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novembre 2005 Ignac
Aradi
racconta la sua storia fonte:
http://salvateignacaradi.mastinolegal.com
Questo
testo si basa su una memoria scritta a penna da Ignac e fatta pervenire al suo
difensore per posta. L'italiano scritto di Ignac è molto precario e il
testo necessitava di una rielaborazione linguistica, per essere comprensibile
a tutti. Tuttavia, niente è stato aggiunto. Ci siamo limitati a correggere
gli errori di grammatica e sintassi. Abbiamo anche occultato i nomi delle persone
ed omesso alcune parti della memoria, per motivi di sicurezza. Il racconto non
segue un preciso ordine cronologico - in alcuni punti presenta salti temporali
e può risultare un po' disorganico - in quanto Ignac l'ha scritto con l'intento
di rispondere alle accuse mossegli nella prima delle richieste di estradizione.
È tuttavia molto illuminante sulla sua situazione.
c.
m. Sono
nato e cresciuto in Ungheria. Sono laureato in ingegneria ma, in seguito ad
un insieme di avvenimenti, mi sono trovato ad essere un informatore della polizia
ungherese. Tale collaborazione è iniziata esattamente nell'estate del
1992, quando avevo iniziato a fornire informazioni su piccoli delinquenti e contrabbandieri.
Il primo importante incarico arrivò tra il 1994 e il 1995, periodo
in cui, nella città di Kecskemèt, si verificarono un sequestro di
persona e una rapina ad una pompa di benzina. In entrambi i casi, aiutai la polizia
a catturare i responsabili. Questi fatti si verificarono dopo che mi ero infiltrato
in una banda che rubava automobili e dopo il verificarsi di diversi altri avvenimenti. Questa
banda ne comprendeva un altra più ristretta al suo interno, composta da
quattro persone: ZB che la comandava e dopo di lui, in ordine di importanza,
venivano MA e VL. Dell'ultimo conoscevo solo il soprannome, ZK. Dopo essere
riuscito, non senza difficoltà, ad entrare nella banda, il primo compito
che i capi della banda mi affidarono consisteva nel prendere il numero delle targhe
delle automobili, per la maggior parte tedesche. Dopo i primi cinque mesi,
in cui mi ero guadagnato in qualche modo la loro fiducia, un giorno mi videro
parlare con un poliziotto. Quello stesso giorno, mi dissero che avevano qualcosa
di importante da dirmi e mi diedero appuntamento al Bar ÈT, presso il quale
ci si incontrava abitualmente per concordare le attività illegali. In
quell'occasione, mi invitarono ad entrare in bagno per parlare, ma una volta dentro,
iniziarono a picchiarmi con grande violenza, chiedendomi che cosa avessi a che
fare con la polizia e perché parlavo con quel poliziotto. Mi fecero
domande per due ore, ma io non dissi niente e ad ogni modo non avrei potuto parlare,
perché le percosse che mi avevano dato mi avevano fratturato la mandibola
e tre costole. Allora, dopo quello che loro consideravano un avvertimento, mi
lasciarono lì e se ne andarono. Dopo il pestaggio finii in ospedale per
dieci giorni. Una volta uscito, mentre mi trovavo a casa mia, venne a trovarmi,
questa volta da solo, ZB dicendo che voleva parlarmi. Anche se ero diffidente,
lo feci entrare e lui mi chiese di spiegargli che cosa facevo con quel poliziotto. Gli
raccontai che il poliziotto mi aveva chiesto informazioni sull'acquisto di un'auto
rubata, e che si fidava solo di me e per questo voleva trattare solo con me. Alla
fine ZB mi credette e si mise subito a organizzare la vendita dell'auto, ma, poiché
loro non volevano avere niente a che fare con la polizia, me ne sarei dovuto occupare
io da solo. In questo modo riuscii a sviare i sospetti su di me e ad rientrare
nella banda. Dopo un mese venni a sapere da VL (che aveva bevuto molto ed era
abbastanza loquace) che era stata rapita una ragazza di nome FH. VL mi confidò
