14 ottobre 2005

 

Storia di Marta: una donna forte che rivendica i suoi diritti di lavoratrice e di madre

 

 

La vicenda di Marta Restuccia, messinese, testimonia purtroppo quanto sia di casa la prepotenza in certi ambienti economici, che invece, come lei ben dice, dovrebbero avere tutt'altra cura della dignità umana. Si tratta, ancura una volta, di una storia di vessazioni continuate, raccontata da Marta stessa, in modo denso ed efficace.

 

Caro dott. C., non so se in precedenza ha mai letto la mia testimonianza sull’ingiustizia che ho subito. Ho lavorato 10 anni per un’azienda privata di Messina e un anno e mezzo fa (in prossimità della Pasqua), una mattina vengo licenziata verbalmente, prendendo come scusa un minuto di ritardo del mio orario d’ingresso. Ho sempre fatto orari folli, con stipendi sottopagati….e per orari folli, intendo che uscivo spesso anche dopo la mezzanotte...no stop dalle 9 del mattino.

Sono mamma di una splendida bimba di 5 anni, che ho avuto quasi dietro permesso del titolare…in quanto all’epoca dell’assunzione mi aveva fatto firmare un foglio di dimissione, che avrebbe esibito in caso di gravidanza. Dopo il licenziamento sono entrata nel totale panico e nella depressione, sono stata in cura con antidepressivi e tranquillanti per mesi e ho dato tutto in mano ad un legale, il quale ha impiantato un ricorso per provvedimento urgente ex art. 700 c.p.c…ma sono stata consigliata male sin dall’inizio e ho perso il ricorso (il giudice ha dichiarato che non c’erano elementi per dichiarare che ci sia stata effettiva interruzione del rapporto, ne il rientro in azienda è stato mai negato)…e poi non ho continuato legalmente per motivi economici. Mia figlia non poteva mangiare “la mia sete di giustizia”. Ma nessun giudice e nessuna sentenza può ridarci la serenità e la fiducia in noi stessi…quella io l’ho ritrovata cercando con tutta me stessa (anche facendomi violenza a volte per non pensare) di mettermi alle spalle quanto accaduto e ricominciando da zero.

Dentro di me non dimenticherò mai quanto è successo… ma un piccolo pesciolino come me, non può combattere contro i pesci grossi che hanno soldi per comprarsi tutto quello che vogliono, persino l’illecito.

E' ingiusto...

Marta

 

 

La testimonianza

 

