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CIRCOLO
METROPOLIS
DOCUMENTO
SUL PIANO REGOLATORE DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO
Il
PRG di Castellammare, di cui si discutono in questi giorni le osservazioni
in Consiglio Comunale, minaccia di decretare il definitivo stravolgimento
del nostro territorio.
Luoghi incantevoli, visitati ogni anno da migliaia di turisti e rinomati
per la loro bellezza, antiche strutture e manufatti ancora perfettamente
inseriti nel loro ambiente naturale e dotati di una loro peculiarità
storica, rischiano di venire travolti o strangolati dal cemento.
Ancora una volta l’aggressione al territorio viene artificiosamente
giustificata con una malintesa idea di sviluppo.
Come tutti siamo convinti che buona parte dello sviluppo del paese si
basa sullo sfruttamento turistico delle risorse. Sfruttamento non deve
significare però distruzione, ma valorizzazione dell’ambiente.
Pensiamo infatti che non ci possa essere sviluppo turistico duraturo se
non si stabilisce a priori si salvaguardare quel bene su cui quello sviluppo
dovrebbe basarsi: l’ambiente.
L’ambiente come punto di partenza, ma anche come punto di arrivo,
nell’interesse di tutta la collettività.
Le esperienze degli ultimi anni dimostrano che un tipo di turismo compatibile
e rispettoso della storia e delle tradizioni locali,non solo è
possibile e ampiamente praticato, ma risulta sicura garanzia di sviluppo
nel lungo periodo. Gli esempi sono numerosi e non lontani da noi: volendo
tralasciare regioni leader in questo campo come la Valle d’Aosta
e l’Umbria, basti guardare a realtà già presenti nella
nostra isola, come molti paesi delle Madonie.
L’attuale
PRG si muove invece su una logica vecchia, puramente speculativa, che
ha già dimostrato il suo fallimento quale strumento di un serio
sviluppo turistico del paese e che nel passato ha aperto la strada anche
ad interessi mafiosi.
Se
approvato nella sua attuale formulazione, il PRG ci consegnerebbe fra
qualche anno un territorio completamente stravolto e irriconoscibile,
lontano dall’iconografia dei luoghi per la quale finora esso è
stato tanto apprezzato e visitato. Non sarebbe più una meta ambita,
ma solo dei tanti “vacanzifici” di pessimo gusto, uguale nella
sua squallida bruttezza ad agglomerati quali Alcamo Marina, Villagrazia
di Carini, Porticello , luoghi adesso accuratamente evitati dai turisti,
sempre più in cerca di spazi incontaminati e a misura d’uomo.
Ma anche noi perderemmo qualcosa: non ci riconosceremmo più nei
nostri luoghi, perdendo così la nostra identità e la memoria
di ciò che siamo stati. Non saremmo più gli stessi.
Ma al di là di queste considerazioni generali, alcuni punti del
presente PRG sono da contestare perché, se realizzati produrrebbero
la spaventosa cementificazione di un territorio di impareggiabile bellezza
e la definitiva distruzione di in patrimonio che non appartiene solo alla
nostra municipalità, ma all’umanità intera.
Zone
E2 ST
Le
zone omogenee E2 ST rappresentano, nella loro abnorme estensione, una
grave minaccia all’integrità di luoghi come Scopello, Cala
Bianca, Fossa dello Stinco che andrebbero invece salvaguardati e protetti
come siti di particolare interesse naturalistico e paesaggistico.
La stessa definizione rappresenta in sé una contraddizione in termini
ed illustra in modo inequivocabile la filosofia dei nostri amministratori.
Con il simbolo E infatti si definiscono le zone destinate ad uso agricolo
e caratterizzate dunque da indici di edificabilità molto bassi,
nello stesso tempo la classificazione E2 sottolinea che tali zone, di
chiara vocazione agricola, sono anche di particolare interesse paesaggistico.
Ne dovrebbe discendere dunque una particolare attenzione a che lo stato
originario dei luoghi non venisse alterato, per preservarne le bellezze
che gli si riconoscono. E invece no, tutt’altro: con un colpo di
alchimia definitoria le stesse zone, oltrecchè agricole e di particolare
interesse paesaggistico, diventano anche, con la semplice aggiunta di
due consonanti -ST- , zone a suscettività d’uso turistico-alberghiero!
