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Giuliano sa tutto e per questo verrà ucciso di Alberto Jacoviello "Nuovo Corriere", Firenze, 6 luglio 1947 |
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Quell'eccidio non è il primo nella Sicilia dell'immediato dopoguerra, ma si mostra diverso da ogni altro, per l'elevato numero di morti e feriti e le curiose rispondenze con la politica che sta prevalendo nel governo del paese. Quanto basta, in definitiva, per legittimare il dubbio che vi siano coinvolti organi di Stato. In effetti, dopo un breve indugio sui possibili esecutori e i mandanti, alcuni organi di stampa puntano decisi sulle responsabilità istituzionali, corroborati da un certo sentire, che via via si rende manifesto, a partire dall'isola. E in tale terreno di denunzie si colloca Alberto Jacoviello, che titola un reportage da Montelepre, uscito il 6 luglio 1947 sul "Nuovo Corriere" di Firenze, Giuliano sa tutto e per questo verrà ucciso. Il documento è poco noto e nondimeno importante, giacché predice senza remore la sorte del bandito, con anni di anticipo, mentre Ettore Messana è alle soglie della rimozione, travolto dalle accuse lanciategli alla Costituente da Li Causi. Scrive Jacoviello: "Giuliano conosce esecutori e mandanti. E qui il gioco diventa grosso. Giuliano comincia a sapere troppe cose. Se lo prendono, parla. Messana, l'ispettore di polizia, non lo prenderà. Oppure lo prenderà in certe condizioni. Morto e con i suoi documenti distrutti, se ne ha". Con la sobrietà del migliore giornalismo, il reportage riesce a restituire inoltre gli umori nei paesi e nelle campagne in cui incombe la presenza del bandito e di coloro che, per mandato istituzionale, dovrebbero fermarlo. Carlo Ruta "Sicché Giuliano non si prende?" L'ispettore Messana, che quando io sono entrato ieri nella sua stanza dell'ispettorato di Ps ne stava uscendo lasciandomi solo con l'ispettore Coglitore, fa appena in tempo a sentire la mia domanda. Si ferma, vicino alla porta aperta. "Che cosa glielo fa credere?" "Le dichiarazioni alla stampa del capo della polizia Ferrari. "E sarebbero?" "Le radio trasmittenti di Giuliano, i binocoli a lunga portata, le difficoltà del terreno, i viandanti occasionali che diventano informatori preziosi, le difficoltà per l'organizzazione di una marcia di avvicinamento, ecc." "Il capo della polizia è venuto. Ha esaminato la situazione. Si è convinto di certe cose. Ha riferito. Questo è tutto." E Messana, con il misterioso accenno ai convincimenti del capo della polizia, se ne va. Il mio colloquio continua con Coglitore che mi guarda molto attentamente dal fondo della sua poltrona. "Sono andato nella zona di Giuliano" gli dico. Coglitore mi interroga con gli occhi. "Mi hanno detto che Giuliano è lì, fra Montelepre e San Giuseppe Jato." "Altri dicono che è altrove" mi risponde tranquillo Coglitore. "Ne ho interrogati più di cinquanta. Hanno risposto tutti che è lì." "Dicono quello che pensano, non quello che sanno." "Tutti allo stesso modo?" "Tutti allo stesso modo." "È vero che la polizia non prende Giuliano perché non lo vuole prendere?" A questa domanda Coglitore si fa scuro in viso. Deve essere una domanda che lo ha tormentato molto da quando è in Sicilia, piantato dalla mattina alla sera alle calcagna di Messana. "La polizia, chi?" "Messana" dico secco. "Ma se da due anni è qui per questo." "Ma non lo ha preso. Non ha preso nessun mandante dell'ultimo assassinio e dell'ultima strage. Ha arrestato poi gli assassini di Miraglia che erano più o meno confessi. Dopo essere stati così bene individuati, secondo quanto si poteva leggere nel famoso comunicato della questura di Agrigento qualche giorno prima del 20 aprile. Ad essi hanno tirato fuori un alibi e stanno per essere rilasciati." "E questo che cosa prova?" "Che il Consiglio generale delle Leghe di Palermo ha chiesto che Messana sia destituito." "Perché?" "Non lo so." "Sarà sostituito Messana?" "Penso che dovrà prima finire il suo lavoro." Coglitore non parla più. Mi congedo. Ieri a S. Giuseppe Jato, un caldo da impazzire. Per le vie del paese con la terra che brucia e ti sale fino negli occhi; gruppetti di uomini seduti metà per terra e metà sulle pietre, agli angoli delle case, che