A Palermo seminario interdisciplinare sull’acqua

 

L’acqua è il bene più prezioso

 

Accedere all’acqua potabile, aprendo un rubinetto, è oggi un gesto semplice e scontato che ha una lunga storia e ancora non è una realtà per tutti.

Per lo sviluppo delle civiltà che ci hanno preceduto la disponibilità dell’acqua ha rappresentato una chiave di volta - dagli acquedotti romani, ai qanat iraniani, dal governo dell’acqua degli arabi all’uso dell’energia a vapore per muovere le pompe - e da sempre illustri uomini ne hanno sottolineato l’importanza: da Pindaro “ariston men udwr” - (l’acqua è il bene più prezioso) a Gandhi - l’acqua è più importante dell’indipendenza. Questo legame tra esseri umani ed acqua sembra mostrare, all’inizio del secondo millennio, grandi incrinature, come dice Rifkin: “la nostra cultura del nanosecondo va seminando il caos nel patrimonio naturale del pianeta, esaurisce le risorse e svuota le riserve di preziose biodiversità… con una popolazione di oltre sei miliardi di essere umani la nostra specie si comincia a porre la domanda fondamentale - come creare un approccio sostenibile ed equo allo sviluppo economico, che ci permetta di condividere i doni della terra fra tutti”.

La frattura netta tra gli strati di popolazione che godono di una grande quantità d’acqua e quelli per i quali, la quantità e la qualità sono largamente insufficienti si va allargando.

L’acqua nel 2002 è lontana da essere considerata bene comune dell’umanità:

  • quasi 1,5 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile;
  • 2,5 miliardi d’individui nel mondo non beneficiano di nessun servizio idrico sanitario;
  • 5 milioni di esseri umani nel mondo muoiono ogni anno di malattie dovute alla scarsità e cattiva qualità dell’acqua (dei quali 5000 al gi o rno sono bambini) tutti concentrati nel terzo mondo.

I paesi sviluppati continuano ad ignorare sistematicamente l’emergenza idrica che attanaglia i paesi del Sud del mondo, dove le tensioni sociali, economiche ed ambientali legate all’emergenza idrica si ripercuotono sull’assetto socio-politico mondiale. Anche il recente conflitto tra israeliani e palestinesi non si comprende pienamente, se non si è consapevoli che quella in corso è una vera e propria guerra dell’acqua. Tutto ciò è intollerabile e inaccettabile : come si legge nel Manifesto dell ’Acqua (a cura del Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale sull’Acqua) l’acqua fonte di vita è un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della terra:

  • Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile individuale e collettivo.
  • L’acqua deve contribuire al rafforzamento della solidarietà tra i popoli, le comunità, i paesi, i generi, le generazioni.
  • L’accesso all’acqua necessariamente avviene tramite partnership basati su cooperazione, rispetto reciproco e pluralismo socio-economico.

Queste ed altre le richieste che il Comitato per il Contratto Mondiale dell’Acqua ha espresso nei primi giorni di questo mese al Salone Civitas 2002 in preparazione della Conferenza Mondiale per uno sviluppo sostenibile di Johannesburg dell’agosto di quest’anno.

La gestione razionale delle risorse idriche non riguarda solo il sud del mondo, segnali preoccupanti arrivano anche dalle nazioni industrializzate, dove la relativa abbondanza d’acqua diventa spesso spreco nell’immediato mettendo in pericolo le riserve per il futuro.

In Europa il processo di privatizzazione per la gestione dei servizi idrici rispetto alla gestione pubblica non sembra dare risultati sperati:

  • in Inghilterra e nel Galles, l’obiettivo della profittabilità è stato raggiunto a scapito dei consumatori e della qualità del servizio;
  • in Francia, con il caso Grenoble, si è passati dalla privatizzazione alla rimunicipalizzazione e in generale sono stati individuati ricorrenti irregolarità, quali restrizioni della concorrenza, scarsa trasparenza, aumenti tariffari, rapporti impari tra autorità locali e gestori, corruzione;
  • in Spagna il caso di Valencia fa discutere sui tempi effettivamente lunghi dell’affidamento del servizio ai privati;
  • in Germania i gestori dei servizi idrici si oppongono alla liberalizzazione nel settore idrico, preoccupati della eventuale diminuzione della qualità del servizio.

In Italia, (il paese d’Europa con il più alto tasso di consumo d’acqua pro capite), per assurdo, solo il 40% della popolazione beve acqua di rubinetto e i suoi abitanti sono i primi consumatori di acqua minerale al mondo, la pubblicità per l’acqua minerale in Italia (nelle mani delle multinazionali) è al 2° posto di investimenti;

  • un terzo degli italiani non gode di un accesso regolare e sufficiente di acqua potabile ;
  • le risorse idriche sono sfruttate in maniera eccessiva e sconsiderata con perdite medie che si aggirano attorno al 30%;
  • gli investimenti nell’industria dei servizi idrici sono meno di un terzo rispetto al 1985;
  • dei 210 litri medi di acqua potabile pro capite, solo tre litri vengono usati per dissetarci, il 30% va a finire nello sciacquone del bagno, il 30% nelle lavastoviglie e lavabiancheria e poi alle docce, al lavaggio degli utensili. È stato calcolato che sprechiamo circa 18 litri d’acqua al giorno facendola scorrere dai rubinetti per avere l’acqua più calda o più fredda.

Nel Meridione negli ultimi 20 anni vi è stato un significativo abbassamento dei valori medi annui delle precipitazioni meteoriche ed una ancora più elevata diminuzione dei deflussi superficiali (molti invasi sono spesso rimasti vuoti) con una disponibilità idrica ridotta almeno del 30%.

