Inceneritori fuori legge

Lettera di Ernesto Burgio,Peppino di Lello e Antonella Monastra ai Consiglieri Comunali di Palermo

In vista del programmato dibattito in aula sulle problematiche relative all’inceneritore di Bellolampo, vi inviamo alcune nostre riflessioni.

Il termine “termovalorizzatore” è improprio perché quelli previsti in Sicilia sono impianti dedicati all’incenerimento dei rifiuti, mentre nelle normative europee e nazionali vigenti si può parlare di “termovalorizzazione” solo nel caso in cui venga bruciata una quota residua dei rifiuti in impianti industriali non dedicati e se questa sostituisce altri combustibili (permettendone in pratica il risparmio).

L’unico termine utilizzabili per gli impianti programmati è quindi quello di “inceneritori”.

Se il termine “termovalorizzatore” è illegittimo e serve a camuffare (goffamente) la vera natura degli impianti, la riprovevole operazione legata al nome dell’architetto Tange (junior) ha chiaramente la stessa finalità: dovrebbe servire a nascondere, almeno nelle intenzioni di chi l’ha programmata e realizzata (a nostre spese), la pericolosità dell’impianto stesso, ri-coprendolo di un involucro “artistico”

Affermare che gli inceneritori siano una soluzione moderna al problema, rappresenta un vero e proprio falso ideologico: bruciare è infatti il metodo più “arcaico” e distruttivo di “processare” i rifiuti. Serve soltanto a trasformarne due terzi in molecole estremamente tossiche che si spandono in atmosfera per diecine di chilometri e un terzo in scorie se possibile ancora più tossiche.

E’ stato infatti calcolato che 3 tonnellate di rifiuti bruciate producono 1 tonnellata di ceneri tossiche che si accumulano nelle discariche adiacenti agli impianti (questo significa che presso il solo impianto previsto per Bellolampo si accumulerebbero ogni anno circa 250 mila tonnellate di scorie tossiche, di cui nessuno parla !). Queste scorie contengono centinaia di molecole tossiche tra cui cloro-diossine e metalli pesanti, che si accumulano nel suolo e contaminano le falde acquifere e le acque reflue, penetrando così nella catena alimentare (attraverso prodotti agricoli, carni, latte e derivati, pesce).

Il 90% delle ceneri, data la loro tossicità, dovrebbe essere depositato, per evitare il passaggio nel suolo e nelle falde acquifere, in “luoghi sicuri”: operazione costosissima e problema spinoso, dato che ovviamente nessuno le vuole.

I paesi con inceneritori (specie quelli nordici) stanno avendo seri problemi e ricorrono alla “esportazione” (ancora più costosa) delle ceneri in paesi terzi. Operazione praticamente impossibile per ciò che concerne Bellolampo, data l’immensa mole di ceneri prevista.

Il termine diossine indica un gruppo di sostanze chimiche che non si trova quasi mai in natura ma viene prodotto dalla combustione di molti materiali, in determinate condizioni. La combustione dei rifiuti produce, inoltre, furani e PBC (Poli-cloro-bifenili). Queste sostanze sono tra i più potenti agenti cancerogeni e mutageni (malformazioni) mai sperimentati. Le maggiori fonti di produzione di queste sostanze sono gli inceneritori urbani, le fabbriche di plastica (PVC) e gli inceneritori di rifiuti ospedalieri: a Bellolampo, intorno all’inceneritore di questi ultimi, pascolano indisturbati bovini dai quali riceviamo latte e carne.

L’80% - 90% della diossina che assumiamo proviene dagli alimenti. La diossina non viene metabolizzata dal fegato e, pertanto, rimane “per sempre” nel nostro corpo. Solo le donne in stato interessante possono “liberarsene”, trasmettendone gran parte al feto e poi al lattante attraverso l’allattamento (causando danni irrimediabili ai sistemi nervoso ed immunocompetente, che si evidenziano spesso solo dopo mesi o anni e che quindi sono difficilmente documentabili).