Come se impiantare una coltivazione di broccoli, proporre dei sentieri
naturalistici e costruire un residence di 20 edifici di ca.100 mq per
ogni ettaro di terreno siano in fondo la stessa cosa!
(Si veda a questo proposito il punto dell’Osservazione n.137 riguardo
all’assenza di Prescrizioni Esecutive per le zone di espansione
turistica e la relativa risposta)
Capiamo la necessità di migliorare la recettività del nostro
paese, ma secondo le nostre stime, con gli indici di edificabilità
previsti per le zone E2 ST ci troveremmo con un territorio cementificato
nelle sue parti più belle (la definizione si applica infatti per
tutta la fascia costiera da Cala Punta Bianca fino a Cala Mazzo di Sciacca,
con la sola esclusione di Guidaloca e della Tonnara di Scopello) e con
un surplus di posti letto che rischierebbe di mettere in crisi, piuttosto
che aiutare, l’economia del paese.
Nelle stime dei progettisti infatti, il fabbisogno di posti letto non
dovrebbe superare le 3.000 unità; noi abbiamo calcolato che solo
intorno a Scopello, con la zonizzazione attuale potrebbero sorgere qualcosa
come 300 edifici di 100mq e strutture alberghiere per un totale di almeno
1500 posti letto!
Facciamo nostra una delle tante osservazioni (la N.63) pervenute al gruppo
di progettazione e in questi giorni in discussione in C.C. ( in parte
accolta, contraddicendo per una volta il furore edificatorio del Consiglio).
“L’eventuale edificazione delle Zone Territoriali Omogenee
E2-ST con le suddette densità territoriali di 0,50 e 0,75 mc/mq
determinerebbe la realizzazione di un volume complessivo spaventosamente
alto, tale da alterare irrimediabilmente le zone più belle della
costa con il risultato di pregiudicarne lo sviluppo turistico che invece
si vorrebbe favorire. La previsione urbanistica che qui si contesta è
ancora più perniciosa se si considera che essa coinvolge nel delirio
edificatorio se si considera che essa coinvolge anche la fascia costiera
compresa tra i 150 e i 300 metri dal mare in barba alle vigenti norme,
che invece vietano ogni possibilità edificatoria in tale fascia.
Si propone pertanto che le Zone Territoriali Omogenee indicate nel PRG
come e2 –ST siano invece indicate come zone E1 ed E2 con densità
edificatoria di 0,03 mc/mq e con inedificabilità assoluta nella
fascia compresa entro i 300 ml dal mare.
Inoltre
ricordiamo che nella fascia costiera tra lo Zingaro e Cala Bianca sono
state individuate dalla Regione Sicilia, in ottemperanza alle Direttive
CEE nn.92/43 e 79/409 un’area SIC (Sito di Interesse Comunitario)
ed una Zona a Protezione Speciale, rispettivamente individuate dai codici
Natura 2000 ITA010017 e ITA1010015. Le direttive su citate prevedono che
“Gli stati membri adottano le opportune misure per evitare nelle
zone speciali di conservazione il degrado degli habitat naturali e degli
abitata di specie” (Art.6 , comma 2). Pertanto “Qualsiasi
piano o progetto non direttamente connesso o necessario alla gestione
del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito[…],
forma oggetto di un opportuna valutazione dell’incidenza che ha
sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo”
(Art.6, comma 3). Appare strano che di tali norme nel PRG non venga fatta
menzione e che anzi in un’area SIC, quale quella che interessa Mazzo
di Sciacca e Scopello, siano previsti posteggi , strutture ricettive e
addirittura un depuratore! Certo potrebbe trattarsi di una dimenticanza
o di semplice ignoranza della norma come si deduce dalla risposta, inopportunamente
sarcastica, dei progettisti. Comunque sia, adesso è d’obbligo
porvi rimedio. (Cfr. Osservazione N.152)
Scopello
L’assedio
di Scopello rischia di portare alla morte definitiva del piccolo borgo
medievale se oltre alle zone E2-St previste soprattutto per il versante
SE-NE (lato mare), consideriamo anche la vasta zona C2 che interessa invece
il versante SO (lato montagna). Qui, per un estensione di circa 10 ettari
sono previsti indici di edificabilità da periferia urbana (0,95
mc/mq) Se attuate, tali previsioni potrebbero trasformare le verdi colline
di Scopello con la suggestiva torre medievale diroccata, in un anonimo
agglomerato sub-urbano su modello di Milano 2: notoriamente ciò
che ogni turista sogna quando sceglie il luogo dove trascorrere la sua
vacanza!
