31 maggio 2002

Sicilia: dove va la finanza d'avventura?

Una traccia per l'analisi

Chiusi gli anni ruggenti dell'accumulo, dai sessanta agli ottanta, quando le famiglie del centro-ovest hanno assunto il predominio mondiale dei narcotici, strappandolo alle triadi e ai narcos, e una discreta élite di costruttori dominava senza ostacoli la trama degli appalti, il clima nell'ultimo decennio potrebbe apparire nell'isola quello di un decisivo rendiconto. In realtà le cose sono più composite. Sotto l'incalzare dei sequestri e delle confische, che hanno azzerato imperi come quelli dei Piazza e dei Cuntrera-Caruana, le finanze più fosche si ammodernano, sollecitando il più possibile, come è tipico dei momenti di passaggio, lo scambio con le economie "normali". Indicativo al riguardo è l'iter di Carmelo Patti, gestore di fondi del Tesoro, patron di Valtur e animatore di contatti a rischio in varie parti dell'isola, che gli hanno valso procedimenti per reati finanziari e il 416 bis. Necessitano in effetti operazioni di affrancamento, atte a garantire i patrimoni. E in tal senso gl'imprenditori alla Patti, capaci di operare a largo raggio, dentro e oltre i confini italiani, recano buon gioco.

Più che in passato, le "famiglie" vecchie e nuove puntano in sostanza sulla diversificazione, con trasferimenti crescenti lungo la penisola, e nello specifico siciliano, da ovest, dove le confische hanno conosciuto un impeto inedito, specie dopo l'uccisione di Falcone e Borsellino, a est, dove il danno risulta più contenuto. Tutto questo con il contributo di certa magistratura, che da Catania, sede di DDA, allarga le sue competenze sul siracusano e il ragusano: aree assai frequentate negli ultimi decenni tanto dai palermitani quanto, più di recente, dagli etnei medesimi e dai peloritani.

Gli appalti restano beninteso una voce importante. E il perdurare di oltre cinquecento stazioni appaltanti nell'isola, mentre si ostenta di volerle ridurre a una diecina, consente un certo gioco, malgrado nel decennio novanta siano stati sciolti d'autorità decine di consigli municipali. Del resto, è un dato il ribasso dell'1 per cento nelle gare siciliane quando altrove si attesta mediamente sul 16, e fanno riflettere le aggiudicazioni dell'ANAS, assorbite verosimilmente da imprese del "gruppo" Provenzano. Il movimento delle compagini non può essere tuttavia sciolto come avveniva nelle stagioni dei Salvo, dei Cassina, dei Vassallo, dei Piazza, delle cordate catanesi. Si sono resi necessari ripieghi tattici, più o meno contenuti. Occorrono degli espedienti per evitare di disseminare altre tracce, per travisarsi e depistare, in sintonia con il locale ceto politico, sempre disponibile alla trama. Appare quindi sintomatico che ad aggiudicarsi gli appalti nell'isola, al ribasso medio anzidetto, siano per lo più imprese non siciliane.

Dopo i bagordi edilizi dei decenni scorsi, sempre più impediti dal vincolo ambientale, si è reso inoltre necessario slargare l'orizzonte degli impieghi. Fra le attività in rialzo nell'isola appaiono quindi le colture in serra, le cantine, le produzioni doc, l'indotto agricolo, i servizi finanziari, i consorzi, i complessi ricettivi, la grande distribuzione: dal petrolio agli ipermercati alimentari. E in tale cornice si consolida la linea che dal centro-ovest, soprattutto Palermo e provincia, punta al sud-est trasformato, dove il contrasto degli interessi ha prodotto di recente inediti scoppi di tensione, come l'uccisione, nel febbraio 2000 nella sua tenuta agricola fra Vittoria e Acate, dell'ex prete Filippo Aiello, fratello di Michelangelo, già sindaco di Bagheria e implicato, negli anni settanta-ottanta, nel traffico internazionale dei narcotici.

c.r.

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