Palermo in epoca normanna nella cronaca di viaggio di Ibn Giubayr
Carlo
Ruta
Nota bio-bibliografica
[Descrizione
di Palermo]
Detto
commissario si mosse ad incontrarci, dondolandosi fra due servi che lo fiancheggiavano
e gli reggeano lo strascico. Osservammo un vecchio dai lunghi mustacchi bianchi,
maestoso, il quale, parlando speditamente l'arabo, ci domandò dove eravamo
diretti e di che paese fossimo. Saputo che l'ebbe si mostrò cortese con
noi e ci accomiatò, dopo di essersi profuso in saluti ed auguri, sicché
restammo maravigliati del suo modo di fare. La prima cosa che ci aveva domandato
era se portavamo notizie di Costantinopoli la grande, ma noi non ne avevamo punto
da dargliene. Diremo di tali notizie in seguito. Altra
fra le cose più singolari da noi osservate, che potrebbero indurre in traviamento,
fu che uno dei cristiani che stavano a sedere presso la porta del palazzo, mentre
noi ne uscivamo, ci disse: "Badate a ciò che portate, o pellegrini,
che i gabellieri non vi sorprendano". Egli ritenea che noi portassimo mercanzia
soggetta a gabella. Gli rispose un altro cristiano dicendo: "Quanto se' strano!
Costoro entrano nella reggia, che mai dovrebbero temere? Magari portassero le
migliaia di rubà'ì! Voi altri andate in pace che non avete nulla
da temere". Restammo maravigliati di quanto avevamo visto e sentito, e ci
avviammo verso un fondaco dove scendemmo ad albergare. Era il sabato 16 di questo
mese benedetto, 22 dicembre. Nell'uscire da detto palazzo passammo per un portico
continuo, coperto, dove camminammo lungo tratto, sin che arrivammo ad una chiesa
immensa. Ci fu detto che da questo portico passa il Re quando si reca a detta
chiesa. Si conta di Palermo capitale della Sicilia. - Iddio la restituisca [ai
Musulmani]. Città metropoli di queste isole riunisce in sé i due
pregi, [cioè] prosperità e splendore. Ha quanto puoi desiderare
di bellezza reale ed apparente e di soddisfazioni della vita [nell'età]
matura e fresca. Antica e bella, splendida e graziosa, sta alla posta con sembiante
seduttore, insuperbisce tra pìazze e pianure che sono tutte in giardino,
larghe ha le vie e le strade, ti abbaglia la vista colla rara beltà del
suo aspetto. Città maravigliosa, costrutta come Cordova, gli edifizi suoi
sono tutti di pietra da taglio detta kaddan. Un fiume d'acqua perenne l'attraversa;
ai fianchi di lei scaturiscono quattro sorgenti. Il suo Re qui allietò
la vita di piaceri fugaci, onde la fece capitale del suo regno franco - Dio lo
annienti! In
questa città i Musulmani conservano tracce di lor credenza; essi tengono
in buono stato la maggior parte delle loro moschee e vi fanno la preghiera alla
chiamata del muezzin. Vi hanno dei sobborghi dove dimorano appartati dai Cristiani;
i mercati sono tenuti da loro e son essi che vi fanno il traffico. Non tengono
adunanze congregazionali il venerdì, essendo la hutbah proibita; la recitano
però nelle feste solenni, facendo l'invocazione a nome del [Califfo] 'abbàsida.
Vi hanno un qadi al quale si appellano nelle loro divergenze, ed una moschea congregazionale
dove si radunano per le funzioni, e in questo mese santo vi fanno grande sfoggio
di luminaria. Le moschee [ordinarie] poi sono tante da non contarsi; la più
parte servono di scuola ai maestri del Corano. In generale questi Musulmani non
praticano coi loro confratelli alla dipendenza degli infedeli e non [godenti sicurtà]
nelle sostanze, nelle donne e nei figliuoli - Dio, per bontà sua, provveda
a costoro nell'opera sua benefica. Nel complesso delle somiglianze che passano
fra questa città e Cordova, poiché per un qualche verso cosa rassomiglia
a cosa, v'ha che essa pure ha la parte antica della città, detta al-Qasr
al-quadìm (il Castello antico, il Castello vecchio), la quale si trova
nel centro della città moderna, e Cordova - Dio la protegga - è
disposta alla stessa maniera. In questo Cassaro vecchio si trovano dei palazzi
che sembrano castella eccelse, con belevederi dal largo orizzonte, sì che
gli occhi restano abbagliati a tanto splendore. Una
delle cose degli infedeli più degne di nota da noi qui osservate, è
la chiesa detta dell'Antiocheno. Noi la visitammo il giorno di Natale, che è
giorno di festa solenne per i Cristiani, e la trovammo piena di grande concorso
di uomini e donne. Vedemmo tale costruzione a cui ogni descrizione vien meno,
ed è indiscutibile che essa è il monumento più bello del
mondo. Le sue pareti interne sono tutte dorate, hanno lastre di marmo a colori,
di cui mai si son vedute l'eguali, tutte lavorate a mosaico in oro, contornate
di fogliame in mosaico verde. Dall'alto si aprono finestre in bell'ordine, con
vetri dorati che acciecano la vista col bagliore de' loro raggi e destano negli
animi una suggestione da cui Dio ci tenga lontani. Ci venne riferito che il fondatore
di questa Chiesa, dal quale essa prende il nome, vi abbia speso dei quintali d'oro.
Egli era il visir del nonno dell'attuale Re politeista. Questa chiesa ha un campanile
sorretto da colonne di marmo di vario colore; esso è fatto a cupole (piani)
sovrapposte l'una all'altra, tutte a colonne, onde è chiamato il Campanile
dalle colonne. È questa una delle costruzioni le più maravigliose
che veder si possa. - Dio col suo favore e coll'opera sua generosa lo nobiliti
presto colla chiamata del muezzin. Le
donne cristiane di questa città all'aspetto sembrano musulmane, parlano
[arabo], correttamente, si ammantano e si velano [come quelle]. In detta solennità
uscirono fuori vestite di abiti serici, ricamati in oro, avvolte in drappi splendidi,
velate con veli a colori, calzando scarpe dorate. Procedeano verso le loro chiese,
o [meglio] covili, adorne di ogni ornamento muliebre musulmano, di gioie, di tinture
e di profumi. E, a guisa di scherzo letterario, ci rammentammo
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