| 3 febbraio 2005 Quando i capimafia Rimi di Trapani dettavano legge dal carcere di Ragusa
Se nell'est siciliano negli anni del secondo dopoguerra non esisteva mafia, come concludeva per certi versi la Commissione Parlamentare Antimafia del tempo, come mai nei primi anni settanta Filippo e Vicenzo Rimi, boss di Trapani, trovarono proprio nel carcere di Ragusa la postazione favorevole da cui poter tenere sotto controllo la situazione, nonostante la loro condizione di "cattività"? Come mai proprio nel capoluogo ibleo potettero godere delle coperture che consentirono loro di stare un anno insieme, padre e figlio, a dispetto delle leggi e dei regolamenti che, trattandosi di pericolosi criminali, vietavano una tale eventualità in modo categorico? In realtà la Ragusa di Vincenzo Giummarra, che fu presidente della Regione e della Cassa di Risparmio, e di Giuseppe Lupis, a lungo ministro della Repubblica, non faceva storia a sé. Alla luce di tante cose, si può dire anzi che era perfettamente incardinata nei contesti politico-mafiosi del tempo, sulla scorta di una "divisione del lavoro" che gli consentiva di assumere un ruolo di studiata separatezza. E probabilmente proprio in ragione di tale separatezza, di un "buon nome" da tutelare a tutti i costi, perché così serviva, furono rimossi in via definitiva dalle carte dell'Antimafia gran parte dei documenti che interessavano direttamente o indirettamente l'area, da Catania in giù: in particolare, i rapporti della questura di Palermo sul ministro Giuseppe Lupis e il fratello Filippo, le investigazioni sugli affari dei cugini Salvo nella piana dell'Ippari, le note conoscitive sul magistrato ibleo Santiapichi in merito all'inserimento di Natale Rimi alla Regione Lazio. Nell'ambito dei cinquanta tomi pubblicati dalla Commissione intorno alla metà degli anni settanta, di tali dossier sono rimasti infatti solo il numero dei fascicoli e l'intestazione originaria. I Rimi costituivano allora una delle più potenti famiglie di mafia della Sicilia. Potevano godere di agganci forti al governo, in particolare all'interno della Democrazia Cristiana, dove sin dall'immediato dopoguerra, quando venivano denunziati dal bandito Gaspare Pisciotta quali organizzatori di importanti sequestri di persona, recavano il loro maggiore referente nel parlamentare di Castellammare del Golfo Bernardo Mattarella, più volte ministro della Repubblica, il cui nome venne insistentemente fatto in relazione alla strage di Portella della Ginestra. Forti di tali appoggi, i Rimi riuscirono a penetrare, come accennato, nei primi anni settanta nella Regione Lazio, con la mediazione di un faccendiere italo americano in odor di mafia, Italo Jalongo, e del magistrato ragusano Severino Santiapichi, allora consulente giuridico dell'ente, e ancora per anni mantennero posizioni di tutto rispetto negli affari più importanti della Sicilia. Ebbene, fra il 22 febbraio 1970 e il 25 marzo 1971 Filippo e Vincenzo Rimi, condannati definitivamente all'ergastolo, non si trovarono al carcere di Ragusa per caso. Avevano fatto bensì di tutto per arrivarvi, e fecero il possibile per restarvi, con l'apporto di esponenti di primo piano dei partiti di governo e delle istituzioni. E fu lo stesso presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Cattanei, a mettere a fuoco la gravità della situazione, con un rapporto che espose nel corso della seduta del 16 settembre 1971, sulla scorta di numerose lettere acquisite agli atti, che, pur dietro il paravento di supposte ragioni umanitarie, davano prova in via definitiva di tali complicità. Salvatore Tigano, capo della segreteria del sottosegretario alla Giustizia, Renato Dell'Andro, il 6 ottobre 1969 mandava al Direttore generale degli istituti di prevenzione e pena un messaggio in cui si legge fra l'altro: "Vengono rivolte premure perché i detenuti Vincenzo e Filippo Rimi, rispettivamente padre e figlio, non siano separati. I predetti sono attualmente ristretti a Perugia ed aspirano ad essere trasferiti a Ragusa ...". Ancora il Tigano, in una nota del 12 gennaio 1970, scriveva: "Vengono rinnovate vivissime premure perché il detenuto Rimi Filippo sia trasferito da Noto a Ragusa. La richiesta è motivata dalla particolare condizione di salute del padre del Rimi, Vincenzo, ristretto a Ragusa, che ha particolare