| Girolamo Li Causi. Intervento alla camera dei deputati. Seduta del 26 ottobre 1951 |
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Dopo la morte di Giuliano, fu ancora Li Causi a muovere l'accusa più radicale al governo. Ne diede un significativo esempio nella seduta del 26 ottobre 1951 quando, forte delle testimonianze rese da Pisciotta e altri alla corte d'assise di Viterbo, investì il capo del Viminale con le seguenti parole: "Perché avete fatto uccidere Giuliano? Perché avete turato questa bocca? La risposta è unica: l'avete turata perché Giuliano avrebbe potuto ripetere le ragioni per le quali Scelba lo ha fatto uccidere. Ora aspettiamo che le raccontino gli uomini politici, e verrà il tempo che le racconteranno". Ammonì inoltre che se a Viterbo non si fosse pervenuti alla punizione dei mandanti di Portella, il processo sarebbe rimasto a lungo nelle attese della società italiana, fino alla effettiva riparazione. Il bandolo della matassa rimaneva Messana, ma il dirigente comunista andò ben oltre, ritornando sulla vicenda di Stern, le lettere di Giuliano, raffinate e barocche, attestanti la presenza di un ispiratore. Carlo Ruta
[…] Qualche settimana dopo Portella della Ginestra apprendiamo che un maggiore americano va da Giuliano, conversa con lui, stanno parecchi giorni assieme; fotografie dell'incontro e del soggiorno vengono mandate ai giornali siciliani che le pubblicano; gli ufficiali americani vi appaiono con i gradi camuffati e gli occhiali neri. Il maggiore Stern dà poi conto sulla stampa dei suoi intimi politici colloqui con Giuliano e riproduce un messaggio di Giuliano a Truman che Stern si incarica di trasmettere. Eccone un passo significativo: "La nostra organizzazione è al completo - dice Giuliano a Truman -; si è già costituito in Sicilia - siamo appunto nel luglio 1947 - il fronte anti-bolscevico, disposti come siamo a tutto osare pur di abbattere il comunismo nella nostra Isola. Non potevamo restare indifferenti di fronte al dilagare della canea rossa, capeggiata e sostenuta da Stalin, che manda miliardi su miliardi per conquistare il nostro popolo, con la sua politica basata sulla falsità e sulla menzogna, non da tutti compresa e per cui in un certo senso si è fatta un po' strada. Ma noi non crediamo al paradiso di Mosca e perciò abbiamo il dovere di risvegliare le altrui coscienze e di allontanare dal nostro nobile suolo, fatto per la democrazia, questa ignobile gente che ci vuole togliere la libertà, che per noi siciliani dopo laria è l'elemento più prezioso e più necessario della vita" Dopo la bandiera del separatismo si offre ora a Giuliano quella dell'anticomunismo, la nuova piattaforma della Democrazia cristiana. Un altro elemento, sempre a proposito della presenza degli americani presso Giuliano. Esiste una lettera che Giuliano scrisse al maggiore Stern, il quale era ritornato a Roma, dopo avergli dato l'indirizzo di Via della Mercede. Questa lettera fu sottratta all'autorità giudiziaria: trovata in tasca a un bandito caduto in conflitto, la polizia la trasmette immediatamente al Ministro dell'interno. Che cosa chiede Giuliano a Stern? Interessantissimo. Siccome la polizia stringe il suo cerchio intorno a me, - dice Giuliano - le armi che abbiamo non sono più sufficienti, sono armi leggere e occorrono armi pesanti; e poi il bandito raccomanda al maggiore Stern di prendere delle precauzioni, di non andare più da lui in divisa per gli ulteriori contatti. Due anni fa rivolsi al Ministro Scelba la domanda se esiste o non esiste questa lettera; il Ministro Scelba non negò che esistesse e non affermò nemmeno il contrario; il Ministro Scelba allora si limitò ad assicurarmi che, comunque, le armi richieste a Stern non erano arrivate a Giuliano. Quali discorsi erano stati fatti tra il maggiore Stern e Giuliano perché questi potesse chiedere armi pesanti al maggiore americano? Onorevoli colleghi, uomini di buona fede, come siete tutti di questa Assemblea, immaginate per un istante che a prendere contatto con Giuliano fosse stato un uomo di un Paese di nuova democrazia, e nelle mani della polizia italiana