Le inchieste

Sito di documentazione storica e sociale

di Carlo Ruta

Prima pagina

 

 

 

 

 

 

 

Inediti sulla mafia

 

Interpretazioni delle mafie

 

Giornalismo in Italia

Per un'informazione pulita

di Carlo Gubitosa

Tre piccoli cambiamenti nel sistema culturale italiano sarebbero sufficienti per smuovere i piccoli feudi di potere dell'informazione: libertà di scelta per l'uso dei soldi pubblici destinati all'editoria, libero accesso all'ordine dei giornalisti, libere elezioni del consiglio di amministrazione della Rai.

"Tutti a casa!" Pensando ai giornali, alle radio e alle televisioni italiane, a volte si è tentati di pensare che la qualità del nostro giornalismo si possa facilmente ottenere mandando in pensione alcuni personaggi che si sono distinti per la loro vocazione di mosche cocchiere del potere.

I finanziamenti pubblici all'editoria, denunciati con dovizia di particolari nel libro "La Casta dei giornali" di Beppe Lopez, sono solo la punta dell'iceberg di una situazione molto più complessa. I soldi che escono dalle nostre tasse per finire nelle tasche di chi fa cattiva informazione sono un problema sicuramente grave e serio, ma purtroppo non l'unico: le malattie dell'informazione si intrecciano e aggrumano in una metastasi culturale ormai molto difficile da curare. Proviamo ad elencarne alcune.

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Prima Repubblica

Uno scandalo italiano. L'Espresso e il caso SIFAR

Dalla tesi di laurea di Luca Grimaldi

Gli anni Sessanta sono stati uno dei periodi più ricchi e fecondi di cambiamenti della storia italiana. Immediatamente successivi al boom economico, infatti, sono stati anni di profonde trasformazioni e di esperimenti politici che hanno mutato il panorama politico e sociale del nostro Paese.

In questi stessi anni, però, in cui molte cose sembravano destinate a cambiare per sempre sotto la superficie si muovevano uomini e organismi con il proposito di fermare le trasformazioni in atto e di porre un freno agli "esperimenti" che stavano modificando gli assetti politici del nostro Paese. In questa prospettiva è possibile comprendere il tentativo di colpo di Stato messo a punto nel 1964 dal Comandante dei carabinieri Giovanni de Lorenzo che, con l'appoggio dei servizi segreti statunitensi, si proponeva di bloccare ogni apertura a sinistra e di creare un nuovo governo basato sui voti e sulla volontà dei partiti di destra. Il colpo di Stato non fu mai attuato ma ciononostante raggiunse in parte i suoi obiettivi e rese più prudente la DC sul programma di riforma.

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Informazione oggi

Il business della diffamazione

di Giovanna Corrias Lucente

Fonte: "Micromega" (L'Espresso - Gruppo Editoriale) del 29 giugno 2007. Per cortese concessione dell'autrice

Sulla testa di ogni giornalista pende oggi la spada di Damocle di una querela per diffamazione. Lui - e il suo giornale - rischia la bancarotta, chi querela assolutamente niente. Anche se la denuncia si rivela infondata, infatti, è quasi impossibile ottenere un risarcimento. Risultato: i giornalisti scrivono sempre di meno e sempre più politically correct, le querele per diffamazione non si contano e i danni morali liquidati raggiungono cifre sbalorditive. Con buona pace del pluralismo e della libertà di stampa.

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Un intellettuale e la storia

Convegno a Modica su Nené Criscione

Il 5 maggio 2008 si terrà a Modica, presso la Domus Sancti Petri,
il Convegno "Nenè Criscione: la passione civile di un intellettuale". Organizzatori, l'Università degli Studi di Catania, l'Istituto Nazionale di Storia del Movimento di Liberazione in Italia, l'Istituto Siciliano per la Studio della Storia Contemporanea, il Cenacolo "Dietrich Bonhoeffer", il Centro Studi "Feliciano Rossitto", Il dialogo. Con tale convegno gli organizzatori intendono offrire un contributo di approfondimento sull'impegno civile e di studioso di Nené, soprattutto in merito ai rapporti complessi fra la storia e i nuovi mezzi di comunicazione.

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Giornali

I primi passi del giornalismo siciliano

di Gianni Monaco

Ricostruire la storia del giornalismo siciliano che va dal Seicento alla prima metà dell'Ottocento non è operazione semplice. Le difficoltà nascono dalla scarsezza di materiale contenuto negli Archivi di Stato, dalle pessime condizioni della documentazione stessa, dal fatto che, nel tempo, molte collezioni di giornali sono state saccheggiate dai lettori.
Grande merito dunque va attribuito a quei pochi autori che, nonostante le notevoli problematiche rese note, sono riusciti a scrivere una storia, seppur parziale, del giornalismo siculo. Parlando dei contributi più recenti invece, notevole importanza rivestono quelli di Luigi Chibbaro e Tommaso Mirabella, autori rispettivamente di Storia del giornalismo in Sicilia (1957) e I tempi storici del giornalismo e l'apporto della Sicilia (1978), opere a cui (specialmente la prima), fanno spesso riferimento anche storici del giornalismo italiano e da cui attingeremo le informazioni prevalenti di questo capitolo per il periodo che va dal '600 a tutto l''800.

