Caso giustizia a Ragusa, dopo l'interrogazione parlamentare di Diliberto

interventi e testimonianze

 

 

Caro Carlo, ho letto con interesse l’interrogazione parlamentare di Pistone, Di Liberto e Sgobio. Siamo (parafrasando Raoul Vaneigen) figli di un mondo devastato che provano a rinascere in un mondo da creare. Imparare a diventare umani è la sola radicalità. Ed è in questa direzione che va coagulato il tuo consenso di intellettuale. Un Abbraccio Robusto. 25 Ottobre 2005

Gaetano Perlongo, Centro Studi e Ricerche "Aleph", Trappeto

Carissimo Ruta,
Le trasmetto, appresso trascritta, la lettera che qualche giorno fa ho inviato al direttore de "La Sicilia" in relazione al caso Fera

"Illustre Direttore,
Ho letto oggi, a firma Tony Zermo, l'articolo che La Sicilia ha dedicato ieri al caso Fera, contro cui un certo on.le Diliberto, già ministro di Giustizia, ha presentato una interrogazione, pesantuccia anziché no, all'attuale ministro dello stesso dicastero, traendolo dalla cronaca locale e finalmente facendolo approdare alle pagine regionali.
E' un articolo che si aggiunge, dopo un molto imbarazzato silenzio, ai molto timorosi resoconti dati dalla vostra redazione provinciale in ordine alla notizia, non proprio lieta per il Procuratore della Repubblica, "esplosa" una settimana fa nelle nostre molto periferiche contrade, subito destinata, come avrà sicuramente accertato, a finire sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali, e ad essere ripresa da chissà quanti altri organi di informazione.
Al riguardo sono certo che né Lei, né il Sig. Tony Zermo, vi adombrerete per le brevi note di commento che appresso brevemente esporrò, anche sotto forma di molto retoriche domande, nella speranza, ma a me sembra già un'ingenua illusione, che ad esse vorrete dare cortesi risposte, naturalmente se vorrete difendere la rispettabilità del quotidiano che rappresentate, e magari sulla stessa pagina e con lo stesso risalto che ieri avete dedicato all'articolo in parola.
Una prima annotazione che mi sento di poter fare è che io sono sicuro che sia Lei, che il Suo collega Zermo, per primi, siete perfettamente consapevoli che trattasi di un articolo del quale tutto si potrebbe dire tranne che sia caratterizzato da obbiettività , imparzialità, completezza d'informazione.
Credo, inoltre, che, ancora Voi per primi, non dubitiate della capacità dei lettori a rilevarne, invece, l'evidente, e abbondante, tasso di tendenziosità, disinformazione e partigianeria che è possibile cogliervi.
Se ne dubitaste altro non fareste che offendere l'intelligenza dei lettori medesimi, in particolare di quelli, molto numerosi, che hanno avuto modo di leggere il testo completo dell'interrogazione parlamentare, quasi integralmente nascosto da "La Sicilia" dopo, ripeto, di averlo... rumorosamente ignorato per qualche giorno.
Non è possibile, infatti, a mio parere, trasformare, come "La Sicilia" ha fatto, la notizia di un Procuratore della Repubblica di cui si chiede l'allontanamento dalla sua sede di servizio per fatti gravi, falsi o veritieri che siano, ora e qui non importa, nella notizia di un magistrato "linciato", evidentemente a cura di un degnissimo rappresentante di una istituzione pubblica, e non già dal presidente di un qualche circolo di conversazione, senza che si determinino nelle coscienze dei responsabili del camuffamento della realtà seri problemi di coscienza, o senza urtare la suscettibilità e la sensibilità dei lettori, destinatari incolpevoli della chiara opera di mistificazione della verità dei fatti, nel vedersi valutati, dai responsabili del loro quotidiano, alla stregua di soggetti disponibili ad accogliere qualsiasi annotazione idonea a sminuire la gravità di un fatto di cronaca o a sviare la loro attenzione su fatti assolutamente marginali rispetto a quello principale, il solo che rileva a beneficio della collettività.
Sapete anche che non è in discussione il vezzo, tanto diffuso tra il pubblico, per la verità, ma sempre deprecabile e da condannare, di celebrare processi di piazza o di salotto, o nei giornali, così come sapete che non è nemmeno in discussione l'appartenenza di questi ad un'associazione ritenuta perfettamente legittima dal nostro ordinamento e, persino, meritoria da tanta gente, bensì la situazione di evidentissima incompatibilità ambientale e funzionale che si è, ormai da troppo tempo, determinata a danno del dott. Fera in relazione ai fatti, certamente gravi , del tutto diversi dalla mera sua appartenenza ad un Club di rinomanza internazionale, a lui addebitati dall'on.le Diliberto, fatti che, qualora addebitati ad un qualsiasi povero cristo alle dipendenze dello stato in settori non giurisdizionali, ne avrebbero immediatamente determinato un cautelare provvedimento di allontanamento dalla sua sede di servizio.
Eppure avete trovato il modo di fare del dott. Fera una vittima di giudizi piazzaioli, che nessuno ha mai inteso celebrare, e della dabbenaggine, quasi, di un ex ministro della Repubblica, ridotto, a sua volta, a fare la figura di un imprudente personaggio con l'abitudine di prestare incondizionata fede alle maldicenze di un qualche frequentatore di cortile o ai pettegolezzi di un qualche fannullone, dando ad intendere, al contempo, che tutto si ridurrebbe alla risibile questione se sia opportuno, o no, che il magistrato Fera continui, esercitando le sue funzioni, a far parte del Club cui risulta, vantandosene, iscritto.
Sapete pure che tra i motivi per i quali quel certo ex ministro chiede l'allontanamento del Procuratore da Ragusa ci sono le gravissime lacune investigative riscontrabili nell'istruttoria, di oltre 30 anni fa, da lui espletata in relazione al noto delitto Tumino del 1972, cui fece sèguito, in stretta relazione e quasi a naturale sèguito, l'uccisione di un vostro collega, la cui personalità fu subito accolta nella coscienza e nella memoria popolare, come la personalità di un eroe rimasto vittima della sua passione giornalistica nel lottare contro le inefficienze, per non dire di più e di peggio, degli amministratori di giustizia del suo tempo.
Sapete, infine, che l'interrogazione del "linciatore" Diliberto si prefigge anche lo scopo di pervenire alla riapertura delle indagini di quel primo delitto, scandalosamente conclusesi con un verdetto di non doversi procedere contro ignoti.
Eppure avete trovato il modo di tacere su quanto ha scritto, in relazione a tali obbiettivi, l'interrogante Diliberto, non accorgendovi, tra l'altro, che non è sicuramente in questo modo che si onora la memoria di quel vostro Collega.
Ma ecco, infine, le domande, anzi la domanda, per la quale mi illudo di avere una vostra risposta da una qualche pagina de "La Sicilia":
E' con questo genere d'informazione che ritenete che si possa seriamente svolgere la delicatissima professione di giornalista?
Vi ringrazio dell'attenzione che mi dedicherete e persino della risposta che sicuramente non mi darete.
Il vostro silenzio sarà molto più eloquente ed esaustivo di qualsiasi risposta.
Lettera firmata

