28 dicembre 2001 Associazioni antiracket: uno strumento contro il crimine organizzato? Come è noto, le associazioni antiracket si diffondono in Sicilia e in altre regioni nei primi anni novanta. Ed episodio cardine è in proposito, per l'indignazione che riesce a suscitare in tutto il paese, l'uccisione a Palermo dell'imprenditore Libero Grassi, che ha denunziato in più sedi la pratica del pizzo nella capitale siciliana. I propositi iniziali delle decine di associazioni che sorgono qui e là appaiono quindi nobili, e le movenze di assoluta limpidezza. Ma mentre le realtà criminose si trovano indotte a riposizionarsi, in taluni comitati le cose mutano repentine, nel senso dell'equivoco. E' quanto accade negli Iblei, dove esponenti dell'Assoimpresa di Modica non esitano a coprire gravi fatti di usura, con risvolti di minacce e attentati, in sintonia con uffici pubblici, del tutto informati della cosa; e dove l'associazione antiracket di Scicli, sorta nel 2000 da un opaco compromesso, include autori di fatti gravissimi, mai perseguiti, e fino a oggi liberi di compiere reati. Si ricerca evidentemente un uso obliquo, per coprire e coprirsi, riabilitarsi, accordarsi, "comunicare" al meglio con organi di legge, perché si corra il minor rischio nel prosieguo degli affari. Non è un caso che pure imprenditori condannati per il 416 bis risultino fra gli aderenti di talune associazioni. A onta delle apparenze, ecco identificato allora un possibile "rifugio", fra i tanti, del bubbone che viene detto invisibile.
25 aprile 2001 Scicli. Antiracket e attentati Le vicende ultime dell'Antiracket di Scicli, di non poco conto e tuttavia sottaciute a più livelli, presentano degli aspetti emblematici. Le dimissioni di alcuni membri del direttivo, avutesi fra febbraio e marzo 2001, testimoniano che si è consumato un conflitto interno: una componente di forte caratura, mostratasi capace di condizionare l'iter dell'associazione, dopo mesi di tensioni è stata indotta a ripiegare. Sullo sfondo di una lunga stagione di attentati e uccisioni, l'Antiracket di Scicli è nato in realtà da un compromesso, che ha permesso l'esercizio d'un ruolo ad elementi di vario sentire, resisi disponibili a offrire dei servizi perché la situazione nell'area volgesse a una duratura normalità: garantiti comunque da uffici di pubblica sicurezza, dall'Assoimpresa modicana, da altre istituzioni. Ma il crescere delle occasioni ha incrinato l'accordo. Alcune leggi regionali e nazionali consentono agli Antiracket di gestire o quantomeno "orientare" notevoli somme di denaro pubblico, per i risarcimenti alle vittime del pizzo. E il governo di tali fondi, che nel comprensorio modicano e in particolare a Scicli appaiono cospicui, non lascia indifferenti le parti recondite dell'associazione. Si avverte infine una curiosa concomitanza. Si incrina l'unità dell'Antiracket, con diverse fuoriuscite volontarie, ed ecco che riprendono con virulenza inusuale gli attentati, a partire da quello distruttivo al Pata Pata, il maggiore impianto balneare di Sampieri. È presto comunque per intendere l'origine di tali atti, che lasciano intuire un seguito, e quanto vi sia di dimostrativo.
Mistero a Scicli Nei primi del novembre 2000 si è avuto il ritrovamento di alcuni resti umani in un terreno incolto, nelle vicinanze del cimitero di Scicli. Sono stati scoperti in particolare una tibia, una parte del bacino, un teschio resecato a perfezione, con uno strumento meccanico, nei modi di una maschera. È stato accertato che tali resti, rinvenuti in superficie, erano stati depositati lì da poco. Le cronache locali ne hanno parlato come di un caso possibile di satanismo, ma non esiste alcun riscontro del genere negli Iblei. È più logico ipotizzare invece che tali resti appartengano a uno degli individui che a Scicli sono scomparsi negli ultimi due decenni. In definitiva, è probabile che riportino a un omicidio di mafia: e il particolare del cranio resecato potrebbe avvalorare tale ipotesi. Il boss Pietro Ruggieri, come l'antagonista Giovanni La Rocca, era titolare d'una segheria, e non è inverosimile che se ne sia servito indebitamente, per perfezionare l'occultamento di qualche ucciso. Sarebbe allora utile riscontrare dagli archivi giudiziari gli sciclitani scomparsi nei periodi in cui Ruggieri era operativo, puntando in particolare sul triennio 1984-1986, e operare con il test del DNA le dovute verifiche. Come è usuale nelle cose sciclitane, non pare tuttavia che in taluni uffici esista un'effettiva volontà di risolvere il caso.
