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Gli articoli di Spampinato sul delitto Tumino da "L'Ora", Palermo - Febbraio-luglio 1972 |
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28 febbraio 1972 Delitto Tumino. Una pista è la mafia Si continua a fare ipotesi sul misterioso delitto di contrada Ciarberi, che ha destato viva impressione nel capoluogo ibleo. La personalità dell'ing. Angelo Tumino - un ex playboy che aveva avuto il suo momento di maggior notorietà quando nel '61 si girò a Ragusa il film "Divorzio all'italiana" di Germi; s'è occupato anche di politica, ed è stato eletto anni fa consigliere comunale per il MSI; ma dovette dimettersi per pendenze col comune in merito agli impianti di termosifone da lui istallati in municipio - è tale da offrire numerose piste. L'ing. Tumino negli ultimi anni aveva svolto una intensa attività di costruttore edile a Modica, innalzando tra gli altri un palazzo nel corso centrale. Tale attività gli fruttò denunce e rancori. E' probabile che abbia pestato i piedi a qualcuno: a Modica opera una sorta di "mafia" che controlla vari settori, tra cui quello edile. Nell'abitazione dell'ucciso, in via iacomo Matteotti 9, in mezzo a un gran disordine, è stato trovato un gran numero di oggetti d'arte, tra cui molti arredi sacri: sembra che negli ultimi tenpi l'antiquariato lo avesse preso fortemente. Fra gli oggetti trovati nella sua abitazione, dove viveva col figlio Marco di 9 anni, insieme a oggetti di valore c'erano autentiche bisonate. E' possibile che il professionista ragusano si sia trovato, in un modo o nell'altro, coinvolto in pochi chiari giri di traffico di oggetti d'arte che si svolgono in provincia, forse anche solo come acquirente. Ma tutto ciò, fino a questo momento, a oltre due giorni dal delitto, rientra nel novero delle ipotesi. L'ing. Tumino certo conosceva l'assassino o gli assassini, tanto da recarsi con lui, o con loro, sulla propria auto. Si dice anche che avesse amicizie particolari su cui si indaga. Ragusa è scioccata dal delitto. Tutti si chiedono chi possa aver avuto interesse a togliere di mezzo il noto professionista. Il capoluogo ibleo non è abituato a delitti di questo tipo e la popolazione è in preda a comprensibile emozione. Dalle indagini è possibile che salti fuori qualcosa di grosso, forse al di là delle stesse previsioni. 29 febbraio 1972 Sotto torchio il figlio di un magistrato
A tre giorni dal delitto non ha ancora un volto l'assassino dell'ing. Angelo Tumino, barbaramente ucciso la notte tra venerdì e sabato nelle campagne del ragusano. Le indagini dei carabinieri proseguono sotto la direzione del procuratore della Repubblica di Ragusa, dott. Puglisi e del suo sostituto dott. Fera, che fino a tarda sera hanno interrogato alcune decine di persone fra cui il figlio di un magistrato di Ragusa, su cui si appuntano molti sospetti. Nel primo pomeriggio di ieri è giunto a Ragusa il procuratore generale della Repubblica di Catania. Le piste seguite sono diverse, e le indagini si presentano difficili per la complessa personalità della vittima e per le modalità dell'omicidio, studiato accuratamente ed eseguito con estremo sangue freddo. Tra le persone interrogate, molti amici dell'ucciso. Il fatto che sia stato posto sotto sequestro il materiale d'antiquariato acquistato dall'ing. Tumino lascia supporre che i sospetti degli inquirenti si siano accentrati nel mondo dei trafficanti di oggetti d'arte, di cui il Tumino era divenuto assiduo frequantatore. Ma che cosa poteva poteva spingere qualcuno a sopprimere l'ing. Tumino? Certo non tutto è chiaro nel commercio di oggetti d'arte. Poco tempo fa ci fu fatto notare che accanto a persone oneste e insospettabili operano individui che s'improvvisano e manovrano molto denaro di dubbia provenienza. Uno di questi sedicenti "mercanti d'artre"nei giorni scorsi fu protagonista di un singolare episodio: poco dopo aver acquistato un quadro presso un antiquario tornò chiedendo che gli fosse sostituito con un arredo sacro che valeva molto meno, senza per altro pretendere rimborsi per la differenza. Che rapporti possano avere questi strani individui con l'ing. Tumino, che mostrava una morbosa passione per gli arredi sacri? Nei traffici di oggetti d'arte e materiale archeologico sembra sia coinvolto, seppure indirettamente, un deputato del MSI. Ma queste al momento, ripetiamo, sono solo congetture. Il fatto certo è che gli investigatori interrogano soprattutto gli amici dello scomparso, e uno di questi è stato ieri tenuto sotto torchio per molte ore. 28 aprile 1972 Molte voci tendono a sviare le indagini