In Europa l’indice di diossina nel latte animale è alto nei paesi con inceneritori (Danimarca 2,6) mentre è quasi inesistente in Irlanda (0,2) dove non esistono inceneritori. La legislazione italiana è molto tollerante in tema di controlli: per la diossina se ne prevede uno all’anno, con preavviso di un mese ai gestori dell’impianto! Nel casertano
– zona di produzione casearia in cui è stato irresponsabilmente insediato un inceneritore – è stata rilevata, nel latte di bufala, una quantità di diossina 14 volte superiore alla norma.

Anche affermare che i paesi “più avanzati” si affidano sempre di più a questo sistema obsoleto di smaltimento è un “falso ideologico”. Basti ricordare come negli Stati Uniti e in Canada siano stati chiusi in pochi anni diecine di impianti e non se ne costruiscano più da circa un decennio.

Inoltre i maggiori esperti di tutto il mondo hanno ampiamente dimostrato che le strategie di riduzione di produzione, raccolta differenziata, riciclaggio, riuso sono enormemente vantaggiose su tutti i piani: economico, sociale, ambientale e sanitario.


Negli Stati Uniti, in particolare, ormai da otto anni, non è stato più installato un inceneritore. Dal 1985 ad oggi le comunità locali hanno respinto 300 proposte di installazione di inceneritori perché inquinanti e costosi: lo stato del New Jersey, per quei pochi inceneritori che ha, ha accumulato un debito pubblico di un miliardo e seicento milioni di dollari.

Gli impianti di incenerimento – costosissimi - sono quasi sempre prodotti all’estero e, comunque, non in Sicilia. Sono sempre sovradimensionati (quello di Bellolampo lo è in misura spropositata, anche secondo il parere tecnico emesso dagli uffici della Provincia di Palermo): per funzionare in modo efficiente devono infatti bruciare rifiuti in modo continuo e a pieno regime.

Questo significherebbe, dati alla mano, che:

- gli inceneritori programmati in Sicilia dovrebbero bruciare praticamente tutti i rifiuti prodotti nell’isola (2,5milioni annui, quasi un terzo dei quali dovrebbe finire a Bellolampo, che diverrebbe il più grande inceneritore d’Europa, trasformando la città di Palermo in una vera camera a gas);

- l’intero impianto del D.L. 22/1997, anche noto come Decreto Ronchi, che rappresenta l’attuale Legge-base nazionale (in recepimento delle normative europee) in materia di smaltimento di rifuti verrebbe totalmente disconosciuto e sovvertito

- in particolare, l’intera frazione di rifiuti (sulla carta largamente prevalente) destinata al riciclaggio, riuso, trasformazione in concime ecc… verrebbe conferita agli impianti di incenerimento

- che centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero trasferiti da un comune all’altro e da una provincia all’altra (con ulteriori ed enormi: aggravio economico per la collettività; aumento del guadagno per le “ditte” che si occupano del trasferimento dei rifiuti; impatto ambientale-sanitario);

- si dovrebbe anche ricorrere alla “importazione” di rifiuti da altre regioni (come già avviene a Brescia): con il rischio che, data l’insufficienza dei controlli, si potenzino i circuiti illegali legati alla così detta “ecomafia” e che negli inceneritori siciliani finiscano rifiuti speciali e tossici di ogni genere.

Anche sul piano economico la scelta di incenerire i rifiuti è deleteria e insensata. E’ infatti un’operazione folle quella di bruciare tutto compresi oggetti e materiali preziosi che potrebbero essere recuperati attraverso la raccolta differenziata e riusati. E’ stato calcolato che un inceneritore come quello di Brescia, più piccolo e tecnologicamente più efficiente di quello previsto per Bellolampo, si distruggono circa 5mila tonnellate di solo ferro in un anno (un atto delittuoso in un paese povero di risorse materiali).

