15 marzo 2008

 

I primi passi del giornalismo siciliano

 

Ricostruire la storia del giornalismo siciliano che va dal Seicento alla prima metà dell'Ottocento non è operazione semplice. Le difficoltà nascono dalla scarsezza di materiale contenuto negli Archivi di Stato, dalle pessime condizioni della documentazione stessa, dal fatto che, nel tempo, molte collezioni di giornali sono state saccheggiate dai lettori.
Grande merito dunque va attribuito a quei pochi autori che, nonostante le notevoli problematiche rese note, sono riusciti a scrivere una storia, seppur parziale, del giornalismo siculo. Parlando dei contributi più recenti invece, notevole importanza rivestono quelli di Luigi Chibbaro e Tommaso Mirabella, autori rispettivamente di Storia del giornalismo in Sicilia (1957) e I tempi storici del giornalismo e l'apporto della Sicilia (1978), opere a cui (specialmente la prima), fanno spesso riferimento anche storici del giornalismo italiano e da cui attingeremo le informazioni prevalenti di questo capitolo per il periodo che va dal '600 a tutto l''800.
La nascita del giornalismo nella regione viene fatta risalire alla prima metà del XVII secolo anche se già nella seconda metà del '500, la satira politica, protetta dall'anonimato, aveva trovato diffusione.
I regnanti siciliani sono subito coscienti della pericolosità della stampa ed emanano nel 1561 delle leggi tendenti a limitarne, quasi annullarne, la libertà.
Sin da subito, "è facile constatare come potere politico e potere ecclesiastico [siano] attestati in linea concorrente nell'esercizio dell'arbitraria giurisdizione destinata a bloccare ogni libero pensiero (Mirabella, 1978, pag. 245)"
Secondo quanto scrive Evola, nel suo Giornalismo siciliano del Sei e del Settecento (cit. in Mirabella, 1978, pag. 247), il più antico dei fogli-gazzette, tra quelli che sono stati rinvenuti, risalirebbe al 1623. Lo stesso autore però, non fornisce nessun'altra notizia in proposito, sostenendo invece che tutta la produzione che vede la luce tra sei e settecento è in larghissima parte discontinua e priva d'interesse. Ad ogni modo, se il dato relativo al primo giornale fosse veritiero, vorrebbe dire che le prime forme di giornalismo non arrivarono in Sicilia con nessun ritardo rispetto al resto d'Italia, una vera eccezione per un'isola spesso arretrata nei confronti dei processi di sviluppo e mutamento che hanno via via investito la Penisola.
Bisogna fare un passo avanti di mezzo secolo per avere notizie di altri periodici siciliani. Il 29 ottobre 1675 appare a Messina quello che viene considerato dagli storici locali il primo vero giornale dell'isola. Mirabella invece, a dispetto del parere dei più, ritiene che, il Giornale di Messina debba ritenersi nient'altro che "un foglio di propaganda politica contro la Spagna, privo di mordente, anche per il grande ritardo con cui veniva di volta in volta diffuso tra le popolazioni assoggettate al dominio francese (1978, pag. 246)".
Incredibile ma vero né Mirabella né Chibbaro invece, riescono a fornire informazioni sull'attività giornalistica nel catanese tra sei e settecento. Come sottolinea Chibbaro (1957, pag. 83), il quadro del giornalismo etneo è estremamente confuso. Il giornalismo in genere, anche quello nazionale, presenta delle vaste lacune forse perché in quei secoli non si facevano raccolte diligenti, o queste andarono disperse, o rimasero monche delle biblioteche, per la manìa dei lettori poco scrupolosi, di staccare pagine dai libri o fogli delle collezioni di quotidiani e periodici.le lacune del giornalismo catanese sono tali, che non è facile raccapezzarvisi. Il male è aggravato dalla quasi totale mancanza, nel giornalismo di Catania, della continuità. Almeno in passato, i giornali nascevano talvolta quotidiani, ma diventavano ben presto settimanali e viceversa. Oppure ancora nascevano con un nome, ma venivano poco dopo, non si sa perché, ribattezzati con un nome diverso, cosa che finiva per disorientare i lettori. In conseguenza di ciò, si può ben dire che la storia dei giornali catanesi è certo molto movimentata, ma è anche alquanto confusa.
Se sull'attività giornalistica catanese del Settecento dunque non si ha notizia alcuna, qualcuna in più ne abbiamo a proposito degli altri due centri più importanti dell'isola: Palermo e Messina.
C'è da dire innanzitutto che la stampa periodica di giornali e riviste a carattere letterario è la forma giornalistica prevalente.
Una gazzetta ideata nel 1755 da Domenico Schiavo, che avrebbe dovuto occuparsi proprio di divulgazione scientifica a e promozione culturale, non seppe poi rispondere alla promesse e non dovette durare che pochi mesi.
Una gazzetta più completa è certamente quella che compare per la prima volta nel 1764: accoglie notizie sia letterarie che politiche ed ha come titolo Novelle miscellanee di Sicilia.
Se il Mercurio storico-politico (1769-1775) è da ritenersi uno dei periodici più longevi dell'epoca, un altro, pubblicato sempre a Palermo, è considerato da Evola il migliore del genere. Si tratta del Nuovo Postiglione che però ebbe vita breve, un anno (1771-1772).
Molto meno di quanto fece Raccolta di notizie che arrivò a toccare l'ultimo decennio del Settecento e il primo dell'Ottocento.
Per rimanere agli ultimi anni del '700, sono molti in questo a periodo i giornali palermitani che vedono la luce ma anche Messina risulta molto attiva.
Solo per citare i principali, nel capoluogo siciliano sorge, nel 1794, il Giornale del Commercio, trasformato, un anno dopo nel Giornale di Sicilia (il quale, è bene precisare, nulla ha a che fare col quotidiano che sorgerà nel 1859). Nella città dello stretto invece, le iniziative giornalistiche più importanti sono due e si chiamano Corriere di Messina (1793) e L'Osservatore Peloritano (1797).
Sul finire del '700 si assiste allo sviluppo della stampa commerciale e politica, anche se, sono sempre le gazzette letterarie con le loro disquisizioni sulle arti, le lettere, le discipline ecclesiastiche a rappresentare la forma giornalistica degna di maggior interesse.
Proprio il già citato Giornale di Sicilia è uno dei migliori esempi. Gli articoli del foglio, quasi sempre senza titolo, spesso in forma epistolare, trattavano i più disparati argomenti: dall'agricoltura all'astronomia, dalla letteratura all'archeologia. Insomma, un periodico per pochissimi "intimi" come d'altronde gli altri fogli: non poteva essere altrimenti visti gli altissimi tassi di analfabetismo dell'isola e della Penisola tutta. Tassi che inizieranno a scendere soltanto nella seconda metà dell''800 e rimarranno comunque molto elevati fino alla metà del secolo scorso.

Gianni Monaco

Paragrafo tratto dalla Tesi di laurea Giornalismo locale, Università di Catania, 2004

 

 

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