Sull'inquietante assassinio dell'ing. Angelo Tumino i carabinieri di Ragusa, a due mesi dal tragico fatto, hanno presentato il primo rapporto al Procuratore della Repubblica. Si sa soltanto che sono state interrogate oltre 50 persone tra amici, parenti e conoscenti della vittima. Si sa che le indagini sono state laboriose e irte di difficoltà. E a tutt'oggi , almeno ufficialmente, l'assassino non ha un volto. Non si conosce il motivo per cui il noto professionista è stato eliminato, né si conoscono le esatte modalità del crimine. E' stato, l'omicidio Tumino, una esecuzione in piena regola: freddato con un colpo di pistola calibro nove al centro della fronte, il suo corpo è stato abbandonato in una impervia strada di campagna a dieci chilometri da Ragusa. Il cadavere fu trovato l'indomani da alcuni contadini: non c'era l'auto, non c'era l'arma del delitto, non c'era il bossolo. il proiettile era fuoriuscito dalla nuca, e non fu ritrovato, nonostante le vaste battute effettuate tutto intorno il luogo del ritrovamento, anche con alcuni cani poliziotto. L'ing. Tumino, ex playboy, già esponente del MSI, già costruttore edile, da alcuni anni si occupava esclusivamente di antiquariato. Aveva diversi magazzini di oggetti antichi, ed era noto per la spregiudicatezza con cui conduceva gli affari. La sua vita privata era stata piuttosto movimentata. Una cosa è certa: poche persone, forse una sola, oltre ai parenti del morto, sapevano che sarebbe dovuto recarsi in quei giorni in quella località di campagna dove è stato ritrovato il suo corpo, per rilevare un mobile antico. Una coincidenza il fatto che il corpo sia stato ritrovato proprio lì? Le indagini, come abbiamo detto, sono state lunghe. Tra le persone interrogate con maggiore insistenza fin dall'inizio c'era il figlio di un magistrato di Ragusa, il giovane Roberto Campria, che doveva tra l'altro spiegare come mai, subito dopo il ritrovamento del cadavere del Tumino, si trovasse a casa dell'ucciso, in compagnia del figlio dell'ingegnere. Tumino e Campria erano molto amici, si frequentavano assiduamente, pare per rapporti d'affari. Campria ha tra l'altro quwerelato il nostro giornale per aver scritto che era "sotto torchio il figlio di un magistrato". "L'Ora è stato assolto per aver esercitato il suo diritto di cronaca, e il giovane Campria condannato al pagamento delle spese. Ma - ed è questo l'interrogativo più inquietante - perché fu ucciso l'ing. Tumino? Non certo per rapina. Chi lo ha ucciso doveva conoscerlo bene, doveva essere da lui considerato un amico. Difficilmente, dicono coloro che lo conoscevano, Tumino sarebbe ingenuamente caduto in una trappola tesa da sconosciuti, si sarebbe difeso e non era uomo da farsi ridurre facilmente in condizioni di impotenza. Che relazione esiste tra il delitto e la voce secondo cui, una settimana prima di esso, uno sconosciuto avrebbe commissionato ad alcuni giovani un furto nel deposito di materiale di antiquariato di Ibla di proprietà di Angelo Tumino? Era stato pattuito un compenso di 300 mila lire. Ma il furto non ebbe luogo perché la piccola banda si sarebbe tirata indietro all'ultimo momento temendo eventuali conseguenze dal fatto. L'illazione alla fine è troppo semplice: lo sconosciuto committente avrebbe tentato per altra via di impadronirsi di ciò che interessava (un "pezzo" di gran pregio?), sarebbe giunto allo scontro aperto con Tumino e lo avrebbe ucciso. Ma i mancati autori del "colpo" sono stati interrogati, le loro case perquisite e a loro carico non sarebbe emerso niente. Né sarebbe venuto fuori il nome del misterioso mandante. Chi ci ha riferito questa circostanza ci ha anche detto che questo presunto teppista gli avrebbe fatto la rivelazione e poi, nel tentativo di sviare da sé stesso i suoi sospetti, gli avrebbe detto tra l'altro che "l'ingegnere era stato ucciso con la sua stessa pistola". Infine lo avrebbe minacciato e aggredito. Sul fatto indagano i carabinieri, che si mostrano scettici. Una voce provocatoria, fatta apposta per sviare le indagini? Un altro fatto strano che dovrebbe avere a che fare col caso Tumino riguarda una strana donna che chiese a Modica nel periodo di Pasqua un passaggio a una persona che non la conosceva e cominciò a chiedere cosa succedeva se