Lettera di Giuliano a "La Voce di Sicilia", 31 agosto 1947, e commento-risposta di Girolamo Li Causi

 

Nota introduttiva

La parte giocata dai giornali in tutta la vicenda fu notevole, e in talune occasioni s'elevò addirittura a protagonista. Ai giornali, e non solo quelli d'opposizione, Giuliano scelse d'indirizzare parecchie sue missive. A mezzo stampa Li Causi si rivolse al bandito, incitandolo a fare i nomi dei mandanti. Un ruolo decisivo rivelò d'altronde la potente stampa moderata dell'isola, da "La Sicilia" di Catania al palermitano "Giornale di Sicilia", che appoggiarono vistosamente lo scelbismo, fino a sostenerne gli aspetti più degradati. Il quotidiano degli Ardizzone, per citare un esempio, alla vigilia elettorale dell'aprile '48, non ebbe pudori a riservare quasi una intera pagina all'attivismo "antibolscevico" di Giuliano, specularmente alla cronaca della venuta di De Gasperi in Sicilia (Giuliano contro il comunismo, 15 aprile 1948).

Riguardo alla scrittura dei messaggi, uno inviato addirittura al presidente degli Usa Truman, esistono beninteso due Giuliano differenti. Uno è aulico e barocco, perfettamente dotato nell'uso della lingua italiana. Ed è il Giuliano finto. La lettera che segue è invece del Giuliano autentico, senza cioè l'influsso dei macchinatori occulti che ritroviamo in altri casi.

Giuliano si difende dall'accusa d'essere il responsabile di Portella e di altri eccidi successivi. Dal canto suo, Li Causi espone i suoi dubbi sulle esclusive responsabilità del bandito. Esorta questo a fare i nomi di coloro che gli hanno comandato di recarsi a Portella il primo maggio. l'uccisione per mano della mafia o della polizia. Adombra inoltre l'ipotesi d'un intervento straniero, americano, alludendo al caso di Mike Stern, che nei giorni seguenti l'eccidio si è incontrato con Giuliano. E sarà questo un tema ricorrente nelle denunzie di Li Causi.

Carlo Ruta

 

Lettera di Giuliano

Signor Direttore,

Se per come li hanno fatto credere non siamo nemici, la prego di pubblicare nel vostro giornale quanto seque.

Seguendo le ulteriori vicendi delle ultime notizie dei giornali un socche di delirio mi sorprende come il mio nome è cascato nelle spuderate bocche di tutti questi signori e signoroni.

Lo credo ormai chiaro, che l'unico appogio per le loro difese, l'unico appogio per nascondere e scaricarsi dei loro crimi, non è altro che il mio.

Forse perchè credono, che un bandito così chiamato, ricercato da una legge, perde ogni diritto dilla dognità morale.

Forse perché non avendo libertà di stampa specie quando le tocco il vivo alla polizia e a qualche signorone, ed anche perchè non potendo disporre di una cultura letteraria non potrà difendermi delle varie calunnie, delle varie accuse che mi si facciano.

E così lecito attribuirmi, dunque, ciò che li pare, ciò che li è prezioso per le varie discolpe e dormino sicuri perchè nessuno interesso ci può essere per far luce di tutti i fatti incolpatemi, dato che un delinguente così armai qualificato non può essere nel modo più categorico difeso.

Se la mia domanda incontri un sentimento ragionevoli, voglio chiedere, come mai un Giuliano amatore dei poveri, e nemico dei ricchi, può andare contro la massa operaia?

E se fossero i ricchi che mi sostituissero, quale fosse la ragione di sacrificarmi ad effettuare degli ostaggi mettendomi delle risponsabbilità e affrontando dei pericoli.

Credo che di quanto milioni possiedono questi cappeddi, pur quanto si tassassero a un milione per ciascuno potrebbero coprire a me con tutto Montelepre.

Signor Montalbano! mi rivolgo proprio a voi nel dire ciò perchè io non possiedo nienti e non ho nessuno interesse di andarvi contro, anzi vi dico che sono stato l'unico a braccare i ricchi, a voi pure ben noto.

Più tosto tutto questo lo attribuisco a una rivendicazione di odio forse che nutrino verso di me, e che proprio nel momento buono si profittano del caso. Di tutti le prove che portano quei macellatori della carne umana dei carabinieri sono dovute alle torture, se volete vedere la prova domandatici a questi che innocenti rei confessi chi sono stati gli autore della guerra? il flagellamento dell'Italia? di sicuro vi diranno che sono stati pure loro.

Egregi on.! come mai poteti avere una prova da questi individui, che con molta facilità comprendono che a tale dichiarazione si scavano la fossa con le proprie mani.xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx Quindi se ciò si hanno accollato e chiaro che sono stati le torture che ci hanno fatto dire e firmare tutto quello che ci interessava. Se altre cose le saranno domandati finiranno pure per accollarsele.