E’ altresì noto come le stesse Multinazionali americane stiano lavorando nella direzione opposta: finalizzando la produzione al successivo recupero e riuso dei materiali, con enormi guadagni.

Senza contare che l’intero sistema di trasporto e conferimento dei rifiuti agli inceneritori previsto è molto più costoso della raccolta differenziata; che quest’ultima creerebbe molti più posti di lavoro; che la creazione di industrie di trasformazione dei materiali recuperati realizzerebbe un circuito economico virtuoso (tutte realtà la cui efficacia è stata sperimentate non solo in USA , Canada o Australia… ma anche in Veneto, Friuli, Campania..)


Bisogna del resto chiarire come anche sul piano economico quello della “termovalorizzazione” sia un “mito”. L’energia elettrica prodotta dall’inceneritore è infatti di gran lunga più costosa di quella prodotta con i mezzi “tradizionali” perché bisogna sommare all’enorme sperpero dei materiali distrutti tutti i costi che gravano sui cittadini: i costi di costruzione dell’impianto, quelli inerenti alla gestione dell’intero “circuito vizioso”, i contributi statali e il costo dello stoccaggio delle ceneri tossiche.

Per rendere il “business” della pseudo-valorizzazione vantaggioso per le ditte che li fabbricano e gestiscono (ma ancora più costoso per l’intera collettività nazionale) il Governo italiano ha “decretato” (unico al mondo e in barba a qualsiasi logica e comune buon senso) che i rifiuti sono equiparabili a “energie rinnovabili”. Per questa e per altre ragioni (non ultima l’aggiudicazione tutt’altro che regolare e trasparente degli appalti, specie in Sicilia) il Parlamento Europeo ha già avviato alcune procedure di infrazione contro l’Italia (e sarà ancora una volta la comunità a pagare)

Ancora sul piano economico bisogna anche prendere in considerazione l’impatto catastrofico che avrebbe sul turismo il trasformare di colpo l’isola in una sorta di capitale mondiale dell’ incenerimento selvaggio. La sensibilità verso i problemi dell’ambiente e della salute è, ormai, molto diffusa nel mondo e i quattro grandi inceneritori dislocati ai quattro angoli dell’isola non potrebbero che deturparne in modo definitivo l’immagine, riducendone enormemente l’appeal turistico.

Insomma oltre all'intera agricoltura e zootecnia e all'industria della pesca anche il turismo, che molti pensano sia la maggiore risorsa economica per la Sicilia negli anni a venire, è in grave pericolo.

Per concludere dobbiamo sfatare anche l’ultima “leggenda” utilizzata dai (pochi) che hanno interesse ad attuare il piano inceneritorista regionale: quella dell’incenerimento quale soluzione dell’emergenza-rifiuti. E’ sufficiente ricordare, a questo proposito, come per costruire e mandare a regime il complesso sistema progettato occorrerebbero anni (sempre che prima gli strali della UE e le inevitabili inchieste della magistratura non riescano a bloccarne l’attuazione); come nel frattempo continuerebbero ad accumularsi i rifiuti; come anche una volta costruiti gli inceneritori si accumulerebbero, come visto, milioni di tonnellate di scorie tossiche; come la soluzione – prevista da tutte le leggi nazionali ed europee - raccolta differenziata-ricilaggio-riuso sarebbe infinitamente più rapida da realizzare, vantaggiosa sul piano economico e sociale, sicura sul piano dell’impatto ambientale e sanitario

Fonti:

D.L. 22/1997 e normative europee…

Provincia Regionale di Palermo; Area Tutela Ambientale;

Istruttoria progetto sistema integrato per l’impianto di Bellolampo e stazioni di trasferenza di Termini Imprese, Carini e Monreale; 20 agosto 2004.

Conferenza e video di Paul Connett (Professore di Chimica al St. Lawrence University, Canton, N. Y. U.S.A.) presso il centro Arrupe, Palermo 25 gennaio 2005;

Richard Clapp – epidemiologo – Boston University School of Public Healt)