23 febbraio 2006 Giustizia in Sicilia. La storia incredibile di Marco Gurrieri, ragusano, praticante di meditazione yoga, gravemente ammalato, arrestato per stupro, sequestro di persona, associazione a delinquere.
Il caso ha suscitato non poche perplessità nell'opinione pubblica ragusana. Marco Gurrieri, 40 anni, dipendente dell'Enel, incensurato, praticante di dottrine orientali da vecchia data e vegetariano, poco più di un anno fa è stato arrestato perché avrebbe stuprato una donna e, assieme ad altre cinque persone non identificate, avrebbe esercitato violenze di diverso tipo su un'altra, armato di un collo di bottiglia. Alcuni dati, incontrovertibili, avrebbero tuttavia dovuto fare riflettere anzitempo investigatori e magistrati. Lo stupro sarebbe avvenuto a mezzogiorno in una strada di Modica molto trafficata, la donna avrebbe fatto resistenza, e tuttavia non si ha traccia di testimoni. Gurrieri da circa dieci anni è affetto da una gravissima malattia, ancora priva di cure adeguate e definitive, che di fatto gli ha completamente cambiato la vita. Marco si presenta magrissimo, in stato di perenne anemia, affaticato, ed è difficile riconoscere in lui la persona di cui si dice nel rapporto stilato dai magistrati. Abbiamo voluto ascoltare testimonianze degli amici che gli sono più vicini. Tutti dicono la stessa cosa: Marco non può aver compiuto simili atti. Perché è stato allora arrestato, e attende un processo con imputazioni gravissime? Sono interrogativi che vanno posti, su cui vorremmo che si aprisse una discussione, a partire dalle risposte che lui stesso ci ha voluto rilasciare. Giovanna Corradini
Intervista a Marco Gurrieri Su
un quotidiano locale del novembre 2004, è uscito un articolo, intitolato
"la tratta delle badanti", con una foto che ritrae lei in mezzo a due
agenti di Polizia, come se fosse stato catturato nel corso di un conflitto a fuoco:
può dirmi cosa era successo? E'
successo che il 6 novembre di quell'anno si sono presentati a casa mia, a Ragusa,
dei poliziotti, che mi hanno arrestato e mi hanno condotto prima in questura e
poi in carcere. Perchè
è stato arrestato? Sul
momento non l'ho capito, d'altronde non avendo fatto niente, non avrei mai potuto
capirlo, poi in questura ho visto che c'era anche un mio amico, Marco Tumino,
e mi è stato consegnato un fascicolo di circa 100 pagine, intitolato ordinanza
di custodia cautelare, cioè il rapporto con il quale qualcuno aveva deciso
di porre fine alla mia libertà. Quando
si è reso conto del motivo per cui veniva arrestato? L'ho
capito soltanto in carcere, leggendo quei cento fogli, e mi sono reso conto, con
enorme meraviglia, che ero accusato di associazione a delinquere, di sequestro
di persona e violenza sessuale. Chi
avrebbe violentato? C'era
scritto che, insieme ad un altro uomo, avevo sequestrato una donna dell'est europeo
prelevandola per strada a Modica Alta, e caricandola su un furgone, che l'avevamo
portata in una zona di campagna, l'avevamo violentata, e poi l'abbiamo riportata
dove l'avevamo presa. Chi
era questa donna che avrebbe violentato? Che
ne so! C'era scritto un nome, ma fino ad oggi non ho avuto l'onore di vederla,
neppure in fotografia. E
quello che insieme a lei l'avrebbe violentata? Non
so neppure questo, perchè non c'era scritto, e fino ad oggi pare che non
sia stato "individuato"; invece, da altre carte che mi ha dato l'avvocato,
ho scoperto che, i violentatori, eravamo in tre. Come
in tre, non eravate in due? Sì,
all'inizio, ma poi il numero è aumentato: infatti la sedicente violentata,
dopo sei mesi dalla prima denuncia, è andata a farne un'altra dicendo che
invece di due erano tre, e addirittura riconosceva nel secondo violentatore, quello
aggiunto, un certo P. P. di Modica. Lei
lo conosce questa seconda persona? Veramente
fino ad oggi non ho avuto il piacere di vederlo. Tanto è vero che nel tabulati
telefonici del mio cellulare non risulta alcun contatto con quest'ultimo, né
con altre altre persone che avrebbero potuto partecipare al fatto. Ha
cercato di ricordare dove si trovava quando questa signora sarebbe stata violentata? Consideri
che sono stato arrestato oltre un anno dopo che il fatto sarebbe successo, per
cui è stato difficile ricordare. Nella disgrazia sono però stato
fortunato, infatti la data del "fatto" era la domenica 28 settembre
2003, e, per un fatto di una certà entità che mi era accaduto, sono
riuscito a ricostruire perfettamente che mi trovavo da tutt'altra parte, a oltre
cento chilometri dal luogo della presunta violenza, e in compagnia di altre persone. Quanto
tempo è rimasto in carcere? Sono
stato scarcerato dopo cinque giorni circa. Come
mai? Forse perché hanno capito che era innocente? Assolutamente