Ma in tal caso Signor Montalbano se vi travassevo in quei panni anche voi finissivo nel dire tutte le scioccherie che vi si domandasse.

Se ne volete essere sicuro di quanto vi dico prendeti un datore e andate a visitari voi personalmente come li hanno ridoti per fargli dire ciò.

Egregio Montalbano mi rincresce proprio come voi uomo maturo non arrivate a capire l'imbrogli della matassa.

Vi hanno soddisfatto con un pupo che hanno vestito perchè vi assicuro che di tutti questi che sono accusati di tanta responsabilità, non hanno altra risponsabilità che quella di essere Monteleprini.

Vi prego di aprire gli occhi in tutti le vostri faccende, e a me non credetemi altro, per un'amatore della nostra bella Sicilia e la bomba atomica per i ricchi, non più altro di questo

Giuliano

 

Commento di Girolamo Li Causi su "la Voce della Sicilia "

 

La lettera che la Voce della Sicilia ha ricevuto è di pugno di Salvatore Giuliano?

Ci siamo preoccupati di confrontarla con altre attribuite al bandito in altrui possesso e ci siamo convinti della sua autenticità. Pubblicandone il fac-simile e rimettendone copia fotografica alla Procura generale della Repubblica sarà più facile accertarne in modo definitivo la paternità.

Perché pubblicare questo scritto del bandito Giuliano?

Non certo per suscitare scandalo né per far senz'altro nostra la tesi di Giuliano di essere egli estraneo alle stragi di Piana delle Ginestre e del 22 giugno, in contrasto con le conclusioni della Sezione istruttoria di Palermo su cui si sono basati il ministro Scelba e il presidente della Regione Alessi nelle note dichiarazioni dell'agosto scorso.

Siamo appena agli inizi del grande dramma sociale che si svolge in Sicilia da quattro anni. È vero che il prologo di esso si è chiuso il 2 giugno, ma attualmente, nelle possenti forze che agiscono, forze interessate al progresso dell'Isola contro quelle che vorrebbero spingerla indietro, la parte che gli eventi hanno assegnato al bandito Giuliano esce dalla cronaca nera per collocarsi in più ampio quadro i cui motivi essenziali si ripetono nella nostra storia, nella storia che narra lo sforzo del popolo siciliano per liberarsi dalla oppressione, per soddisfare la sua fame di terra, la sua sete di giustizia.

Non ci dicono le istorie, anche senza andare più lontano dello scorso secolo, che il Borbone si valse del banditismo per resistere alla rivoluzione francese in Sicilia? E non è noto forse che nel '66 la insurrezione palermitana del sette e mezzo fu opera della reazione alleata del banditismo?

Ora il caso Giuliano si inquadra perfettamente in questa tendenza storica seconda la quale il fenomeno sociale del banditismo viene sfruttato dalle forze reazionarie per contrastare il moto di rinnovamento sociale delle masse lavoratrici.

Non v'è dubbio infatti che nell'autunno del 1945 a Giuliano venne affidata la bandiera politica del separatismo alla cui ombra egli coi suoi associati consumò una serie di delitti particolarmente rivolti contro i carabinieri. L'intervento del Governo centrale, dopo che le forze sociali e politiche sane della Sicilia avevano battuto il separatismo, finì con un compromesso: salvi gli esponenti politici che avevano armato e diretto l'azione di Giuliano, sia perché il bandito è forte e si fa rispettare, sia perché egli può servire il gioco nuovo della reazione; e poi si aspetta il 2 giugno, la monarchia non può non vincere e in Sicilia deve trionfare per cui tutto il banditismo attivo viene carezzato dalle destre monarchiche.

Il Giornale di Sicilia del 24 giugno, riferendo sugli attentati alle sedi dei partiti democratici, riproduceva un manifestino a stampa attribuito a Giuliano di intonazione antibolscevica.

Non risulta che Giuliano abbia esplicitamente sconfessato quel manifesto, sconfessione implicita invece nella lettera che riproduciamo; ma è caratteristico il fatto che a Giuliano, al quale era caduta di pugno la bandiera separatista, con il manifesto gli si voleva affidare quella del fronte antibolscevico italiano, (fai); siamo di fronte cioè al proposito delle classi reazionarie di volere attribuire non solo i fatti del 22 giugno ma come poi è avvenuto quelli di Portella delle Ginestre a Giuliano e alla sua banda.