ti guardano addosso e ti seguono con gli occhi. "Giuliano?" Non dicono una parola e guardano le alture. E una volta che si rendon conto che non sei un poliziotto chiacchierano. "Non lo prendono" dicono. Ma è l'unica cosa che dicono. Tutti alla stessa maniera. "Non lo prendono." Ma è dunque invincibile questo bandito? È due anni e mezzo che è braccato per tutto con mille poliziotti alle calcagne sull'isola e tutte le questure della repubblica mobilitate contro di lui, con tutto il mondo che ne parla, con un capo della polizia che arriva fino a rendersi ridicolo con le sue storie dei cannocchiali e delle radio trasmittenti. A Montelepre la madre di Giuliano parla volentieri. E così la sorella e gli amici di casa che sono un po' i protettori della famiglia. "Certo che sono felice di parlare coi giornalisti. Loro soltanto possono dire all'Italia che Giuliano in questa storia di Portella della Ginestra e Partinico e di altri paesi non c'entra niente." E in sostanza queste donne, queste due donne, non vogliono fare altro che difendere l'uomo Giuliano. Su due sole cose si sono create un'opinione precisa. La polizia non lo prenderà vivo Giuliano. Secondo: Giuliano non c'entra per niente con Portella della Ginestra né con Partinico. "Perché non lo prenderanno vivo? Si ucciderà prima di essere preso?" "Lo uccideranno." "Perché?" Maria Lombardo non risponde. Solo un grugnito. Nessuna risposta. Ce ne andiamo col nostro accompagnatore e chiacchieriamo. La tesi qui è questa: Giuliano è stato un bandito solo al tempo dell'Evis. Lo ha fatto perché sperava che una volta riuscito il colpo della Sicilia indipendente, i suoi porecedenti delitti sarebbero stati dimenticati e allora avrebbe potuto tornare alla sua vita normale. Finita l'Evis si nascose, badò solo a nascondersi pur essendo rimasto sempre a capo di una banda organizzatissima e con le simpatie più aperte della popolazione di questa zona. Da quel tempo venne il compromesso del generale Beraldi. La polizia non avrebbe arrestato i banditi che dettero man forte all'Evis e in cambio costoro avrebbero appoggiato l'azione dei monarchici siciliani. E questa è una cosa provata e scritta in rapporti ufficiali; Giuliano seppe e seppe anche che questo compromesso faceva capo oltre che al generale Beraldi ad altissime personalità politiche. Ed entrò nel gioco. Aveva la sua libertà in cambio del silenzio. Vennero gli assassini degli organizzatori sindacali; venne la terribile offensiva del feudo siciliano che scatenò contro le organizzazioni dei lavoratori tutta la mafia. Giuliano seppe esecutori e mandanti. Vennero Portella della Ginestra, Partinico. Giuliano conosce esecutori e mandanti. E qui il gioco diventa grosso. Giuliano comincia a sapere troppe cose. Se lo prendono, parla. Messana, l'ispettore di polizia, non lo prenderà. Oppure lo prenderà in certe condizioni. Morto e con i suoi documenti distrutti, se ne ha. Questo è quello che dicono a Montelepre e a San Giuseppe Jato uomini che sanno tutto di Giuliano, dal primo carabiniere ammazzato al luogo dove ha dormito la notte passata. È per questo che ieri, bianco di polvere e abbrutito dal sole, sono andato a porre certe domande precise ai due uomini che siedono, in questo momento, dietro il tavolo dell'ispettorato di Ps, organismo creato per la lotta contro il banditismo. Perché c'è qualcosa che è cominciato in un canneto dove Giuliano, ragazzo appena ventenne, ha cominciato a uccidere un carabiniere che gli aveva sequestrato un quintale di grano e deve pure finire questo qualcosa in qualche posto, magari nell'ispettorato di Ps, visto che significa tutto il sangue sparso in Sicilia in questi ultimi anni. Strane ombre stanno dietro questo sangue. Ombre di feudi, di terre, di grano, di baroni e mafiosi, di generali e poliziotti ed altri personaggi. Ombre di tutta gente per le quali la Sicilia è il Far West con tutte le sue appendici, dai grossi personaggi ai banditi. E fra queste ombre c'è pure un uomo vestito di grigio, calmo e gentile, che è qui da due anni e mezzo. Si chiama Messana, ispettore di polizia, di cui il Consiglio generale delle Leghe ha chiesto la destituzione.
Prima pagina -------------Giuliano e lo Stato
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