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Le inchieste Sito di documentazione storica e sociale di Carlo Ruta | ![]() |
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Per un'informazione pulita di Carlo Gubitosa Tre
piccoli cambiamenti nel sistema culturale italiano sarebbero sufficienti per smuovere
i piccoli feudi di potere dell'informazione: libertà di scelta per l'uso
dei soldi pubblici destinati all'editoria, libero accesso all'ordine dei giornalisti,
libere elezioni del consiglio di amministrazione della Rai. "Tutti a casa!" Pensando ai giornali, alle radio e alle televisioni italiane, a volte si è tentati di pensare che la qualità del nostro giornalismo si possa facilmente ottenere mandando in pensione alcuni personaggi che si sono distinti per la loro vocazione di mosche cocchiere del potere. I finanziamenti pubblici all'editoria, denunciati con dovizia di particolari nel libro "La Casta dei giornali" di Beppe Lopez, sono solo la punta dell'iceberg di una situazione molto più complessa. I soldi che escono dalle nostre tasse per finire nelle tasche di chi fa cattiva informazione sono un problema sicuramente grave e serio, ma purtroppo non l'unico: le malattie dell'informazione si intrecciano e aggrumano in una metastasi culturale ormai molto difficile da curare. Proviamo ad elencarne alcune.
Uno
scandalo italiano. L'Espresso e il caso SIFAR Dalla tesi di laurea di Luca Grimaldi Gli
anni Sessanta sono stati uno dei periodi più ricchi e fecondi di cambiamenti
della storia italiana. Immediatamente successivi al boom economico, infatti, sono
stati anni di profonde trasformazioni e di esperimenti politici che hanno mutato
il panorama politico e sociale del nostro Paese.
Il
business della diffamazione di Giovanna Corrias Lucente Fonte:
"Micromega" (L'Espresso - Gruppo Editoriale) del 29 giugno 2007.
Per cortese concessione dell'autrice Sulla testa di ogni giornalista pende oggi la spada di Damocle di una querela per diffamazione. Lui - e il suo giornale - rischia la bancarotta, chi querela assolutamente niente. Anche se la denuncia si rivela infondata, infatti, è quasi impossibile ottenere un risarcimento. Risultato: i giornalisti scrivono sempre di meno e sempre più politically correct, le querele per diffamazione non si contano e i danni morali liquidati raggiungono cifre sbalorditive. Con buona pace del pluralismo e della libertà di stampa.
Convegno a Modica su Nené Criscione Il
5 maggio 2008 si terrà a Modica, presso la Domus Sancti Petri,
I
primi passi del giornalismo siciliano di Gianni Monaco Ricostruire
la storia del giornalismo siciliano che va dal Seicento alla prima metà
dell'Ottocento non è operazione semplice. Le difficoltà nascono
dalla scarsezza di materiale contenuto negli Archivi di Stato, dalle pessime condizioni
della documentazione stessa, dal fatto che, nel tempo, molte collezioni di giornali
sono state saccheggiate dai lettori.
Cinema
e rivoluzioni private. I fatti di Avola Una
sera d'autunno del 1969 il cinema "Cappello" di Avola dava Sotto
il segno dello Scorpione di Paolo e Vittorio Taviani. Il film, usando un linguaggio
sperimentale non privo di riferimenti a Brecht e Godard, raccontava, in un'ambientazione
e in un tempo imprecisati, ma con richiami a un Mediterraneo ancestrale e a rituali
arcaici del mondo pastorale sardo, lo scontro senza storia tra due gruppi tribali:
l'uno conservatore, l'altro rivoluzionario e votato all'utopia.
Mafia e brigantaggio in Sicilia: discussioni dopo l'unità d'Italia. di Carlo Ruta L'unificazione del paese, con i suoi controversi risvolti, crea le condizioni perché erompano e assumano una inedita visibilità il malessere e i bubboni sociali delle regioni meridionali, e della Sicilia in particolare. E se i nuovi saperi sociologici, con l'ausilio degli strumenti statistici, consentono di rilevare meglio che in passato le differenze territoriali, il consolidamento di una informazione che s'interessa costitutivamente dell'intero paese, servita dall'agenzia Stefani, contribuisce in modo risolutivo alla elaborazione di conoscenze che potevano riuscire poco componibili agli osservatori della Sicilia prima del 1860.