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Accadeva in Sicilia

Cinema e rivoluzioni private. I fatti di Avola

di Giovanni Di Maria

Una sera d'autunno del 1969 il cinema "Cappello" di Avola dava Sotto il segno dello Scorpione di Paolo e Vittorio Taviani. Il film, usando un linguaggio sperimentale non privo di riferimenti a Brecht e Godard, raccontava, in un'ambientazione e in un tempo imprecisati, ma con richiami a un Mediterraneo ancestrale e a rituali arcaici del mondo pastorale sardo, lo scontro senza storia tra due gruppi tribali: l'uno conservatore, l'altro rivoluzionario e votato all'utopia.
La pellicola, quell'anno, piacque molto a Parigi. Molto meno ai braccianti avolesi che, come ogni sera, affollavano il più frequentato cinema del paese, oggi sede di una banca.

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Discussioni post-unitarie

Mafia e brigantaggio in Sicilia: discussioni dopo l'unità d'Italia.

di Carlo Ruta

L'unificazione del paese, con i suoi controversi risvolti, crea le condizioni perché erompano e assumano una inedita visibilità il malessere e i bubboni sociali delle regioni meridionali, e della Sicilia in particolare. E se i nuovi saperi sociologici, con l'ausilio degli strumenti statistici, consentono di rilevare meglio che in passato le differenze territoriali, il consolidamento di una informazione che s'interessa costitutivamente dell'intero paese, servita dall'agenzia Stefani, contribuisce in modo risolutivo alla elaborazione di conoscenze che potevano riuscire poco componibili agli osservatori della Sicilia prima del 1860.

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Inediti sulla mafia

 

The South and the Mafia

di Roger Cohn

Il testo che segue, finora inedito, è stato scritto dal giornalista americano, adesso direttore del magazine "Mother Jones", di San Francisco, nel 1984, quando era inviato del "Wall Street Journal" in Italia. Negli anni precedenti si erano succeduti in Sicilia delitti di mafia clamorosi come quelli del presidente della Regione Piersanti Mattarella, del parlamentare comunista Pio La Torre, del magistrato Rocco Chinnici, in ultimo, nel settembre 1983, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

For the foreign press, the Mafia is a major story. No sooner did the wave of Mafia arrests begin last September than droves of foreign correspondence began making their way to Palermo. Since then, newspapers in New York, London and other major capitals have been full of stories about boss-turned-informer Tommaso Buscetta and about the Italian state's new determination in confronting Cosa Nostra.

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Italia e islam

L'editoria italiana e la cultura araba. Motivi di una rimozione

Di Ilaria Alpi

Un viaggio nell'editoria italiana è piuttosto deludente per chi volesse trovarvi un' interesse per il mondo arabo che vada al di là di fenomeni legati alla moda di un momento, meri fuochi di paglia che non sono certo indicatori di una politica culturale globale. Ciò fa si che non si possano individuare che elle indicazioni sommarie, degli esempi editoriali l'uno staccato dall'altro per contenuto e per pubblico al quale si rivolgono. Vale a dire che certamente esistono testi in italiano tradotti da autori arabi o di specialisti italiani che si occupano di mondo arabo, ma viene da chiedersi se questa produzione risponda a delle regole precise o sia piuttosto caotica, disordinata e legata alla curiosità di qualche editore "illuminato". Questo vale sia per il fenomeno dal punto di vista letterario che da quello politico, a volte addirittura fusi come per le edizioni Ripostes di Salerno che nei loro recenti testi sulla Palestina hanno fatto un"azione politica' in forma letteraria, teatrale. Altro esempio è fornito da un altro testo sulla Palestina, La terra troppo amata, della cooperativa il Manifesto, dove la scelta del genere letterario rappresentativo della produzione di questo paese cade su un insieme di prosa e poesia.

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Affare Giuliano

Le dichiarazioni del colonnello dei carabinieri Antonio Perenze rese al Comitato d'Indagine sui rapporti tra mafia e fenomeno del banditismo in Sicilia nella seduta del 22 maggio 1969

Perenze ebbe un ruolo assai importante nell'affare Giuliano quale artefice materiale dell'operazione conclusasi con l'uccisione del bandito, nella notte del 5 luglio 1950. Fu peraltro lui a stilare su quell'evento un rapporto ufficiale che sin da subito da alcuni giornalisti, Tommaso Besozzi e Nicola Adelfi in particolare, venne a ragione contestato, e infine attestato come falso. Ampie contraddizioni insistono quindi nelle dichiarazioni rese all'Antimafia, ben poste in evidenza dalle osservazioni e dalle domande incalzanti del deputato Tuccari, che poi, a testimoniare la sua disapprovazione nei riguardi della relazione finale firmata da Bernardinetti e degli atteggiamenti complessivi della maggioranza, tesi a sminuire il significato delle collusioni in sede istituzionale, si dimise dalla Commissione.

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Inediti di mafia. Una storia napoletana

Storia di S. La carriera "esemplare" di un camorrista metropolitano

di Maria Pia Durante

Nasce in una famiglia numerosa. È il terzo di quattro maschi e due femmine. Una delle sorelle ha una malformazione ad un piede. Il padre fa il portiere delle "casse nuove", un complesso di palazzine molto popolari dislocate in una della zone più popolari di S. Giovanni a Peduccio, quartiere dell'estrema periferia degradata sud-orientale.

Le fabbriche mescolate agli uffici, alle abitazioni, alle attrezzature collettive, in dispregio ai più elementari principi urbanistici, rendono l'ambiente della periferia praticamente invivibile. Da un lato l'assenza di una programmazione urbanistica generale, dall'altro il completo affidamento della crescita urbana nelle mani dell'intervento privato e non pubblico, hanno configurato un ambiente degradato, con strade inadeguate, parcheggi e aree verdi inesistenti e soprattutto una qualità della vita ai livelli più bassi che si riconoscano in Europa.

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