30 luglio 2006

Caso Procura di Ragusa. Scrive l'ex dirigente del palazzo di giustizia Ignazio Andolina

Nel mese di giugno è pervenuta la seguente lettera, che per motivi tecnici, inerenti all'organizzazione del sito, fino a ora non era stato possibile rendere pubblica.

 

Carissimo Ruta,

al solo scopo di tenere aggiornato il Suo diario sul caso Fera Le invio il testo che qualche giorno fa ho trasmesso alle redazioni locali di due "rinomati" (faccio per dire) organi d'informazione cartacea, con invito a darvi pubblicazione per il ristabilimento della verità, chiarissimamente nascosta nella sua interezza, come esposta dal Dott. Fera in una sua conferenza stampa, della quale non ho avuto notizia diretta.

Naturalmente gli illustri Suoi colleghi, esperti, come si sono sempre dimostrati, nell'arte di non recare fastidio al potente di turno, si sono ben guardati dall'accogliere il mio invito, per il quale, a dire il vero, non coltivavo alcuna illusione, pur dovendosi riconoscere che le mie precisazioni erano, come ancora sono, indispensabili al fine di perseguire obbiettività e completezza d'informazione.

Poichè, però, io sono certo che Lei vorrà rimediare ai silenzi, o alle distrazioni dei quotidiani in questione, per i quali non mi pare opportuno spendere ulteriori elementi identificativi, anche per evitare di gratificarli di pubblicità che assolutamente non meritano, chiedo a Lei l'ospitalità che mi è stata "naturaliter" negata.

Ma ecco la nota a mia firma, "doverosamente" sotterrata. Troverà alla fine notizia di qualche altro fatterello che, a mio parere, vale la pena di portare a conoscenza dei lettori del Suo diario, a gloria e lode del Pocuratore della Repubblica di Ragusa.

"Leggo oggi sul Suo quotidiano, nella pagina dedicata alla cronaca provinciale, dell’ennesima conferenza stampa del Procuratore della Repubblica di Ragusa dott. Fera in relazione all’arcinota interrogazione parlamentare dell’ottobre 2005 presentata dall’ex ministro di Giustizia Oliviero Diliberto al suo collega della passata legislatura, finalizzata alla rimozione del magistrato dal suo attuale ufficio.

Io non ho avuto il piacere di conoscere il contenuto della conferenza e, pertanto, non ho la possibilità di replicare ad essa, ma poichè l’illustre conferenziere avrebbe parlato, a quanto pare, vagamente, come al solito, di accusatori responsabili delle sue attuali ambasce, tra i quali annovera con ogni probabilità anche chi Le scrive, credo di avere diritto alla divulgazione, per il tramite del quotidiano da Lei diretto, di una notiziola che, a mio parere, serve a chiarire la situazione a beneficio della verità dei fatti, i quali non hanno avuto e non hanno la scansione che il Dott. Fera vorrebbe accreditare.

La notizia, o meglio la precisazione, è che l’interrogazione dell’On.le Diliberto, presentata, come detto, nell’ottobre 2005, non è stata ritirata, quasi che l’interrogante abbia avuto una sorta di repentino ripensamento, bensì semplicemente accantonata in vista della fine della legislatura ultima scorsa e con l’intenzione di ripresentarla ora, a nuovi parlamento, governo e commissioni parlamentari insediati.

Il tutto come si evince dalla comunicazione, datata 14 febbraio 2006, che l’On.le Diliberto ha avuto l’amabilità di inviarmi e che appresso integralmente trascrivo:

“Caro Sig. Andolina, l’interrogazione relativa al procuratore di Ragusa Agostino Fera è decaduta perchè l’On. Gabriella Pistone (prima firmataria) ha ritirato la firma. Non essendoci più i tempi tecnici (per lo scioglimento della camere) siamo stati impossibilitati a ripresentarla, cosa che faremo nella prossima legislatura. Oliviero Diliberto.”

La ringrazio dell’ospitalità che vorrà dare a questa nota, ospitalità che mi permetterei di ritenere, da parte Sua, doverosa.

Ignazio Andolina"

Questi i fatti.

Va da sé che l'On.le Diliberto non è affatto tenuto a ripresentare, questa volta senza la firma della sua collega resipiscente, a quanto pare tale per divergenze che nulla hanno a che fare con l'argomento Fera, la sua interrogazione, magari aggiornandola alla luce di quanto appresso riferirò, sempre ad onore e gloria dell'illustre magistrato nostrano.

