Affari e mafia a Partinico

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16 agosto 2002

La vicenda delle aree artigianali, tra affari e intimidazioni

Una trentina di piccoli e medi imprenditori di Partinico e dell'hinterland partinicese, si sono costituiti nel consorzio artigiano "Cosar", aderente alla C.N.A, per richiedere al Comune di Partinico l'assegnazione di un'area per insediarvi le loro aziende e poter finalmente decollare dalla condizione di marginalità. Con la precedente Giunta comunale di centrosinistra il piano regolatore aveva destinato una specifica area del territorio di Partinico per insediamenti artigianali e commerciali e, all'interno di questa, nell'Ottobre del 1999, con delibera consiliare, veniva affidata al consorzio Cosar la realizzazione dei piani artigianali su una superficie di circa 27 ettari. Nel frattempo, nell'ambito del patto territoriale del Golfo di Castellammare, veniva chiesto e ottenuto un finanziamento di circa 15 miliardi per le opere di urbanizzazione e per alcune aziende, mentre altre richieste di finanziamento sono in corso... Sembrava potersi realizzare il sogno di tutti gli artigiani di Partinico. Ma, emesso il decreto di finanziamento e cambiata giunta comunale (attualmente c'è una giunta di centrodestra con un sindaco di Forza Italia), sono cominciati per loro i guai: prima un consorzio di proprietari espropriandi con presidente l'ex coordinatore di F.I. di Partinico e avvocato l'attuale sindaco di Palermo Diego Cammarata, presenta un esposto al Tar, appellandosi ad una presunta illegittimità della delibera, ma il ricorso viene bocciato. Poi una società finanziaria di Agrate Brianza, la Policentro cominciava a stipulare contratti preliminari di vendita, per decine di ettari sugli stessi terreni assegnati agli artigiani dalla delibera consiliare, a prezzi esosi per il territorio, per insediarvi un grosso complesso commerciale con servizi annessi per un bacino che dovrebbe comprendere la Sicilia occidentale, con una presenza giornaliera di 30000 persone. Il sindaco si rifiuta di firmare la convenzione con gli artigiani, adducendo continui pretesti, facendo loro spendere i soldi per la fideiussione e infine tirando fuori una nota di un funzionario dell'Assessorato regionale al Territorio, con cui ci si chiede di dimostrare di essere in possesso del 51% dei terreni, pena l'annullamento della delibera, quando per un progetto analogo dello stesso progettista, a Raffadali, paese di Totò Cuffaro, sostiene che l'Assessorato non è competente: si tratta di una legge regionale del 96 la N. 30, che imponeva alle imprese artigiane che avessero la disponibilità del 51% delle aree interessate, ma dopo un anno nel 97 questo vincolo veniva rimosso da una nuova legge la N. 30, data la sua inapplicabilità per i consorzi artigianali. Ma non finisce qui: in una zona come la nostra, ad alta densità mafiosa, non poteva mancare l'intervento della mafia: all'ingresso dell'azienda del presidente del Consorzio, Domenico Provenzano, nei giorni scorsi, hanno fatto trovare una croce e una corona di fiori, mentre sono assai verosimili le voci di intermediari mafiosi nella compravendita dei terreni.

Stanchi dell'ostruzionismo del Sindaco, per 20 giorni, in questa torrida estate, gli artigiani si sono incatenati nell'aula del consiglio comunale, occupandola, hanno svolto assemblee con le forze politiche e sociali della zona; la vicenda è stata sollevata dall'on. Lumia nella commissione nazionale antimafia e in quella regionale. Come appare evidente la vicenda, rappresenta uno spaccato dell'Italia e della Sicilia nell'era berlusconiana, in cui forze imprenditoriali sane vengono beffate e boicottate in favore di forze e società che vogliono colonizzare il sud, imponendo un modello vecchio di mero consumismo, per rastrellare ulteriormente risorse e risparmi e portarli altrove. Ci sono tutti gli ingredienti di un sistema di sottosviluppo culturale, politico ed economico, quasi coloniale, in cui interessi estranei al quadro economico locale, con la connivenza dei politici di centrodestra del luogo, vengono imposti ad una comunità che si vorrebbe fosse senza più, né identità né dignità proprie: ci sono faccendieri vari che fiutano il grande "affaire" e aizzano i proprietari dei terreni per beccarsi la mediazione, c'è una classe politica locale di politicanti ascari che svendono gli interessi del territorio ad una società finanziaria del Milanese e già cominciano a raccogliere i libretti di lavoro per fare poi assunzioni clientelari, c'è Helg, presidente regionale dei commercianti, che difende il progetto dell'ipermercato, contro la volontà e gli interessi dei commercianti locali, c'è infine la mafia che, solleticata nei propri appetiti, si fa sentire con intimidazioni e pressioni. Questo tipo di insediamenti, infatti, in Sicilia, come dimostrano tanti esempi, non disdegnano intrecci perversi con la mafia. A Cinisi, per molto meno e per quella che si è rivelata una montatura, è stato sciolto il consiglio comunale e allontanato il sindaco. Perché non potrebbe succedere la stessa cosa, a Partinico, dove lo stesso sindaco Giordano, in un'intervista televisiva, ha affermato che la mafia condiziona la sua maggioranza consiliare e dove negli ultimi tempi ci sono stati diversi atti intimidatori nei confronti di diversi esponenti politici? E' possibile che in Sicilia non ci sia spazio per una imprenditoria sana? Ma questo, in Sicilia, è un problema annoso, ed è difficile che venga risolto oggi, nell'Italia Berlusconiana.

