Mario Scelba

Portella della Ginestra

Il corpo di Salvatore Giuliano

2 gennaio 2003

Scelba e la storia offesa

 

Con una deliberazione votata il 18 novembre 2002, la giunta municipale di Caltagirone, un centrosinistra retto da Francesco Pignataro, recupera dall'oblio Mario Scelba, ministro di polizia negli anni del dopoguerra. Gli vuole intitolare la piazza principale, fino a oggi intestata a Umberto I. Gli vuole dedicare un monumento. Intende reclamarne le spoglie, custodite fino a oggi a Roma.

Da capo del Viminale, Scelba usò la forza con metodo e disinvoltura: direttamente, con la Celere dei caroselli, che seminò morte in tutto il paese, e obliquamente, lasciando scorrere al sud il terrore dei cospiratori "antibolscevici", dei banditi, della mafia. Patrocinò i primi organi "deviati" della repubblica, fu la maggiore garanzia per gli agenti americani operativi nel paese, fu reticente su Portella della Ginestra, mentì sulla morte di Giuliano. E le ferite inferte bruciano ancora. Le stragi siciliane del '47 e numerosi altri delitti restano "irrisolti". I governi e altre istituzioni forti della repubblica, eredi di quella stagione e fiduciari dell'ordine atlantico, hanno tenacemente impedito un vero iter di giustizia, con il depistaggio e l'uso calcolato del segreto di Stato, che sui punti nodali vige ancora.

L'operazione matura in un preciso sfondo amministrativo. Città natale di Luigi Sturzo e di Silvio Milazzo, oltre che di Scelba, Caltagirone è stata a lungo una solida rocca democristiana: di fatto dall'immediato dopoguerra fino al 1993, quando, seguendo il destino del ceto politico che aveva retto fino allora la repubblica, è stata espugnata da una coalizione eterogenea, guidata da Marilena Samperi, decisa a raccogliere le sfide e le istanze civili della stagione. Sono stati otto anni di sindacatura, sicuramente difficili e densi di iniziativa, ma lentamente, minati dal tornaconto di fazione, sono veniti meno gli slanci degli inizi. E il passaggio di consegne nel 2001 a Francesco Pignataro marca il capolinea. Dopo anni di lavorio in sordina, di pazienti cuciture, di accordi sotto tono, il blocco politico-finanziario che aveva retto la città finisce infatti con il ricomporsi, con presenze significative in consiglio e nella giunta. Di tale recupero è emblema la vice sindacatura di Alessandra Foti, appartenente a una famiglia che, divisa fra la politica municipale e la Cassa San Giacomo, la banca "di casa" fondata oltre un secolo fa da Luigi Sturzo, più di ogni altra ha incarnato il potere a Caltagirone.

Il riconoscimento della "lezione" di Scelba, condiviso da certa informazione e da autorità di Stato, assume tuttavia un significato più ampio, quale rivalutazione di un modello, che a taluni livelli non ha mai smesso di fare testo. Al pari di altre "riletture" storiche, si mostra in effetti come sintomo della politica reale e come intimazione, mentre tornano in auge le soperchierie di piazza e le impudenze del passato.

In definitiva, l'iniziativa voluta dalla giunta Pignataro è offensiva per la Sicilia e la storia. E' diseducativo che del dirigente dc calatino venga esaltato lo spessore di statista, di padre della repubblica, e si disistimi invece il dato che viene dai fatti, dai documenti, dalla memoria diretta, dalle storiografie più conseguenti. Ed è emblematico che un tale disegno, ispirato dai poteri forti della "città gratissima", trovi consenzienti i consiglieri e le sedi della sinistra, a dispetto delle tradizioni che dovrebbero onorare.

Carlo Ruta


Il fantasma di Scelba

dalla Celere al G8 di Genova

 