Ignazio Andolina - Via Archimede 17/d-97100 Ragusa - tel. 0932682436"


Inutile dirLe, caro Ruta, che, com'era nelle più facili delle previsioni, nessuno da "La Sicilia" ha battuto ciglio.-
Affettuosi saluti- Ignazio Andolina
Ragusa 18 ottobre 2005

Carissimo Ruta, oggi ho ritenuto, e gliene do notizia, di inviare alla segreteria organizzativa del convegno su "Giustizia e Territorio che si terrà a Caltagirone Grand Hotel Villa San Mauro il 28 e il 29 c.m. la seguente nota:

"Spett.le segreteria organizzativa del convegno su "Giustizia e Territorio" dei prossimi 28 e 29 ottobre,
ritenendo che i fatti di cui alle notizie che seguono, tratte dal sito internet www.leinchieste.com, oltre che da numerosi altri, potrebbero costituire materia di dibattito e discussione per gli illustri convegnisti, ve ne trascrivo il testo integrale, così che codesta segreteria possa riprodurlo in copia a beneficio dei convegnisti medesimi, tutti inclusi, ovviamente, e nessuno escluso, dichiarandomi disponibile a fornire, occorrendo, altro materiale utile, riguardante l'impatto che le notizie stesse hanno registrato nell'opinione pubblica locale e non soltanto. Vi sarei grato se le copie fossero messe nella disponibilità, in particolare, del Procuratore della Repubblica e del Presidente del Tribunale di Caltagirone, del Presidente della Corte di Appello di Catania, dell'avvocato Walter Pompeo, presidente dell'Ordine Forense calatino, del senatore Antonio Di Pietro,del Procuratore Generale della Repubblica di Catania, dott. Giacomo Scalzo, del componente del C.S.M. Giuseppe di Federico, del Ministro di Giustizia Castelli, nonché di ciascuno di tutti gli altri rappresentanti della politica, dall'on.le Anna Finocchiaro al Ministro per le pari opportunità on.le Stefania Prestigiacomo. Grazie per l'attenzione e buon lavoro a tutti.
"