Dal noto teorema “datemi un punto e vi costruirò un residence”
discendono poi una serie di interessanti corollari che riguardano progetti
di reti viarie faraoniche, campi sportivi, parcheggi megagalattici (all’ingresso
del paese, sul lato est della strada ne è previsto uno più
grande dello stesso paese!) e soprattutto un bel depuratore scenograficamente
collocato tra i faraglioni e la zona archeologica di Cala Alberelli, proprio
di fronte lo scoglio della “Fungia”!
Terme Segestane:
Anche per questa zona vale quanto detto per la fascia costiera.
Nessuno vuole negare la possibilità di migliorare la capacità
ricettiva di questa zona, ma questo non può significare la distruzione
di un territorio di grande pregio paesaggistico con la cementificazione
di un'area di ca. 1.500.000 mq.
Secondo le previsioni del PRG infatti, una vastissima area dal Ponte bagni
fino quasi al baglio Aversa ad Est della provinciale per Calatafimi-Segesta,
sarebbe edificabile secondo indici territoriali altissimi che consentirebbero
la realizzazione di strutture alberghiere per un totale (secondo i nostri
calcoli) di almeno 4.500 posti letto! Ricordiamo che il fabbisogno complessivo
era stimato in un numero non superiore a 3.000 posti letto per tutto il
territorio e dunque non si capisce come sia possibile ipotizzare indici
così alti per una zona così vasta.
Se le previsioni diventassero realtà ci troveremmo nel giro di
pochi anni con un territorio, naturalmente vocato all’agricoltura,
che presenta manufatti di rilevanza storica ed etno-antropologica come
i numerosi bagli, nonché l’importante sito archeologico di
Khalathamet, completamente alterato.
Zone
Territoriali Omogenee C3 3 C3 4
Il
nuovo PRG destina a Zone territoriali omogenee per la villeggiatura la
quasi totalità delle aree di Fraginesi, Barone, Grotticelle, Piano
Vignazzi, con indice di fabbricabilità territoriale di 0,10 per
le C3 3 e 0,08 per le C3 4 . Riteniamo l’ampiezza di tali zone assolutamente
sproporzionata rispetto alle effettive esigenze di sviluppo dell’abitato.
Si tratta infatti di zone di tradizionale vocazione agricola, con la quale
la scelta edificatoria del PRG è in palese contrasto. In tal modo
ben poche parti del territorio di Castellammare rimarrebbero a destinazione
agricola. In tutto ciò, non si comprendono alcune scelte particolari,
quali ad esempio l’inserimento di Pilato tra le zone c3 3 e la destinazione
ad uso agricolo solo di una ristretta area di Fraginesi, peraltro per
nulla diversa da quelle adiacenti.
Depuratori
A)
Castellammare
E’
interessante notare come, nonostante il PRG sia tutto votato a disegnare
lo sviluppo turistico di C.mare (unica fonte di sviluppo ipotizzata ),
in esso non sia prevista l’eliminazione di uno degli scempi più
eclatanti di cui il paese sia mai stato vittima , ovvero il depuratore
di Contrada Cerri. Progettato alla fine degli anni ‘70 e nato per
non dover mai funzionare, il depuratore sorge in uno degli angoli più
suggestivi del paese, di fronte ad un alberghetto di recente costruzione
e a due passi dalla Cala Marina, che nelle intenzioni di tutti dovrebbe
diventare il “salotto buono del paese”.