pure che il rapimento non era andato a buon fine, nonostante il padre fosse disposto
a pagare il riscatto, perché i tre avevano violentato la ragazza, che aveva
allora tentato di scappare. Così ZB, per evitare che fuggisse, l'aveva
uccisa. Ma, nello stesso periodo, la banda aveva urgente bisogno di molto danaro
e, dal momento che il rapimento non era servito a farglielo avere, decisero di
rapinare il distributore di benzina KTUT. Una volta a conoscenza di questi
reati, comunicai tutto, compreso dove si trovavano queste persone, all'agente
KI con cui tenevo i contatti. Dopo pochi giorni riferii anche che ZB, era stato
ucciso da ZK, che gli aveva sparato alla testa. Grazie alle informazioni che avevo
fornito, MA, VL e ZK vennero arrestati e condannati. Fino alla fine del 1996
non ricevetti altri incarichi di rilievo, anche perché, a seguito di un
incidente stradale, avevo riportato una frattura alla colonna vertebrale, che
mi ha lasciato paralizzata la gamba destra e questo aveva rallentato parecchio
il mio lavoro di infiltrato. Ripresi nel 1998, nuovamente cercando di incastrare
piccoli truffatori e altri che non pagavano il leasing alla banca e non restituivano
il veicolo acquistato. Il mio compito consisteva nel recuperare il veicolo e riportarlo
alla banca o alla polizia della città di Budapest, presso il Comando Gepard,
uno speciale reparto di polizia, che si occupava soltanto di furti d'auto, truffe
e falsificazioni. Ho lavorato molto con questo reparto, fornendo informazioni
su falsificazioni di documenti d'auto, eseguite per eludere la dogana e non pagare
le imposte di sdoganamento. Questo traffico veniva gestito da un ex-poliziotto
di nome AZ, che conosceva bene le procedure e soprattutto possedeva un timbro
originale della polizia, trafugato quando ancora era in servizio. Con la sua attività
aveva falsificato quasi 1000 autoveicoli. Riportando le informazioni sulle auto,
feci anche il nome di AZ e degli altri poliziotti corrotti, che lo aiutavano a
vendere le auto falsificate. I poliziotti erano HC, SI, SF, FAZ, PG e altre
tre persone di cui conoscevo soltanto i soprannomi. Da questo tipo di commercio
illegale avevano guadagnato una cifra € 3.800,00-7000,00 che si erano divisi
tra di loro. Dopo gli arresti, la polizia mi accusò di aver partecipato
a questo traffico, ma io mi ero infiltrato nella banda soltanto per incarico del
Comando Gepard, reparto della polizia ungherese, appunto. Senonché una
volta chiarita la mia posizione con la polizia, il mio nome era già venuto
fuori. Gli ambienti più pericolosi della mafia ungherese erano venuti
a sapere del mio doppio gioco. Da quel momento per me, in Ungheria, non è
più esistito un posto sicuro. Da parte di queste persone è stata
messa una taglia sulla mia testa di 2.000.000 fiorini, pari a € 8.000,00.
Questa cifra, per gli standard ungheresi, corrisponde a due anni di salario in
fabbrica. Si tratta quindi di una cifra abbastanza alta, appetibile per molti,
che non esiterebbero a consegnarmi a loro.
Posso,
quindi, dire che fino all'agosto del 2002 ho lavorato, come infiltrato, per conto
di quel corpo di polizia che corrisponde alla vostra Guardia di Finanza. Tenevo
i contatti soltanto con due persone: uno era il capo della "finanza"
a Budapest, del quale ora mi sfugge il nome; l'altro, di nome CC, era un agente
che operava a Kecskemèt, al quale io portavo tutte le informazioni. Gli
fornivo tantissimi documenti di diverse società e persone, che avevano
evaso le tasse, l'iva ed emesso fatture false. Quando nei miei confronti venne
spiccato il mandato di cattura, l'agente CC continuò a chiedermi collaborazione
e, in cambio, promise di sistemare la mia situazione con la polizia, spiegando
che io ero un infiltrato e non avevo commesso i delitti di cui mi accusavano.
