei riguardi del figlio Roberto e di altre quattro persone che sarebbe stato sollecitamente bloccato. E allega al memoriale una lettera anonima che a suo dire spiegherebbe la campagna "diffamatoria" nei confronti del figlio.

7 ottobre. Campria si reca a Caltagirone, dove acquista una pistola a tamburo Smith & Wesson e una rivoltella Erma tipo Luger 7,65. Privo del porto d'armi le trasporta a Ragusa senza autorizzazione. Ma la questura non inoltra alcuna denunzia in pretura, per farlo solo quando con tali armi Campria ucciderà Spampinato.

19 ottobre. Roberto Campria si reca dal sostituto procuratore Fera, cui comunica di essere stato avvicinato da individui loschi che miravano a coinvolgerlo, in cambio di denaro, in una storia di contrabbando.

23 ottobre. Campria si reca dal Fera per la seconda volta, per comunicargli altri particolari, riguardanti il trasporto di una valigetta da Ragusa a Palermo, contenenente verosimilmente narcotici.

24 ottobre. Dietro suggerimento del Fera, Campria si reca dal comandante della GdF a Ragusa, Carlo Calvano, e gli racconta la stessa storia. Con sollecitudine, il maggiore informa della vicenda il Comando di Messina.

27 ottobre. Intorno alle 22,30 Roberto Campria s'incontra con Giovanni Spampinato. Con la Cinquecento del secondo si dirigono verso Marina di Ragusa, per prendere un caffè al bar del distributore di carburanti Esso, ma lo trovano chiuso. Come altre volte, discutono sul caso Tumino, fino alle 23 circa, quando il figlio del magistrato, con le due armi anzidette, uccide il giornalista di fronte al carcere di contrada Pendente, dove si costituisce subito dopo.

28 ottobre. Alle ore 1,20, quando erano trascorse appena due ore dal delitto, comincia l'interrogatorio di Roberto Campria, condotto dal sostituto procuratore Fera. L'uccisore di Spampinato dichiara che prima di quel giorno non ha mai portato con sé pistole, ma le cose stanno diversamente, e lui stesso ne darà conto successivamente. L'incriminazione è quella di omicidio semplice.

30 ottobre. Il sostituto Fera sulla posizione di Roberto Campria in merito al delitto Tumino dichiara alla stampa: "Ci vogliono prove e in questo momento non ci sono neppure indizi".

31 ottobre. Interrogato dal magistrato catanese Tommaso Auletta, che ha avocato a sé l'istruttoria sommaria sul delitto del 27 ottobre, il deputato all'Ars Giorgio Chessari fa tra l'altro le seguenti dichiarazioni: "Circa tre mesi fa ebbi un lungo colloquio con Spampinato, il quale continuava ad indagare sul delitto Tumino. Egli cercava di accertare i collegamenti tra il Tumino e i gruppi di estrema destra. […] Spampinato mi sembrò preoccupato a causa delle indagini che stava conducendo. In un incontro con il prefetto e il questore, successivo ai primi articoli di Spampinato, io feci presente quanto Spampinato mi aveva riferito, prospettando la pericolosità della situazione. Anche in un precedente incontro avevo parlato delle preoccupazioni che destavano i rapporti fra gli ambienti neofascisti e quelli della malavita locale. Con me erano altri parlamentari regionali e nazionali, e precisamente gli onorevoli Giacomo Cagnes e Filippo Traina".

1 novembre. Interrogatorio a Roberto Campria condotto dal sostituto procuratore Tommaso Auletta. Dai quesiti che il magistrato pone emerge nettamente la ricerca di un possibile nesso causale con il delitto Tumino. Dato significativo: alla domanda se conosce il Cutrone, l'uccisore del giornalista risponde che non lo conosce, e la cosa è del tutto inverosimile se si considera che entrambi, per loro stessa ammissione, nel periodo che ha preceduto il delitto, frequentavano l'ingegnere con assiduità.

Novembre. Il comandante della GdF Carlo Calvano, interrogato dal magistrato catanese Auletta, conferma di aver ricevuto il 24 ottobre Campria, in relazione alla vicenda di contrabbando anzidetta.

17 novembre. Pesante articolo di Miriam Mafai su "Rinascita" alla volta degli inquirenti del caso Tumino.