Le notizie cui accenno nella nota riguardano gli articoli che Lei ha dedicato all'interrogazione parlamentare dell'ex ministro Diliberto, interamente trascritta, e l'atto istruttorio riguardante le dichiarazioni della teste Ilea nel processo Tumino, pure esso integralmente trascritto. Saluti affettuosi. (15 ottobre 2005)

Ignazio Andolina, Ragusa

Caro Carlo, la decisione, di pubblicare la vicenda Fera- Spampinato nel mio blog, attesta tutta la mia solidarietà e il mio sostegnoa te, che da anni ti batti contro quei poteri che hanno cercato e cercano di imbavagliare tutti/tte
coloro che svolgono il loro lavoro con coraggio, e impegno civile in difesa della libertà di in-formazione, e di resistenza all'occultamento della verità. (15 ottobre 2005)

Lia Accardi (www.flordicactus.splinder.com)

Carissimo Ruta, come avrà notato il caso Fera, dopo i primi due giorni dalla sua fragorosa esplosione, durante i quali le riunioni nelle tanto apprezzate redazioni giornalistiche cittadine si sono succedute a ritmo frenetico al fine di stabilire che fare, quasi tutte aspettando che fossero le altre a fare la prima mossa, ora non ne passa uno senza che si ritorni su di esso, al chiaro intento, tra i tanti altri non proprio commendevoli, di farsi perdonare i "rumorosi" silenzi o i "vistosi" nascondimenti dell'evento nei più remoti angoli dei rispettivi quotidiani e, per qualcuno, inoltre, con l'evidente scopo di sottrarsi al rimprovero dei suoi lettori di avere relegato nelle pagine di cronaca, dopo di averla, però, delicatamente, ma abbondantemente mutilata, la relativa notizia, che il più noto e diffuso quotidiano d'Italia aveva, invece, ospitato nella sua prima pagina, tant'è che ha speso, alla bisogna, una delle sue firme di un certo spessore e una pagina a diffusione regionale, dove, finalmente, meglio tardi che mai, l'ha fatta approdare.
Come avrà ancora notato tutti, o quasi, i resipiscenti e tardivi interventi, sono intrisi a piene mani di tendenziosa e partigiana disinformazione, allo scopo, apertamente perseguito, di portare acqua al mulino del Procuratore, il quale ora sembra, proprio per questo, ma sembra soltanto, a mio parere, persino compiacersi della sua vicenda, sino a trarne motivo di divertimento, sia pure dopo l'iniziale iroso suo atteggiamento, fatto di minacce e accuse di complotti orditi da Gaglioffi della peggiore specie, abituati a tramare nell'ombra.
Singolare, e per certi aspetti grottesco è stato, tra i tanti nei quali mi sono imbattuto zigzagando tra un canale televisivo e l'altro, il servizio diffuso in pompa magna da un'emittente, credo la più attrezzata tra quelle nostrane, sul cui modo di fare giornalismo è meglio stendere un pietoso e generoso velo di copertura, con il quale ha cercato, al solito, di edulcorare la quotidiana pillola di sostanze ricostituenti per il malcapitato dott. Fera, che, secondo me dovrebbe avere ben poche, se non nessuna ragione d'allegria.
Ma tant'è. Il procuratore evidentemente ritiene di avere già superato la tempesta che da tanto alta, e qualificata, checché ne dica, zona gli si è abbattuta, per cui ha cominciato, almeno apparentemente, a far festa.
Il servizio, che riguardava uno dei fan's del procuratore, grazie ad un'evidente operazione di maquillage, corredato com'era di immagini di repertorio che nulla avevano a che fare con la notizia che veniva data, esse riguardando una qualche remota e molto affollata assemblea dell'associazione che il sostenitore dell'illustre magistrato presiede, aveva l'evidente intenzione di dare ingannevolmente ad intendere che la solidarietà espressa al prestigioso socio, ingiustamente colpito per la sua appartenenza all'associazione medesima, è pressoché unanime.
