13 ottobre 2005

Delitti Tumino Spampinato. Ecco il primo documento che inchioda il magistrato Agostino Fera alle proprie responsabilità

 

26 febbraio 1972. Venne ritrovato in una contrada di Ragusa il corpo del costruttore Angelo Tumino, personaggio assai noto in città e in provincia, recante la passione per l'antiquariato. Era stato ucciso nel tardo pomeriggio del 25 febbraio con un colpo di pistola in fronte. Lo stesso 26 febbraio venne interrogato in via informale dall'allora sostituto procuratore Agostino Fera che si assunse l'onere dell'istruttoria sommaria, l'amico e il più assiduo frequentatore dell'ucciso, Roberto Campria, trent'anni, figlio del presidente del tribunale della città. Formalizzato l'interrogatorio il 27 febbraio, cosa di per sé curiosa, il figlio del magistrato dichiarò testualmente: "L'ultima volta che ho visto Tumino è stata domenica scorsa, giorno 20 del mese corrente", in sostanza cinque giorni prima dell'uccisione. E questo avrebbe continuato a dire nei mesi e negli anni a venire, senza soluzione.
4 marzo 1972. Venne interrogata una importante testimone: Elisa Ilea, 47 anni, di origine bergamasca, abitante in via Matteotti 11, accanto al palazzo in cui abitava l'ingegnere ucciso. Tale signora dichiarò che nel pomeriggio del 25 febbraio, intorno alle 15,15, quindi in un'ora assai prossima al delitto, aveva visto uscire il costruttore con due persone, una delle quali recante i seguenti elementi distintivi: età intorno ai 30 anni; capelli non lunghi; frequentatore solito del Tumino; possessore di una autovettura color chiaro di piccole dimensioni targata RG.
Tali elementi distintivi si attagliavano perfettamente alla persona del Campria, che aveva appunto trent'anni; aveva i capelli relativamente corti mentre allora erano assai comuni quelli lunghi; era stato il frequentatore più assiduo del Tumino; possedeva in effetti una 500 bianca targata RG.
La supertestimone si diceva sicura di poter riconoscere tale persona, avendola vista appunto numerose volte in compagnia del Tumino.
10 marzo 1972. Presso l'ufficio della Squadra di P.G. della Procura della Repubblica la signora Elisa Ilea venne messa a confronto con otto persone, ai fini del possibile riconoscimento delle due che si erano accompagnate al costruttore-antiquario nelle ore di vigilia del delitto. Per quanto riportato, Roberto Campria, che aveva categoricamente negato di avere incontrato il Tumino il 25 febbraio e che tuttavia rispondeva perfettamente alle descrizioni della signora bergamasca, avrebbe dovuto essere il primo convocato. Ma l'atto che ne conseguì è stupefacente, e ne dà conto, in maniera inchiodante, un documento che viene alla luce dopo essere stato gelosamente custodito per oltre trenta anni , insieme a numerosi altri che saranno resi pubblici su queste pagine, negli scantinati del palazzo di Giustizia. Si tratta del verbale redatto in sede del confronto anzidetto. Eccolo:

 

Carabinieri
Squadra Polizia Giudiziaria
Ragusa

Processo verbale di sommarie informazioni testimoniali rese da Ilea Elisa, vedova Occhipinti, nata a Bergamo il 25 luglio 1925, residente a Ragusa, via Matteotti n. 11.


L'anno 1972, addì 10 del mese di marzo, in Ragusa, nell'ufficio della Squadra P.G. Carabinieri - Procura della Repubblica - alle ore 10.
Avanti a noi ufficiali di p.g. sottoscritti è presente la signora Ilea Elisa, sopra meglio indicata, la quale conferma ancora una volta la dichiarazione resa in quest'ufficio il giorno 4 marzo 1972. Noi verbalizzanti, tenuto conto che la Ilea ha dichiarato di essere in grado di identificare e riconoscere le due persone che nel pomeriggio di venerdì 25 febbraio u.s. uscirono dall'abitazione del defunto ing. Tumino ed in compagnia di questi, abbiamo invitato presso questa Procura le sottonotate persone, le quali hanno preso posto nell'atrio di attesa:

