26 maggio 2005

Pedofilia: la Procura di Siracusa indaga su 186 persone. Coinvolti nell'inchiesta, tra gli altri, tre politici, tre sacerdoti e un vigile urbano. Il blitz però, viste attuali leggi, potrebbe risultare praticamente inutile.

 

Sono ben 186, e tra queste ci sono molti "insospettabili", le persone coinvolte nell'indagine sulla pedopornografia avviata dalla Procura di Siracusa.
L'accusa è quella di aver scaricato, da un sito internet al quale si poteva accedere solo mediante password, filmati in cui bambini e bambine tra i 4 e gli 8 anni sono vittime di violenze sessuali.
L'indagine, denominata "Video privè", è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica aggiunto di Siracusa Giuseppe Toscano e dai sostituti Antonio Nicastro e Manuela Cavallo. Un'indagine lunga e meticolosa, durata ben 11 mesi, ed eseguita dal Nit (Nucleo investigativo telematico).
Delle 186 persone accusate, 34 risiedono in Lombardia, 17 in Piemonte, 13 in Emilia Romagna, 11 in Campania e Toscana, 10 in Sicilia e il resto in altre 10 regioni italiane. Si tratta di soli uomini, di tutte le età e le estrazioni sociali. Tra le persone coinvolte anche un Sindaco, due assessori, un vigile urbano, un educatore e tre sacerdoti, uno dei quali siciliano.
Anche se le indagini sono ancora in corso, gli inquirenti non hanno dubbi: chi aveva accesso ai filmati pornografici in cui vittime erano i bambini, doveva per forza essere un "esperto" della materia, visto che questo genere di siti è sconosciuto a tutti i motori di ricerca. Tanto per fare un esempio, andando su Google, e cercando "pedofilia", non si troveranno mai dei filmati di questo genere, ma solo informazioni sull'argomento curate da chi il fenomeno lo vuole contrastare.
La maxi-inchiesta, cui primi risultati sono già clamorosi, è partita grazie alle segnalazioni dell'associazione per la tutela dei diritti dei bambini Telefono Arcobaleno.
Durissime sono state le parole del Presidente dell'organizzazione Giovanni Arena.
"L'operazione di oggi ha messo ancora una volta in evidenza quanto andiamo denunciando da tempo: la pericolosità sociale del fenomeno della pedopornografia" ha dichiarato Arena, sottolineando poi, come "non sia un caso che tra gli indagati figurano rappresentanti della Chiesa, educatori dell'infanzia, pubblici amministratori. Individui che, anche per motivi professionali, paradossalmente possono entrare in contatto quotidiano coi bambini."
Quello della pedopornografia, stando ai dati, è un fenomeno in continua crescita. Il solo sito al centro dell'inchiesta giudiziaria condotta dalla Procura di Siracusa aveva, mediamente, 20.000 visitatori al giorno. Facile dedurre, da questa cifra, come gli italiani responsabili, oggettivamente o moralmente, del deprecabile fenomeno della pedofilia veicolata via internet, siano potenzialmente parecchie centinaia di migliaia.
L'Italia - afferma Arena - figura nelle prime posizioni della graduatoria mondiale per domanda di filmati pedopornografici. Occorre, secondo il Presidente dell'associazione Telefono Arcobaleno, una legislazione molto più severa.
Arena ha citato un caso concreto che dimostra come le norme attuali siano assolutamente inadeguate a contrastare il fenomeno pedofilia, ma, anzi, sembrano quasi incoraggiarlo. Giorni fa, un uomo accusato di aver scaricato migliaia di files multimediali aventi per protagonisti bambini vittime di abusi sessuali, dopo aver ammesso le proprie responsabilità e dunque patteggiato la pena, ha potuto ottenere la libertà pagando 3.000 euro e mantenendo la fedina penale pulita, come previsto dalla legge vigente. E' accaduto a Verona. Ma se le norme rimarranno quelle attuali, anche gli indagati dalla Procura di Siracusa rischiano, nel caso le loro responsabilità verranno confermate, lo stesso sconcertante trattamento.

Gianni Monaco

 

Fonti: www.repubblica.it; www.ansa.it Consultazione: 24 maggio 2005

 

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