Da Adolf Holm

Storia della Sicilia nell'antichità

 

Docente all'università di Lubecca, il tedesco Adolf Holm è nella seconda metà dell'Ottocento uno dei maggiori studiosi della Sicilia antica, sotto varî versanti: storico, archeologico, geografico. Dimora perciò lungamente nell'isola, dove entra in contatto con Paolo Orsi, Giuseppe Pitrè e Leonardo Vigo. Si occupa con zelo delle antichità di Selinunte, su cui stende diverse relazioni. Nel 1866 dà alle stampe a Lubecca Beiträge zur berichtigung der Karte des alten Siciliens, e nel periodo 1870-74 esce a Lipsia Geschichte Siciliens im Althertum. Esiti di un lavoro ponderoso, perfettamente inserito nella temperie del positivismo europeo, e nelle vie comunque che stanno praticando altri studiosi, come il tedesco Schübring e l'italiano Orsi. Si presentano qui alcune note sulla Cava d'Ispica, tratte dalla Storia della Sicilia nell'antichità, pubblicata in Italia fra il 1896 e il 1901, con la traduzione di Vittorio Graziadei e Giovanni Battista del Lago.

 

Cava d'Ispica

Dei fiumi a mezzodì dell'Anapo vien primo il Cassibile, che corre in un vallone tortuoso chiamato Cava grande, largo al più 170 metri e ricco di grotte. Houel fu tratto a congetturare che queste grotte nelle rupi non sieno che la continuazione di fabbriche che esistevano sul dinanzi o appoggiate ad esse.

Veniamo ora ad una delle più grandi meraviglie della Sicilia, alla valle delle grotte d'Ispica.

Questa valle si stende per circa 12 Chilom. tra Modica e Spaccafondo, formando diverse tortuosità; è traversata da un rivo, il Busaione, che qua e là forma dei piccoli stagni e delle cascatelle. La vegetazione è la solita di tali valloni: rigogliose macchie di oleandri, di fichi, di carrubi coprono il fondo della valle; più su per il pendio crescono acanti dalle larghe foglie e piante di carciofi selvaggi e dall'alto delle rupi di color giallo pendono in giù festoni di grassi cachtus. Le pareti perpendicolari, che chiudono dai lati la valle, presentano innumerevoli grotte, spesso disposte le une sovra l'altre in parecchi piani. Anche ai nostri giorni, quantunque per il franamento di molte rocce si sieno formate delle scale naturali, le più invero poco comode, l'accesso a molte di tali grotte è assai difficile, e pare che originariamente a molte di esse si potesse giungere solo per mezzo di scale a piuoli. Esse mancano di qualunque decorazione sia all'interno che all'esterno; le aperture delle porte e delle finestre non hanno incassature di sorta; la superficie delle camere è varia; però di rado hanno una profondità maggiore di 7 metri ed una larghezza ed altezza superiore a 2. Dirimpetto alla porta, dice St. Non, descrivendoci una grotta che può servire come esempio di molte altre simili, si trovano delle nicchie, ed in queste una specie di truogolo; il suolo presenta degli scavi che potevano essere destinati a servire di letto, come di tomba. All'intorno, nelle pareti sono scavati degli anelli senza forma determinata e nella roccia si notano delle piccole intaccature. In qualche camera si trova anche una specie di arca coperta da un lastrone, traverso il quale un canaletto serve a condur via l'acque; non è facile stabilire a che cosa servisse. Se i vani si trovano gli uni accanto agli altri sono separati da sottili tramezzi: se stan gli uni sopra gli altri, in piani diversi, sono divisi da pavimenti sottili. Di solito ogni camera è isolata; solo poche hanno, dietro la prima, un'altra cella, oppure sono in comunicazione colle stanze superiori per un'apertura rotonda simile alla buca di un pozzo. La maggior parte delle grotte di Ispica son conformi alla descrizione qui abbozzata. Ma ve n'hanno di quelle che si differenziano per talune particolarità. Così ad Houel fecero impressione le grotte all'estremità settentrionale della cava, nelle quali trovò piccoli corridoj, scale laterali ed altro, che accennano a maggiori comodità. Notevole specialmente una, che porta il nome "La Spezieria", perché delle grandi incavature quadrangolari praticate nelle pareti laterali le danno una certa somiglianza con la bottega di uno speziale: nel pavimento di questa si trovano inoltre delle strane buche esagonali. Ma la più degna di osservazione fra tutte è quella nominata "Castello d'Ispica": una rupe quasi isolata e perforata, che ha l'aspetto di un castello innalzato dalla mano dell'uomo. Ora la rupe è tanto rovinata che le pareti anteriori delle camere mancano in gran parte e si vede come in una sezione architettonica tutto l'interno delle abitazioni. Sono parecchi piani di camere uno sovra l'altro, messi in comunicazioni per mezzo di scale, e nell'interno delle stanze si trovano degli scavi, che mostrano come fossero un tempo abitate: buche simili a mortai per stritolare il grano, fori per lo scolo delle acque ecc. È credenza che questo così detto castello servisse di abitazione al signore di questa città delle caverne.

Nella regione vicina, tra Spaccaforno ed il mare, si veggono ancora le grotte di Stafenda.

Se procediamo verso ponente, tenendoci presso la costa meridionale, troviamo le grotte che sono entro Scicli e nelle sue vicinanze. Secondo alcuni segnano la posizione dell'antica Casmena. È fuori dubbio che qui, sulle varie terrazze del monte, esisteva un'antica città, ed ancor oggi, oltre alle grotte, si osserva con meraviglia una lunga scala scavata nella roccia che conduceva in basso nel vallone a prendere acqua, occorrendo, senza essere veduti dai nemici.