19 marzo 2005

"Occorre ribellarsi alla mafia".

Nel recente convegno organizzato dalla Cgil, "Lavori contro la mafia", il procuratore Pietro Grasso ha invitato esplicitamente i siciliani alla rivolta civile contro Cosa Nostra. Un messaggio indiretto, ma non troppo, a chi ha sostenuto che con la mafia "bisogna convivere".

 

La mafia è pronta a mettere le mani sui fondi previsti da Agenda 2007-2013. A lanciare l'allarme è stato, qualche giorno fa, il procuratore di Palermo Pietro Grasso.
"Cosa Nostra punta a gestire i flussi finanziari dell'Europa e lo fa piazzando propri uomini, esperti del settore, a Bruxelles per conoscere in tempo reale i programmi comunitari".
A dimostrarlo sono le intercettazioni telefoniche. "In una di queste - ha sostenuto, nel recente convegno organizzato dalla Cgil, "Lavori contro la mafia", Grasso - una persona diceva che era necessario avere un tecnico di fiducia a Bruxelles per seguire i flussi di indirizzo dei fondi europei, per fare in modo che Cosa nostra li intercettasse".
Al di là di quanto vorrebbero farci capire alcune trasmissioni "riparatrici" mandate in onda di recente dalla Rai, la mafia è, oggi, dunque, forte più che mai.
La criminalità organizzata, come ribadito dalla tanto "discussa" puntata di Report del 15 gennaio scorso, risucchia il 3,5% di tutta la ricchezza siciliana: "monetizzando", sono 14mila miliardi delle vecchie lire; a pagare il "pizzo" è il 70% degli imprenditori.
Ad dare una mano alla mafia sono tanti elementi, tra i quali il fatto che, come dichiarato dal procuratore di Palermo, "il carcere non è più tanto duro, i collaboratori di giustizia sono delegittimati e qualificati come inattendibili e prezzolati e il processo penale è sempre meno adatto a gestire procedimenti contro la criminalità organizzata".
Gravissime, e arcinote ormai, le responsabilità del mondo politico e degli operatori economici.
"Per la prima volta nella sua storia - dichiarava l'europarlamentare dei Ds Claudio Fava - la Sicilia sta processando per favoreggiamento alla mafia il suo presidente in carica. È bene che i siciliani lo capiscano, e se ne ricordino nell'urna".
Grasso ha invece fatto un esempio che testimonia, se ce fosse bisogno, il tipo di legame che intercorre tra mafia ed economia. "Un imprenditore dell'agrigentino - ha raccontato il capo della Dda - aveva urgente bisogno di una grossa fornitura di cemento, ma la ditta dalla quale si riforniva quel giorno aveva avuto dei guasti agli impianti. Allora prese le pagine gialle e telefono a un'azienda vicina. L'interlocutore volle sapere in quale zona si trovava il cantiere e quando l'imprenditore rispose, gli disse che non poteva fornirgli il cemento. L'imprenditore allora replicò che era disposto a pagare di più, ma gli fu risposto che doveva rivolgersi al fornitore della zona".
Una situazione inaccettabile per Grasso, secondo il quale, di fronte all'oppressione operata dalla mafia, non si può rimanere inermi, non si devono trovare compromessi: i Siciliani devono "ribellarsi".
"Ci vuole una ribellione civile nelle fabbriche, nelle officine, nelle università; bisogna lottare ogni giorno". Ha aggiunto poi il procuratore: "Bisogna avviare una rivolta morale contro la mafia, contro quelle istituzioni che tolgono la libertà ai cittadini, contro quelle persone che sono pronte a chinarsi e a baciare le mani, contro la cultura dell'antimafia fatta di sofisticati ripensamenti, contro l'affarismo, contro l'inerzia".
Chissà se dopo aver ascoltato le parole di Grasso, l'attuale ministro dei Trasporti Lunardi (secondo il quale "con la mafia bisogna convivere") e tutti i politici che non mancano di esternare la propria solidarietà ai colleghi indagati, o condannati, per collusioni con "Cosa Nostra", provino almeno un po' di vergogna.

Gianni Monaco

 

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