no, sono stato scarcerato perché sono affetto da una grave malattia che
è per legge incompatibile con la custodia in carcere, non permettendomi
una adeguata assimilazione del cibo. Sono stato mandato quindi agli arresti domiciliari. Era
già malato quando avrebbe violentato questa donna? Certo,
ero già malato da molto tempo, ed ero in condizioni ancora peggiori, non
ero quindi nelle condizioni psicologiche di frequentare donne. E'
stato accusato anche di qualcos'altro? Sì,
una settimana dopo la violenza, guarda caso sempre di domenica, avrei, in compagnia
di altre quattro persone, stavolta a Ragusa, aggredito la polacca precedentemente
violentata e la sua cugina, addirittura ferendole con una bottiglia rotta. Questo
fatto sarebbe avvenuto prezzo la piazza Cappuccini di Ragusa, zona centralissima
di Ragusa, alle 20,30 circa. Si tratta di una zona particolarmente frequentata,
specie la domenica sera. Mi chiedo allora come mai gli inquirenti non abbiano
dubitato che una persona incensurata, residente a Ragusa, possa avere avuto l'imprudenza
di commettere una tale azione nella propria città, dove quasi tutti si
conoscono almeno di vista, in una zona appunto molto trafficata? Lei
ha ricordato dove si trovava? Quel
giorno e a quell'ora, purtroppo mi trovavo a Ragusa, ma in tutt'altro posto, in
compagnia di almeno due persone. Quindi,
in base al racconto di chi la accusa, lei sarebbe un delinquente della domenica:
di settimana lavora all'Enel e di domenica sequestra, violenta e ferisce donne.
E dell'associazione a delinquere cosa mi sa dire? Posso
dire che il capo sarebbe Marco Tumino, un mio amico di Modica, e i suoi "picciotti"
saremmo io, l'anzidetto P.P. di Modica, che ho saputo essere un compagno di scuola
di Tumino, la fidanzata di Tumino, e un'amica straniera del Tumino. Mi sono fatto
comunque la convinzione che all'origine di tale atto ci sia la volontà
di nuocere a Marco Tumino, dal momento che questo potrebbe essere un pericoloso
testimone nell'ambito di una vicenda giudiziaria alquanto dubbia, quella dell'assassinio
del padre, avvenuto trent'anni fa a Ragusa, e tutt'ora non chiarita. Lei
conosce queste persone? Quante volte le ha viste? Era in contatto con loro? Marco
Tumino lo conosco da almeno quindici anni ma ci vedevamo raramente, perchè
lui ha abitudini completamente diverse dalle mie, quindi, all'incirca, ci vedevamo
una volta ogni due mesi; il P.P. non l'ho mai conosciuto, la fidanzata di Marco
la conoscevo tramite lui in quanto andavo a trovarlo a casa, l'amica straniera
di Tumino la conoscevo di vista. Tornando
a queste due cugine che l'hanno denunciata, è possibile che, anche casualmente,
le abbia viste, o che loro abbiano visto lei? Ricordo
che, all'incirca un mese prima della data della presunta violenza, sono passato
da casa di Tumino e ho visto di sfuggita due donne giovani, però non saprei
dire se si tratta delle stesse persone, né potrei riconoscerle in quanto
le avevo viste solo di sfuggita e non ho mai parlato con loro. Per certo, ho solo
saputo più tardi, dopo la mia scarcerazione, che queste due ragazze, dopo
tali accuse, hanno avuto il permesso di soggiorno. E
di Marco Tumino, e della sua attività, cosa mi può dire? Come ho già detto, lo conosco da parecchio tempo, ci siamo conosciuti perché io cercavo un compagno per fare un viaggio in moto; so che è esperto di scienze matematiche, di informatica, di architettura, di diritto, e da qualche tempo, siccome sa anche parlare diverse lingue straniere, si occupava di trovare assistenti estere per gli anziani; di questa sua attività so ben poco, in quanto lui è una persona molto riservata per quel che riguarda le sue attività lavorative. Lei
pensa che Tumino possa essere veramente responsabile di ciò di cui è
accusato? Per
quanto mi concerne ritengo Marco Tumino una persona corretta e incapace di esercitare
violenza fisica, malgrado abbia subito gravissimi torti dalla società,
a partire appunto dall'assassinio del padre, quando aveva appena dieci anni. Pensa
che potrà perdonare quello che le hanno fatto? La mia filosofia di vita impone il perdono. In vita mia ho sempre perdonato tutti, anche il peggiore tradimento. Tuttavia non mi do pace per quanto mi è accaduto, e mi fa rabbia il pensare che le persone che mi hanno accusato possono essere state indotte a farlo per motivi subdoli. Sono continuamente sotto stress, e questo fa aggravare le mie condizioni di salute, tanto da porre a rischio la mia stessa vita. Mi sembra assurdo che io, che non ho mai fatto male a una mosca, debba finire in galera per sequestro di persona e violenza carnale. Spero quindi di uscire al più presto da questo incubo. A cura di G. Corradini |