Nulla accade per caso e, ancora una volta, il presente spiega il passato, e viceversa. Che tutti i morti siano seppelliti dove richiedono i parenti mi pare normale, ma che un consiglio comunale stabilisca dove deve essere seppellito un "benemerito" del luogo in considerazione dei suoi dati anagrafici o del suo grado politico, o dei suoi natali mi pare paradossale. In ogni caso che seppelliscano il morto dove gli pare. La cosa grave è una sorta di resurrezione di certo cattolicesimo "scudocrociato" e cioè la reviviscenza di quella concezione etica della politica che utilizza il cattolicesimo per scopi che nulla hanno a che fare col cristianesimo e con gli stessi Libri Sacri. Ai tempi del ministro Scelba si trattava di operazioni integralistiche il cui scopo sostanziale era il potere, il dominio occidentalista del mondo, l'anticomunismo, come scelta prioritaria, dopo quella che aveva caratterizzato la guerra contro il nazifascismo. Ora l'elemento di continuità sta nel fatto che, nonostante sia caduto il muro di Berlino, sia scomparso lo Stato sovietico, si registri una crisi di identità negli sparuti esempi di "comunismo reale" esistenti al mondo; nonostante il comunismo - ripeto - non faccia paura proprio a nessuno, ci troviamo di fronte a un governo e a una maggioranza parlamentare che esistono proprio in virtù del risveglio di quel fantasma, la cui evocazione è il berlusconismo imperante.

Che dietro ci sia la filosofia della "celere" e dei manganelli mi pare una costante di continuità abbastanza evidente: dalle repressioni delle rivendicazioni popolari degli anni quaranta/cinquanta del secolo scorso al G8 di Genova, e alle inspiegabili persecuzioni che si stanno sviluppando contro i manifestanti di Firenze. Per non dire altro. Del restoè un caso che Scelba diventi ministro degli Interni col terzo governo De Gasperi ( 2 febbraio - 13 maggio 1947), giusto nel periodo in cui, avvenuta la scissione di Palazzo Barberini, proclamata la dottrina Truman, avvengono le prime stragi di Stato in Italia? Ed è un caso che le prime vittime di queste stragi, col pretesto della lotta anticomunista, siano anche bambini, donne, sindacalisti? Ed è un caso che, rotto il patto di unità con le forze antifasciste, comunisti e socialisti vengono sbarcati dal governo regionale in Sicilia, dove avevano vinto le elezioni conquistando la maggioranza relativa dei voti, e dal governo nazionale?

Scelba, col suo atteggiamento sugli autori di quelle stragi, con le sue prese di posizioni ufficiali in quell'Assemblea Costituente in cui si stava preparando la nostra Costituzione repubblicana, ebbe una responsabilità gravissima: già il 2 maggio '47 orientò le scelte della magistratura, garantendo per primo sul depistaggio che era già cominciato, proprio con lui, il ministro delle manganellate.

Che oggi lo seppelliscano nel paese in cui era nato non stranizza. Anzi mi aspetto che gli amministratori del Comune che hanno tanto attaccamento alla memoria del loro conterraneo, facciano collocare anche una lapide in via Passetto,17 dove la buonanima era nata nel lontano 1901. Sarebbe strano poi che non intitolassero la piazza Umberto I a lui che certamente fece molto di più per la Sicilia e l'Italia di quanto avesse fatto l'innocuo e sfortunato monarca. E tanti monumenti e busti alla memoria perpetua gli si dovrebbero erigere in tutta Caltagirone. Sicché questa città capitale del cattolicesimo possa essere respirata e sentita dai visitatori, dai turisti e da quanti la vogliono conoscere per le sue più autentiche tradizioni, per i suoi artigiani, le sue ceramiche, i suoi monumenti e la sua storia, come la città del grigiore democristiano. La città dalla quale, grazie a uomini come Sturzo e il nostro beneamato ministro, il Vaticano conquistò lo Stato italiano. Andreotti a parte naturalmente. Per cui non deve sembrare strana l'equazione: Sturzo sta a Scelba come Andreotti sta a De Gasperi. Naturalmente tutti, all'epoca, dovevano avere grandi ombrelli per ripararsi dalle piogge!

Al consiglio comunale che ha deliberato la resurrezione del morto, come fece Cristo con Lazzaro anche se puzzava da tre giorni, non resta che un ultimo adempimento, se non altro per il principio della trasparenza: collocare un'altra lapide in un altro punto centrale della città con i nomi e i cognomi dei consiglieri nei quali l'attaccamento al concittadino prevale sulle ragioni stesse della storia e sulle speranze che un giorno - non si sa mai!- questa non ci consegni tutta la verità sull'età dello scelbismo. Per il momento possono tranquillamente sentirsi forti e sicuri perchè lo scelbismo ha fatto scuola. L'Italia del berlusconismo, infatti, non è poi tanto diversa, almeno nella visione del "nemico", dall'Italia che ci consegnò le prime stragi e i primi misteri della nostra storia.

