20 ottobre 2005 Altre dichiarazioni di Marco Tumino, figlio del costruttore ucciso nel febbraio 1972, sul delitto e sulla giustizia negata Intervista a cura di Giovanna Corradini
Dopo l'interrogazione parlamentare mirata alla rimozione del Procuratore Fera, si è riaperto il dibattito sull'omicidio di suo padre; vorrei chiederle cosa pensa delle dichiarazioni rese dalla vedova Ilea agli investigatori e da questo diario on-line pubblicate. Oltre a quanto ho già espresso nella lettera che ho inviato a codesto giornale, voglio far notare che è stato per un puro caso che la vicenda è saltata fuori. Infatti è stato un caso, rarissimo caso, che mio padre avesse una vicina del nord Italia, proprio in quella omertosa via Matteotti, nell'omertosa Ragusa. E' stato un caso che quella vedova di nome Elisa, probabilmente invaghita dello scapolone Angelo, controllasse tutti i suoi movimenti, tanto da arrivare anche a guardare le targhe delle automobili che si fermavano sotto casa nostra, e ad ascoltare i nomi delle persone che frequentavano mio padre. E se non fosse stato per questa donna, e per le dichiarazioni rese agli investigatori, probabilmente neppure Carlo Ruta avrebbe scoperto l'inganno. Ma, a parte questa Ilea, nessun'altro vicino potrebbe aver visto qualcosa? Appunto! E' molto strano che gli altri vicini non abbiano visto e sentito niente. Infatti se da un lato della casa c'era la vedova Ilea, dall'altro lato abitavano a piano terra delle signorine, che se mal non ricordo stavano sempre sedute dietro la porta a vetri. Non voglio neppure ricordare che di fronte alla casa c'erano i gabinetti pubblici. E che c'era un custode. Che stava seduto vicino alla porta che dava sulla strada, porta sempre aperta. E che uscendo mio padre e i suoi accompagnatori gli sono passati davanti. Però nessuno ha visto niente. Anzi, non hanno neppure detto di non aver visto niente. Secondo lei, come avrà fatto il giornalista Spampinato a sospettare e accusare il figlio del Presidente del Tribunale, considerando che non poteva avere letto le dichiarazioni delle persone sentite dagli investigatori? Come le dicevo, quando mio padre è uscito di casa, il giorno in cui è stato ucciso, era in compagnia di due persone, e dalla strada, rivolto a me che ero al balcone, mi ha anche parlato ad alta voce. Lei pensa che solo la Ilea ha visto e sentito? Sicuramente hanno visto tanti altri. E nel giro di pochi giorni l'ha saputo tutta Ragusa, Spampinato compreso. Venendo al giorno d'oggi, come spiega il fatto che la Procura di Ragusa si ostina a non voler riaprire le indagini sull'omicidio di suo padre? Sulla riapertura delle indagini mi ero già espresso, comunque lo ripeto: il codice di procedura penale, per la riapertura delle indagini a seguito di archiviazione, prevede una semplice richiesta del Pubblico Ministero, rivolta al Giudice per le Indagini Preliminari, motivata dalla esigenza di nuove investigazioni. E basta. Non occorrono nuovi elementi di prova. Basta anche una diversa valutazione degli elementi già acquisiti. E ciò è ovvio se si pensa che, ad esempio, un procedimento può essere archiviato anche per un errore o una svista: in questo caso bisognerebbe cercare nuove prove per riparare a un errore? Quindi, basta solo la volontà. Ma per il caso Tumino questa volontà non è mai esistita, e tuttora non esiste! Perchè? Probabilmente per lo stesso motivo per cui si è provveduto all'archiviazione! Secondo lei questo è un caso di malagiustizia legato solo alla provincia di Ragusa, cioè sarebbe potuto accadere in un'altra provincia? La provincia di Ragusa non può né deve essere considerata speciale rispetto alle altre province d'Italia. E' soltanto un caso che il figlio di un presidente di Tribunale si sia trovato coinvolto in due omicidi, è un caso che sia accaduto a Ragusa, fu un caso che a Ragusa vivesse un giornalista come Spampinato, che unico in tutta una città ebbe il coraggio di parlare, è un caso che in provincia di Ragusa esiste un Carlo Ruta che l'abbia fatto notare, e con grande insistenza. Quindi questa vicenda è emersa per puro caso, e da ciò si può solo immaginare quanti siano i casi di abusi e ingiustizia in tutta Italia, e di cui nessuno sa nulla. Vieppiù se si considera che nelle altre province non esistono persone come Ruta che hanno il coraggio di denunciare gli abusi e le ingiustizie. Ma se è così, quali potrebbero essere le cause del malfunzionamento della giustizia? Il
problema della malagiustizia va ricercato nella natura e nelle origini della giustizia.
