| Omertà
e morte a Ragusa |
11 maggio 2005 I suicidi alla scuola media inferiore Quasimodo e le responsabilità delle istituzioni. Ecco i retroscena taciuti all'opinione pubblica. Dei gravissimi fattori di disagio nell'istituto ragusano, le autorità pubbliche sapevano da anni. Ne era a conoscenza la preside Varcadipane, che dopo timide denunzie aveva deciso di tacere, per il buon nome della scuola. Ne era al corrente il procuratore Fera, che al riguardo aveva ricevuto un documentato rapporto dal comando della polizia urbana, finito archiviato. Ne era informato l'assessorato ai servizi sociali della passata amministrazione comunale. Ne erano a conoscenza gli organi di PS. Adesso, dinanzi a quanto è avvenuto, tutti coloro che non si sono mossi si assumano le loro responsabilità.
La scuola media Quasimodo è investita dallo scandalo. Tre alunni che si suicidano in pochi mesi costituiscono un fatto abnorme, che richiama sicuramente un radicato stato di disagio, ma pure delle responsabilità. Lo sfondo è quello della contrada "Pianetti", di recente urbanizzazione, che se concentra una fetta consistente della Ragusa bene, in particolare quella delle libere professioni e delle nuove attività industriali, motivate a sottolineare lo status acquisito, è pure sede di cospicui agglomerati popolari, per via degli ampi caseggiati IACP che vi sono stati elevati intorno agli anni ottanta. Di certo, per una varietà di ragioni, esistono i presupposti perché fra le centinaia di alunni che affollano l'istituto possano alimentarsi, più o meno discretamente, tensioni e pregiudizi. In tale quadro, di per sé difficile, segna tuttavia un passaggio cruciale l'irruzione delle droghe, incentivata dal fatto che la scuola occupa la periferia estrema del centro abitato, reca attorno poche costruzioni, in senso logistico offre quindi le migliori occasioni per lo spaccio. La presenza dei narcotici alla Quasimodo, largamente "invisibile" allo sguardo comune, fa ovviamente da detonatore ai disagi e alle problematicità esistenti, dovendosi alimentare, come è nella norma, di omertà, minacce, emulazioni, istigazioni, soperchierie, imposizioni. Può beneficiare inoltre di alcuni "complici" obiettivi: l'indifferenza di istituzioni pubbliche tenute a garantire la legalità; l'inidoneità delle dirigenze scolastiche a mantenere una condizione di normalità; una didattica che dinanzi alle culture della sopraffazione non riesce a testimoniare agli alunni un credibile patrimonio di valori. A comprovare tale sintesi, ecco allora i fatti gravissimi che fino a oggi, a dispetto di quanto avvenuto, vengono celati alle famiglie degli alunni e all'opinione pubblica. Nella tarda primavera del 1999 la preside dell'istituto Giuseppina Varcadipane ha inoltrato una nota all'assessorato comunale ai Servizi Sociali in cui denunziava casi di consumo e spaccio di spinelli da parte di alunni "su istigazione di mandanti adulti". Seguendo poi il normale iter, il primo giugno 1999 tale denunzia è stata trasmessa al comando di Polizia Municipale, guidato da Francesco Lumiera, che, unica civile eccezione in questa storia tragica, si è mosso con sollecitudine. Una squadra di funzionari e agenti si è posta in contatto con la preside e, assumendo le necessarie cautele, con alcuni ragazzini coinvolti nella vicenda, al fine di dipanare il groviglio delle responsabilità. E' stato istituito nel medesimo tempo un discreto servizio di vigilanza, dentro l'istituto e nelle aree circostanti. Dopo alcune settimane il comando è stato perciò in grado di tracciare un primo profilo della situazione. Le
cose emerse risultavano gravissime. Alla Quasimodo esisteva effettivamente un
traffico minuto di narcotici. Alcuni alunni, già tossicodipendenti, erano
stati assorbiti dal giro, sotto minaccia. L'organizzazione si avvaleva di elementi
mediani, residenti a Comiso e a Ragusa. A partire dall'istituto di contrada Pianetti,
lo spaccio si dipanava in altri punti della città: dalla discoteca 2001
fino alla frazione di Marina, dove i pusher avevano stabilito quale punto d'incontro
lo Scalo Trapanese. Fra le sostanze rifornite agli alunni c'era pure la cocaina. Occorre fare a questo punto un balzo di anni, per giungere a una mattina di fine marzo del 2004, quando una giovane si è recata presso la scuola media Quasimodo per parlare con la preside Varcadipane. Qualche giorno prima il giornale on-line cui collaborava era stato informato di quanto era avvenuto nel 1999 e, in particolare, si aveva avuto modo di leggere i documenti ufficiali sulla vicenda. L'intento era quello di verificare lo stato delle cose, nella prospettiva di darne eventualmente conto all'opinione pubblica. La dirigente scolastica, neppure a dirlo, si è mostrata restia ad approfondire la cosa, ma mentre confermava significativamente che né lei né altri della scuola erano stati convocati dalla procura di Ragusa per deporre sui fatti di cui erano venuti a conoscenza, assicurava che tutto nell'istituto era rientrato nella normalità: pregava quindi di mantenere la massima discrezione sull'argomento per evitare danni ai ragazzi e non allarmare le famiglie. Quel che è successo ai nostri giorni ci testimonia, purtroppo, che la normalità dell'istituto Quasimodo vantata dalla signora Varcadipane era solo un'invenzione. Carlo Ruta
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