13 marzo 2005

Affari del terzo millennio: affittare appartamenti, rigorosamente in "nero", a studenti universitari. In Sicilia, case altrimenti da demolire, rendono fino a 1500 euro mensili.

 

Le varie riforme che hanno riguardato l'Università italiana negli ultimi anni, hanno un'unica categoria di vincitori. Non sono i ministri che le hanno volute, né tanto meno gli studenti, i professori o i ricercatori. Figurarsi questi ultimi poi…Coloro che dunque c'hanno guadagnato veramente sono gli affittuari di case.
Possedere degli appartamenti in un centro sede d'ateneo era già una gran bella fortuna pochi anni addietro. Il notevole aumento degli iscritti all'Università, giunto con l'avvento del nuovo millennio, in concomitanza con l'introduzione del "3+2", è servito ad arricchire ulteriormente chi già speculava sulla locazione degli appartamenti, mentre il contemporaneo decentramento dei vari corsi di laurea in più città, ha permesso l'iper-rivalutazione di immobili che aspettavano solo di essere demoliti.
A Catania, come a Palermo, Enna, Ragusa, un posto letto costa tra i 120 e i 250 euro mensili. Se pensate che, mediamente, un locatore riesce a "infilare" in ogni appartamento tra le 4 e le 6 persone, il conto è presto fatto. Una casa arriva a rendere, salvo rare eccezioni, tra i 480 e i 1500 euro al mese! Molto più, nella migliore ipotesi, del guadagno di un impiegato. Per quanti possiedono più di un appartamento poi, e non sono in pochi, i guadagni sfiorano quelli di un imprenditore…
Affittare case agli studenti universitari è un dunque un vero e proprio affare. Tanto più se consideriamo che molte di esse sono in condizioni pietose, non subendo alcun restauro o semplice intervento di manutenzione anche per anni. Il tutto, coerentemente con la formula: minima spesa, massima redditività.
Studenti costretti a vivere in case coi muri sporchi, senza rivestimento esterno, senza porte, senza riscaldamenti, in quartieri degradati sono la prova e la logica conseguenza del nostro ragionamento.
In mezzo a queste cifre e di fronte a questa situazione, desolante, un grande assente: lo Stato.
La stragrande maggioranza degli affitti è in nero. In una recente puntata del programma di Rai3 "Cominciamo bene", si parlava di dati attorno al 90%. La Lombardia come il Lazio, la Campania come la Sicilia: quando si parla di questo fenomeno, l'incisione del fattore geografico è praticamente pari a zero.
Oltre alla mancanza dei dovuti controlli e accertamenti fiscali, a favorire la speculazione dei locatori, è il bassissimo numero di posti letto messi a disposizione dagli Enti per il Diritto allo Studio. A Catania, tanto per fare un esempio, i posti letto sono circa un migliaio, a fronte di circa 60mila studenti iscritti all'ateneo. Di questi posti letto, paradossalmente, un'ampia percentuale è destinata a studenti stranieri. Non è nazionalismo il nostro, ci mancherebbe. E' solo mettere in evidenza un fatto, appunto, paradossale. E cioè che molti stranieri hanno "più diritto" a studiare degli Italiani.
Per restare alla "gloriosa" Università di Catania, che tanto gongola da qualche anno per lo strepitoso aumento di iscritti, ecco questa breve storiella. Poco più di un anno fa, qualche centinaio di studenti fu letteralmente cacciato da una residenza universitaria, per alcuni mesi, e senza nessun preavviso, per i lavori di restauro che avrebbero interessato l'edificio (grande idea quella di farli in pieno inverno e non durante la pausa estiva…). Inutile dire degli insostenibili disagi sopportati dagli studenti per tutto il periodo in cui erano rimasti senza appartamento. Non è tutto. Agli stessi universitari sbattuti fuori dalla residenza - ottenuta, è bene sottolinearlo, per regolare concorso - era stato riconosciuto un rimborso spese pari alla "straordinaria" cifra di 100 euro! Una cifra così "elevata" che, ad oggi, non hanno ricevuto nemmeno un euro. Nessuno stupore da parte degli interessati: sarebbe stato sorprendente semmai, se fosse avvenuto il contrario…
In Sicilia nessuno ha bisogno di chiedersi se si investa ancora troppo poco in Università e Ricerca. La realtà, per uno studente universitario, si tocca direttamente con mano. Dolorosamente, tutti i giorni.

Gianni Monaco

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