fosse caduta una lettera di Giuliano diretta a costui, nella quale il bandito chiede armi pesanti. Cosa si sarebbe detto sulla stampa italiana? Cosa svreste detto e fatto voi, ministro dell'interno? Due anni fa, quando chiesi da questo posto se esisteva quella lettera voi, onorevole ministro, avete minimizzato la cosa, per cui nessuno ha capito l'importanza di quella lettera, che dimostrava appunto come lo zampino degli americani e della parte più corrotta della società americana si fosse legata a Giuliano. Pasquale Scortino va in America, parte clandestinamente, nessuno lo tocca, e tutt'ora è libero, mentre tutti gli altri banditi recatisi all'estero sono stati arrestati dall'Interpol; oggi c'è un altro italo-americano che vive a Castelvetrano, il cui nome è risuonato a Viterbo e ripetuto su tutti i giornali, fornitore di armi ai banditi e massimo dirigente delle operazioni che precedettero la eliminazione di Giuliano in casa De Maria; ma costui non è stato ancora arrestato, e un suo figlio che doveva sposare parte precipitosamente per l'America dopo l'arresto del De Maria. Ecco qua il gangsterismo americano, il regalo che l'America ci fa attraverso gli italo-americani, uno degli aspetti della democrazia americana. Il nostro ministro degli interni non può venir qui a dirci che ignora questi fatti, altrimenti noi dovremmo domandarci cosa ci stia a fare in quel posto. Queste cose in Sicilia le sanno anche i sassi, le sa anche l'ultimo paracarro delle province di Palermo e di Trapani, e sarebbe perciò assurdo pensare che non sapesse il Ministro dell'interno. Ecco un altro aspetto preoccupante di ingerenza immediata, diretta, non dico di una Potenza straniera, ma di propaggini di questa Potenza, di frange di questa Potenza, che si serve di gangsters per svolgere una certa azione politica nella nostra Isola.x . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tutti sanno che i miei colloqui col bandito Giuliano sono stati pubblici e che preferivo parlargli da Portella della Ginestra nell'anniversario della strage. Nel 1949 dissi al bandito: "ma lo capisci che Scelba ti farà ammazzare? Perché non ti affidi alla giustizia, perché continui ad ammazzare i carabinieri che sono figli del popolo come te?". Risposta autografa di Giuliano, allegata agli atti del processo di Viterbo: "Lo so che Scelba vuol farmi uccidere perché lo tengo nell'incubo di fargli gravare grandi responsabilità che possono distruggere la sua carriera politica e finirne la vita". È Giuliano che parla. Il nome di Scelba circolava tra i banditi e Pisciotta ha preteso, per l'attestato di benemerenza, la firma di Scelba; questo nome doveva essere smerciato fra i banditi, da quegli uomini politici che hanno dato malleverie a Giuliano. C'è chi ha detto a Giuliano: sta tranquillo perché Scelba è con noi; Tanto è vero che Luca portava seco Pisciotta a Roma, non a Partinico, e poi magari ammiccava: hai visto che a Roma sono d'accordo con noi? Da tutto quello che sappiamo non v'è alcun dubbio che Giuliano poteva essere preso vivo, disarmato, con Pisciotta accanto. Bastava che circondassero la casa, che si assicurassero che non aveva armi in mano e che dormiva. Perché avete dato a Pisciotta il mandato di ucciderlo? Il Codice penale punisce chi dà ad una persona il mandato di uccidere. Nessuno ha il diritto di uccidere un uomo, anche se questi è il più nero, il più mostruoso degli umani. Perché avete fatto uccidere Giuliano? Rispondete a questa domanda. Perché avete turato questa bocca? La risposta è unica: l'avete turata perché… (commenti dal centro) Giuliano avrebbe potuto ripetere le ragioni per le quali Scelba lo ha fatto uccidere. Ora aspettiamo che le raccontino gli uomini politici, e verrà il momento che le racconteranno. Il popolo siciliano è stato accusato dal Ministro Scelba di omertà. Ma voi, come potete immaginare che a Monreale, dove si sapeva che la famiglia del Miceli era d'accordo con Verdiani, e che ospitava Giuliano, ci possa essere chi vada a denunciare i Miceli? Polizia, banditi, mafia, erano insieme, mangiavano insieme, e voi accusate il popolo siciliano