19 maggio 2005

Illegale il trattamento subito dai clandestini che sbarcano a Lampedusa: lo dice la Corte europea per i Diritti dell'Uomo. Il richiamo al governo italiano rappresenta un primo successo per le organizzazioni umanitarie, Amnesty in testa.


I trasferimenti di clandestini effettuati dall'Italia in direzione della Libia, dalle nostre autorità, sono illegali. Lo vanno ripetendo diverse organizzazioni umanitarie, Amnesty International in testa, da parecchi mesi. La grossa novità è che, da una settimana a questa parte, la stessa posizione è stata assunta persino dalla Corte europea per i Diritti dell'Uomo.
I fatti specifici ai quali la III sezione della Corte fa riferimento risalgono allo scorso mese di marzo quando, a causa dell'aumento esponenziale di sbarchi di immigrati a Lampedusa, la situazione della piccola isola della Sicilia era divenuta di assoluta emergenza.
Temendo nuove deportazioni di clandestini, destinazione Libia, attivisti per i diritti umani, parlamentari e avvocati erano riusciti, in mezzo a mille ostacoli, a entrare nel Centro di Permanenza Temporanea per raccogliere testimonianze dirette e inviare un esposto direttamente alla Corte europea.
L'organismo per la tutela dei Diritti Umani si è subito mobilitato chiedendo chiarimenti al governo italiano. Poco rassicuranti le risposte delle nostre autorità. Come risaputo, la Libia non riconosce la Convenzione di Ginevra del 1951 ma, avendo stipulato altri accordi internazionali, secondo il nostro governo, i diritti dei clandestini sarebbero garantiti.
Di tutt'altro avviso sono le senatrici Acciarini e De Zulueta che, in una conferenza stampa tenutasi l'11 maggio scorso, hanno dichiarato: "E' la prima volta che la Corte condanna l'operato di un Governo europeo, riconosce che l'Italia ha violato le regole internazionali, effettuando espulsioni collettive e soprattutto è una decisione che sconfessa gli accordi fra Berlusconi e Gheddafi. La velocità con cui la Corte ha risposto dimostra l'inconsistenza delle argomentazioni del Governo."
Dal quotidiano Liberazione, uno dei pochi organi di informazione a mostrare grande sensibilità a tutta la vicenda, apprendiamo che tra il 13 e il 21 marzo sono sbarcate a Lampedusa 1235 persone. Secondo il governo italiano ognuna di esse ha potuto chiedere asilo politico. Peccato che l'interprete fosse soltanto uno! Uno per più di mille persone: in pratica, se tutte le istanze degli immigrati fossero prese in considerazione, l'operazione richiederebbe parecchi mesi. E invece? Quasi la metà dei clandestini è già stata rispedita in Libia; il resto è finito in Egitto, nei centri di accoglienza di Lampedusa o Crotone, oppure è letteralmente sparito.
Ascoltati da alcuni attivisti per i diritti umani, i clandestini rinchiusi in questi centri si dicono terrorizzati dall'idea di essere trasferiti, o meglio deportati, come dice Amensty, in Libia. Libia che è sostenuta sul piano logistico ed economico dall'Italia ma che, stando alle recenti prese di posizione della Corte europea, non dà garanzie di rispetto dei diritti umani. Tradotto in parole povere: i clandestini che sbarcati a Lampedusa vengono spediti nello stato nordafricano, rischiano di essere uccisi, torturati, imprigionati o, peggio ancora, lasciati morire nel deserto.
Perché tutto questo non accada, parlamentari della sinistra più radicale (ma è meglio dire, ciò che rimane della sinistra) ed esponenti di organizzazioni umanitarie, nelle ultime settimane, hanno moltiplicato gli sforzi. La sentenza della Corte europea rappresenta la sconfessione della politica del nostro governo in tema di trattamento di immigrati e lo screditamento degli accordi con la Libia di Gheddafi. Quali saranno gli effetti di questa eccezionale presa di posizione lo vedremo nei prossimi giorni. Ciò che è certo, per ora, è che la condanna ricevuta dall'Italia in tema di rispetto dei Diritti Umani, la prima subita da un paese dell'Ue, rappresenta un risultato, anzi un record, "poco invidiabile".

Gianni Monaco

 

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