Giuseppe Casarrubea

 


Scelba redivivo

ovvero amnesia storica a Caltagirone

Una triste vicenda in monocolore democristiano

" Le storie sono asce di guerra da disseppellire" secondo Wu Ming. E in una iscrizione commemorativa a Portella della Ginestra, composta da leonardo Sciascia, si legge: "Nessuna verità si saprà mai riguardo a fatti delittuosi che abbiano, anche minimamente, attinenza con la gestione del potere". Il tentativo di risuscitare Scelba appartiene a una Sicilia che dimentica le ingiustizie, grandi e piccole. E' percio importante ripristinare la memoria, ricordare i colpevoli di ieri, il gioco del potere che ha umiliato l'isola, il sistema mafioso che ha convissuto e convive con i siciliani - e i calatini non fanno eccezione. I morti di Portella, la repressione del movimento contadino, la fame e la miseria a cui intere zone della Sicilia sono state lasciate dallo Stato, la corruzione, i giornalisti uccisi, gli interessi americani nei pressi di casa nostra, lo sviluppo economico senza rispetto dell'ambiente e delle comunità… Tutto questo chiede giustizia e non l'oblio.

Si vuole intitolare la più importante piazza di Caltagirone a Scelba, uno dei creatori del "doppio stato" e protagonista di una repressione che ha fatto più morti della "strategia della tensione". Onorarlo significa celare ad una intera comunità che quegli eccidi siano stati compiuti, quali responsabilità abbiano avuto il potere politico nostrano e americano, chi erano quei morti.

Per capire quanto sta avvenendo occorre andare alle elezioni municipali del 1993, quando, contro ogni previsione, è stata eletta sindaco Marilena Samperi. Ecco come questa ricorda la situazione di allora: " C'è stata la convergenza delle forze della sinistra, dell' associazionismo, del volontariato, dei singoli individui su un progetto unico." A memoria degli scriventi, la sera della vittoria elettorale i giovani della sinistra avvolgevano con la bandiera di Che Guevara la statua di Sturzo. Quell'esito segnava in effetti la caduta di un quarantennale dominio DC. Ma nascostamente si manovrava già per riformarlo, come testimonia l'evoluzione in corso, sotto il segno della restaurazione.

Ma cosa è stato tale dominio? Un sunto adeguato lo ritroviamo nelle parole seguenti di Luciano Mirone, tratte da Le città della luna: "un muro costruito sapientemente da un sistema di potere che si era ramificato ovunque: le vastissime clientele, l'occupazione capillare delle poltrone di sottogoverno, la pigrizia ( ma secondo molti, la complicità ) di certa stampa e di certa magistratura, i concorsi palesemente anomali all'Unità Sanitaria Locale, all' Azienda Soggiorno e Turismo, e al comune, gli scandali legati ai mega appalti, la progettazione delle opere pubbliche affidata esclusivamente ai tecnici di partito… … a Caltagirone, fino a pochi anni fa, il potere si otteneva pacificamente, garbatamente, con un sorriso sulle labbra e con l'immancabile tessera della DC in tasca. E si conservava a lungo. Ci sono famiglie in questa città che in quarant'anni hanno espresso generazioni di sindaci e banchieri, come la famiglia Foti, che dal dopoguerra ha diviso il potere tra la presidenza della Cassa S.Giacomo ( la banca fondata da L.Sturzo) e la poltrona di primo cittadino. A capo di tutto il senatore Francesco Parisi, uomo garbato, leader incontrastato della Dc locale dal 1960 ad oggi, esponente di punta del Partito Popolare in Sicilia Orientale. .. Caltagirone come laboratorio politico, ma anche città con il trenta per cento di disoccupati…".

Il momento decisivo cade alle elezioni del 2001, dopo otto anni di amministrazione Samperi, quando la sinistra si trova radicalmente trasformata. Manca un progetto politico credibile, i partiti sono indeboliti, l'associazionismo viene fiaccato dall'indifferenza degli amministratori. E in tale situazione emerge la candidatura forte del preside Franco Pignataro. La lista civica che lo propone è fatta da medici, avvocati, ingegneri, persone della Caltagirone che conta. Non un operaio, non uno studente. Rifondazione Comunista lo appoggia ciecamente, disposta ad accontentarsi delle briciole, ma ci sono corteggiatori e alleati più blasonati, di origine democristiana.