Ma l'agente non mi aiutò e in seguito scoprii che lo stesso faceva il doppio
gioco con me. Infatti venni a sapere che alla polizia tributaria non risultava
la mia collaborazione e che il merito di tutti gli arresti e delle attività
svolte da me erano, invece, attribuiti all'agente suddetto. Lo stesso agente CC,
per evitare che io parlassi della mia collaborazione con lui, fece il mio nome
alle prime persone che avevo fatte arrestare, di modo che, quando queste fossero
uscite di prigione, lo riferissero ai mafiosi che avevano commesso reati più
o meno gravi e che si trovavano all'esterno. In tutto avevo portato elementi
per l'arresto di circa 300 persone e tra queste almeno 15 vorrebbero catturarmi
o direttamente farmi fuori. Verso
gli anni 1999-2000 si verificarono numerosissimi furti d'olio dai trasformatori
della corrente elettrica (quest'olio serve per raffreddare il trasformatore, ma
con una piccola modifica può essere usato come gasolio per motori diesel).
La polizia non riusciva a trovare nessun colpevole per questi reati, così
KI, agente della polizia di Kecskmèt, mi chiese di infiltrarmi dentro i
gruppi che rivendevano l'olio. Riuscii a fare questo lavoro assai velocemente
e, in un paio di settimane, portai tutte le informazioni alla polizia. L'agente
KI mi aveva spiegato che, una volta che io portavo tutte le informazioni, non
avrebbe potuto lasciarmi fuori del tutto e che, per non essere scoperto, sarei
stato condannato anch'io, ma che avrei fatto soltanto due, al massimo tre settimane
di carcere. Alla fine, però, non fu così, perché dovetti
trascorrere ben sei mesi in carcere. Mi rassegnai a scontare la pena senza protestare,
perché sapevo che, con quella mia attività, ci poteva essere quel
rischio. L'agente KI mi disse che gli dispiaceva ma non ci poteva fare niente.
Quando uscii di prigione, lo stesso agente KI mi disse che, poiché nella
città di Szeged veniva compiuto lo stesso reato di furto dell'olio e non
si riusciva a trovare i responsabili, se mi fossi infiltrato, la polizia era pronta
a comprare le mie informazioni per una cifra pari a 600.000 fiorini (circa €
2.800,00). Non avendo davanti a me la possibilità di altro lavoro o
di altra prospettiva, accettai. Mi diedero i nomi delle due persone con cui avrei
dovuto tenere i contatti. Uno era IC e ce n'era un altro di cui non ricordo il
nome, entrambi poliziotti. Diedi loro tutte le informazioni necessarie per individuare
i responsabili dei furti d'olio e dove avrebbero potuto trovare tutte le prove.
Ma poi non mi pagarono. Mi dissero di aspettare, ma alla fine non venni mai pagato.
Per questa faccenda dei furti d'olio feci condannare molte persone, tra i quali:
il capo GM, persona molto potente e autentico mafioso, assieme ai loro contatti
in Ucraina e in Romania. Questo boss, a tuttoggi, è disposto a pagare 3.000.000
di fiorini pari a € 12.000,00 a chi mi catturerà, vivo o morto. I
suoi complici sono ZAZ, DI, SZI, BB, KG e un gruppetto di otto persone di cui
conosco solo i soprannomi. Un altro capobanda VI (del suo complice conosco solo
il soprannome) aveva detto a un mio parente: "Preferisco che Ignac non si
impicchi da solo, così, se lo trovo io, prima lo torturo e poi gli taglio
la gola". Tuttavia so che lui non ha messo una taglia sulla mia testa. Bisogna
considerare che costoro, con la loro attività, avevano raccolto circa 2.500.000
litri di gasolio che veniva venduto a € 0,60 al litro. Il ricavato, per gli
standard ungheresi è una cifra altissima, che un ungherese non guadagnerà
mai in tutta la sua vita ed io gliel'ho fatta perdere! Per questo, se sarò
ricondotto in Ungheria, per me non ci sarà alcuna possibilità di
rimanere vivo. Nello
stesso periodo lavoravo per il Parlamento, per mezzo di un politico di nome PA
che era anche presidente di una commissione che indagava su truffe a danno dello
stato. Gli portavo personalmente le informazioni. La truffa sulla quale si indagava
aveva a che fare con il gasolio. Nell'anno 2000 il gasolio per il riscaldamento
e quello per le auto avevano la stessa qualità, soltanto diverso colore.