Il depuratore è ormai un vecchio rudere inservibile che, se funzionasse,
contravverrebbe non solo ogni norma di buon senso ma anche tutte le norme
igienico-sanitarie previste dal CITAI per i depuratori. Dunque sarebbe
auspicabile una sua rimozione ed ubicazione in zona più adatta.
Al posto dell’ampliamento dell’area per il depuratore indicata
dal PRG noi riteniamo sarebbe più opportuno prevederne un cambio
di destinazione d’uso e creare al suo posto un area di verde attrezzato
o un parcheggio alberato di cui ci sarebbe grande bisogno visto il gran
numero di visitatori della cala Marina.
B)
Scopello
Ancora
più stupefacente è la scelta di individuare l’area
per l’ubicazione del depuratore di Scopello in una fascia compresa
tra i 150 e i 300 ml dal mare, a brevissima distanza dai Faraglioni e
dalla zona archeologica di Cala Alberelli. Ma oltre che per queste elementari
considerazioni di tipo estetico, la scelta del sito è decisamente
da rigettare anche per motivi di ordine geologico (le zone interessate
dall’intervento sono infatti note per la loro franosità)
e di ordine tecnico. Leggiamo infatti nell’ Osservazione al PRG
N.63:“La complessa orografia dei luoghi che dovrebbero essere serviti
dal depuratore e la loro enorme estensione (da Cala Mazzo di Sciacca a
Cala Bianca) comporterebbero la necessità di una rete di raccolta
dei liquami altrettanto estesa, complessa e ricca di opere speciali, di
difficilissima e costosissima realizzazione e di pressoché impossibile
manutenzione”…inoltre “il carattere essenzialmente turistico-stagionale
delle abitazioni esistenti nelle zone interessate pregiudicherebbe di
fatto il buon funzionamento di un depuratore, basato sul principio della
depurazione biologica dei liquami, il cui presupposto è l’afflusso
regolare degli stessi.”
Anche in questo caso riteniamo pertanto necessario individuare un sito
più adatto all’ubicazione del depuratore o ipotizzare un
sistema diverso di depurazione dei reflui della zona . In appendice ricordiamo
che se non fosse prevista una così forte antropizzazione della
fascia costiera anche il problema della depurazione delle acque sarebbe
di più facile soluzione.
Viabilità
Forti
perplessità mostriamo anche riguardo ad alcune grandi opere viarie
che riteniamo di forte impatto ambientale, di scarsa utilità pubblica
e, soprattutto in un paio di casi, di difficile realizzazione. Ci riferiamo
in particolare a:
a)
Strada di collegamento Via Porta Fraginesi con il Porto. Si tratta di
una strada di scarsa fattibilità considerata l’orografia
dei luoghi e di ancor più scarsa utilità nel caso in cui
il porto si sviluppi –come sembra – soltanto in direzione
turistica;
b) Circonvallazione di Scopello: ovvero una grande strada di 12 ml di
sezione che, collegandosi alla strada provinciale che attraversa il centro
abitato di Scopello, lambisce l’antica Torre Bennistra per collegarsi
poi all’altra nuova grande strada per Bosco-Scopello/San Vito. La
funzione di tale arteria sarebbe quella di “by-passare” il
centro abitato e favorire la decongestione dell’enorme traffico
veicolare che le previsioni urbanistiche di cui sopra indubbiamente favorirebbero.
Basterebbe abbandonare questa visione rapace di sviluppo urbanistico del
territorio per rendersi conto della assoluta inutilità di tali
grandi opere che verrebbero ad alterare irrimediabilmente la natura di
luoghi di grande pregio naturalistico, che andrebbero piuttosto valorizzati
attraverso il mantenimento delle trazzere già esistenti e la creazione
di appositi sentieri naturalistici.