Assunta nel 1993 con regolare contratto (dietro ricatto di una lettera di dimissioni firmata senza data, che il titolare dichiara di esibire in caso di gravidanza).
Il mio rapporto lavorativo comincia in maniera idilliaca.
Dal 1993 al 1999 inizialmente ho curato il follow-up telefonico, passando in seguito alla selezione del personale esattoriale, all´elaborazione delle performance societarie, alla gestione della Filiale di Messina, controllo frodi e qualità personale esterno.
Orari folli (dalle 09.00 alle 22.00 no stop), sovraccarico di lavoro e troppe pretese.
Avevo detto più volte che da sola non ci riuscivo più, ma dato che comunque e in ogni caso, anche portandomi il lavoro a casa sino a fare l'alba, le cose venivano fatte ….per l'azienda era comodo.
Mi dicevano che non trovavano nessuno, ma mai una volta avevo visto annunci di ricerca personale….e all'epoca mi occupavo io di tutto ciò.
Svolgevo mansioni che oggi svolgono più di sei persone.
A maggio del 1999 scopro di aspettare un bambino (quasi quasi chiedendo il permesso all'azienda per avere una gravidanza) e il mese dopo ho un inizio di distacco di placenta e esibisco esito visita ginecologica + diapositiva dell'ecografia da dove si evince il piccolo distacco.
Il medico mi prescrive 30 gg d'assoluto riposo e dopo 20 giorni sentendomi meglio rientro a lavoro…ma al mio rientro devo ringraziare il cielo di aver ritrovato la sedia dove sedermi, perchè scopro che mi hanno tolto le mansioni senza avvisarmi e hanno delegato il tutto a due nuove persone.
Io vengo assegnata a lavori di fotocopie, e ogni mattina dovevo chiedere alla responsabile amministrativa se aveva bisogno d'aiuto, e faccio il jolly della situazione per parecchio tempo.
Trascorro la mia gravidanza angustiata, mi sento inutile e mi fanno sentire non parte di quell'azienda. Oltretutto a fine giornata ho sempre le caviglie gonfie per stare tutto il giorno in piede e davanti alla macchina delle fotocopie.
Ricordo un episodio in modo particolare. Era finita la mia giornata lavorativa e sono entrata in direzione per salutare e mi viene richiesto con tono rabbioso e imperato, lo svolgere di un altro compito lavorativo, io ritorno indietro, riaccendo il Pc e le mie lacrime scorrevano a fiumi. Avevo dolori lancinanti alle caviglie.
Lavoro quasi sino all'ottavo mese e poi entro in maternità.
Dopo il parto mi richiamano più volte per il rientro e mi fanno rientrare prima dei tre mesi dopo, proponendomi un aumento di qualifica.
Io accetto ("non potevo fare altrimenti") e mi rivestono del ruolo di responsabile dell´area affari generali.
Durante l'allattamento non ho quasi mai potuto rispettare le due ore che mi spettavano per allattare mia figlia, perchè ero spesso trattenuta in ufficio.
In quel periodo, inoltre, insieme ad una programmatrice esterna, collaboriamo per un lavoro che durerà poi quasi un anno, ad un nuovo data-base per l'elaborazione delle performances societarie
Lavoro che viene svolto sino a oltre le dieci di sera a volte…e soprattutto con grande successo e perfezione a risultato ultimato.
Lavoro che successivamente alla migrazione del sistema informativo da ms-dos a windows, viene eliminato con un semplice ctr+canc, senza preoccuparsi minimamente di chiamarmi in causa.
Questo scherzetto e questa perdita a me personalmente costa mortificazioni e inutile perdita di tempo.
Insomma un anno perso e soprattutto da quel momento mi mancano gli strumenti per i controlli societari, controlli che devo fare comunque manualmente…e nonostante ciò vengo anche umiliata più volte davanti a persone estranee, perché i tempi sono più lenti e i risultati poco soddisfacenti.
Ma "sfortunatamente" io non sono una macchina….magari lo fossi stata in quel periodo, sicuramente i miei sentimenti non sarebbero stati schiacciati.
Insomma a settembre del 2001 decido di dare le dimissioni per motivi di salute della mia bambina. Naturalmente concedo tutto il tempo necessario per trovare una nuova persona e per poterla istruire come si conviene.
Vengo richiamata, ma stavolta reagisco e resto ferma sui mie passi....mia figlia prima di tutto!!!
A quel punto, pur di non perdermi, mi viene proposto il telelavoro e in seguito ci accordiamo per il part-time.
Accetto!
Vengo licenziata dall'attuale società con regolare TFR e assunta con la denominazione di un altra società, ma è una società di fatto perchè realmente io continuo a lavorare sempre allo stesso posto nella stessa ditta.
Assunta in un'altra società, per sgravi fiscali mi viene detto, società della quale io non conosco nemmeno la sede legale.
E dopo l'assunzione part-time....comincia il tormento.

Controllo esasperante sul lavoro, ogni sera devo dire ciò che ho fatto durante il giorno.
Compiti dequalificanti
E poiché molte volte in direzione non c'era nessuno per poter rendicontare la mia giornata lavorativa, allo scadere del mio tempo lavorativo mandavo un'e-mail con spiegazione dettagliata del lavoro svolto.
Sono stata richiamata più volte perchè non sempre a fine giornata passavo in direzione, ove per la maggior parte non c'era mai nessuno. Ai richiami rispondo a tono che comunque mando una mail quando non trovo nessuno, e mi viene risposto che non c'è il tempo per leggere le mail. Comunque prendendo questa scusa, in una riunione mi vengono tolte nuovamente tutte le mansioni, passandole a due persone, dicendo che dovevo andare in ufficio solo per "fottere" lo stipendio.
Per farla breve, ho capito che il loro scopo era o farmi rientrare a lavoro full time o aspettare che mi licenziassi per disperazione.
Decido di rientrare full-time.
Siamo a giugno 2002.
Appena rientrata a tempo pieno, tutto cambia.
Ritorno a far parte delle riunioni delle aree, vengo ripresa in considerazione, mi viene detto che hanno bisogno della mia piena collaborazione per cominciare un lavoro importante e il capo mi pretende in una postazione vicina alla sua, come braccio dx….
Se ci penso adesso mi viene da ridere di quest'opportunismo.
Curo l´iniziazione di un nuovo lavoro e dopo averlo ben avviato vengo tolta da questo lavoro e assegnata ad un altro in fase di nascita.
Insomma comincio un´altra attività dal nulla avendo la paura che una volta avviato anche questo mi venga tolto senza nessuna soddisfazione o motivo.
Tutte le volte io preparavo e imbandivo la tavola a festa, con piatti succulenti e ben decorati e poi chiunque si sedeva a tavola e mangiava….tranne me!