Gino Scasso

scassogino@tiscalinet.it

 

 

27 ottobre 2002

Un breve aggiornamento sugli affari di Partinico

A Partinico gli artigiani, messi alle strette e per paura di perdere i finanziamenti, si sono accordati con la Policentro, ridimensionando la superficie del loro progetto; si sono presentati assieme a Lino Iemi presidente della Policentro alla conferenza stampa di presentazione del plastico del progetto della società di Agrate Brianza che comprendeva anche gli insediamenti artigianali; si tratta ora di revocare in consiglio comunale la delibera che prevedeva solo la zona artigianale e di approvarne una nuova e di fare una conferenza di servizio per le variazioni di destinazione urbanistica. Nel mentre i commercianti che in primo tempo erano d'accordo ( il loro presidente é di Forza Italia) adesso cominciano a capire il danno che avranno e hanno richiesto inascoltati un incontro con il sindaco, mentre la zona in cui saranno allocati e l'ipermercato e gli insediamenti artigianali, diventa sempre più appetibile e nuovi pretendenti accampano le loro pretese.

g.s.

 

20 novembre 2002

Partinico: Aree artigianali, atto secondo

Una comunità che si interroga sul suo futuro e sul suo sviluppo, tra le ambiguità, i bizantinismi, i silenzi del ceto politico e una società spaccata in due, tra chi crede alle facili promesse e chi è pervaso da preoccupazioni e paure per il proprio futuro e per quello della propria attività commerciale e imprenditoriale, in una sorta di psicodramma sociale; il tutto avviene in una cittadina che per logiche interne e cultura, Peppino Impastato definirebbe come una mafiopoli.

Ci sono stati due avvenimenti in questi ultimi 15 giorni che la dicono lunga su dinamiche, culture politiche e modelli di comportamento di una comunità dell'estremo sud.

Domenica 17 Ottobre, un dibattito pubblico in una sala affollata, organizzato da un centro-sinistra che esce dal letargo e da una timidezza di fondo, per affrontare i problemi dello sviluppo legati alla presenza della Policentro e dell'insediamento del mega centro commerciale con servizi vari annessi.

La settimana scorsa un dibattito pubblico a Telejato, una combattiva televisione locale, nel quale si sono confrontati l'Amministrazione comunale di Alcamo e quella di Partinico, nonché i presidenti dei consigli comunali delle due cittadine confinanti e le rappresentanze sindacali dei commercianti. Ed è emersa subito evidente la differenza di impostazione tra l'amministrazione di una città come Alcamo, che si pone problemi di sviluppo generale di quest'area del Golfo di Castellammare, legata dal patto territoriale ed è preoccupata delle refluenze negative che può avere l'insediamento della Policentro sul suo tessuto economico e quella di Partinico, sostanzialmente attestata sulle posizioni della società finanziaria di Agrate Brianza, a scapito dei commercianti locali e del debole tessuto produttivo partinicese, in una operazione sostanziale di svendita del territorio e dei suoi interessi a soggetti esterni, che cercava di dissimulare la sua posizione con atteggiamenti di furbizia di basso livello ed argomentazioni bizantine.

L'altro giorno, invece, in un'assemblea partecipatissima si sono confrontati a Partinico singoli cittadini, commercianti, artigiani e forze politiche di centro-sinistra, che, pur partendo dalla premessa di non essere pregiudizialmente contro la Policentro, tuttavia con uno sforzo nuovo di approfondimento e di documentazione, presentavano dati ed esperienze di insediamenti simili a quello della Policentro, in Francia e in Italia (Foligno, Vercelli, Vicenza), che avevano desertificato il tessuto economico locale e creato nei centri urbani un deserto anche dal punto di vista dei rapporti sociali, trasformando i centri urbani in zone di transito e in aree dormitorio e di parcheggio.

Da Agosto ad oggi, da quando gli artigiani avevano smobilitato dopo 15 giorni di occupazione del Palazzo Comunale, qualcosa è cambiato: intanto gli imprenditori del consorzio degli artigiani si sono accordati con la Policentro, ridimensionando il loro progetto di una decina di ettari, probabilmente, perché costretti dall'impasse e dall'isolamento in cui si erano ritrovati per l'ostruzionismo dell'Amministrazione comunale e per il silenzio delle altre istituzioni, spinti anche dalla paura di perdere il finanziamento per scadenza di termini; si sono addirittura presentati un mese fa, al tavolo con il presidente della Policentro Lino Iemi, nella conferenza stampa di presentazione del progetto dell'insediamento commerciale.