In Sicilia, mentre perduranti stagioni di emergenza idrica acuiscono i contrasti tra città e campagna (tra uso potabile e irriguo della risorsa), ancora si è agli albori nell’utilizzo delle acque reflue per fini anzitutto agricoli allo scopo di realizzare virtuosi interscambi che permetterebbero di recuperare all’uso potabile risorse pregiate, e non si investe nel controllo e nella manutenzione del patrimonio infrastrutturale esistente (le perdite totali nel sistema idrico sono attorno al 50%).

Le stesse dotazioni d’acqua attualmente disponibili anche in regime di emergenza idrica, in presenza di un sistema distributivo efficiente ed impianti strutturalmente adeguati, sia pure a fronte di perdite valutabili attorno al 25%, sarebbero sufficienti a coprire le esigenze del territorio. Da ciò la priorità di attivare meccanismi ed investimenti nel recupero della funzionalità delle reti idriche, piuttosto che attivare risorse finanziarie per nuove opere di approvvigionamento.

Ed infine a Palermo, mentre si continua programmare interventi per veicolare risorse idriche fuori del territorio comunale sottraendoli all’uso irriguo e in presenza di consistenti risparmi dovuti alla diminuzione di perdite con la nuova rete di distribuzione, non si at tivano interventi per l’utilizzazione di consistenti flussi di acque superficiali che si sversano in fognatura, si continuano a utilizzare, anche da parte dei privati, acque di falda media-profonda da pozzi, risorsa preziosa e strategica, non si decide la completa veicolazione delle acque di fognatura verso i depuratori esistenti con conseguente uso, per gli usi civici, di acque reflue depurate utilizzando soprattutto l’attuale presenza della vecchia rete di distribuzione (rete duale). Da questo sintetico panorama si può comprendere che oggi parlare di acqua equivale a parlare di tre realtà fondamentali, strettamente correlate:

- il diritto alla vita, che è negato ad un quarto degli uomini che non hanno ancora accesso all’acqua potabile: si tratta di una situazione intollerabile per un mondo che si proclama “ villaggio globale”;

- il bene comune, che come risorse idriche è in uno stato disastroso a causa di inquinamento, contaminazioni e sprechi ;

- la democrazia, perché l’acqua è “affare dei cittadini” e creare le condizioni necessarie per assicurare l’accesso all’acqua, effettivo e sostenibile, è un problema che concerne tutti i membri della società;

  • perché i cittadini non solo devono essere al centro del processo decisionale, ma partecipi del finanziamento di tutto il ciclo di utilizzo dell’acqua;
  • perché per una gestione decentralizzata e trasparente devono essere rafforzate le istituzioni esistenti rappresentative e devono essere create nuove forme di democrazia partecipativa.

La proposta di istituire un seminario di lavoro sull’acqua a Palermo nasce allora dall’esigenza:

- di riportare il dibattito sull’acqua tra i cittadini per promuovere la conoscenza pubblica collettiva, a cominciare dalla nostra storia e dalla nostra memoria, sui problemi dell’acqua per favorire forme di partecipazione effettiva alla gestione democratica dell’acqua a tutti i livelli, da quello locale a quello internazionale;

- di contrastare la banalizzazione accettata della trasformazione dell’acqua da bene comune vitale in un bene economicamente privato, nell’errata credenza che, se l’acqua è trasformata in merce, con un prezzo determinato del mercato, si può realizzare una gestione dell’acqua più efficace e nell’interesse di tutti;

- di studiare per essere più consapevoli delle debolezze strutturali e delle connessioni della gestione del territorio: dai dissesti urbanistici, al malgoverno dei bacini fluviali, dalle debolezze della lotta alla deforestazione agli inquinamenti agricoli–industriali, agli sperperi delle reti di distribuzione e a quelli domestici;

- di proporre soluzioni integrate di gestione del territorio non essendo più sufficiente reagire solo agli stati di ricorrente emergenza idrica;

- di applicare ai problemi del territorio la regola delle 5 R – Rispetta – Ripensa – Riduci – Riusa - Ricicla, che Julia Butterfly (la ragazza che visse 738 giorni in cima ad un albero centenario per impedire che venisse abbattuto) propose nella convinzione che non bisogna dimenticarsi del potere delle nostre scelte quotidiane e cambiare stile di vita passo dopo passo, respiro dopo respiro, con un atteggiamento di responsabilità sociale che diventa gioia perché si concretizza in risultati e consapevolezza giorno dopo giorno nella nostra vita, come l’acqua che goccia dopo goccia scava le valli della terra e modella il volto degli uomini.

Maggio 2002

Nino Lo Bello

 

Affare acqua e mafia

Interviene una redattrice di www.soscivico.it. La discussione è aperta

Una breve annotazione relativa all'affare acqua: a dicembre dell'anno scorso segnalammo al CIPE ed al garante della concorrenza e del mercato i prezzi impossibili che l'acqua aveva raggiunto a Fiesole (vedi news del sito www.soscivico.it). Sabato 29 dicembre sul "Sole 24 ore", pag. 14, appariva un articolo su un affare di privati nell'acquedotto siciliano: Forse golden share alla regione. Qualche tempo dopo è scoppiato il caso emergenza acqua in Sicilia. Ebbene il giorno 17 febbraio 2002 sulla rete 4 (mediaset) alle ore 14,20 Roberto Centaro (commissione antimafia) , Lauria (DS) e Vizzini (FI) segnalavano si essere a conoscenza che "la mafia è presente nel processo di privatizzazione dell'acqua". Poi abbiamo letto del provvedimento del governo legato all'acquedotto pugliese, che dovrebbe approvvigionare la Sicilia mentre sappiamo che rimangono segrete le mappe dei pozzi... Non sarebbe il caso di vederci un po' più chiaro? Grazie, Carmela Apollaro

16 giugno 2002

 

prima pagina