E arriviamo ai giorni nostri!!!!
Ad aprile dell'anno scarso, una mattina arrivo in ufficio un minuto dopo l'orario d'entrata (09.01) e mi viene chiesto di firmare un modulo mai visto prima.
Il modulo indicava la data del giorno, il nome della dipendente, l'orario d entrata e la firma.
Io firmo e dichiaro che se devo firmare ad un minuto alla nove, voglio firmare anche all'uscita.
Alla mia richiesta vengo convocata dal titolare il quale mi chiede spiegazioni e io rispondo, testualmente: "Se firmo quando entro in ritardo di un minuto, firmo anche quando esco in ritardo di 10-20 minuti." La sua risposta è questa: LEI E' LICENZIATA, LASCI LE CONSEGNE AI RESPONSABILI AMMINISTRATIVI, E SE NE PUO' STARE A CASA DA SUBITO. LE INVIEREMO I CONTEGGI.
Lui va via per via di un appuntamento e io lascio le consegne ai due consiglieri amministrativi. Dopo mezzora mi fa dire dalla segretaria di aspettarlo che mi deve parlare.
Al suo arrivo, esordisce così: "Non creda che ho cambiato idea, poiché la mia decisione rimane tale, lei da domani è licenziata...ma siccome sono una persona umana, la pago sino a quando non si trova un altro lavoro.
E aggiunge con tono sarcastico e con cattiveria: "tanto lei è brava, non le mancherà trovarsi un altro lavoro a breve."
Io dico soltanto che non capisco come lui lo possa fare...e lui risponde che per eventuali controlli che potrebbero avvenire lui fa dire che sono ammalata.
Si alza dicendomi che vuole terminare questo rapporto lavorativo in maniera civile e mi accompagna alla porta d'ingresso.

Quelle parole mi risuonano in testa come una nota stonata e come un'automa percorro la strada senza sapere dove vado.
Acquistata un po' di lucidità mi avvio presso uno studio di consulenza e allo studio mi dicono che questo tipo di licenziamento non è efficace e mi suggeriscono di ripresentarmi al lavoro l'indomani mattina….e aggiungono che se si dovesse prospettare l'eventualità che non mi facciano entrare, di andare all'ispettorato del lavoro e di ritornare con le forze dell'ordine.
Il solo pensiero di rientrare in ufficio mi mette ansia e comincio a stare male.
Arrivata a casa comincio ad avere delle crisi di nervi e poi perdo coscienza.
Chiamo il mio medico curante e mi faccio prescrivere un certificato medico con la richiesta di tre giorni di malattia, per giustificare intanto la mia assenza sul posto di lavoro, e per riprendere le forze.
Il mio malessere dura per parecchi mesi, con crisi depressive e crisi di panico...e più i giorni passano, più non ritrovo la forza di ritornare per affrontare la situazione di petto.

Nel frattempo invio una lettera dove richiedo i motivi del mio licenziamento e mi viene risposto che nessun licenziamento ne verbale ne per iscritto mi è stato notificato, ma che "ella è stata soltanto allontanata dal posto di lavoro". (?) ….E che significa?

Dopo questa risposta prendo contatto un legale e racconto tutto l'accaduto.

I primi giorni le mie crisi sono frequenti, specie tutte le volte che racconto quello che mi era successo.
Poi il 3 maggio ho una crisi forte e mio marito mi porta al centro di neurologia, dove io sono in cura da qualche anno …e la psicoterapeuta del centro mi trova una forte depressione e mi prescrive una cura e 30 gg di riposo
Prendo dei tranquillanti e degli antidepressivi ….ma il mio stato di salute non migliora subito..
Ho paura a stare in mezzo alla gente, insonnia, gastrite, crisi di panico, tachicardia e aumento notevolmente le mia dose di sigarette quotidiana.

Mi ripeto sempre nella mia mente: Ho dato l'anima per dieci anni....e questa società è nata insieme a me, mattoncino per mattoncino. E' giusto tutto questo?

Marta Restuccia

 

 

 

Quello che conta "adesso", per me...non è più una sete di vendetta...non provo più quell'odio iniziale...ma vorrei soltanto far capire a chi legge, che non bisogna tacere, che non bisogna accettare passivamente...che non è giusto non poter far valere i propri diritti soltanto perchè non si hanno le "forze" e soprattutto perchè gli avvocati costano parecchio....ma che bisogna farsi sentire! Usiamo la nostra voce ...
Si è vero...io non ho vinto la causa, perchè ci sono state delle false testimonianze, perchè lui era "più forte" sotto tutti i fronti, perchè non ho potuto affrontare un'ulteriore causa per motivi economici, ma IO racconterò sempre quanto mi è successo a testa alta...perchè le vere persone forti, sono coloro che possono raccontare ai propri figli di aver combattuto contro i mulini a vento, di avere perso...ma possono guardarsi dignitosamente ogni mattina allo specchio... perché si sono rialzate da tutte le cadute. Grazie a tutti i miei amici e alla mia famiglia, mi sono ripresa e ho voltato pagina, cambiando totalmente il mio modo di vedere le cose. Non ho più crisi di panico, né piccole crisi epilettiche da parecchi mesi ormai e sono fiera di me stessa e della mia vita. Non accontentiamoci perchè "in Sicilia non c'è di meglio "... siamo essere umani non numeri!

Marta

 

 

 

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