bisogno di assistenza soprattutto affettiva, che può dargli solo il figlio". Subito dopo Filippo Rimi viene autorizzato a soggiornare per un mese con il padre presso il carcere di Ragusa. Ma gli "amici" non si fermarono. Filippo Romani, capo della segreteria del sottosegretario alla Giustizia Michele Pellicani, il 27 giugno 1970 scriveva: "L'onorevole sottosegretario gradirebbe che tale autorizzazione fosse prorogata almeno di altri due mesi". E anche quella volta l'autorizzazione venne accordata. Fu poi la volta del segretario particolare del ministro di Grazia e Giustizia Oronzo Reale, Mario Bergesio, che il 31 ottobre 1970 rivolse al direttore degli istituti di prevenzione e pena le seguenti parole: "Il detenuto Filippo Rimi, ristretto nelle carceri giudiziarie di Ragusa, aspira ad ottenere un'ulteriore propoga alla sua prmanenza nel suddetto carcere. Poiché in favore del predetto pervengono vivissime premure all'onorevole Ministro, La prego di voler cortesemente esaminare la possibilità di soddisfare tale aspirazione". Seguirono nei mesi successivi ulteriori interventi in favore dei boss di Trapani, che potettero così beneficiare di ulteriori proroghe. Direttore del carcere di Ragusa era allora Carmelo Mauro, una singolare figura di funzionario che amava coltivare amicizie a tutto campo. Recava rapporti strettissimi con il procuratore della Repubblica Francesco Puglisi, favoriti dalla comune provenienza da Santa Croce Camerina, dove abitavano nella stessa via, e alimentati da interlocuzioni di ogni tipo: basti dire che fra i dieci impiegati civili della casa circondariale figuravano in quegli anni, con mansioni didattiche, la moglie, la figlia maggiore e un parente acquisito del magistrato, certo Giuseppe Fiorilla, originario della stessa cittadina, che meglio del carcere, dove in via ufficiale era insegnante elementare, conosceva le aziende agricole del Mauro e del parente magistrato. Proprietario di terreni ai Macconi, al confine fra la provincia ragusana e il Nisseno, Mauro era entrato in confidenza inoltre con alcuni vicini "particolari": i cugini Salvo di Salemi e il commendatore Michelangelo Aiello di Bagheria, che con i Gambino, i Teresi e altri, avevano deciso di puntare, con l'acquisizione di migliaia di ettari di terreno, sulle fortune dell'agricoltura iblea. Dentro tale carcere, da quel che si può desumere da testimonianze e documenti, poteva accadere di tutto. Da atti ufficiali, seppure posteriori ai fatti in esame, è documentabile in particolare la condizione in cui vivevano in quelle mura i detenuti "senza nome", indotti all'occorrenza a umilianti servitù. Nel 1984 venne disposta una ispezione perché erano stati denunziati abusi che chiamavano in causa il direttore succeduto al Mauro, Clemente Cesareo. E di tale ispezione venne steso un rapporto riservato, a firma dell'ispettore distrettuale Ziccone, indirizzato il 12 novembre di quell'anno al direttore generale degli Istituti di pena a Roma e al procuratore della Repubblica che era subentrato al Puglisi, Paolo Frasca. Ebbene, sulla scorta di varie testimonianze emergeva una vera e propria tradizione di sfruttamento privato del lavoro dei detenuti, fuori dalle mura del carcere, attraverso un escamotage che dallo Ziccone veniva spiegato come segue: "Teoricamente l'abuso era possibile perché sia il detenuto A.G., sia il detenuto C.N., e prima di loro tanti altri, si recavano a lavorare come giardinieri e inservienti, nel piazzale antistante la prima portineria, nei locali della Direzione, della prima portineria, della sala rilascio colloqui e di tutti gli altri locali di fronte alla Direzione, senza essere stati dati in consegna ad alcun agente di custodia e con la possibilità di entrare ed uscire dalla seconda porta e dalla prima porta quando lo ritenevano. I predetti spostamenti non risultano da un registro entrata e uscita detenuti, tenuto dall'agente addetto alla seconda portineria, in quanto in esso registro si annotava soltanto l'uscita della mattina ed il rientro della sera, sempre dalla suddetta portineria. Inoltre nel predetto registro non era apposta né la firma dei portinaio, né quella del maresciallo titolare, né il visto del direttore. Ho rilevato infine che tutto ciò avveniva da moltissimi anni, molto prima cioè che giungesse a Ragusa l'attuale direttore".