c) Strada di collegamento Scopello con SP per San Vito. Anche in questo
caso si tratta di una strada di forte impatto ambientale (verrebbe infatti
a insistere su una zona di grande interesse paesaggistico quale Bosco
Scopello) e, allo stato attuale, assolutamente inutile, considerate le
precarie condizioni della strada da Piano Vignazze al Castello di Baida
e l’assenza di un collegamento tra Baida e San Vito (la vecchia
strada di montagna non è mai stata completata ed è da anni
inagibile) (Cfr. Osservazione N.62)
d) Ampliamento strada Ponte Bagni e creazione di una bretella in vista
della creazione di un nuovo svincolo autostradale (C.mare Ovest). Tale
progetto ci pare particolarmente improbabile e comunque inutile considerata
la vicinanza dello svincolo autostradale di Alcamo ovest, che permetterebbe
comunque l’agevole raggiungimento della zona di turismo termale
per servire la quale sarebbe previsto tale faraonico progetto.
Piano
parcheggi
Il piano parcheggi è sicuramente uno degli elementi più
caratterizzanti di un piano regolatore.
I progettisti lasciano ben sperare quando nella relazione generale rilevano
che gli standard previsti dal D.M. 1444/1968 per i parcheggi sono attualmente
ampiamente disattesi (l’indice previsto sarebbe di 2,50 mq/abitante,
mentre attualmente è di 0,91, il che significa che il fabbisogno
risulta insoddisfatto per 21.675 mq) e prevedono pertanto un forte incremento
delle aree adibite a parcheggio che dovrebbero così passare dai
12.500 mq esistenti a ben 46.500 mq. superando le indicazioni del D.M.
per cui di metri quadrati ne sarebbe bastati 34.000.
Dunque sembrerebbe tutto a posto se non fosse che buona parte di tali
parcheggi si trova posta in zone lontane dal centro urbano e di dubbia
utilità pubblica. Uno dei più interessanti a tal proposito
sembra essere quello posto alle pendici del monte Castiddazzo, già
peraltro occupato da una serie di villette prontamente costruite prima
dell’approvazione del PRG.. Ma ancora una volta è la situazione
di Scopello ad apparire particolarmente preoccupante. Qui infatti sono
previsti cinque posteggi, dislocati tutt’intorno l’antico
borgo. Di questi, due appaiono assolutamente inutili vista la distanza
dal centro abitato, uno sorge lungo la SP per lo Zingaro, in un’area
già occupata da costruzioni, ed un altro (quello posto lungo la
strada che conduce al paese) colpisce per la sua estensione decisamente
abnorme, considerato che investirebbe una superficie più grande
di quella dello stesso paese. Considerato che nel centro urbano di C.mare
non si riscontra invece alcun incremento significativo delle aree destinate
a parcheggio, ci pare di poter leggere il sovradimensionamento dei parcheggi
extraurbani come un escamotage per fare lievitare gli indici senza fornire
il paese di quei servizi indispensabili per una correta fruizione del
centro storico e soprattutto della Marina. Anche i parcheggi previsti
a Cala Mazzo di Sciacca, a ridosso della Riserva dello Zingaro e a Puntazza
suscitano parecchie perplessità sia per l’ubicazione (in
fascia di rispetto perché entro i 150 ml dal mare), che per l’orografia
e l’instabilità dei luoghi in cui dovrebbero sorgere e sono
stai oggetto di diverse osservazioni da parte di associazioni e singoli
cittadini. (Cfr. Osservazioni N. 63 e 152). Per cui, nella sostanza, il
PRG lascia insoluto il problema dei parcheggi nel centro di Castellammare,
anzi lo aggrava, se è vero che il flusso turistico è destinato
ad aumentare.