L' elezione di Pignataro a Sindaco viene salutata dal "Manifesto" e da "Liberazione" come un segnale di continuità rispetto all'esperienza della Samperi. Ma i risultati testimoniano una disfatta campale. Il consiglio comunale reca una maggioranza di centro-destra di oltre i due terzi. Dopo tanti anni, non vi è alcun comunista. Rifondazione scompare di scena e con lei il senso politico residuo. E, seppure con qualche eccezione, è peggiore il dato dell'amministrazione, se si tiene conto che viene nominata vice-sindaco A. Foti, appartenente alla famiglia prima citata. In sostanza, nonostante i conflitti tra l'amministrazione e il consiglio comunale, appare chiara la ricomposizione del vecchio blocco di potere aristocratico.

Le premesse appena fatte diventano utili per capire cosa si muove dietro la decisione di intitolare la piazza cittadina a Scelba. Primo protagonista di questo tentativo di revisionismo storico è il senatore Vincenzo La Russa (fratello del più noto Ignazio), autore del libro Il Ministro Scelba. Costui non nega le responsabilità del ministro calatino nelle vicende sanguinose dell'immediato dopoguerra. Eppure dalla scheda del libro sul sito della casa editrice Rubettino si legge: "L'autore, come dichiara egli stesso non è uno storico; ciononostante riesce ad offrire al lettore una figura di Scelba meno cupa di quanto fino ad oggi sia stata rappresentata". La cosa è sorprendente e risibile. In realtà, un autore che non conosce la storia è facile che dia una rappresentazione distorta degli eventi. " Meno cupa" va letta nel senso di meno veritiera. E a che fini? Una ulteriore, utile indicazione viene dal Corriere della Sera del 30 giugno 2002, in cui si legge: "Si sente che Vincenzo la Russa è di scuola democristiana, è stato senatore proprio nel collegio di Sturzo e Scelba, non ha una pretesa nè di obiettività nè di fare opera storica...". Eccoci dunque allo scopo ultimo: il revisionismo per fini politici, il vilipendio cioè della verità storica, l'oltraggio ai morti di quegli anni, la reiterata copertura alle stragi di stato.

Nella vicenda, una data significativa rimane comunque il 29 ottobre 2002, decennale della morte di Scelba e centenario della sua nascita. L'Istituto di Sociologia Luigi Sturzo organizza un convegno per ricordare il "grande personaggio della storia della Repubblica". Partecipano: L'on.Casini, presidente della Camera; il segretario generale del Parlamento Europeo, Enrico Vinci; il Professor Ignesti della Lumsa (Università Cattolica privata di Roma). La squadra è al completo per irretire la città. E gli effetti si vedono nella velocità con cui il consiglio comunale si affretta a deliberare, in data 18 novembre, la intitolazione della piazza a Scelba.

Va anche sottolineata la prontezza con cui il ceto politico democristiano approfitta del momento per lanciare i suoi messaggi più subdoli. " La radice del suo antifascismo - dice Casini di Scelba - è la stessa che caratterizzò il suo anticomunismo: la difesa della libertà e della persona umana contro tutte le forme di totalitarismo". Equivale a dire che la Resistenza non partecipava allo spirito della Liberazione, che i comunisti italiani (la parte più cospicua del movimento partigiano) e i fascisti delle brigate nere erano la stessa cosa, negando ogni differenza tra chi aveva liberato l'Italia e il nazifascismo che l'aveva oppressa. Ma il passo di Casini che più preoccupa chi vuol leggere tra le righe della retorica, è il seguente: "La questione della sicurezza che (Scelba) ritenne essenziale in quegli anni, si ripropone con drammatica attualità. Il terrorismo internazionale, la criminalità organizzata e comune, il ritorno preoccupante di una violenza di piazza, impongono una politica della sicurezza ferma ed autorevole, che operi nella legalità per preservare la legalità e l'ordine pubblico". Queste parole vengono pronunciate il 29 ottobre. Ebbene, nell'arco di un mese abbiamo assistito alla criminalizzazione del movimento no global; a due ondate di arresti a danno dei suoi militanti; all'assoluzione per Placanica, il carabiniere assassino di C.Giuliani; alla campagna contro Don Vitaliano. E abbiamo visto altro: la definizione di "incivili" data da Berlusconi agli operai di Termini Imerese che scioperavano contro la chiusura dello stabilimento Fiat; le bombe di Genova rivendicate dalle brigate XX Luglio.