Poiché però io non ho mai avuto notizia che l'illustre ex Ministro di Giustizia abbia l'abitudine di fare promesse da marinaio confido che, prima o poi, il Dott.Fera dovrà nuovamente vedersela col suo molto bene informato censore e con quanto ne discenderà sul piano parlamentare e disciplinare.

Confido anche che la pubblicazione di queste annotazioni sul Suo pubblico diario faranno da stimolo per l'On.le Diliberto e, quanto meno, serviranno a ricordargli l'impegno come sopra assunto.

Ed ecco ora i fatterelli preannunziati.

Come Lei sa il Dott. Fera ha assunto, nell'estate scorsa, un'iniziativa giudiziaria che, a dir poco, può essere definita temeraria.

Mi riferisco alla querela per diffamazione a mezzo stampa che contro di me e di Lei ha firmato con riferimento ad una nota apparsa sul sito da Lei gestito, certamente non elogiativa degli atti e dei comportamenti che come dirigente della Procura da tempi ormai immemorabili ha sempre tenuto, atti e comportamenti poi confluiti nell'interrogazione dell'On.le Diliberto.

Lei sa per certo anche che alla presentazione della querela fu inutilmente dissuaso dal suo fidato difensore, convinto, come costui è sempre stato, dell'insussistenza assoluta di elementi di responsabilità nei confronti miei e Suoi, talché l'atto querelatorio nessun fine chiaramente si prefiggeva diverso da quello dell'intimidazione.

Lei sa pure, a riprova, che un avvocato di Ragusa, amico comune a me e al Procuratore, diverso dal consigliere inascoltato, si è dato da fare presso il Fera, riscontrando disponibilità piena a ritirare la querela, riservandosi però il diritto di stabilire quando e come farlo e sa anche che nè io nè lei abbiamo accettato la pretesa del nostro querelante, soprattutto perchè conteneva la mal nascosta intenzione, rimandando di volta in volta la sua "generosa" concessione, di "...tenerci a bada".

Sa ancora che avendo io informato il PM. di Messina di tale situazione, facendogli rilevare che a nessun soggetto dovrebbe essere consentito di dettare ai giudici (ovviamente ignari) i tempi della giustizia e avendogli espressamente richiesto di interrogare al riguardo il suo collega di Ragusa, è prontamente spuntata, senza che nessun interrogatorio fosse disposto a carico del Fera, che, certamente, non si sarebbe trovato nella più decorosa delle possibili posizioni di parte offesa, una richiesta di archiviazione per la mia posizione, mentre per la Sua, nulla mi è dato sapere, così come nulla so se il GIP ha già accolto l'istanza a me favorevole, che, ormai, risale a parecchi mesi. Non lo so anche perchè, a rischio di sembrarLe un guascone, non me ne sono mai preoccupato.

Passando ad altro e concludendo, a beneficio anche dell'On.le Diliberto, che avrà senz'altro modo di leggere attraverso il Diario che Lei tiene su Internet, vale ancora la pena di riferire che nel dicembre u.sc. ho presentato contro il Sig. Fera una denunzia in relazione ad un'altra sua iniziativa, questa volta non solo improvvida e imprudente, ma anche, secondo me, incompatibile col codice penale nella parte che tratta dell'abuso d'ufficio.

Lei sa benissimo, infatti, che il nostro eroe, quasi sicuramente esercitando poteri illegittimi, ha avuto l'impudenza di incaricare, non per fini di giustizia del suo ufficio, ma per fini suoi personali, la squadra di p.g. della Finanza presso la Procura di Ragusa di assumere informazioni sul conto di tale Sig. Laurino, maresciallo della guardia di Finanza, evidentemente perchè colpevole di avere preso, in relazione all'ormai cosiddetto caso Fera, attraverso il sito di cui Lei è titolare, posizione pubblica a favore dell'interrogante ex ministro di Giustizia e contraria, ovviamente, alla sua.

Io non so che fine ha fatto tale denunzia, nè quelle parallele che ho inviato al Ministero della Giustizia e al C.S.M.-

Posso dire però che nell'arco di due-tre mesi, sono stato interrogato dalla Polizia Postale di Ragusa per due volte, su delega del P.M. incaricato delle indagini. Ragusa 11 giugno 2006.

Cordiali e affettuosi saluti. Ignazio Andolina.

 

 

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