The South and the Mafia di Roger Cohn Il testo che segue, finora inedito, è stato scritto dal giornalista americano, adesso direttore del magazine "Mother Jones", di San Francisco, nel 1984, quando era inviato del "Wall Street Journal" in Italia. Negli anni precedenti si erano succeduti in Sicilia delitti di mafia clamorosi come quelli del presidente della Regione Piersanti Mattarella, del parlamentare comunista Pio La Torre, del magistrato Rocco Chinnici, in ultimo, nel settembre 1983, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. For the foreign press, the Mafia is a major story. No sooner did the wave of Mafia arrests begin last September than droves of foreign correspondence began making their way to Palermo. Since then, newspapers in New York, London and other major capitals have been full of stories about boss-turned-informer Tommaso Buscetta and about the Italian state's new determination in confronting Cosa Nostra.
L'editoria italiana e la cultura araba. Motivi di una rimozione Di Ilaria Alpi Un viaggio nell'editoria italiana è piuttosto deludente per chi volesse trovarvi un' interesse per il mondo arabo che vada al di là di fenomeni legati alla moda di un momento, meri fuochi di paglia che non sono certo indicatori di una politica culturale globale. Ciò fa si che non si possano individuare che elle indicazioni sommarie, degli esempi editoriali l'uno staccato dall'altro per contenuto e per pubblico al quale si rivolgono. Vale a dire che certamente esistono testi in italiano tradotti da autori arabi o di specialisti italiani che si occupano di mondo arabo, ma viene da chiedersi se questa produzione risponda a delle regole precise o sia piuttosto caotica, disordinata e legata alla curiosità di qualche editore "illuminato". Questo vale sia per il fenomeno dal punto di vista letterario che da quello politico, a volte addirittura fusi come per le edizioni Ripostes di Salerno che nei loro recenti testi sulla Palestina hanno fatto un"azione politica' in forma letteraria, teatrale. Altro esempio è fornito da un altro testo sulla Palestina, La terra troppo amata, della cooperativa il Manifesto, dove la scelta del genere letterario rappresentativo della produzione di questo paese cade su un insieme di prosa e poesia.
Le dichiarazioni del colonnello dei carabinieri Antonio Perenze rese al Comitato d'Indagine sui rapporti tra mafia e fenomeno del banditismo in Sicilia nella seduta del 22 maggio 1969 Perenze ebbe un ruolo assai importante nell'affare Giuliano quale artefice materiale dell'operazione conclusasi con l'uccisione del bandito, nella notte del 5 luglio 1950. Fu peraltro lui a stilare su quell'evento un rapporto ufficiale che sin da subito da alcuni giornalisti, Tommaso Besozzi e Nicola Adelfi in particolare, venne a ragione contestato, e infine attestato come falso. Ampie contraddizioni insistono quindi nelle dichiarazioni rese all'Antimafia, ben poste in evidenza dalle osservazioni e dalle domande incalzanti del deputato Tuccari, che poi, a testimoniare la sua disapprovazione nei riguardi della relazione finale firmata da Bernardinetti e degli atteggiamenti complessivi della maggioranza, tesi a sminuire il significato delle collusioni in sede istituzionale, si dimise dalla Commissione.
Storia di S. La carriera "esemplare" di un camorrista metropolitano di Maria Pia Durante Nasce
in una famiglia numerosa. È il terzo di quattro maschi e due femmine. Una
delle sorelle ha una malformazione ad un piede. Il padre fa il portiere delle
"casse nuove", un complesso di palazzine molto popolari dislocate in
una della zone più popolari di S. Giovanni a Peduccio, quartiere dell'estrema
periferia degradata sud-orientale. Le fabbriche mescolate agli uffici, alle abitazioni, alle attrezzature collettive, in dispregio ai più elementari principi urbanistici, rendono l'ambiente della periferia praticamente invivibile. Da un lato l'assenza di una programmazione urbanistica generale, dall'altro il completo affidamento della crescita urbana nelle mani dell'intervento privato e non pubblico, hanno configurato un ambiente degradato, con strade inadeguate, parcheggi e aree verdi inesistenti e soprattutto una qualità della vita ai livelli più bassi che si riconoscano in Europa.
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