14
febbraio 2005
Quotidiani
o fotocopie?
Lo stato di salute dell'informazione siciliana
La Sicilia, da sempre,
è stata luogo di contraddizioni. Terra oppressa da conquistatori
e di storiche rivolte; terra di mafiosi e giudici antimafia; terra di
grandi scrittori in mezzo a un popolo in maggioranza analfabeta; patria
di politici, esempio di grande onestà e dedizione al lavoro, e
politici ignoranti e corrotti
E l'informazione? Naturalmente, non poteva fare eccezione.
Il primo paradosso. La Sicilia è una delle regioni italiane in
cui si acquistano meno quotidiani (circa 50 ogni 1000 abitanti) e, contemporaneamente,
i tre quotidiani locali - La Sicilia, la Gazzetta del Sud e il Giornale
di Sicilia - scoppiano di salute, con vendite che superano ampiamente
le 50mila copie giornaliere: cifre nettamente superiori a quelle di altre
testate nazionali anche molto prestigiose.
Secondo paradosso. Nonostante da secoli l'informazione locale sia, in
larga parte, espressione dei gruppi di potere politico ed economico e
il suo conformismo secondo soltanto a quello dei paesi a regime dittatoriale,
è pur vero che ben otto giornalisti siciliani hanno pagato con
la vita il loro impegno per il ripristino della legalità nella
nostra isola.
Contraddizioni a parte, ci sembra doveroso non fermarci di fronte a questa
prima schematizzazione e cercare di analizzare qual è, attualmente,
lo stato di salute dell'informazione siciliana.
Come detto, il mercato editoriale è dominato da tre quotidiani
locali. Il più anziano e più venduto è il Giornale
di Sicilia, nato nel 1860, e tra i giornali più longevi anche a
livello nazionale. Ha la sede centrale a Palermo e vende gran parte delle
sue 68mila copie nella Sicilia occidentale. Al secondo posto, sia per
età (60 anni) che per numero di lettori, si colloca La Sicilia.
Il quotidiano ha sede a Catania ed è molto letto nella parte sud-orientale
dell'isola. Terzo posto, nella graduatoria della longevità e delle
copie vendute, per la Gazzetta del Sud. Il quotidiano di Messina è
il più apprezzato dagli abitanti della Sicilia nord-orientale.
Non è riuscita "sfondare" invece, l'edizione palermitana
di Repubblica. "Sceso" sotto lo Stretto nel 1997, con grandi
propositi e ambizioni, il quotidiano diretto da Ezio Mauro si è
mantenuto a livelli di vendita decisamente inferiori alle aspettative.
In Sicilia vende soltanto 27mila copie, appena la metà di quanto
riesce a fare la Gazzetta del Sud.
A frenare il prestigioso giornale fondato da Scalfari sono due fattori:
il primo è la diffusione dell'edizione locale che riguarda soltanto
la parte occidentale della Sicilia come sancito dall'accordo con Mario
Ciancio, editore de La Sicilia; il secondo è la difficoltà
a reperire risorse dal mercato pubblicitario dove la Publikompass - legata
a Mario Ciancio, sempre lui - la fa da padrona e favorisce il compito
dei tre quotidiani siciliani.
Lo stesso Mario Ciancio, oltre ad essere l'editore-direttore de La Sicilia,
possiede quote azionarie degli altri due quotidiani regionali nonché
di altre testate oltre lo Stretto, per non parlare delle tv e delle radio
siciliane
Insomma, un piccolo (nemmeno tanto
) Berlusconi locale
Riepilogando: possiamo dire che il territorio siciliano sembra lottizzato,
con ognuno dei tre quotidiani locali a dominare il proprio "feudo".
Processo favorito dai rapporti economici e finanziari strettissimi allacciati
dalle tre testate.
Sparita definitivamente L'Ora e con la Repubblica che non riesce a decollare,
il mercato editoriale siciliano si presenta piatto e poco appetibile per
eventuali new entry.
Troppo forti i tre quotidiani regionali, definiti da alcuni "addetti
ai lavori", non a torto, "giornali-fotocopia". Tutti legati
al centro-destra, intrisi di retorica e demagogia, acritici verso le fonti
a meno che non si tratti di magistrati e politici onesti (fanno ancora
oggi rabbrividire le bordate contro Falcone e Borsellino
).
Ieri con la DC, oggi con Berlusconi, domani chissà: la pseudo-obiettività
dei tre quotidiani siciliani consiste nello stare dalla parte del più
forte. Se a Catania, tanto per fare un esempio, Bianco vincerà
le amministrative
tutti con Bianco! A Palermo, però, viva
Cuffaro e a Roma viva Berlusconi! Tanto per tornare sulle contraddizioni
E' questo, mi chiedo, il giornalismo che meritano i siciliani? Le cifre,
ahimè, parlano chiaro. E le cifre dicono che tra il Giornale di
Sicilia e la Repubblica i siciliani preferiscono il primo. E anche ai
tempi de L'Ora, unica voce controcorrente dell'informazione siciliana,
le cose non andavano meglio, tant'è che il piccolo quotidiano di
frontiera ha definitivamente chiuso i battenti pochi anni addietro dopo
un'agonia durata decenni
Altre "cifre", tristissime e già note. In Sicilia sono
morti otto giornalisti perché svolgevano il loro lavoro sin troppo
bene. Non a caso ben tre di essi lavorava proprio per L'Ora. Nessuna regione
ha pagato un prezzo così alto in termini di giornalisti uccisi.
Vuol dire forse che l'informazione siciliana è, è stata,
la più vivace e battagliera a livello nazionale? Magari! Il quadro
è desolante a tutti i livelli e la nostra regione non fa eccezione.
Gli otto cronisti uccisi perché "scrivevano troppo" sono
morti perché hanno condotto una battaglia per la legalità
che da soli non si può vincere. Sono morti perché isolati.
E' della loro caparbietà mista alla solitudine che sono rimasti
simboli. Sono eccezioni e non la regola. La regola, nell'informazione
siciliana, è il servilismo verso il potere, il conformismo e l'omologazione.
Ciò di cui necessita il giornalismo siciliano (ma anche nazionale
ovviamente) è una svolta, radicale e che coinvolga la maggior parte
dei suoi attori. Al momento però, l'auspicio si scontra con una
realtà fatta di mancanza di pluralismo, giornalisti poco intraprendenti
(non tutti, per carità) e di pochi e "distratti" lettori.
Uno dei pochi fattori di conforto in mezzo a questa desolante situazione
è il boom di iscritti ai corsi di laurea in scienze della comunicazione
istituiti dalle quattro Università siciliane dalla metà
degli anni '90 in poi. D'accordo, i limiti di questi corsi sono tantissimi
e nessuno li nega (meriterebbero un capitolo a parte), ma il crescente
interesse dei giovani verso il mondo dell'informazione è comunque
un segnale positivo.
Una cosa è certa: per dare una svolta al giornalismo siciliano
non servono eroi. O meglio, nessuno vuole che un giornalista sia costretto
a trasformarsi in eroe. Ne abbiamo avuti sin troppi. E nemmeno loro avrebbe
voluto diventarci
Gianni
Monaco
* I dati sulle vendite
dei giornali sono diffusi da ADS (Accertamenti Diffusione Stampa)
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