25
marzo 2005
"L'Italia
viola i diritti umani" dei clandestini che sbarcano in Sicilia.
A lanciare l'allarme è Amnesty International.
A differenza di quanto,
superficialmente, saremmo portati a pensare, la violazione dei Diritti
Umani non riguarda soltanto i paesi della terra meno sviluppati o a regime
dittatoriale. A infrangere le regole del diritto internazionale è,
anche, il nostro "civilissimo" Stato.
Vittime dei soprusi delle autorità italiane, sono i clandestini
che di continuo sbarcano sulle coste della Sicilia e in particolare nell'isola
di Lampedusa.
Se a parole, il Governo dice che questi poveri immigrati vengono trattati
nel rispetto delle regole internazionali e con la massima umanità,
i fatti sono assai diversi.
A ottobre, il rappresentante italiano di Amnesty International Marco Bertotto,
a Ragusa per un convegno, dichiarava che agli attivisti per i diritti
umani non era nemmeno concesso di entrare nei cosiddetti "campi di
accoglienza". A qualche mese di distanza le cose non sono cambiate
di molto: raramente, alle organizzazioni umanitarie, è consentita
la visita di questi luoghi che, evidentemente, di "accogliente"
devono avere ben poco.
In questi ultimi giorni, le accuse lanciate da Amnesty International al
governo italiano per il trattamento riservato ai clandestini che sbarcano
in Sicilia, sono diventate molto pesanti pesanti.
Il riferimento è ai cosiddetti "trasferimenti" di stranieri
operati dall'isola di Lampedusa verso la Libia. Non si tratta di semplici
espulsioni collettive, ma di vere e proprie "deportazioni",
secondo i rappresentanti dell'associazione per i diritti umani.
Durissimo è il comunicato stampa diffuso da Amnesty International
lo scorso 17 marzo.
"Ancora una volta l'Italia ignora le Convenzioni internazionali in
tema di diritti dei rifugiati e delle persone migranti, ancora una volta
c'è il rischio che molte di queste persone subiscano gravissime
violazioni dei diritti umani al loro arrivo in Libia, ancora una volta
si viola l'art. 10 comma 3 della Costituzione e il principio di non-respingimento
di persone che hanno bisogno di protezione internazionale (art. 33 Convenzione
di Ginevra sullo status dei rifugiati; Convenzione delle nazioni unite
contro la tortura). Le persone deportate oggi non sono state propriamente
identificate. Non sono state informate del loro diritto di chiedere asilo
in Italia, e non hanno potuto farlo qualora avessero voluto. L'Unhcr,
Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, non ha avuto accesso
a queste persone malgrado lo abbia richiesto sin dal 15 marzo e malgrado
ciò sia previsto dalle norme internazionali e nazionali in materia".
"Desta forte preoccupazione", continua il comunicato, "la
presenza nei giorni scorsi a Lampedusa di funzionari del governo libico:
anzitutto, fra i migranti avrebbero potuto esserci cittadini libici in
cerca di asilo e averli messi in contatto con questi funzionari costituisce
una gravissima violazione dell'intero sistema di protezione internazionale,
violazione che mette potenzialmente a rischio la vita di queste persone.
Altrettanto può dirsi in ogni caso anche per i cittadini non libici,
che se richiedenti asilo non dovrebbero mai essere messi in contatto con
autorità straniere, per tutelare la loro sicurezza e incolumità".
La drammatica vicenda di questi poveri clandestini, che si giocano la
carta della disperazione sbarcando in Sicilia e che vengono trattati quasi
al pari dei negri durante la tratta degli schiavi, ci porta ad una amara
e logica conclusione.
Come può, l'Italia, sostenere di voler esportare la democrazia
in altri paesi, quando poi non ne rispetta i principi più elementari,
sanciti dal diritto internazionale, dentro i suoi confini?
Gianni
Monaco
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