Infatti il primo aveva un colore rosso e costava pochissimo rispetto all'altro.
Esiste una tecnica per togliere il colore, che costa pochissimo. Ad esempio, "decolorare"
30.000 litri d'olio da riscaldamento costava soltanto 45.000 fiorini (pari a €
180,00) con una perdita pari allo 0,01 % per 300 litri di olio. Un litro d'olio
da riscaldamento costa solo 27-29 fiorini (circa € 0,11) e, una volta decolorato,
lo vendevano a circa 140-150 fiorini (pari a € 0,55 - 0,66). Riuscii a fornire
tutte le informazioni al PA. Gli feci sapere pure che questa truffa veniva portata
avanti da finanzieri e poliziotti. Scattai diverse foto a queste persone che li
coglievano sul fatto. Quando si venne a sapere che ero un infiltrato, subito due
persone posero una taglia su di me. Si trattava di KUI, un mafioso molto potente,
che offrì subito 10.000.000 fiorini (€ 40.000,00) per chi mi avesse
portato vivo da lui. Un altro, di nome CI, ha offerto, invece, 3.000.000 fiorini
(pari a € 12.000,00). Questi
fatti che ho raccontato sono i più importanti e rilevanti e per questo,
dopo che il mio nome venne fuori, non ebbi altra scelta che scappare, ma non sapevo
come. Quando
provai a scappare, purtroppo non ci riuscii perchè venni catturato da un
gruppo di delinquenti, i cui nomi sono: ZAJ, BB, DU e un certo TN, di cui conosco
solo il soprannome, più altri due sconosciuti. Questi mi presero a Budapest,
mettendomi con la forza dentro un furgone e mi portarono in una campagna senza
che potessi vedere la strada. Una volta arrivati mi tirarono fuori e mi picchiarono
a sangue. Poi ZAJ tirò fuori il coltello e iniziò a pungermi per
tre volte finchè gli altri non lo fermarono, dicendogli che, se mi avessero
consegnato vivo, gli avrebbero dato più soldi. Allora, lui gettò
il coltello e iniziò a prendermi a calci. BB raccolse il coltello e iniziò
a pungermi la gamba. Poi mi legarono le mani e mi buttarono dentro una camera.
Da lì sentivo della musica vicino e pensai che stessero facendo una festa.
Era vero. Dopo un po', visibilmente sbronzi, entrarono nella camera dove ero io
e mi picchiarono un'altra volta finchè uno disse: "Questo merita una
grande trombata in culo" e iniziò a strapparmi i vestiti e poi...
solo dolore e sangue e odore di alcool. Non so quanto tutto questo sia durato,
ma mi è sembrato una vita. Quando uscirono fuori dalla camera, riuscii
a slegarmi e a uscire, vidi tante macchine, mi avvicinai vidi le chiavi dentro
una, allora la presi e scappai. Non so come sono riuscito a scappare, ma so solo
che, dopo tanto correre, sono arrivato in una zona che conoscevo e da li ho raggiunto
la casa di mio fratello. Tre ore dopo, con documenti falsi, son riuscito a
lasciare l'Ungheria. Per sempre. Perchè vivo non ci tornerò
mai più.
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