Carlo Ruta
Si diceva che il direttore e l'ufficiale sanitario del carcere di Ragusa, evidentemente rappresentativi di un ambiente, assunsero nel caso Rimi un ruolo attivo, che trova conferma in una serie di comunicazioni che, con numerose altre di diversa provenienza relative alla vicenda, furono resocontate da una nota inoltrata dalla Direzione generale per gli Istituti di prevenzione e pena alla Commissione Parlamentare Antimafia. Si riportano quindi i passaggi specifici. Nota n. 3677 del 23.4.1970 del Direttore C. G. di Ragusa, dr. Mauro. Trasmissione mod. 437, dettagliata relazione medica, e proposta per trattamento del Rimi Vincenzo quale minorat fisico per altri sei mesi. Ministeriale 149158 dell'8.5.1970 a firma "Margariti" indirizzata alla Direzione C. G. Ragusa. Proroga trattamento minorato fisico per mesi sei del Rimi Vincenzo. Nota 8202 del 5.10.1970 della Direzione C. G. Ragusa. Invio relazione medica e richiesta del trattamento da minorato fisico per altri sei mesi del detenuto Rimi Vincenzo. Ministeriale 186460/37748 del 14.10.1970 indirizzata C. G. Ragusa. Proroga per sei mesi del trattamento da minorato fisico di Rimi Vincenzo. Nota n. 2683 del 10.4.1971 direzione C. G. di Ragusa. Richiesta proroga trattamento quale minorato fisico per altri sei mesi di Rimi Vincenzo. Ministeriale 150152/37748 del 24.4.1971 a firma "Dafano" alla direzione C. G. Ragusa. Proroga del trattamento da minorato fisico per sei mesi per Rimi Vincenzo. Fonogramma n. 2620prot. 156817 Uff. III D.C.I.P.P. a firma "Gallà", dell'11.6.1971 indirizzato al direttore C. G. di Ragusa. Richiesta dettagliata relazione medica di Rimi Vincenzo, dalla quale risulti se il detenuto sia trasportabile. Nota 4486 del 15.6.1971 direzione C. G. Ragusa. Invio relazione sanitaria richiesta con fonogramma. Appunto n. 170661/37748 del I°.7. 1971 per il Capo della Segreteria, a firma Cons. Margariti. Comunicazione del parere dell'Ispettore generale sanitario Prof. Fontanesi: per acquisire altri elementi di valutazione circa la possibilità di trasferire il det. Rimi - dichiarato non trasportabile dal sanitario delle C. G. di Ragusa - ad altra sede sarebbe opportuno eseguire una visita suppletiva al detenuto stesso; visita che il Prof. Fontanesi potrebbe effettuare congiuntamente ad dr. De Angelis di questa Direzione Generale. Appunto 17.7.1971 a firma "Margariti, Fontanesi, De Angelis". I due sanitari hanno riferito a S. E. Manca circa la visita eseguita sul det. Rimi Vincenzo che è stato riconosciuto trasportabile ad altra sede.
Roma, 29 aprile 1969 Appunto per il signor Direttore generale degli Istituti di prevenzione e di pena. Vengono rivolte vive premure perché i detenuti Vincenzo e Filippo Rimi, rispettivamente padre e figlio, non siano separati. I predetti sono attualmente ristretti a Perugia, in attesa del ricorso in Cassazione. Si prega di esaminare con favorevole intendimento la possibilità di accogliere la richiesta, fornendo cortesi, urgenti notizie in merito. (Salvatore Tigano).