1) Di Marco Ernesto;
2) Cipolla Salvatore;
3) Alfieri Giuseppe;
4) Cascione Giovanni;
5) Guarino Salvatore;
6) Metastasio Vincenzo;
7) Bornò Giuseppe
8) Campagna Antonio

Delle persone invitate non si sono presentati: Di Marco Salvatore e Cutrone Giovanni.
Si dà atto che la signora Ilea, dopo avere attentamente osservato e guardato le persone presenti nell'atrio ha dichiarato: "Fra queste persone non sono presenti i due individui che nel pomeriggio del venerdì 25 febbraio u.s. uscirono dall'abitazione del defunto Tumino.
Si dà atto ancora che la Ilea Elisa spontaneamente vuole aggiungere a titolo di precisazione quanto segue: "Uno dei due individui che uscì dall'abitazione del defunto Tumino, nel venerdì 25 febbraio anzidetto, dovrebbe chiamarsi Roberto. Tale nome ho avuto modo di sentirlo più volte pronunziare al figlio del Tumino a nome Marco in quanto l'individuo Roberto altre volte è venuto in casa del Tumino ed io ho avuto occasione di vederlo ed in qualche circostanza lo stesso rivolto a Marco lo chiamava per nome ed a mio avviso era in confidenza con il ragazzo.
Si dà atto che è presente nell'atrio Di Marco Salvatore, il quale si è presentato con ritardo, giusto quanto riferito in apertura del presente verbale. La signora Ilea dopo averlo guardato dichiara: Nemmeno in lui riconosco l'individuo che si riferisce alla circostanza del venerdì 25 febbraio u.s.
Fatto, letto, confermato e sottoscritto.

Ilea Elisa ved. Occhipinti
Maresciallo Leone Francesco
Cap. Salvatore Trovato


Come attesta il documento, malgrado le indicazioni precise della Ilea, il figlio del presidente del tribunale non venne convocato dal magistrato inquirente a un faccia a faccia con la testimone. Ma la cosa tanto più è scandalosa se si considerano le condotte successive. Come si è visto, la Ilea aggiunse agli elementi dell'interrogatorio del 4 marzo un particolare risolutivo: il nome di battesimo, Roberto, della persona che si accompagnava al Tumino nelle ore di vigilia del delitto. Il sostituto Agostino Fera, che curava l'istruttoria sommaria in quei momenti decisivi, e l'avrebbe curata ancora per mesi in attesa della formalizzazione della medesima, possedeva quindi i seguenti dati sull'individuo che virtualmente si andava a ricercare: età intorno ai trent'anni, capelli corti, frequentazione assidua con il Tumino, confidenza con il figlio del medesimo, automobile chiara di piccola cilindrata targata RG, nome di battesimo Roberto. In definitiva, i tasselli c'erano tutti per definire un percorso investigativo. E un magistrato corretto, fosse stato anche il più sprovveduto d'Italia, non avrebbe potuto avere remore sul da farsi. Si trattava di mettere a confronto, con assoluta tempestività, Roberto Campria con la Ilea. In caso di effettivo riconoscimento, cosa che sarebbe avvenuta con parecchi mesi di ritardo con esiti farseschi, si trattava di sottoporre a indagini il figlio del magistrato: se non per omicidio, quanto meno per il reato di favoreggiamento. Neppure a dirlo, il sostituto Fera si guardò bene dal tornare a interrogare Roberto Campria, non ne dispose il confronto con la Ilea, non lo mise sotto accusa per favoreggiamento o altro. Nel mese di giugno l'inchiesta, ormai tristemente segnata, passò a un altro magistrato. Il 27 ottobre Roberto Campria uccise il giornalista de L'Ora e L'Unità Giovanni Spampinato: l'unico che sin dai giorni successivi al delitto Tumino lo aveva tenuto sotto osservazione.

