19 marzo 2005

Il pretore di Ragusa
e la "gamba ignuda" di Ingrid

Un caso di costume nella Sicilia degli anni settanta


Correva l'anno 1972. Nel febbraio era stato ucciso a Ragusa il costruttore Angelo Tumino, ingegnere, già consigliere municipale del MSI. Sebbene ostentasse una contegnosa tranquillità, nell'intimo la città era quindi in tensione come raramente lo era stata negli ultimi decenni, mentre una serie di movimenti sullo sfondo rendevano il passaggio particolarmente difficile in senso lato. Come in altre aree del sud-est, nel capoluogo ibleo era un viavai di neofascisti che tramavano, reclutavano, commerciavano armi e reperti archeologici. La piana dell'Ippari entrava nelle mire di famiglie dell'ovest assai note alle inchieste giornalistiche e alla Commissione parlamentare antimafia, come i Salvo di Salemi, gli Aiello di Bagheria, i Teresi e i Gambino di Palermo. Dal carcere di Ragusa, i Rimi di Alcamo avevano trovato per oltre un anno la postazione ideale per dirigere i loro affari
, con il discreto assenso di autorità locali, in spregio a leggi e regolamenti della Repubblica. E in tale contesto, nel quale il figlio del presidente del tribunale poteva permettersi di ostentare in giro la pistola senza porto d'armi, e che di lì a pochi mesi avrebbe registrato per mano del medesimo l'assassinio del giornalista de L'Ora Giovanni Spampinato, scoccò un episodio che illustra sufficientemente i modi in cui, dalla prospettiva siciliana, magistrati solerti solevano impegnare il loro tempo.

Ingrid Krause era una tedesca poco più che ventenne che come tantissimi suoi connazionali aveva scelto il litorale ibleo per le vacanze, confortata dall'amicizia e dalla costante ospitalità a Ragusa della famiglia di Alfredo Del Campo, ragioniere e funzionario dell'agenzia cittadina della Cassa di Risparmio. E in un pomeriggio di fine maggio di quell'anno, intorno alle 17, se ne stava seduta al Bar Roma della centralissima via omonima, in compagnia della sua amica Maria Malvezzi, moglie genovese del bancario anzidetto. Si trattava di un pomeriggio normale, in cui le due donne, con fare normalissimo, aspettavano il Del Campo, che per ragioni di servizio tardava a uscire dall'agenzia. Ma la situazione non dovette apparire normale al pretore di Ragusa Scribano che, passato davanti al bar, trasalì alla vista delle due "straniere", tanto da sentirsi in dovere di telefonare tempestivamente in questura e richiedere l'intervento della forza pubblica. La scopertura della gamba sinistra della tedesca, secondo lo zelante magistrato, non poteva essere infatti "regolamentare" né compatibile con il pubblico pudore.

Da pochi giorni presso la questura di Ragusa era stata istituita la polizia femminile. Sul posto vennero inviate quindi due poliziotte in borghese, che decisero tuttavia di rientrare perché non avevano visto nulla di strano. Ma lo Scribano le bloccò, imponendo loro di fare i "dovuti" accertamenti sulle donne indicate e di condurle in questura. Fatalmente, la situazione proruppe nel caricaturale. Senza qualificarsi, le poliziotte chiesero i documenti a Ingrid, prendendola per il braccio, ma questa, non conoscendo l'italiano, si rivolse alla signora Malvezzi, che a sua volta non capì cosa stesse succedendo, pensando addirittura a due malintenzionate. Qualcuno provvide allora ad avvertire il ragioniere Del Campo, che così adesso ricorda quel curioso pomeriggio:

"Sul momento mi allarmai, anche perché in quel periodo Ingrid usava la mia auto per recarsi a Marina di Ragusa a fare i bagni. Pensai che poteva esserle successo un incidente. Ma l'amico che era venuto a chiamarmi mi assicurò che si trattava di altro. Appena uscii dall'ufficio mi accorsi che si era formata una grande folla, come si dice, a 'rrutuliuni. Chieste delle spiegazioni, le due poliziotte mi informarono dei fatti, quindi invitarono Ingrid e mia moglie a salire sul cellulare. Io mi opposi fermamente, dicendo loro che saremmo andati in questura con la mia automobile. E così facemmo. Una volta arrivati, fummo tutti interrogati da un commissario di PS, il quale, nel congedarci, ci assicurò comunque che avrebbe stilato un rapporto favorevole, perché la cosa non avesse seguito".