Roma, 27 maggio 1969 Appunto per il signor Direttore generale degli Istituti di prevenzione e di pena. Con riferimento alla nota in data 13 maggio scorso, prot. n. 2669 61/4 Compl., vengono rivolte premure perché i detenuti Vincenzo e Filippo Rimi siano trasferiti insieme da Perugia a Favignana per avvicinamento alla famiglia. Si prega esaminare con favorevole intendimento la possibilità di accogliere la richiesta, fornendo cortesi urgenti notizie in merito. (Salvatore Tigano)
Roma, 30 giugno 1969 Appunto per il signor Direttore generale degli Istituti di prevenzione e di pena. Con riferimento alla risposta in data 13 maggio scorso, Prot. n. 2669 61/4 Compl., e facendo seguito all'appunto p. n. del 27 maggio scorso, vengono rivolte premure perché, se non fosse possibile lasciare insieme i detenuti Rimi Vincenzo e Filippo, sia destinato il Vincenzo, se riconosciuto minorato fisico, a Ragusa o, se sano, a Favignana ed il Filippo a Favignana o Noto. Si prega esaminare la richiesta con favorevole intendimento, fornendo cortesi, urganti notizie in merito. (Salvatore Tigano)
Roma, 6 ottobre 1969 Appunto per il signor Direttore generale degli Istituti di prevenzione e di pena. Vengono rivolte vive premure perché i detenuti Vincenzo e Filippo Rimi, rispettivamente padre e figlio, non sia separati. I predetti sono attualmente ristretti a Perugia ed aspirano ad essere trasferiti a Ragusa o ad altro istituto qualsiasi, ma insieme. Si prega esaminare con favorevole intendimento la possibilità di accogliere la richiesta, fornendo cortesi, urgenti notizie in merito. (Salvatore Tigano)
Roma, 12 gennaio 1970 Appunto per il signor Direttore generale degli Istituti di prevenzione e pena. Con riferimento alla risposta in data 21 ottobre scorso, vengono rinnovate vivissime premure perché il detenuto Rimi Filippo sia trasferito da Noto a Ragusa. La richiesta è motivata dalla particolare condizione di salute del padre del Rimi, Vincenzo, ristretto a Ragusa, che ha particolare bisogni di assistenza, soprattutto affettiva, che può dargli solo il figlio. Si prega pertanto di voler esaminare con favorevole intendimento la possibilità di disporre il trasferimento, anche solo temporaneamente, del Rimi Filippo a Ragusa, fornendo cortesi urgenti notizie in merito. (Salvatore Tigano)
Roma, 27 giugno 1970 Caro Margheriti, i detenuti Rimi Vincenzo e figlio Filippo, ergastolani, attualmente ristretti nel carcere di Ragusa, sezione minorati fisici, non possono più stare insieme a causa di una menomazione fisica del padre. Attualmente sono stati autorizzati a rimanere insieme, a Ragusa, sino al 21 giugno u.s.. L'onorevole Sottosegretario gradeirebbe che tale autorizzazione fosse prorogata almeno di altri due mesi. Ti ringrazio per le notizie che vorrai darmi e cordialmente ti saluto. (Filippo Romani)
Roma, lì 31 ottobre 1970 Appunto per S. E. dottor Pietro Manca - Direttore generale degli Istituti di prevenzione e pena. Il detenuto Filippo Rimi, ristretto nelle carceri giudiziarie di Ragusa, aspira ad ottenere un'ulteriore proroga alla sua permanenza nel suddetto carcere. Poiché in favore del predetto pervengono vivissime premure all'onorevole Ministro, La prego di voler cortesemente esaminare la possibilità di soddisfare tale aspirazione. Nel ringraziarla, le porgo deferenti ossequi. (Mario Bergesio)
Roma, 23 novembre 1970 Oggetto: onorevole senatore Mchele Cifarelli - Lettera in favore dei detenuti Rimi Vincenzo e Filippo. Alla Direzione generale Istituti di prevenzione e pena - Sede. Si invia - con preghiera di restituzione - la lettera del senatore indicato in oggetto, allo scopo di acquisire e trasmettere tutte le notizie utili alla risposta dell'onorevole Ministro, anche su quanto è stato possibile fare per i detenuti segnalati. p. Il capo di Gabinetto (f.to illeggibile)
(Dal capo della segreteria del ministro di Grazia e Giustizia Oronzo Reale) Si prega di voler esaminare benevolmente la possibilità di prorogare ulteriormente la permanenza del detenuto Rimi Filippo nel carcere giudiziario di Ragusa. Saranno gradite cortesi notizie al riguardo. Il Capo della Segreteria (Sabato Visco)
Appunto per il signor capo della segreteria. In riferimento alla segnalazione dell'onorevole senatore Corrao, si comunica che con provvedimento in corso la permanenza del detenuto Rimi Filippo nelle carceri giudiziarie di Ragusa è stata ulteriormente prorogata di mesi due. Roma, 21 aprile 1970 Il Direttore dell'Ufficio III. F.to Margheriti