di omertà, mentre il funzionario dello Stato appare il correo, il favoreggiatore, l'istigatore. Voi avete accusato il popolo siciliano di omertà, ma l'omertà è vostra, per aver sospinto i vostri funzionari a questi metodi, per aver indirizzato la loro azione a martoriare le popolazioni, per aver tollerato che violassero la legge. Ma è naturale per voi che debba essere così, dato lo scopo che volete raggiungere. Il vostro disegno è chiaro: condanniamo quelli delle gabbie di Viterbo, diamo loro l'ergastolo e la nostra coscienza di gente civile è appagata; chiudiamo questa pagina vergognosa e non diamo più spettacolo all'estero. Già, come se queste ferite sanguinose potessero essere così sanate! Mussolini, dopo l'assassinio di Matteotti, fece condannare allora i Dumini; ma venti annni dopo venne la vera giustizia del popolo. C'è questa esigenza contro i veri responsabili, contro i veri colpevoli, contro coloro che hanno armato Giuliano, che lo hanno fatto precursore del Patto atlantico, che gli hanno dato la bandiera dell'anticomunismo. Sono questi che devono pagare. Il Senato sa che nelle repubbliche democratiche si possono istituire sezioni di Corte di Assise straordinarie. Se quella che side a Viterbo non appagherà la sete di giustizia del popolo, pregheremo il collega Azara di presiedere quella che siederà nel pianoro di Portella, e al suo cospetto porteremo i responsabili veri della strage del 1° maggio 1947 che avranno di fronte le madri dei caduti, degli agenti, dei carabinieri caduti, dei morti di Portella. Lo scanno del Presidente sarà il sasso di Barbato, attorno al quale l'angoscia delle donne e dei bambini trova lenimento nelle piccole lampade ad olio che ardono a suffragio dei morti e nella certezza della giustizia. E attorno insensibilità, premura di seppellire il cadaverino per coprire il delitto. Noi non molleremo mai su questo problema essenziale della rinascita e della libertà della Sicilia. È il problema della pienezza dell'applicazione dello Statuto siciliano, della applicazione delle riforme di struttura, del fine di quel movimento che ha fatto scoppiare questo bubbone. Credete che non ci fosse stato il movimento contadino, se non ci fossero i partiti democratici questo bubbone sarebbe scoppiato? No, questi delitti sarebbero stati occultati, le istruttorie archiviate, come si faceva prima. Ora non è più possibile commettere impunemente delitti per conservare i propri privilegi, per violare la Costituzione; oggi non è più possibile che la Nazione possa consentire che, commesso il primo delitto, quello di violare la Costituzione, seguano tutti gli altri, per cui dai Verdiani, dai Luca, dai Perenze, fino all'ultimo maresciallo dei carabinieri si può impunemente infrangere la legge, con la coscienza che la legge si viola "contro i comunisti", gli assoldati di Stalin, i nemici della Patria, contro i quali, quindi, tutto è lecito. Su questa vostra piattaforma dell'anticomunismo, su questa base politica vi ponete per salvaguardare gli sporchi interessi di minoranze sparute, per proteggere in Sicilia i privilegi, per perpetuare l'intervento sfruttatore dei grandi monopolisti del nord in Sicilia, per soffocare ciò che voi, Ministro Scelba, nel 1947 magnificavate come una grande conquista del popolo siciliano. Ebbene, è questo movimento dei lavoratori siciliani, insieme con tutti i lavoratori italiani, che vi impedirà di chiudere questa pagina vergognosa sneza che giustizia sia fatta, giustizia per tutti coloro che hanno sofferto in Italia, giustizia di cui ha sete il popolo di Sicilia. E non è retorica la mia, se è vero che chi è del Piemonte, delle altre regioni civilmente più avanzate, queste cose non le può capire, anche se ha letto Sonnino e Franchetti e tutta la vasta letteratura sul Mezzogiorno. Ebbene, voi avete fallito, Ministro Scelba, al vostro compito; voi sarete responsabile di omertà e forse di complicità in questa terribile vicenda siciliana, perché siete l'affossatore dell'autonomia siciliana, perché siete il violatore della Costituzione italiana.
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