Portella delle Ginestre

Possiamo senz'altro ammettere che componenti della banda Giuliano abbiano partecipato a quelle stragi; la banda in parola non è una formazione chiusa con organicoma disgregantesi e ricomponentesi continuamente e bisogna, d'altro canto, spiegare come mai Giuliano e i suoi banditi, che fino al 1 maggio e per tutto il periodo acuto della lotta per la terra mai avevano dato fastidio ai contadini, amprovvisamente manifestano in modo così inumanamente malvagio tanto odio indiscriminato.

La Polizia e la Magistratura si saranno certamente poste questa domanda e la risposta più plausibile potrebbe essere la seguente: Giuliano e i suoi affiliati sarebbero stati indotti a prendersela con i contadini perché con la assegnazione delle terre alle Cooperative spariscono gabelloti, sovrastanti, campieri, cioè gli anelli di quella catena che si esprime col nome di mafia del feudo e che assicura al banditismo libertà.

Ma allora non è pienamente giustificata la esigenza che erompe dall'opinione pubblica, dall'animo e dalla mente di ogni onesto cittadino, che non bisognerebbe fermarsi a Giuliano, ma risalire agli istigatori, ai mandanti?

Altro che sipario abbassato, come pretenderebbe il regista Scelba! Un altro elemento appare nel gioco, se è vero quanto il guardasigilli Grassi ha accennato nella discussione della nostra interpellanza del luglio scorso alla Costituente e cioè di certi contatti tra elementi di Potenze straneire e Salvatore Giuliano, elemento che noi doverosamente segnaliamo perché nella complessa azione dell'imperialismo internazionale la Sicilia è considerata e Giuliano potrebbe essere una pedina, se anche la meno importante, di un eventuale giuoco.

Giuliano, accusato delle stragi degli innocenti del maggio e del giugno scorsi, si fa vivo solo alla fine di agosto con questa sua lettera. Perché non l'ha fatto prima e subito?

È probabile che oggi egli si senta mancare il terreno sotto i piedi, in quanto distrutta in gran parte è la sua banda, sconvolta la sua base operativa; egli vuol vivere en entra in compromesso con i suoi nemici, coi finti amici e si aggrappa ad ogni fruscello pur di ritardare di un solo giorno la sua immancabile fine. La via delle emigrazioni che gli sembrava facile e sempre aperta non gli sembra più tale. Ora rompe ogni indugio, se questa sua lettera è sincera, se egli cioè ritiene di potere avere un qualche giovamento urlando la sua innocenza per le stragi e può darsi che lo faccia perché ritiene contati i suoi giorni e vuol salvarsi l'anima.

Noi con Turiddu Giuliano non abbiamo mai avuto da fare; abbiamo condannato i suoi crimini ma abbiamo bollato di criminalità i principali respondabili della sua azione delittuosa, uomini e forze sociali e politiche ben determinate, ben individuate.

Diciamo a Giuliano

A Turiddu Giuliano ci permettiamo di dire: il triste inganno di ribellarsi contro l'oppressore con il delitto e con la vendetta individuale è costato nei secoli ai contadini siciliani molto sangue e lutti e miserie infinite. Non sono i carabinieri, comandati per fare rispettare la legge, i colpevoli anche se la legge per il tristo giuoco delle forze politiche che vogliono dominare la Sicilia provocano irresistibili ribellioni negli animi promitivi.

La gente del lavoro e del popolo da cui tu, Giuliano, sei nato, non può ingannarti e ti dice: Giuliano, tu sei perduto, la tua vita è finita; sarai ucciso o a tradimento dalla mafia che oggi mostra di proteggerti o in conflitto dalla polizia, sarai catturato e trascinerai la tua resistenza con il terribile bagaglio dei crimini da te commessi e di quelli consumati in tuo nome. Fine indegna di un autentico figlio del popolo lavoratore siciliano. Oggi i nostri contadini non sono più senza luce, senza guida, senza avvenire; essi vogliono volgere il male che tu hai fatto nel bene per tutta la nostra Sicilia, reclamando da te un atto che potrà riscattarti e riconciliarti con il popolo tutto. Prigioniero come sei stato e come ancora sei dei nemici del popolo, dei nemici dei contadini, dei tuoi nemici puoi liberarti con una morte onorata affidandoti alla giustizia.

Denunzia alto e forte con tutti i particolari, con quella precisione che i lunghi affanni e le notti insonni hanno scolpito nella tua memoria, chi ha armato la tua mano, chi ti ha indotto a commettere e a far commettere la catena infinita di delitti da cui molto sangue è stato sparso; inchioda alla loro responsabilità tutti coloro che ti hanno indotto al delitto e che ora ti abbandonano e ti tradiscono; contribuisci alla grande opera di chiarificazione e di moralizzazione che il nostro popolo ha già intrapreso.

Solo dopo che assieme al popolo avrai svelato il tessuto di intrighi e di violenze di cui sei vittima, potrai salvarti dalla morte eterna.

Girolamo Li Causi

 

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