25 novembre 2005

Ignac Aradi racconta la sua storia

fonte: http://salvateignacaradi.mastinolegal.com


Questo testo si basa su una memoria scritta a penna da Ignac e fatta pervenire al suo difensore per posta. L'italiano scritto di Ignac è molto precario e il testo necessitava di una rielaborazione linguistica, per essere comprensibile a tutti. Tuttavia, niente è stato aggiunto. Ci siamo limitati a correggere gli errori di grammatica e sintassi. Abbiamo anche occultato i nomi delle persone ed omesso alcune parti della memoria, per motivi di sicurezza. Il racconto non segue un preciso ordine cronologico - in alcuni punti presenta salti temporali e può risultare un po' disorganico - in quanto Ignac l'ha scritto con l'intento di rispondere alle accuse mossegli nella prima delle richieste di estradizione. È tuttavia molto illuminante sulla sua situazione.

c. m.


Sono nato e cresciuto in Ungheria.
Sono laureato in ingegneria ma, in seguito ad un insieme di avvenimenti, mi sono trovato ad essere un informatore della polizia ungherese.
Tale collaborazione è iniziata esattamente nell'estate del 1992, quando avevo iniziato a fornire informazioni su piccoli delinquenti e contrabbandieri.
Il primo importante incarico arrivò tra il 1994 e il 1995, periodo in cui, nella città di Kecskemèt, si verificarono un sequestro di persona e una rapina ad una pompa di benzina. In entrambi i casi, aiutai la polizia a catturare i responsabili.
Questi fatti si verificarono dopo che mi ero infiltrato in una banda che rubava automobili e dopo il verificarsi di diversi altri avvenimenti.
Questa banda ne comprendeva un altra più ristretta al suo interno, composta da quattro persone:
ZB che la comandava e dopo di lui, in ordine di importanza, venivano MA e VL. Dell'ultimo conoscevo solo il soprannome, ZK.
Dopo essere riuscito, non senza difficoltà, ad entrare nella banda, il primo compito che i capi della banda mi affidarono consisteva nel prendere il numero delle targhe delle automobili, per la maggior parte tedesche.
Dopo i primi cinque mesi, in cui mi ero guadagnato in qualche modo la loro fiducia, un giorno mi videro parlare con un poliziotto. Quello stesso giorno, mi dissero che avevano qualcosa di importante da dirmi e mi diedero appuntamento al Bar ÈT, presso il quale ci si incontrava abitualmente per concordare le attività illegali.
In quell'occasione, mi invitarono ad entrare in bagno per parlare, ma una volta dentro, iniziarono a picchiarmi con grande violenza, chiedendomi che cosa avessi a che fare con la polizia e perché parlavo con quel poliziotto.
Mi fecero domande per due ore, ma io non dissi niente e ad ogni modo non avrei potuto parlare, perché le percosse che mi avevano dato mi avevano fratturato la mandibola e tre costole. Allora, dopo quello che loro consideravano un avvertimento, mi lasciarono lì e se ne andarono. Dopo il pestaggio finii in ospedale per dieci giorni.
Una volta uscito, mentre mi trovavo a casa mia, venne a trovarmi, questa volta da solo, ZB dicendo che voleva parlarmi. Anche se ero diffidente, lo feci entrare e lui mi chiese di spiegargli che cosa facevo con quel poliziotto.
Gli raccontai che il poliziotto mi aveva chiesto informazioni sull'acquisto di un'auto rubata, e che si fidava solo di me e per questo voleva trattare solo con me.
Alla fine ZB mi credette e si mise subito a organizzare la vendita dell'auto, ma, poiché loro non volevano avere niente a che fare con la polizia, me ne sarei dovuto occupare io da solo. In questo modo riuscii a sviare i sospetti su di me e ad rientrare nella banda.
Dopo un mese venni a sapere da VL (che aveva bevuto molto ed era abbastanza loquace) che era stata rapita una ragazza di nome FH.
VL mi confidò pure che il rapimento non era andato a buon fine, nonostante il padre fosse disposto a pagare il riscatto, perché i tre avevano violentato la ragazza, che aveva allora tentato di scappare. Così ZB, per evitare che fuggisse, l'aveva uccisa. Ma, nello stesso periodo, la banda aveva urgente bisogno di molto danaro e, dal momento che il rapimento non era servito a farglielo avere, decisero di rapinare il distributore di benzina KTUT.
Una volta a conoscenza di questi reati, comunicai tutto, compreso dove si trovavano queste persone, all'agente KI con cui tenevo i contatti. Dopo pochi giorni riferii anche che ZB, era stato ucciso da ZK, che gli aveva sparato alla testa. Grazie alle informazioni che avevo fornito, MA, VL e ZK vennero arrestati e condannati.
Fino alla fine del 1996 non ricevetti altri incarichi di rilievo, anche perché, a seguito di un incidente stradale, avevo riportato una frattura alla colonna vertebrale, che mi ha lasciato paralizzata la gamba destra e questo aveva rallentato parecchio il mio lavoro di infiltrato.
Ripresi nel 1998, nuovamente cercando di incastrare piccoli truffatori e altri che non pagavano il leasing alla banca e non restituivano il veicolo acquistato. Il mio compito consisteva nel recuperare il veicolo e riportarlo alla banca o alla polizia della città di Budapest, presso il Comando Gepard, uno speciale reparto di polizia, che si occupava soltanto di furti d'auto, truffe e falsificazioni. Ho lavorato molto con questo reparto, fornendo informazioni su falsificazioni di documenti d'auto, eseguite per eludere la dogana e non pagare le imposte di sdoganamento.
Questo traffico veniva gestito da un ex-poliziotto di nome AZ, che conosceva bene le procedure e soprattutto possedeva un timbro originale della polizia, trafugato quando ancora era in servizio. Con la sua attività aveva falsificato quasi 1000 autoveicoli. Riportando le informazioni sulle auto, feci anche il nome di AZ e degli altri poliziotti corrotti, che lo aiutavano a vendere le auto falsificate.
I poliziotti erano HC, SI, SF, FAZ, PG e altre tre persone di cui conoscevo soltanto i soprannomi.
Da questo tipo di commercio illegale avevano guadagnato una cifra € 3.800,00-7000,00 che si erano divisi tra di loro. Dopo gli arresti, la polizia mi accusò di aver partecipato a questo traffico, ma io mi ero infiltrato nella banda soltanto per incarico del Comando Gepard, reparto della polizia ungherese, appunto. Senonché una volta chiarita la mia posizione con la polizia, il mio nome era già venuto fuori.
Gli ambienti più pericolosi della mafia ungherese erano venuti a sapere del mio doppio gioco. Da quel momento per me, in Ungheria, non è più esistito un posto sicuro.
Da parte di queste persone è stata messa una taglia sulla mia testa di 2.000.000 fiorini, pari a € 8.000,00. Questa cifra, per gli standard ungheresi, corrisponde a due anni di salario in fabbrica. Si tratta quindi di una cifra abbastanza alta, appetibile per molti, che non esiterebbero a consegnarmi a loro.