uno uccideva un uomo, e poi diceva che era stato perché questi cercava di violentarla. Aggiungeva che lei "avrebbe sparato alla fronte". Infine - è questo il particolare inquietante - chiedeva se la sua posizione sarebbe stata meno grave se avesse detto che "la pistola usata apparteneva al morto". Anche qui, sarebbe facile dedurre che il piano criminoso sarebbe stato eseguito da più persone, che la donna sarebbe servita da esca, e che, nella ipotesi che si fosse scoperto chi era stato, si era preparata la versione dell'omicidio per legittima difesa. Le due voci vengono dalla stessa fonte, su questo non dovrebbero esserci dubbi. Ma questa fonte è quella degli assassini (o dei complici), oppure di chi cerca di sviare le indagini, facendo battere piste sbagliate? La gente non sa più che pensare. Un nome viene sussurrato; ma nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente, perché si teme di correre dei rischi. Il delitto ha scosso violentemente l'opinione pubblica; non è questo il primo omicidio in provincia di cui non si trova l'autore. Molti esprimono il dubbio che le cose siano andate per le lunghe perché da qualche parte si cerca di coprire qualcuno in alto, che non deve essere colpito. 29 maggio 1972 Legittima suspicione per l'istruttori del delitto Tumino?
Sarà trasferita per legittima suspicione ad un magistrato non siciliano l'istruttoria sull'assassinio dell'ingegnere ragusano Angelo Tumino, freddato da un assassino ancora ignoto la sera del 25 febbraio con un colpo di pastola sparato a bruciapelo alla fronte? Nessuna notizia né "ufficiosa" né tanto meno ufficiale, è venuta in questo senso dalla procura della Repubblica di Ragusa, a cui i Carabinieri, che sotto le sue direttiva hanno condotto le indagini, hanno rimesso, a due mesi di distanza dall'omicidio, il voluminoso dossier contenente i risultati di decine di interrogatori e dei vani sopralluoghi in contrada Ciarbèri, a pochi chilometri da Ragusa, dove il corpo senza vita del noto professionista fu rinvenuto il giorno dopo. Anzi, sembra che l'orientamento della Magistratura sia molto diverso. Si ha l'impressione che si proceda verso l'archiviazione dell'intera pratica. La domanda però se la pone l'opinione pubblica, ancora scossa, a tre mesi dalla tragedia, dall'efferatezza del crimine, e perplessa di fronte al prolungarsi infruttuoso delle indagini, che non hanno portato né ad un fermo né tantomeno all'arresto dell'assassino. La gente a Ragusa si chiede se il provvedimento non sarebbe quanto meno opportuno, per fugare i dubbi residui che ha suscitato la posizione in cui si è venuto a trovare Roberto Campria, il figlio del Presidente del Tribunale di Ragusa a lungo e ripetutamente interrogato dal magistrato inquirente subito dopo il delitto. Il giovane Campria era molto amico dell'ingegnere ucciso. Al magistrato doveva chiarire una serie di strane circostanze che facevano nascere sospetti sul suo conto. Pare tra l'altro che Roberto Campria fosse l'unica persona che sapeva con notevole anticipo che Tumino avrebbe dovuto recarsi in quella località di campagna dove fu trovato cadavere (doveva prelevare un vecchio mobile: l'ingegnere si occupava da qualche tempo di antiquariato. CCampria doveva anche spiegare per quale motivo si trovasse, dopo il ritrovamento del corpo, a casa dell'ucciso in compagnia del figlioletto dell'ucciso (aveva le chiavi di casa). Il corso che hanno preso fin dall'inizio le indagini, invece di fugare i dubbi dell'opinione pubblica, li hanno rafforzati. Si è avuta l'impressione che si seguisse una sola pista, quella dell'antiquariato, trascurando le altre (molti parlano di una questione di donne, una sorta di regolamento di conti per uno "sgarbo" mal digerito). Sembra strano, ad esempio, che il benzinaro presso cui l'ingegnere Tumino aveva fatto rifornimento, poco prima di essere ucciso, sia stato messo a confronto con una sola persona, per identificare l'uomo che sedeva nel sedile posteriore della NSU Prinz del professionista (nella vettura mancava il sedile anteriore destro, che Tumino aveva tolto). 7 luglio 1972 Per il delitto Tumino indagini a zero
