17 ottobre 2005 Perdere la casa è un lusso che non ci possiamo permettere. Il caso Sferro
Spero di essere all'altezza e riuscire a descrivere bene il mio caso, un po' complesso e difficile. Parlerò a nome mio e della mia famiglia, sebbene il problema riguardi circa 30 famiglie che abitano il villaggio Sferro, comune di Paternò, provincia di Catania, e naturalmente sia più grave per alcune di queste, le meno abbienti. Maggiori dettagli e una descrizione più generale si potranno trovare nel sito www.sferro.it. Lintero
villaggio sorge su un terreno demaniale che lente ha deciso di dismettere,
vendendolo ai privati. Il villaggio fu costruito in epoca fascista e le casette,
ognuna con un piccolo terreno annesso, furono affidate ai contadini, alla sola
condizione che se ne prendessero cura. Durante la guerra il villaggio fu bombardato
e le case furono distrutte o gravemente danneggiate, ma subito dopo ricostruite
a spese di coloro che vi abitavano. La mia famiglia abita nel villaggio fin da quando fu fondato. Mio padre ci trascorse lintera vita. Negli anni 70, migliorate le condizioni economiche, essendo il nucleo originario delle case troppo piccolo e privo di servizi, mio padre si recò nellufficio del demanio per ottenere lautorizzazione a ristrutturare e ampliare ledificio, ma la concessione gli fu categoricamente negata. Non restò altro che costruire abusivamente; tuttavia, tramite il pagamento di una sanatoria, le costruzioni sono state regolarizzate. Negli anni, contando di poter acquistare a un prezzo equo, non troppo elevato, abbiamo investito tutto quello che avevamo in queste case, nel caso specifico vendendo anche un immobile di proprietà di mio padre, e quindi esse rappresentano tutto quello che possediamo. Questa
è la storia mia e rispecchia anche quella delle altre famiglie del villaggio.
Ad agosto di questo anno riceviamo la lettera di dismissione e sono cominciate
per noi langoscia e lamarezza, rendendoci conto di non essere in grado
di versare la somma richiesta dallente demaniale in unica soluzione (8600
euro per ledificio antico, in pratica un solo vano, e oltre 32.000 euro
per ledificio nuovo e il terreno, considerato nel mio caso edificabile,
anche se dalle carte comunali non risulta tale). In previsione della vendita abbiamo
messo da parte, negli ultimi dieci anni, tutto ciò che potevamo e abbiamo
venduto un altro immobile di nostra proprietà, che poteva essere una fonte
di reddito. Rinunce e sacrifici, né il ricavato della vendita dell'immobile,
bastano all'esosa richiesta dell'ente demaniale. Non ci aspettavamo un prezzo
di vendita così elevato, anche perché fino allultimo ci avevano
garantito che esso sarebbe stato molto più basso, intorno ai 15.000 euro
o meno e daltronde una precedente stima, di alcuni anni prima, prevedeva
cifre dai 15 ai 30 milioni di lire. Non
vorrei entrare nel dettaglio e descrivere la mia particolare situazione, ma non
sono in grado di accedere a un mutuo o prestito. Sono anche molto preoccupato
per la salute di mia madre, anziana, che ogni giorno diviene sempre più
amareggiata. Consideriamo, tenuto conto di quanto detto e descritto nel sito www.sferro.it,
il prezzo troppo alto. Il villaggio è privo di servizi, di rete fognaria,
di acqua corrente, ed è abbastanza lontano dal centro urbano. Gli enti
proprietari dei terreni si sono sempre disinteressati ai beni esistenti, che sono
rimasti in piedi soltanto grazie alla nostra opera, ai continui lavori di ristrutturazione
e consolidamento. Ci siamo recati più volte allufficio del demanio
chiedendo di venirci incontro, ad esempio frazionando ledificio dal terreno
edificabile, ma anche questa possibilità ci è stata
negata. Lotterò fino a che ne avrò le forze in difesa del diritto ad abitare la casa che mio padre ha edificato, con i sacrifici di una vita. Se non riceverò risposte, adotterò forme più eclatanti di protesta e cercherò di comunicare alla stampa il senso della mia protesta. Perdere la casa, per me e mia madre, è un lusso che non possiamo permetterci. E una questione si sopravvivenza. Antonino Grasso
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