Posso, quindi, dire che fino all'agosto del 2002 ho lavorato, come infiltrato, per conto di quel corpo di polizia che corrisponde alla vostra Guardia di Finanza. Tenevo i contatti soltanto con due persone: uno era il capo della "finanza" a Budapest, del quale ora mi sfugge il nome; l'altro, di nome CC, era un agente che operava a Kecskemèt, al quale io portavo tutte le informazioni.
Gli fornivo tantissimi documenti di diverse società e persone, che avevano evaso le tasse, l'iva ed emesso fatture false. Quando nei miei confronti venne spiccato il mandato di cattura, l'agente CC continuò a chiedermi collaborazione e, in cambio, promise di sistemare la mia situazione con la polizia, spiegando che io ero un infiltrato e non avevo commesso i delitti di cui mi accusavano. Ma l'agente non mi aiutò e in seguito scoprii che lo stesso faceva il doppio gioco con me. Infatti venni a sapere che alla polizia tributaria non risultava la mia collaborazione e che il merito di tutti gli arresti e delle attività svolte da me erano, invece, attribuiti all'agente suddetto. Lo stesso agente CC, per evitare che io parlassi della mia collaborazione con lui, fece il mio nome alle prime persone che avevo fatte arrestare, di modo che, quando queste fossero uscite di prigione, lo riferissero ai mafiosi che avevano commesso reati più o meno gravi e che si trovavano all'esterno.
In tutto avevo portato elementi per l'arresto di circa 300 persone e tra queste almeno 15 vorrebbero catturarmi o direttamente farmi fuori.