25 novembre. In relazione alle dichiarazioni di Elisa Ilea, viene spiccato un mandato di cattura nei confronti di Giovanni Cutrone, che era scomparso subito dopo l'interrogatorio di marzo. Lo stesso giorno, intervistato da Enzo Asciolla de "La Sicilia", il giudice istruttore Ventura, pur non dicendo di tale provvedimento giudiziario, spiega che l'istruttoria Tumino è a una svolta decisiva. Scagiona tuttavia Roberto Campria, dichiarando che il sospetto di un suo coinvolgimento nel delitto Tumino "non è mai entrato al palazzo di giustizia". Ma, ancora una volta, si tratta di un atteggiamento incoerente, perché se la Ilea non ha potuto riconoscere il Cutrone, avendo visto uno dei due accompagnatori di Tumino alle spalle, ha invece riconosciuto senza alcun dubbio il Campria.

26-28 novembre. "La Sicilia" pubblica due ampi articoli di Enzo Asciolla che includono brani di due memoriali che il magistrato Saverio Campria ha inoltrato fra settembre e ottobre al CSM. Il primo articolo è Processo alla città, il secondo Processo a un giudice. Chiamato pesantemente in causa, Fera fa pubblicare la propria smentita.

5 dicembre. Convocata dal giudice istruttore per il confronto che fino a quel momento era stato sistematicamente evitato, Elisa Ilea riconosce nel Campria, presentatogli insieme con altre persone di simile fisionomia, uno dei due accompagnatori del Tumino nelle ore precedenti al delitto.

13 dicembre. Nota del giudice istruttore Ventura al procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catania, Spataro, in merito ai brani dei memoriali del giudice Campria resi noti da Enzo Asciolla su "La Sicilia", e alle conseguenti denunzie apparse sulla stampa. L'estensore della nota dice di accuse infondate perché "non compete alla magistratura emanare provvedimenti di fermo, che sono, invece, di competenza della polizia giudiziaria, spettando al magistrato soltanto il potere di convalidarli o meno".


I973

26 gennaio. Interrogata dall'Ufficio Istruzione, Elisa Ilea conferma le deposizioni precedenti.

23 febbraio. Giovanni Cutrone, su cui è stato spiccato il mandato di cattura, viene arrestato a Modena e tradotto al carcere di Ragusa. Ma dopo qualche settimana viene liberato.

28 febbraio. Antonio Bisegna, interrogato dal giudice istruttore Ventura, dichiara che Roberto Campria, di cui è amico, nel settembre 1972 intendeva affidargli una busta sigillata da consegnare alla questura se gli fosse capitato quello che era successo a Tumino.

13 marzo. Interrogata dal giudice istruttore Ventura, viene arrestata per falsa testimonianza Vita Brullo, che ha ospitato per mesi Giovanni Cutrone. Ma si tratta di un arresto incongruo, ai danni di una donna gravemente ammalata, per un cancro allo stato terminale, che la porterà alla morte prima ancora che si arrivi alla conclusione del processo.
Interrogato in carcere, Giovanni Cutrone dichiara di non aver mai conosciuto Campria, uccisore di Spampinato, e di non averlo mai visto in compagnia di Tumino. Ma non è credibile. Nell'interrogatorio del 2 marzo 1972 aveva affermato: "Due tre volte la settimana ero in giro con l'ingegnere". E dopo oltre un mese di una simile frequentazione, come faceva a non conoscere Campria, che in quel periodo si vedeva con Tumino con la medesima frequenza?

21 marzo. Interrogata dal giudice istruttore, Vita Brullo dichiara che Giovanni Cutrone, di cui era amica, il 2 novembre 1972, cinque giorni dopo l'assassinio di Spampinato, le aveva indirizzato una lettera con cui l'avvertiva di non dire a nessuno che in quei giorni aveva dormito presso di lei.

28 giugno. Francesco Puglisi viene promosso dal CSM presidente del tribunale di Ragusa.

13 ottobre. Interrogata dal giudice istruttore Ventura, Emilia Cavalieri dichiara che Roberto Campria ha posseduto un soprabito color sabbia: elemento che consolida la testimonianza di Elisa Ilea.


1974

In sede di perizia condotta dal prof. Aldo Madia, direttore dell'ospedale psichiatrico di Barcellona, Roberto Campria, riguardo al suo rapporto con le armi, fa delle significative dichiarazioni, che lasciano intendere, se non altro, le coperture di cui poteva godere a tutti i livelli nei mesi che precedettero l'assassinio di Spampinato. Dichiara, in particolare: "Mi ero armato. Giravo abitualmente armato. Ho sempre portato le pistole. È cosa nota a tutti". E poco oltre spiega: "Non esisteva un valido motivo perché portassi le armi. Mi davano più sicurezza. Mi sentivo più protetto".