Infatti, la Giustizia, la Legge, era uno strumento ideato dai potenti per opprimere
e sottomettere i poveri e i deboli. E la Legge attuale, in quanto derivata direttamente
da quella antica, mantiene gli stessi principi. Prima vigeva il principio "occhio
per occhio, dente per dente", adesso "carcere per occhio, carcere per
niente"! Ma nella sostanza non è cambiato nulla. Anzi la situazione
è notevolmente peggiorata, tanto che ai nostri giorni si può andare
in carcere per aver detto qualcosa, o per non aver detto qualcosa, o perchè
qualcuno ha detto qualcosa ... di falso, o semplicemente perché qualche
potente ha deciso così. Potrei citare dei casi noti a tutti, ma non è
necessario. Chi ha abbastanza buon senso da capire non ha bisogno di esempi, chi
non può o non vuol capire, non capirebbe comunque. Mi sembra che criticare il Procuratore per il fatto di far parte dei Lions, sia veramente senza senso. Infatti è diritto costituzionale di ogni cittadino, procuratori compresi, far parte di qualsiasi club, circolo o associazione, purchè nei limiti della legalità e della deontologia. E delle critiche relative al fatto di essere pluriindagato? Altra cosa senza senso! Essere indagato non vuol dire essere colpevole. Per essere colpevole bisogna essere condannati con sentenza divenuta irrevocabile e non mi pare che sia il caso di questo procuratore. Questo per la legge. Per la società e per il buon senso nemmeno una condanna definitiva dovrebbe essere ritenuta sufficiente per colpevolizzare qualcuno, visto che è ormai di pubblico dominio che in carcere, in Italia, albergano parecchi innocenti. E della chiusura del sito AccadeinSicilia, mentra stava occupandosi delle gravissime anomalie che interessarono la vicenda Tumino-Spampinato, cosa pensa? Sarebbe meglio non pensare! Intanto, pur senza conoscere gli atti, mi sembra che un tale provvedimento sappia di anticostituzionale. Chiudere un intero sito web, contenente milioni di parole, soltanto perchè poteva contenerne due o tre considerate da qualcuno offensive o diffamatorie, mi sembra fuori da ogni logica. Volendo fare un parallelismo, sarebbe come chiudere la RAI perchè un giornalista, in un'intervista ha detto qualcosa di sconveniente. E poi si tratta di un'operazione totalmente inefficace. Evidentemente chi ha avuto la splendida idea di chiedere un tale provvedimento sicuramente non sapeva che è possibile, in pochi minuti, aprire un sito web in un server ubicato in Afghanistan o nel Burundi o a Cuba, o in qualsiasi altra parte del mondo in cui se ne fregano degli ordini italiani. E cosa pensa del fatto che i quotidiani locali non abbiano dato spazio alla notizia dell'interrogazione parlamentare? Penso che sia normale, anzi ovvio. L'omertà non è solo orale, ma anche scritta. Cosa puoi aspettarti da giornali che pur di vendere qualche copia pubblicano in continuazione foto di poveracci arrestati col solo scopo di metterli alla gogna, ben sapendo che ciò è proibito dalla legge sulla privacy e dal loro stesso codice deontologico. Come prima ha affermato il problema della giustizia riguarda tutta l'Italia, ma non pensa che in Sicilia potrebbe esserci qualcosa di più? Beh,
le norme sono uguali in tutta Italia. Ci sono troppe leggi, molte sono ambigue
e oscure, al punto che la stessa Suprema Corte le interpreta in modi contrastanti,
molte sono troppo generiche e quindi aperte all'arbitrio e all'abuso, troppa e
la discrezionalità dei giudicanti, e nullo il controllo su chi dovrebbe
rappresentare la giustizia. Ma le persone, forse, non sono uguali in tutta Italia.
Nel meridione, al seme degli abusi, le leggi, si aggiunge il concime, cioè
la mentalità della prepotenza e del non rispetto, e il migliore antiparassitario,
per evitare che l'ingiustizia venga attaccata: l'omertà.
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