In realtà, a dispetto del rapporto del commissario, effettivamente congruo e misurato, il 3 luglio 1972 il pretore Scribano, recante un concetto rigidamente proprio del "pubblico pudore", emise la sentenza che aveva in mente da subito, in cui si legge: "Si condanna Ingrid Krause al pagamento di un'ammenda di lire 110.000 perché seduta in luogo pubblico con le gambe accavallate, sì da mostrare interamente ignuda la coscia sinistra". Ed è ancora Del Campo a ricordare il seguito:

"Quando fu emesso il decreto, mi precipitai da un avvocato di Ragusa, Bramante, il quale mi disse che bisognava fare subito opposizione per evitare che divenisse esecutivo, con seri pregiudizi per la Krause, che faceva l'interprete. Ero furente: mi sentivo in qualche modo responsabile di quanto era accaduto perché Ingrid era mia ospite. L'indomani, insieme con lei, mi recai quindi al consolato tedesco di Palermo. Quel giorno il consolato era pieno di gente perché c'era lo sciopero dei cambi nelle banche, ma con uno stratagemma riuscimmo a passare davanti a tutti e a farci ricevere dal vice console, cui spiegai quel che era accaduto. Questi telefonò allora all'assessore regionale al turismo e all'avvocato Virga, prestigioso docente di Diritto, i quali, dopo appena un quarto d'ora furono al consolato. Virga telefonò davanti a me all'avvocato Bramante per definire i termini della difesa. L'assessore al turismo, dopo essersi scusato con Ingrid, si rivolse a me, dicendomi: 'Signor Del Campo, la cosa è davvero incresciosa, ma mi raccomando, cerchiamo di tenere tutto coperto per il buon nome della Sicilia. Lei deve capire, c'è il rischio della speculazione'. Ma tali parole non ebbero storia perché l'indomani mattina tutti i quotidiani italiani, a partire dal Corriere della Sera, pubblicarono in prima pagina, a caratteri cubitali, il caso della coscia ignuda".

Il dibattimento, condotto dal giudice D'Alessandro, un giovane di tutt'altro sentire, cominciò in autunno, quando la parabola del caso Tumino volgeva all'epilogo dell'insabbiamento, chiosato proprio in quei mesi dall'uccisione di Giovanni Spampinato a opera di Roberto Campria, il pistolero di cui si diceva in premessa, figlio del primo magistrato della città. La Ragusa ufficiale fece di tutto per modificare l'immagine che aveva offerto al paese e all'estero. I giornali locali, che di primo acchito si erano mostrati indifferenti, si schierarono all'unisono con la turista tedesca e il progresso dei costumi. L'Ente provinciale per Il turismo offrì addirittura le spese di viaggio e di soggiorno alla Krause, dal momento che la presenza di essa al processo si era resa necessaria. Ma il clamore non demorse. Spiega Del Campo: "In quei giorni a casa mia il telefono era impazzito. Telefonavano da tutta Italia e dall'estero. Numerosi giornali proposero a Ingrid di comprare i diritti in esclusiva, a fior di milioni. Io le consigliai di accettare le offerte migliori, ma lei non ne volle sapere. Era infastidita, mortificata, si sentiva addirittura in colpa verso di me e mia moglie perché investiti indirettamente della vicenda, e le nostre parole, il nostro affetto, non bastavano a rassicurarla".

Il processo si svolse in un'aula affollata all'inverosimile, con inviati da tutta Italia e dall'estero. E non mancarono momenti esilaranti, come quando uno degli avvocati della difesa, il ragusano Giovanni Cilia, portò in udienza e misurò davanti al magistrato la gonna "incriminata", che risultò lunga ben cinquantotto centimetri, a fronte di minigonne dell'epoca che non superavano i trenta. In ultimo, come era prevedibile, D'Alessandro assolse convintamente Ingrid. Ma il seguito fu indubbiamente emblematico, se non altro del clima e di un modo d'essere. Circa un mese dopo, per chissà quali ragioni intime, il sensibile magistrato che aveva riparato l'onta ragusana chiuse i suoi giorni sparandosi un colpo di pistola alle tempia davanti al cancello del cimitero della citta. Di converso, a dispetto di tutto, lo Scribano restò a fare il pretore a Ragusa, senza problemi, fino alla pensione.

Carlo Ruta

 

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