Molte persone, una decina o forse più, hanno visto l'ing. Tumino in compagnia del suo assassino. Tutti descrivono il misterioso personaggio come un giovane di non più di trent'anni, col viso affilato, con gli occhiali, vestito di scuro. Il giovane - sul fatto che sia l'assassino, o uno degli assassini, non dovrebbero esserci dubbi: altrimenti, per quale motivo dovrebbe nascondere la propria identità? - trascorse con Angelo Tumino tutta la giornata del 25 febbraio. La sera, tra le 19 e le 21, secondo l'autopsia, il professionista fu prima tramortito con un colpo di martello alla tempia destra, e poi freddato con un colpo di pistola calibro nove sparato a bruciapelo al centro della fronte. Poco dopo il delitto, l'auto dell'ingegnere fu abbandonata in una via periferica del capoluogo, con le chiavi attaccate al cruscotto e lo sportello appena accostato. Il cadavere fu trovato casualmente l'indomani pomeriggio da una donna che stava portando il pane al padre in campagna in una trazzera a pochi chilometri da Ragusa. Chi aveva scelto il posto, sapeva il fatto suo: se non si fosse trovata a passare la donna, il corpo sarebbe rimasto lì per giorni, forse per settimane. Ma Angelo Tumino fu ucciso nella trazzera di contrada Ciarbèri dove fu trovato il cadavere? O vi fu portato già morto? I contadini dicono di avere sentito una macchina passare a grande velocità tra le 19 e le 20. Anzi, un uomo che procedeva a piedi, e la incrociò, per poco non fu travolto. Quando l'ignoto automobilista lo scorse, sepnse i fari, e procedette per un tratto alla cieca. Ma la sera, verso le 11, lo stesso rumore di un motore esasperato meravigliò gli abitanti del luogo. Il cadavere fu lasciato la prima o la seconda volta? Il delitto fu compiuto sul posto? Come mai il corpo appariva rivestito e sistemato con cura? Poteva un uomo solo spostare il cadavere dell'ingegnere, che pesava più di cento chili? Quando giunsero i carabinieri, l'identificazione fu fatta attraverso i documenti: il volto era sfigurato dal grosso foro al centro della fronte (il proiettile era fuoriuscito dalla nuca, e non è stato ritrovato). Un conoscente, un coltivatore diretto del posto, non voleva credere all'evidenza. Telefonò a casa dell'ingegnere, e gli rispose il figlioletto Marco, di 9 anni, che abitava solo col padre. Il bambino rispose che il padre la sera precedente non era rientrato: era la conferma. In casa, notò con meraviglia il "massaro", col bambino c'erano altre persone. Telefonò ai fratelli del povero professionista, dicendo che venisse qualcuno, perché era successa una disgrazia. La cognata di Tumino a sua volta telfonò al bambino. Le rispose una voce d'uomo. Meravigliata, la donna chiese: "Ma lei chi è?". Era Roberto Campria, il figlio del presidente del tribunale, che non seppe giustificare in maniera plausibile la sua presenza. Sembra che stesse sistemando delle carte. La famiglia di Angelo umino si chiede ancora come mai il giovane Campria, quando seppe dal bambino che l'ingegnere non era rientrato la sera precedente, e che mancava da casa da 24 ore (circostanza insolita, perchè il fatto di star solo col figlioletto lo obbligava a rientrare ad ogni costo) non di preoccupò di accertarsi se era successo qualcosa. Da allora - e sono trascorsi quattro mesi - le indagini non sono approdate a nulla. Il Procuratore della Repubblica ha dichiarato che tutto l'incartamento è ancora nelle sue mani, e che è in corso un supplemento di indagini. Dicevamo che molte persone hanno visto quel tragico giorno di quattro mesi fa l'ingegnere Tumino in compagnia del giovane che con ogni probabilità lo ha poi ucciso. Oltre al benzinaro presso cui fecero rifornimento, poco dopo le 19, il quale afferma che, qualora vedesse l'individuo, lo riconoscerebbe senza ombra di dubbio (dopo il delitto fu messo a confronto con una sola persona), ci sono una vicina di casa e numerosi contadini. La mattina, Tumino e il suo misterioso accompagnatore, che sedeva nel sedile posteriore della sua NSU Prinz (il sedile accanto al posto di guida era stato rimosso per ricavare un ampio planale di carico per il materiale di antiquariato, del cui commercio da qualche tempo l'ingegnere si interessava), e con cui dimostrava di essere in rapporti di fraterna amicizia, girarono a lungo per le campagne attorno al posto dove la sera sarebbe stato ucciso. Cercavano una casa in cui avrebbe dovuto trovarsi un vecchio mobile che Tumino aveva intenzione di rilevare. (Ma sembra che il mobile non esista; chi aveva inventato quella che con ogni probabilità era solo una trappola mortale?). Chiesero informazioni a molti contadini. Quelli che hanno parlato - alcuni hanno avuto paura; una persona molto vicina alla famiglia dell'ucciso ha rivelato solo