Siracusa nel primo Settecento, descritta dall'ingegnere militare Giuseppe Formenti


Della vita di Giuseppe Formenti, ingegnere ed esperto di fortificazioni, si hanno dati insufficienti, essendo vissuto per lo più nell'ombra, nel periodo in cui la scena dell'ingegneria militare è tenuta in Sicilia da Karl von Grunenberg. Tracce della sua presenza si rilevano nella Messina dell'ultimo Seicento. Dopo il terremoto del 1693 contribuisce al restauro delle difese di Augusta. Nel 1699 viene invitato dal vescovo di Siracusa a esporre la sua idea sulla ricostruzione di Noto, appena avviata. Ancora operante nei primi anni del Settecento, è testimone per altro di una temperie politica e militare assai agitata. Alla morte del re di Carlo II d'Asburgo, privo di eredi al trono, l'isola viene investita dalle guerre di successione, che con Filippo V apriranno in Spagna la dinastia borbonica, coi favori della Francia. Ed è manifesto l'intento di Vienna di riavere la Sicilia, per l'importanza che la medesima riveste nel Mediterraneo. Il tema delle fortificazioni, e delle eventuali carenze difensive, assume perciò una dignità cruciale per gli Stati Maggiori dei Borbone e degli Asburgo. In tal cornice, nel 1705, Formenti compila, non è noto se per decisione propria o dietro committenza, una Descripzion de la isla de Sicilia y sus costas maritimas, destinata a rimanere lungamente un manoscritto: che viene nondimeno fatto proprio e dato alle stampe a Vienna nel 1719 da un altro ingegnere militare, Pierre del Calleyo y Angulo, con poche riduzioni testuali e la ricopiatura dei disegni. Formenti muore nel 1706.
Il manoscritto, da cui vengono tratte le pagine seguenti, è stato ritrovato e curato per la pubblicazione da Liliane Dufour, pure autrice della versione italiana, con Pina Cotroneo.