1975

15 marzo. Interrogata dal giudice Ventura, Elisa Ilea conferma di aver visto uscire da casa Tumino con Campria e un'altra persona nel primo pomeriggio del 25 febbraio 1972. Conferma che tale evento è avvenuto senza alcun dubbio di venerdì, ma per via della distanza temporale, vi associa un giorno sbagliato. Erroneamente, si dirà che si è trattato di una ritrattazione. In realtà la Ilea non ha ritrattato nulla. E il suo contributo sarà essenziale ai fini della condanna di Campria e Cutrone per falsa testimonianza. Ecco comunque un passaggio del testo verbalizzato da cui affiora con evidenza l'errore di calcolo della Ilea: "Devo chiarire che nel 1972 mio figlio Salvatore compiva gli anni il 21 febbraio che ricadeva di martedì [in realtà ricadeva di lunedì]. Per tale ragione anticipai la festa al 19 febbraio, ch'era di domenica [in realtà il 19 veniva di sabato]".

2 luglio. In un'udienza del processo Spampinato, il 2 luglio 1975, Roberto Campria spiega: "È vero che in uno degli incontri con il teste Bisegna gli dissi che appena conosciuti i nomi delle persone che mi proponevano loschi affari, io avrei preparato un memoriale perché venisse da lui consegnato alla polizia nel caso fossi io scomparso, come era avvenuto per il Tumino". Dice poi: "Tenevo le armi come collezionista, però temendo per la mia incolumità qualche volta portavo le armi quando uscivo. Infatti talvolta venivo apostrofato al telefono come assassino ed ero terrorizzato … Tenevo le armi anche caricate, perché come ho già accennato ero stato avvicinato da contrabbandieri ed altri, i quali mi avevano fatto una minaccia, in questi termini: "chi sbaglia paga"".

7 luglio. Il processo per il delitto Spampinato si chiude presso la Corte d'Assise di Siracusa con una condanna a ventuno anni di carcere per Campria: tre in più di quelli chiesti dalla pubblica accusa. Il Pubblico Ministero, Gaetano Ruello, nell'arringa conclusiva, aveva espresso parole pesanti alla volta di Spampinato, accusandolo di essere vittima di una prevenzione nei riguardi di Campria perché era "un giovane-bene". Aveva detto in particolare: "C'è molta spregiudicatezza in questi articoli, molta bramosia di vendere copie, molta smania di far carriera". E a tale presa di posizione da parte della pubblica accusa, risponde con una nota di protesta l'Ordine dei giornalisti dell'isola, in cui si legge quanto segue: "Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia esprime la più viva preoccupazione per la distorta valutazione dell'attività giornalistica adottata dal rappresentante della pubblica accusa davanti alla Corte d'Assise di Siracusa nel processo celebrato nei giorni scorsi contro l'assassino del collega Spampinato, arrivando al punto da far apparire come persecutoria e addirittura provocatoria la comunicazione di notizie e commenti riguardanti episodi di cronaca locale, ivi compreso un omicidio tuttora non chiarito".

21 ottobre. Il giudice istruttore Angelo Ventura emette sentenza di archiviazione del procedimento Tumino, mentre rinvia a giudizio, davanti al pretore, Giovanni Cutrone e Roberto Campria per il solo reato di falsa testimonianza. Si tratta evidentemente di un incongruo giudiziario se si tiene conto che la falsa testimonianza riguarda il pomeriggio in cui è stato ucciso l'ingegnere Tumino.

1976

13 marzo. Il pretore Paolo Occhipinti condanna Giovanni Cutrone e Roberto Campria per falsa testimonianza, assumendo come pienamente attendibili le dichiarazioni di Elisa Ilea. Il testo della sentenza, pur non privo di insoluti, segna indubbiamente un passo avanti rispetto ai livelli espressi dall'Ufficio Istruzione. Potrebbe quindi motivare una riapertura del caso e una serie di approfondimenti. D'altra parte la certificazione giudiziaria della falsa testimonianza, che verrà confermata nel successivo grado di giudizio, dovrebbe bastare a sollecitare ulteriori indagini, per scoprire le ragioni reali di tale mentire, che nelle condotte dei due condannati ha assunto rilievo strategico. Ma il caso Tumino rimane ermeticamente chiuso.

1977

7 maggio. La Corte d'Assise di Appello di Catania riduce a quattordici anni la condanna di Roberto Campria per l'uccisione di Giovanni Spampinato, perché considera le attenuanti generiche prevalenti sulla premeditazione. Tale sentenza verrà confermata infine dalla Corte di Cassazione.

 

   

 

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