(Dal direttore generale degli Istituti di prevenzione e di pena ) Si comunica che non è possibile disporre che il detenuto sano Filippo Rimi rimanga definitivamente assegnato nelle Carceri giudiziarie di Ragusa - nella cui annessa sezone per minorati fisici è ristretto il padre Vincenzo - sia perché è prassi costante di questa Direzione generale non destinare, per ovvii motivi, nello stesso istituto detenuti congiunti o correi e sia perché osta, a norma dell'articolo 26 del vigente Regolamento peniteziario, la pena alla quale lo stesso è stato condannato (ergastolo). Su segnalazione dell'onorevole senatore avvocato Ludovico Corrao la permanenza del Rimi Filippo nell'istituto di Ragusa è stata prorogata sino al 21 giugno 1970. 15 maggio 1970 Il Direttore generale - F.to P. Manca
(Dal capo della segreteria del sottosegretario di Grazia e Giustizia Pennacchini) E' stata vivamente segnalata all'onorevole Sottozsegretario l'aspirazione di Rimi Vincenzo detenuto nelle carceri di Ragusa, intesa ad ottenere che al figlio Rimi Filippo, anch'egli detenuto, sia permesso di rimanere nello stesso carcere. Si prega di fornire cortesi notizie al riguardo. 2 maggio 1970 Il Capo della Segreteria - F.to dr. A. Quiligotti
Roma, lì 25 maggio 1971 Appunto per S. E. il Direttore generale degli Istituti di prevenzione e pena - Sede. L'Onorevole Sottosegretario è stato vivamente interessato in favore del signor Rimi Filippo, detenuto nel carcere di Ragusa e attualmente a Messina per accertamenti (è stato accertato che è inabile), il quale chiede di essere restituito al carcere di Ragusa, dove è detenuto il padre, anch'egli inabile. Si gradiranno notizie in merito. (Angelo Quiligotti)
(Dal senatore Michele Cifarelli al ministro di Grazia e Giustizia Oronzo Reale) Carissimo, consentimi, te ne prego, un appello al tuo diretto esame della seguente segnalazione, che è frutto di una intensa preghiera fattami dal repubblicano dottor Vincenzo Renda, da tanti anni sindaco di Vita, in provincia di Trapani. Si tratta di Rimi Vincenzo e Filippo, che vorrebbero continuare ad essere detenuti insieme nel carcere di Ragusa. I due predetti sono padre e figlio ed attendono la decisione del loro ricorso alla Cassazione, avverso sentenza di condanna all'ergastolo per omicidio. Dovrebbero essere ristretti in una casa penale. Il padre, Rimi Vincenzo, è malato, onde pare che debba essere collocato in un centro giudiziario con sezione per minorati fisici. Il figlio, Rimi Filippo, assiste suo padre e perciò fa viva preghiera per rimanere nel carcere di Ragusa e non essere trasferito alla casa penale di Noto. Vi sono state finora delle proroghe, concesse per ragioni umanitarie. Consentimi di insistere affinché un tuo provvedimento di ulteriore proroga della detenzione per entrambi a Ragusa sopravvenga, ispirato agli stessi intenti umanitari. F. Michele Cifarelli Lettere in favore dei capimafia Vincenzo e Filippo Rimi
Ministero dell'Interno Direzione Generale della P. S. Roma, 27 maggio 1971 Al Ministero di Grazia e Giustizia D. G. Istituti prevenzione e pena - Roma Oggetto: Rimi Vincenzo nato ad Alcamo il 6.3.1902 e Rimi Filippo, nato ad Alcamo il 13.2.1923 . detenuti.
Nel corso di importanti indagini di P. G., eseguite di recente nella Sicilia Occidentale, si è dovuto controllare se gli ergastolani indicati in oggetto avessero avuto contatti esterni al carcere e, particolarmente, con elementi mafiosi di loro fiducia. Si è così appurato che i due Rimi, rispettivamente padre e figlio, malgrado l'uno figurasse a Ragusa e l'altro a Noto, avevano trascorso insieme oltre un anno di detenzione nel carcere di Ragusa e precisamente: dal 22 febbraio 1970 al 25 marzo 1971. Infatti, il Rimi Filippo, trovandosi detenuto a Noto, aveva chiesto ed ottenuto da codesto Ministero un colloquio con il padre, rinchiuso nel carcere di Ragusa, nel quale, una volta giunto, era rimasto per oltre 13 mesi. Lo stesso Rimi Filippo risulta essere stato trasferito, il 25.3.1971, alle carceri di Messina, all'evidente scopo di ottenere la dichiarazione di minorato, per poi essere assegnato a Ragusa, nella stessa "Sezione" del padre. La vicenda ha suscitato viva perplessità da parte di questo Dicastero, tenuto conto che, trattandosi di individui mafiosi pericolosissimi e tuttora capaci di organizzare qualsiasi attività illecita, anche dal carcere, sarebbe stato più opportuno evitare che essi si incontrassero. Pertanto, si prega vivamente codesto Ministero di disporre che i due ergastolani in argomento siano destinati definitivamente in differenti stabilimenti di pena, quanto più possibile lontani dalla Sicilia, allo scopo di non consentire che essi possano continuare a mantenere collegamenti con l'ambiente locale, in cui godono ancora di moltissimo ascendente. Si gradirà cortese riscontro. p. il Ministro (firma illeggibile)
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