Un volantino degli Operai Contro-Aslo Roma contro le repressioni di Napoli e Genova è stato intitolato a ragione "Chi si ricorda di Scelba?". Certo che ce ne ricordiamo - sembra dire Casini - adesso che stiamo ripercorrendo le sue gloriose orme, adesso che assolviamo i poliziotti che pestano studenti e buttiamo per strada gli operai. In una intervista concessa alla Tv svedese, Mario Scelba ebbe a dichiarare: " I reparti celeri sono una specie di cavalleria motorizzata della polizia ed operano come opera la cavalleria.. ... un reparto a cavallo lanciato al galoppo contro una folla, se il reparto è deciso a passare senza preoccuparsi che qualcuno vada a finire fra le gambe dei cavalli, certamente passa,... e così erano i reparti celeri, così sono i reparti celeri: delle jeep, pochi poliziotti su delle jeep che venivano lanciate alla massima velocità e che potevano muoversi agilmente anche salendo sui marciapiedi o entrando sotto le gallerie e persino dentro i portoni." E potrebbe aggiungere oggi: persino salire sul cadavere di Giuliani. Come non vedere in questa entusiastica descrizione della Celere il codice del massacro che ha animato le forze dell'ordine a Genova e altrove?

Ivan Tuzzolino (Azazello)

azazello@erroneo.org

 

la discussione è aperta

Caltagirone, 3 gennaio 2003

"Anzi mi aspetto che gli amministratori del Comune che hanno tanto attaccamento alla memoria del loro conterraneo, facciano collocare anche una lapide in via Passetto,17 dove la buonanima era nata nel lontano 1901".

Con queste parole lo storico Giuseppe Casarrubea dimostra di saper vedere bene da lontano, anche da Partinico. Io, che abito a Caltagirone, mai mi ero accorto di questa bella lapide. Adesso, non mancano che i bagni pubblici da intitolare a Scelba.

Azazello

4 gennaio 2003

ho ricevuto la sua mail con la copia di Accade in Sicilia dedicata al caso della piazza intitolata a Scelba. Desidero ringraziarla: ... per avermi fatto conoscere questa e-zine, come si dice (benedetta sia la rete, sempre più sola fonte di informazione non di regime!), e soprattutto per avermi informato di questa nuova ennesima porcata italo/siciliana. Ho poco da aggiungere nel merito della disgustosa iniziativa: sto dalla parte di ogni persona, di ogni corpo che ha fronteggiato Scelba, la sua celere, i suoi manganelli, le sue trame, il potere di cui è stato esecutore e la sua violenza; che lo ha combattuto inerme, fino a soccomberne. E' a ciasuno di essi, alla sua memoria, che dedicherei una piazza. Ma forse in una città di un Paese che somigliasse appena un po' a quello per cui questi compagni scendevano in piazza. Un caro saluto

Matteo Di Gesù

5 gennaio 2003

Ben venga il monumento e la piazza intestata, ogni notte quel nome verrà modificato in piazza vittime di Scelba!!!

Andrea

http://www.pernondimenticare.com

5 gennaio 2003

Alla fine il cerchio si chiude. La riesumazione di Mario Scelba Macellaio Di braccianti agricoli in lotta Ad Avola e Battipaglia, Non è che un altro sintomo della putrefazione ideale della sinistra italiana, Alla fine Per psicopatia del potere La sinistra Burocratizzata e revisionista Si riduce a servitù del potere fascista Meno male che rimane la memoria storica dei rivoluzionari

Gino Armeli

g.armeli@tin.it

3 Gen 2003

Il revisionismo diventa un fatto eclatante solo quando rischia di intaccare gli interessi delle case editrici, ce ne sono invece così tante forme che non sono per nulla invisibili ma cominciano dai nomi delle nostre strade per finire nella bocca degli "uomini" che ci comandano e riscrivono il passato cancellando la memoria degli obbrobri, come i carrarmati fatti uscire da Scelba il giorno prima delle elezioni nei così lontani così vicini anni '50, grazie Azazello per aver spolverato via un po' di ragnatele.

Anonimo

(commento all'articolo di Azazello, su www.erroneo.org)

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