Carlo Ruta




La Piazza di Siracusa


La città di Siracusa è come un'isola: il mare infatti arriva ai piedi delle sue mura. Un castello, di forma irregolare, è situato ad una sua estremità, all'entrata del porto nel quale, a circa sessanta piedi, ribolle il fiume Alfeo, mentre all'interno delle mura sgorga la fonte Aretusa con grande abbondanza di acque, ambedue lodati da tutti i poeti. Secondo alcuni storici la città deve la sua origine agli Etoli, che arrivati sulla penisola in diversi gruppi, vi costruirono le loro abitazioni e la chiamarono Ortigia; ma i Siculi, dopo averli cacciati, le diedero il nome di Siracusa; dopo un certo periodo nello stesso luogo approdarono i Corinzi che, insieme ai Siculi, fortificarono la Piazza, incrementando la sua popolazione in modo tale che il sito divenne insufficiente per gli abitanti, i quali iniziarono a costruire al di fuori della penisola, formando a poco a poco tre nuove città cui diedero i nomi di Acradina, Tica e Neapoli, il perimetro delle quali superava le sette leghe. Subì la dominazione dei tiranni da Gerone a Geronimo; ai tempi di quest'ultimo, Marcello, a capo dell'esercito romano, si impossessò della città che dopo, a causa delle guerre civili, venne devastata da Sesto Pompeo; finalmente sotto Ottaviano Augusto, venne iniziata la sua ricostruzione limitata però alla sola Ortigia (che corrisponde all'attuale Siracusa). Insieme a tutta la Sicilia passò, per la divisione dell'Impero, sotto la dominazione di Costantinopoli, e poi sotto quella dei Goti; riconquistata da Belisario, venne poco tempo dopo sottomessa dai Saraceni che vi rimasero fin quando i Normanni liberarono vittoriosamente tutta l'isola dagli infedeli che mai più da quel tempo sono riusciti a dominarla.
Al presente questa Piazza è da considerare tra le principali del Regno, e per il suo porto, e perché posta su un'isola fortificata da una doppia recinzione con tre fossi di acqua di mare dalla parte della campagna e per il resto da un muro e da rupi battute dalle onde.
Il castello, posto entro le mura, è pieno di difetti, formato da
un recinto di quattro cortine con torrioni rotondi e molto alti ad ogni angolo; comunica con la città attraverso un ponte di legno, costruito così male che la città se ne può facilmente impossessare con le sue porte, motivo per il quale sarebbe necessario eseguire un'opera, disegnata in giallo nella pianta, da porre dinanzi alla prima porta dirimpetto alla città, chiudere l'apertura della batteria bassa collocata all'entrata del porto e murare le cannoniere, rialzando il terrapieno in cui porre l'artiglieria a barba, perché essendovi al di sotto alcuni scogli, si potrebbe salire alle sopradette cannoniere, sorprendere la batteria ed entrare nel castello attraverso la porta recentemente aperta nella linea della Vignazza.
La Piazza, come si è visto e come si legge dalla pianta, possiede molte fortificazioni dalla parte della campagna, la prima delle quali è un'opera a corona molto bella ma con corpi troppo piccoli, con fosso e strada coperta; l'ultima è un'opera a corno con baluardi, falsabraga, rivellino e fosso grande progettato in modo da servire da darsena, che però non è stata completata. Dato che queste fortificazioni sono poste in uno spazio così stretto che rende l'istmo ben difeso, per questa stessa ragione si potrebbe temere che il nemico, anziché dirigere i suoi attacchi da questa parte, tenti di aggirarle e ponga le sue batterie sulla sponda del porto piccolo, in modo da aprire una breccia nella muraglia di Casanova, muraglia molto debole ed oppressa dal terrapieno; siccome il detto porto piccolo è profondo solo due piedi, il nemico potrebbe con facilità passare all'assalto della breccia e una volta occupato quel posto, lasciare le tre linee difensive dell'istmo tagliate fuori; questo è il motivo per cui sarebbe molto conveniente munire il detto posto di un'altra muraglia disposta in modo più adatto a potenziarne la difesa. Il fosso principale, detto fosso grande, offre al nemico l'opportunità di poter con scialuppe arrivare alla controscarpa ed impadronirsi della piazza d'armi con suoi due recinti esterni che resterebbero isolati e quindi perduti. Questa operazione verrebbe molto agevolata dalla porta della falsabraga, chiamata di Ligne, ampia e alta quanto un arco di trionfo, la quale impedisce che le opposte traverse del baluardo di S. Filippo, più alte del livello del mare di ben due piedi, possano consentire l'entrata del fosso alle piccole imbarcazioni di qualunque tipo adoperata per questo scopo.
I due baluardi di S. Michele e soprattutto quello della fontana sono rimasti senza terrapieni perché il terremoto ha fatto cadere i dammusi sottostanti; è indispensabile quindi munirli di terrapieno, riducendo l'altezza a circa trentotto piedi dal livello della marina, onde ottenere un tiro orizzontale delle artiglierie ed elevare di un piede la falsabraga situata nella stessa marina, fornendola di una banchetta, visto che è troppo bassa. La strada coperta dell'opera a corona dovrebbe, per le esigenze della cavalleria, esser abbassata di due piedi, ma siccome la stessa opera a corona ha un profilo molto basso che si differenzia poco dalla linea della strada coperta, motivo per cui il suo glacis non rimane scoperto ed il nemico può stare al sicuro anche senza approcci, si potrebbe ovviare togliendo una della cinque banchette ed abbassando di un piede e mezzo il suo parapetto, che ne verrebbe così avvantaggiato.
Il porto di questa Piazza è ben protetto perché la sua entrata è posta sotto il tiro delle batterie del Castello; la sua forma è circolare ed esso è tanto grande che, nonostante i suoi fondali che nella parte che guarda alla campagna siano bassi, il rimanente può accogliere una grossa armata dinanzi alle mura della città; ma le navi non posson ormeggiare bene, tranne che nella imboccatura meridionale dove possono gettare l'ancora restarvi, quando non soffiano i venti di Grecale e Levante, caso in cui diviene necessario porsi di fronte alle mura sotto il tiro del moschetto.
Uscendo dal porto di Siracusa dal lato opposto del castello, s'incontra una piccola isola, poi il capo Muro del Porco, molto sporgente, con diversi nascondigli, ed infine una spiaggia che chiamano Fontana Bianca. Seguendo la costa si apre a poca distanza il canale di Lognina che può contenere dieci tartane e molte piccole imbarcazioni, sicure in qualunque stagione perché un'isola davanti alla sua imboccatura la ripara dalle ondate. A sinistra si trova una torre di guardia che quando si avvicinano i corsari dà l'allarme suonando la buccina al fine di radunare i contadini per la difesa delle imbarcazioni che stazionano nel canale. A dieci miglia da Lognina, vi è la marina di Avola, paese situato in una pianura a mezzo miglio dal mare, costruito nel 1693 dopo la distruzione di quello antico che sorgeva sulle colline. Andando avanti per altre cinque miglia si giunge alla marina di Noto, e dopo altre sei al caricatore di Vendicari, con una baia in grado di accogliere molte tartane, e una torre della Deputazione del Regno munita di artiglierie di bronzo; al di là della baia di Vendicari, dove affiorano vari isolotti, si trova un'altra baia più aperta, seguita dalla penisola di Capo Passero o promontorio di Pachino che a volte, a causa delle tempeste, viene separata dalla terra ferma essendo il suo istmo sabbioso e molto stretto. Su questa penisola è situato in una posizione molto buona il castello di forma quadrata, semplice come un fortino senza baluardi, costruito per impedire il riparo a navigli o altre imbarcazioni corsare pronte alle incursioni.
Questo promontorio è alla fine della costa orientale e al principio di quella meridionale. Costeggiandolo si vedono alcune baie (e il porto lombardo), poco sicure, e poco più avanti un'Isola delle Correnti, distante da terra 180 piedi e con 1800 di perimetro.
Ad essa segue la Punta delle Formiche e la baia di Mazza che, anche se può contenere molte galere, è troppo battuta; al di là delle Isole dei Porri, superando un'altra punta e il torrente Brisadone, si trova una grande spiaggia scoperta che giunge alla torre di Pozzallo e un capo arrotondato detto Varcion, dietro cui sporge la punta di S. Pietro con un piccolo scalo; seguono alcune spiagge che si susseguono fino alla punta di Marzaleros ed a quella chiamata dei Lombardi. Dopo questa cala viene il capo Esgaro al largo del quale affiora a distanza di un tiro di fucile uno scoglio che misura 360 piedi; poi seguono un'altra punta anche essa chiamata S. Pietro, il fiume Frascolari con uno scoglio molto grande alla sua foce, e alla fine altri piccoli scogli, l'isola di Cefallan, e una lunga spiaggia che arriva sino a Terranova.

 

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