Carlo Ruta

 

Commenti e testimonianze

 

Caro Carlo, ho appena letto l'interrogatorio sul testimone del delitto Tumino e vorrei complimentarmi con te, mi sembra un documento che non dà adito a dubbi. Complimenti. L'altro giorno ho visto sulla prima pagina del Corriere della Sera l'articolo sull'interrogazione di Diliberto e sono saltato dalla sedia: si è puntato tutto sulla questione del Lions e si è persa un'occasione per parlare dell'aspetto più importante della vicenda. A essere sincero quando avevo letto l'interrogazione anch'io avevo avuto qualche dubbio su quel passo, non per il Lions in sé, ma perché ho pensato che quel particolare (messo all'inizio dell'interrogazione e con quel rilievo) avrebbe potuto stuzzicare qualcuno. In ogni caso ha avuto il merito di attirare l'attenzione. Ancora complimenti per il tuo lavoro, non mollare.

Simone Spina (giornalista, Roma)

 

Negli anni successivi all'omicidio di mio padre, mi è capitato spesso che mi si chiedesse se per caso ricordavo con chi fosse uscito di casa mio padre, il giorno in cui venne ucciso. Ora mi domando per quale motivo chiederlo a me, che all'epoca avevo solo 9 anni, quando una vicina di casa adulta, la signora Ilea, aveva visto benissimo con chi era uscito, l'aveva dichiarato agli investigatori, e il tutto era scritto nei verbali dell'istruttoria. Con la seconda convocazione, la signora Ilea, vedendo che le venivano presentate ben nove persone, fra le quali stranamente mancava quella che lei aveva in precedenza accuratamente descritto, finalmente si incazzò, e visto che nessuno glielo chiedeva disse anche il nome di questa persona: Roberto. Era così difficile scoprire di chi si trattasse? Era così difficile, ad esempio, fare un identikit di questa persona, ammesso che ce ne fosse stato bisogno? Mah, meglio non commentare!

Marco Tumino, Modica

 

 

Carissimo Ruta
Le trasmetto, appresso trascritto, il messaggio che pochi minuti fa ho inviato a Mariolina Iossa, del Corriere della Sera, con la quale ho avuto questo pomeriggio, un cordiale colloquio telefonico su iniziativa della medesima. Il messaggio contiene, come potrà rilevare, il testo completo dell'importantissimo atto istruttorio compiuto nel corso delle indagini sul delitto Tumino, pubblicato qualche giorno fa sul sito Internet che gestisce.
Affettuosi saluti - Ignazio Andolina. (18 ottobre 2005)

"Gent.ma Sig.ra Mariolina Iossa
faccio seguito alla conversazione telefonica che poco fa ha avuto l'amabilità di di tenere con me, su Sua stessa iniziativa, sul caso Fera e sottopongo alla Sua cortese attenzione l'articolo, appresso integralmente trascritto del giornalista scrittore Carlo Ruta, che gestisce, a mò di diario, un suo sito Internet (leinchieste.com) prontamente da lui approntato in sostituzione di quello oscuratogli nel dicembre 2004 con uno scandaloso provvedimento giudiziario -
Questo documento, unitamente all'interrogazione dell'On.le Diliberto, dovrebbe, secondo me, indurre la Direzione del Corriere a tornare sull'argomento, non solo per rivedere la posizione, stranamente improntata a mancanza di obbiettività, assunta alcuni giorni fa sul caso che, dalle nostre parti, ed anche nell'ambito regionale, continua ad essere all'ordine del giorno, ma anche per rimarcare l'estrema gravità dei fatti che da esso emergono in relazione alle indagini a suo tempo svolte dall'allora sostituto P.M. Fera in ordine al delitto Tumino, chiuse con verdetto di non doversi procedere contro ignoti.

A quel delitto, com'è noto e come potrà rilevare dagli archivi del Corriere, seguì l'uccisione del giornalista Giovanni Spampinato, colpevole di avere quasi quotidianamente, intanto che gli investigatori ufficiali nicchiavano, martellato l'autorità giudiziaria censurandola aspramente e spronandola nella ricerca della verità, per mano del figlio dell'allora presidente del Tribunale di Ragusa. Credo, pertanto, che ci sia più di un validissimo motivo perchè il quotidiano per il quale Lei scrive e lavora torni ad occuparsi dell'argomento.

La ringrazio ancora per il cortese colloquio e per l'attenzione che vorrà continuare a dedicare alla vicenda, destinata a restare calda, o a tornare a scaldarsi nelle redazioni giornalistiche. Ignazio Andolina"

 

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