13 giugno 2001 Sugli attentati di Pozzallo La vicenda dell'imprenditore Natale Massenzio, da tempo nel mirino di ambiti mafiosi, probabilmente atipici, evolve in modo significativo. Dopo l'attentato del 12 aprile, finalmente si muovono i carabinieri del comando di Modica, dando corso a degli appostamenti notturni presso l'azienda, che durano una settimana. L'operazione dovrebbe svolgersi come è ovvio in gran segreto, ma curiosamente in quei giorni non accade nulla, e nessuna pressione intimidatoria avviene nelle settimane successive. Gli autori degli attentati sono stati avvertiti anzitempo da qualcuno?
13 giugno 2001 Gli affari del polo commerciale di Modica Sia pure di riflesso, il polo commerciale di Modica fa notizia. E' infatti di alcuni giorni fa l'arresto per concorso in associazione mafiosa del catanese Scaringi, titolare di una catena di supermercati di abbigliamento, di cui uno posizionato proprio nella cintura commerciale modicana. E poco prima è avvenuto, ma qui le cose sono ovviamente più complesse, l'arresto, ancora per storie di mafia, del titolare della catena di mercati alimentari Despar, anch'esso catanese. Tutto questo, a onta di coloro che giudicano invisibile il bubbone nella Sicilia odierna e di quelli che scrivono, dopo il voto plebiscitario alle destre, di rimonta della Sicilia "normale". In realtà, da anni si dice delle spregiudicate economie che dall'area catanese vanno spandendosi nel siracusano e nel ragusano. E i riscontri non mancano. Tali economie, che hanno pagato i loro posizionamenti nelk sud-est con cifre a otto zeri, hanno saputo del resto ben promuoversi, usando ad hoc volti televisivi, la beneficenza, il terzo mondo, perfino l'Unicef. Così come hanno saputo reclamizzare e corroborare una certa idea dell'"isola felice", nello specifico degli Iblei, con l'acquisto di interi inserti nel quotidiano del mattino catanese. In contingenze peraltro non fortuite, e di concerto con precise realtà finanziarie dell'area, come quella stupefacente, per numeri, risorse e progressione, di Giap-Tamoil dei fratelli Minardo. In ogni caso, disavventure di Scaringi a parte, gli affari continuano al polo commerciale modicano, e la cosa può evocare non tanto la mafia, nel senso usuale, quanto un certo demone pubblicitario: perfettamente in linea peraltro con gl'iter dell'odierna realtà "globalizzata". Significativo è l'esempio di Moda Italia, che si compiace di esibire tanto di tricolore nel marchio, nel logo, nella reclame televisiva e a stampa. Non si è detto per decenni che uno dei maggiori vanti prodottivi italiani è l'industria delle scarpe, capace di esportare in tutto il mondo? Ebbene, Moda Italia, sembra di tutt'altro avviso, e la cosa non pare casuale, se di preferenza si rifornisce all'estero, sovente nell'est asiatico, proponendo pure degli incredibili made in Vietnam.Ciò nondimeno avanza, a Modica come a Misterbianco e Siracusa, quando la Spadafora, azienda siciliana che contava due secoli di vita, forte di oltre cinquanta punti vendita ben radicati in tutto il territorio nazionale, e autrice di una politica della qualità e del prezzo che l'ha resa a un tempo prestigiosa e popolare, è costretta alla chiusura.
25 marzo 2002 Vittoria. Oltraggio alla ragione
La ricandidatura di Francesco Aiello a sindaco di Vittoria, la capitale dei primaticci e, purtroppo, delle stragi, è un oltraggio all'intelligenza, alla ragione, al buon senso. Ma più di tutto è un'offesa a Vittoria, che già tanto ha patito. Le cose sono note. Il politico della sinistra da qualche decennio viene sospettato di contiguità mafiose. Più volte è stato tirato in causa da rei confessi, ma, come altri del suo entourage, non ha mai replicato nel merito, né ha sentito o manifestato il bisogno di farlo. In più occasioni è stato invitato dalla Commissione antimafia a deporre in tema di appalti e mercati, ma per un motivo o un altro si è negato. Pure la prefettura ha preso posizione, con un rapporto largamente confermato dalle indagini della Dda catanese, sul governo della città, che dai primi anni ottanta reca le movenze del politico dell'Ippari, da sindaco, vice e assessore, oltre che da parlamentare regionale e nazionale, ma alla fine si è riusciti a far rimuovere il prefetto. Sin dalla metà degli anni ottanta, censure radicali sulla gestione di Aiello e dei suoi amici sono venute da giornali italiani, uomini di cultura, associazioni, uomini di chiesa, ma la reazione degli amministratori è stata sempre proterva, anche quando è risultata palese l'incoerenza fra le parole e i fatti. Ed esistono in proposito documenti inoppugnabili. Dinanzi a tutto questo, con il conforto di una norma regionale, chissà se fatta davvero su misura, il dominus della città si ripropone per la terza volta di seguito, ed è curioso che con lui si ritrovino persone che per anni hanno tambureggiato sulle opacità del governo vittoriese. Non si capisce con quale coerenza e dignità.
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