Verso gli anni 1999-2000 si verificarono numerosissimi furti d'olio dai trasformatori della corrente elettrica (quest'olio serve per raffreddare il trasformatore, ma con una piccola modifica può essere usato come gasolio per motori diesel). La polizia non riusciva a trovare nessun colpevole per questi reati, così KI, agente della polizia di Kecskmèt, mi chiese di infiltrarmi dentro i gruppi che rivendevano l'olio. Riuscii a fare questo lavoro assai velocemente e, in un paio di settimane, portai tutte le informazioni alla polizia. L'agente KI mi aveva spiegato che, una volta che io portavo tutte le informazioni, non avrebbe potuto lasciarmi fuori del tutto e che, per non essere scoperto, sarei stato condannato anch'io, ma che avrei fatto soltanto due, al massimo tre settimane di carcere. Alla fine, però, non fu così, perché dovetti trascorrere ben sei mesi in carcere. Mi rassegnai a scontare la pena senza protestare, perché sapevo che, con quella mia attività, ci poteva essere quel rischio. L'agente KI mi disse che gli dispiaceva ma non ci poteva fare niente. Quando uscii di prigione, lo stesso agente KI mi disse che, poiché nella città di Szeged veniva compiuto lo stesso reato di furto dell'olio e non si riusciva a trovare i responsabili, se mi fossi infiltrato, la polizia era pronta a comprare le mie informazioni per una cifra pari a 600.000 fiorini (circa € 2.800,00).
Non avendo davanti a me la possibilità di altro lavoro o di altra prospettiva, accettai. Mi diedero i nomi delle due persone con cui avrei dovuto tenere i contatti. Uno era IC e ce n'era un altro di cui non ricordo il nome, entrambi poliziotti. Diedi loro tutte le informazioni necessarie per individuare i responsabili dei furti d'olio e dove avrebbero potuto trovare tutte le prove. Ma poi non mi pagarono. Mi dissero di aspettare, ma alla fine non venni mai pagato. Per questa faccenda dei furti d'olio feci condannare molte persone, tra i quali: il capo GM, persona molto potente e autentico mafioso, assieme ai loro contatti in Ucraina e in Romania. Questo boss, a tuttoggi, è disposto a pagare 3.000.000 di fiorini pari a € 12.000,00 a chi mi catturerà, vivo o morto. I suoi complici sono ZAZ, DI, SZI, BB, KG e un gruppetto di otto persone di cui conosco solo i soprannomi. Un altro capobanda VI (del suo complice conosco solo il soprannome) aveva detto a un mio parente: "Preferisco che Ignac non si impicchi da solo, così, se lo trovo io, prima lo torturo e poi gli taglio la gola". Tuttavia so che lui non ha messo una taglia sulla mia testa. Bisogna considerare che costoro, con la loro attività, avevano raccolto circa 2.500.000 litri di gasolio che veniva venduto a € 0,60 al litro. Il ricavato, per gli standard ungheresi è una cifra altissima, che un ungherese non guadagnerà mai in tutta la sua vita ed io gliel'ho fatta perdere! Per questo, se sarò ricondotto in Ungheria, per me non ci sarà alcuna possibilità di rimanere vivo.

Nello stesso periodo lavoravo per il Parlamento, per mezzo di un politico di nome PA che era anche presidente di una commissione che indagava su truffe a danno dello stato. Gli portavo personalmente le informazioni. La truffa sulla quale si indagava aveva a che fare con il gasolio. Nell'anno 2000 il gasolio per il riscaldamento e quello per le auto avevano la stessa qualità, soltanto diverso colore. Infatti il primo aveva un colore rosso e costava pochissimo rispetto all'altro. Esiste una tecnica per togliere il colore, che costa pochissimo. Ad esempio, "decolorare" 30.000 litri d'olio da riscaldamento costava soltanto 45.000 fiorini (pari a € 180,00) con una perdita pari allo 0,01 % per 300 litri di olio. Un litro d'olio da riscaldamento costa solo 27-29 fiorini (circa € 0,11) e, una volta decolorato, lo vendevano a circa 140-150 fiorini (pari a € 0,55 - 0,66). Riuscii a fornire tutte le informazioni al PA. Gli feci sapere pure che questa truffa veniva portata avanti da finanzieri e poliziotti. Scattai diverse foto a queste persone che li coglievano sul fatto. Quando si venne a sapere che ero un infiltrato, subito due persone posero una taglia su di me. Si trattava di KUI, un mafioso molto potente, che offrì subito 10.000.000 fiorini (€ 40.000,00) per chi mi avesse portato vivo da lui.
Un altro, di nome CI, ha offerto, invece, 3.000.000 fiorini (pari a € 12.000,00).

Questi fatti che ho raccontato sono i più importanti e rilevanti e per questo, dopo che il mio nome venne fuori, non ebbi altra scelta che scappare, ma non sapevo come.

Quando provai a scappare, purtroppo non ci riuscii perchè venni catturato da un gruppo di delinquenti, i cui nomi sono: ZAJ, BB, DU e un certo TN, di cui conosco solo il soprannome, più altri due sconosciuti. Questi mi presero a Budapest, mettendomi con la forza dentro un furgone e mi portarono in una campagna senza che potessi vedere la strada. Una volta arrivati mi tirarono fuori e mi picchiarono a sangue. Poi ZAJ tirò fuori il coltello e iniziò a pungermi per tre volte finchè gli altri non lo fermarono, dicendogli che, se mi avessero consegnato vivo, gli avrebbero dato più soldi. Allora, lui gettò il coltello e iniziò a prendermi a calci. BB raccolse il coltello e iniziò a pungermi la gamba. Poi mi legarono le mani e mi buttarono dentro una camera. Da lì sentivo della musica vicino e pensai che stessero facendo una festa. Era vero. Dopo un po', visibilmente sbronzi, entrarono nella camera dove ero io e mi picchiarono un'altra volta finchè uno disse: "Questo merita una grande trombata in culo" e iniziò a strapparmi i vestiti e poi... solo dolore e sangue e odore di alcool. Non so quanto tutto questo sia durato, ma mi è sembrato una vita. Quando uscirono fuori dalla camera, riuscii a slegarmi e a uscire, vidi tante macchine, mi avvicinai vidi le chiavi dentro una, allora la presi e scappai. Non so come sono riuscito a scappare, ma so solo che, dopo tanto correre, sono arrivato in una zona che conoscevo e da li ho raggiunto la casa di mio fratello.
Tre ore dopo, con documenti falsi, son riuscito a lasciare l'Ungheria. Per sempre.
Perchè vivo non ci tornerò mai più.

 

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