nei giorni scorsi di averlo visto anche lui - descrivono l'amico di Tumino come un giovane magro, vestito di scuro, con gli occhiali. La stessa descrizione pare ne abbia fatta una vicina di casa che lo vide uscire nel primo pomeriggio. Il figlioletto gli chiese quando sarebbe rientrato; l'ingegnere lo rassicurò che sarebbe tornato la sera. Le indagini, dicevamo, a quattro mesi dal delitto sono al punto di partenza. Le ipotesi che si erano fatte all'inizio sono cadute una dopo l'altra. Il movente, si dice, può esser ricercato in motivi d'interesse, o anche di gelosia. La gente però a Ragusa col passare del tempo, invece di disinteressarsi della vicenda, manifesta una preoccupazione sempre maggiore. Sembra impossibile che la macchina della giustizia, altre volte così efficiente, si sia inceppata in un caso che non dovrebbe presentare troppi punti oscuri. E' possibile ci si chiede, che un assassino continui a circolare in libertà? E' possibile che un delitto così efferato rimanga impunito? Ad accrescere gli interrogativi è poi la delicata situazione in cui è venuto a trovarsi il giovane figlio del presidente del tribunale, che dagli inquirenti fin dall'inizio fu interrogato per chiarire molte circostanze poco comprensibili (perché si trovava a casa dell'ucciso? perché rovistava l'appartamento cercando qualcosa? perché chiese ai parenti di parlare solo col bambino, al quale disse anche: "Se ti chiedono di papà, devi dire che è stato rapito"?; perché si muoveva come chi cerca un alibi, quando nessuno sospettava di lui? I due quotidiani isolani del mattino hanno preferito non fare il nome di Roberto Campria. Ma la gente sa a Ragusa che nessuna smentita ufficiale è venuta a quanto abbiamo scritto fin dall'inizio sul suo conto: che cioè era stato messo sotto torchio dagli inquirenti, e che su di lui pesavano gravi sospetti. Tutto ciò ha alimentato nell'opinione pubblica una fin troppo legittima ansia di conoscere la verità, ansia che ogni giorno di più appare venata di scetticismo. Molti dicono che presto verrà messo tutto a tacere, e definitivamente. Tutto ciò, con non molto giovamento per la fiducia dei cittadini nell'amministrazione della giustizia. A fugare preoccupazioni e dubbi non contribuiscono certo le notizie che si hanno sulla personalità dello stesso presidente del tribunale. oprattutto negli ambienti giudiziari e forensi si ricorda l'impressione suscitata dalla lettura di una bozza di relazione della Commissione parlamentare antimafia, pubblicata il 23 maggio dello scorso anno in un inserto del settimanale "L'Espresso". I commissari, che sull'amministrazione della giustizia avevano parlato con numerosi magistrati della Sicilia occidentale, occupandosi del tribunale di Sciacca e del suo presidente di allora, così si esprimevano: "Il presidente del tribunale, dott. Saverio Campria, oggi trasferito alla più importante sede di Ragusa, non ha manifestato molta energia né interessamento per i problemi oggetti della conversazione con lui avuta dai commissari, mostrando non solo di non conoscere la situazione del suo circondario, ma di ignorare quanto in realtà avveniva intorno a lui, con non molto giovamento in verità per il prestigio e l'autorità della magistratura. Rapporti di particolare freddezza sono stati poi rilevati tra il presidente del tribunale e il procuratore della Repubblica, dott. Taddeo Purpura, presumibilmente per il carattere e il temperamento accessivamente chiuso del primo. Sembra doveroso segnalare al Consiglio superiore della Magistratura l'opportunità che nel conferimento di uffici direttivi in Sicilia, la cui efficienza costituisce il presupposto e la condizione di una positiva azione contro la mafia, si tenga il massimo conto soprattutto delle abitudini e della personalità dei magistrati da assegnarvi. La Commissione parlamentare di inchiesta non può ignorare o fare a meno di rappresentare simili inconvenienti, ai quali può anche risalire in determinate circostanze quella mancanza di interessamento, di zelo, di energia, che ha tanto contribuito in passato alle affermazioni di situazioni e di ambienti mafiosi". Data questa situazione, per fugare ogni dubbio e per ridare ai cittadini fiducia nella legge e nell'amministrazione della giustizia, non sarebbe forse opportuno trasferire le indagini ad un magistrato esterno al tribunale di Ragusa, possibilmente non siciliano?
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