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maggio 2005 Pedofilia:
la Procura di Siracusa indaga su 186 persone. Coinvolti nell'inchiesta, tra gli
altri, tre politici, tre sacerdoti e un vigile urbano. Il blitz però, viste
attuali leggi, potrebbe risultare praticamente inutile. Sono
ben 186, e tra queste ci sono molti "insospettabili", le persone coinvolte
nell'indagine sulla pedopornografia avviata dalla Procura di Siracusa. L'accusa
è quella di aver scaricato, da un sito internet al quale si poteva accedere
solo mediante password, filmati in cui bambini e bambine tra i 4 e gli 8 anni
sono vittime di violenze sessuali. L'indagine, denominata "Video privè",
è stata coordinata dal Procuratore della Repubblica aggiunto di Siracusa
Giuseppe Toscano e dai sostituti Antonio Nicastro e Manuela Cavallo. Un'indagine
lunga e meticolosa, durata ben 11 mesi, ed eseguita dal Nit (Nucleo investigativo
telematico). Delle 186 persone accusate, 34 risiedono in Lombardia, 17 in Piemonte,
13 in Emilia Romagna, 11 in Campania e Toscana, 10 in Sicilia e il resto in altre
10 regioni italiane. Si tratta di soli uomini, di tutte le età e le estrazioni
sociali. Tra le persone coinvolte anche un Sindaco, due assessori, un vigile urbano,
un educatore e tre sacerdoti, uno dei quali siciliano. Anche se le indagini
sono ancora in corso, gli inquirenti non hanno dubbi: chi aveva accesso ai filmati
pornografici in cui vittime erano i bambini, doveva per forza essere un "esperto"
della materia, visto che questo genere di siti è sconosciuto a tutti i
motori di ricerca. Tanto per fare un esempio, andando su Google, e cercando "pedofilia",
non si troveranno mai dei filmati di questo genere, ma solo informazioni sull'argomento
curate da chi il fenomeno lo vuole contrastare. La maxi-inchiesta, cui primi
risultati sono già clamorosi, è partita grazie alle segnalazioni
dell'associazione per la tutela dei diritti dei bambini Telefono Arcobaleno. Durissime
sono state le parole del Presidente dell'organizzazione Giovanni Arena. "L'operazione
di oggi ha messo ancora una volta in evidenza quanto andiamo denunciando da tempo:
la pericolosità sociale del fenomeno della pedopornografia" ha dichiarato
Arena, sottolineando poi, come "non sia un caso che tra gli indagati figurano
rappresentanti della Chiesa, educatori dell'infanzia, pubblici amministratori.
Individui che, anche per motivi professionali, paradossalmente possono entrare
in contatto quotidiano coi bambini." Quello della pedopornografia, stando
ai dati, è un fenomeno in continua crescita. Il solo sito al centro dell'inchiesta
giudiziaria condotta dalla Procura di Siracusa aveva, mediamente, 20.000 visitatori
al giorno. Facile dedurre, da questa cifra, come gli italiani responsabili, oggettivamente
o moralmente, del deprecabile fenomeno della pedofilia veicolata via internet,
siano potenzialmente parecchie centinaia di migliaia. L'Italia - afferma Arena
- figura nelle prime posizioni della graduatoria mondiale per domanda di filmati
pedopornografici. Occorre, secondo il Presidente dell'associazione Telefono Arcobaleno,
una legislazione molto più severa. Arena ha citato un caso concreto
che dimostra come le norme attuali siano assolutamente inadeguate a contrastare
il fenomeno pedofilia, ma, anzi, sembrano quasi incoraggiarlo. Giorni fa, un uomo
accusato di aver scaricato migliaia di files multimediali aventi per protagonisti
bambini vittime di abusi sessuali, dopo aver ammesso le proprie responsabilità
e dunque patteggiato la pena, ha potuto ottenere la libertà pagando 3.000
euro e mantenendo la fedina penale pulita, come previsto dalla legge vigente.
E' accaduto a Verona. Ma se le norme rimarranno quelle attuali, anche gli indagati
dalla Procura di Siracusa rischiano, nel caso le loro responsabilità verranno
confermate, lo stesso sconcertante trattamento. Gianni
Monaco Fonti:
www.repubblica.it; www.ansa.it Consultazione: 24 maggio 2005 prima
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