E' venuto meno il loro protagonismo politico, mentre è subentrato quello della Confcommercio, il sindacato dei commercianti, pur con le ambiguità dei suoi dirigenti che, spinti dalla pressione dei loro associati, fanno la voce grossa contro la Policentro, ma chiedono un loro spazio autonomo all'interno della città commerciale. Nel frattempo si sono moltiplicate le voci di gruppi vari che accampano pretese sull'area (un altro consorzio artigiano della Casa, uno dei tanti sindacati degli artigiani, un consorzio e una SRL di commercianti, un gruppo di imprenditori di Alcamo), mentre corrono voci di accaparramento di terreni e notizie intorno ai prezzi che farebbe la Policentro per affittare gli stand (5-6 milioni al mese per l'affitto, un milione e mezzo a m2 per la vendita della superficie di uno stand).

Ed adesso; mentre dopo un innamoramento iniziale per il progetto megagalattico della Policentro e per i tanto strombazzati annunci di migliaia di assunzioni, la gente comincia ad avere dubbi, ad aprire gli occhi su un futuro da paese dei balocchi, prospettato come rutilante di luci e di prosperità per la nostra zona e commercianti ed artigiani cominciano ad avere paura per il loro futuro, il ceto politico locale continua ad agire secondo le vecchie logiche:

L'Amministrazione comunale di Partinico non ha, a quanto pare, uno studio che accerti l'impatto economico e sociale di un grosso insediamento commerciale che, a detta di molti, distruggerebbe il debole tessuto economico della zona del Golfo di Castellammare e desertificherebbe i centri urbani anche nel senso sociale, proponendo un modello consumistico di tipo americano; per il resto, al di là di interventi propagandistici del Sindaco, il forzista Giordano, silenzio assoluto e tutto avviene nelle segrete stanze: si fanno riunioni tra Policentro e artigiani all'interno del Municipio, spacciate per conferenze di servizio, che per legge si dovrebbero convocare tra enti pubblici. Prevale la logica della segretezza, del non detto e della non chiarezza, tipica della cultura mafiosa, per un argomento che coinvolge il futuro e lo sviluppo di un'intera zona. Il Comune, che dovrebbe difendere gli interessi collettivi, è come se non esistesse: in questo contesto ha avuto, fino ad un certo momento, facile gioco la Policentro che può millantare un avvenire da sogno e promettere cifre irreali di impatto occupazionale che cambiano di giorno in giorno (2000, 3000, fino a 4000 posti di lavoro), suscitando speranze illusorie nei disoccupati ed è arrivata a segnarsi i nomi degli alunni delle classi terminali del locale Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri, con la promessa che sarebbero stati assunti.

Il ceto politico di centro- destra si è attorcigliato in questo periodo in discorsi bizantini, fatti di tanti giri di parole e di argomentazioni da Azzeccagarbugli, per sostenere tutto e il contrario di tutto, come è successo a due assessori in un dibattito televisivo, mentre qualche raro atteggiamento polemico cela l'intenzione non tanto nascosta di partecipare alla spartizione della torta.

Gli stessi sindaci dei paesi dell'area, quasi tutti di centro-destra prima, pubblicamente, chiedono di essere coinvolti, perché, trovandosi i loro territori a breve distanza da Partinico, subirebbero le conseguenze dell'insediamento di un grosso centro commerciale, ma poi non sono conseguenti, perché pressati dai loro dirigenti provinciali, mentre quelli di centro-sinistra, solo adesso, stanno uscendo da un atteggiamento minoritario di timidezza nell'approccio al problema.

Il tutto in un contesto di veleni, di paure che si percepiscono, di prudenze e di furberie, di speculazioni evidenti, dato l'argomento del contendere, in cui la mafia che non si vede e non si sente, certamente e verosimilmente impera. Lo percepisci dalle paure dei commercianti, dalle gomme tagliate all'editore di Tele Jato, dai tanti atti di intimidazione verificatisi in precedenza nei confronti di politici e cittadini normali, da tanti altri piccoli segnali e soprattutto dalle cifre in ballo, in un'operazione di svendita di un territorio in cui i terreni vengono messi all'asta e proliferano speculatori e sensali.

Ma non finisce qui. La prossima puntata è la convocazione del consiglio comunale di Partinico aperto alla partecipazione di cittadini, associazioni e istituzioni di tutta l'area per Domenica 24 Novembre, di cui vi riferiremo successivamente.

Gino Scasso

scassogino@tiscalinet.it

(Via Piave 3, 90047 Partinico)

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