Verde Urbano
Anche
qui il progetto , a parole, dice di voler riportare la situazione entro
i limiti indicati dal D.M. 1444 e infatti prevede il passaggio dai 44.000
mq. attuali ai 123.000 regolamentari. Ma anche qui il problema è
che all’interno del conteggio vengono inserite le attrezzature sportive
(previste in abbondanza e spesso in luoghi pochi probabili, come la zona
vicino Bosco Scopello) e le fasce di filtro ambientale che vengono piazzate
in aree tutt’altro che urbane, come Puntazza (!) o come (addirittura)
parte della montagna che sovrasta Scopello, per la quale non si capisce
come mai non sia stata indicata la definizione di RV fascia di rispetto
verde che sarebbe stata senz’altro più appropriata. La risposta
anche in questo caso si trova nella carenza di aree verdi all’interno
del paese, non solo nel centro storico dove, sarebbe stato senz’altro
più difficile reperirle, ma anche nella zona di espansione dove
sarebbe invece stato doveroso indicare consistenti aree di verde per bilanciare
una situazione fortemente deficitaria.Ancora una volta è la logica
speculativa ad avere il sopravvento e le aree di pubblica utilità
vengono sacrificate per favorire gli interessi affaristici di pochi .Richiediamo
che vengano individuate zone da adibire a parcheggio pubblico e a verde
attrezzato all’interno del paese (l’area dei Cerri attualmente
occupata dal depuratore potrebbe essere sfruttata in questo senso, quella
dell’ex mercato ittico potrebbe essere trasformata in un parcheggio
a più piani di grande utilità) e che venga previsto un parco
suburbano nelle zone di espansione.
Paese Albergo:
E’
la più credibile alternativa alla cementificazione selvaggia prevista
dal PRG. E’ da notare che nelle stesse stime dei progettisti risultano
più di 4.000 abitazioni e quindi 16.000 stanze non occupate a C.mare
(Cfr. RG, p.53). Un bacino enorme che andrebbe sfruttato per ampliare
la ricettività turistica del paese senza bisogno di ricorrere alla
costruzione di nuove strutture. D’altra parte negli ultimi anni,
in modo del tutto spontaneo, sono sorte alcune pensioni e si è
sviluppata una rete non ufficiale di affittacamere. Il progetto del paese-albergo,
di cui da anni si parla, ma senza alcun risultato, potrebbe costituire
per Castellammare un serio modello di sviluppo turistico eco-sostenibile
che attraverso la salvaguardia del territorio e la valorizzazione delle
risorse potrebbe garantire una ricaduta economica diffusa e duratura del
tempo, di cui si avvantaggerebbe l’intera comunità piuttosto
che un ristretto gruppo di speculatori.
La nascita di un sistema di ricezione turistica basata sulla piccola impresa,
come l’agriturismo o le pensioni e i piccoli alberghi, o sulla struttura
familiare, come il “Bed & Breakfast”, ha già dato
ottimi frutti in tanti paesi del nord e centro Italia e comincia a prendere
piede, con successo anche in Sicilia. Ma la condizione per cui questo
modello possa essere introdotto è che ci sia una programmazione
in tal senso da parte dell’Amministrazione e soprattutto una politica
di reale valorizzazione delle risorse e gestione dei servizi. Di questo
non sembra esserci traccia né nelle previsioni del PRG, né
tanto meno nella politica portata avanti dalla presente Amministrazione
in questi anni.
Programmare lo sviluppo a partire dalle esigenze di tutti i cittadini,
puntando sulla ricaduta generale di un progetto nel lungo periodo: non
ci servono migliaia di villette unifamiliari lungo tutta la costa da vendere
ai palermitani in fuga dalla città, ma strutture realizzate nel
rispetto dell’ambiente, sfruttando anche gli antichi manufatti della
zona che ben si presterebbero allo scopo, nell’ottica della conservazione
dei beni storici e ambientali di cui è ricco il nostro territorio
e grazie ai quali esso è giustamente rinomato in tutto il mondo.
Non esiste una sola via per lo sviluppo turistico. In quella proposta
dai nostri Amministratori con l’attuale PRG, si confonde la speculazione
edilizia con il turismo, secondo un modello antiquato e da noi già
tristemente famoso negli anni ‘70 quando venne compiuto il “sacco
della spiaggia” con le pensioni diventate inspiegabilmente abitazioni
private e lo scempio della costa tra lo Zingaro e Scopello con i villaggi
di Cala Mazzo di Sciacca e Punta Pispisa
Un altro modello di turismo è non solo possibile ma necessario,
ed è già ampiamente praticato in paesi non tanto lontani
da noi, dove semplicemente amministratori e cittadini sono capaci di programmare
nel lungo periodo nell’interesse dell’intera collettività.
Circolo
Metropolis Castellammare
marzo
2003
Prima
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