Il tutto, ovviamente, con contorno di sdegno profondo nel vedere dequalificare un Club di rispettabilissime persone, tutte dedite a benefiche opere nel sociale e, talvolta, occorrendo, come la vicenda in questione dimostra, anche nella difesa pubblica e televisiva degli associati e di essi, in particolare, i più autorevoli, poca importanza avendo che la loro posizione sia obbiettivamente difendibile o no, e magari riservandosi la facoltà di voltarsi dall'altra parte quando a finire nel tritacarne di questa nostra italica giustizia sono i tanti, troppi, sigg. Rossi.
Il risultato che inevitabilmente consegue a questa attività di sostegno della posizione del "linciato" Procuratore, spiegata dai vari giornalisti e responsabili di associazioni, è perfettamente contrario a quello dagli uni e dagli altri sperato.
Ciò per la semplice considerazione che la speranza poggia sulla clamorosa e, per certi aspetti, offensiva sottovalutazione dell'intelligenza dei destinatari delle loro esternazioni, evidentemente ritenuti incapaci di percepire la verità dei fatti, che - ma non ci sarebbe bisogno di dirlo - non è quella che si vorrebbe far passare, e cioè che il dott. Fera è incappato in un furioso e improvviso temporale per via della sua appartenenza ad un certo club, per altro molto datata nel tempo, accennata dall'on.le Diliberto, quasi che soltanto in questi giorni ne abbia avuto notizia, al posto di quella vera e reale, perfettamente colta, a dispetto dei loro disinformatori, dai lettori dei quotidiani e dai telespettatori, e che concerne fatti abbastanza gravi, sui quali non è il caso di soffermarsi, essendo sufficiente riportarsi al testo dell'interrogazione ministeriale, che nulla, o quasi, hanno a che fare con l'essere il procuratore Fera, da decine d'anni, socio del Lyons club.
Per cui quel che avrebbe dovuto, almeno nelle intenzioni di questi soggetti, giovare al sig. Fera ha finito, a mio modesto parere, col danneggiarlo, essendo egli venuto a trovarsi confortato, faccio per dire, più che da una difesa abbastanza debole, da una difesa inconsistente. Meglio avrebbero fatto, insomma, i patrocinatori della sua causa, più o meno illustri, o più o meno sdegnati, se avessero taciuto o, così come sarebbe stato loro dovere, se avessero esposto i fatti nella loro completezza, con obbiettività, e senza parteggiare, tra "linciato" e "linciatore", per nessuno.
Per cui, " di lor non si curi, ma guardi", anzi, non guardi nemmeno, e vada oltre.
La partita, alla quale Lei, assieme a chissà quante altre persone, è interessato, non si gioca nelle pagine dei giornali o nel cosiddetto piccolo schermo, ma in ben diversa sede, alla quale, stia ben certo che affluirà ogni annotazione del diario che sta tenendo in ...controdeduzione agli articoli di stampa e alle varie prese di posizioni che, a scoppio ritardato, si stanno registrando a favore del Suo pluriquerelante e indagato.
Sento, però, di consigliarLe di non farsi soverchie illusioni sul risultato finale, visto che, al pari della stragrande maggioranza dei cittadini, conosce l'atmosfera che si respira nell'anzidetta sede.
Ciò nonostante, carissimo Ruta, accolga un'altra mia calorosa esortazione.
Non disperi e tenga sempre aperto il suo diario telematico.
Le assicuro che sono sempre di più i curiosi che, quotidianamente, vi sbirciano e sempre meno quelli che lo fanno di nascosto o timorosi di farlo sapere in giro.
Le assicuro, inoltre, che l' attività che svolge, non comodamente adagiato, tra le tante sue difficoltà, sui soffici divani di un club più o meno prestigioso, incide nel sociale, come ormai è d'uso dire, molto, ma molto di più di quanto non avvenga per le attività, pur sempre rispettabili, per carità, che svolgono i più disparati club's, circoli e quant'altro. Ancora e sempre buon lavoro. (14 ottobre 2005)

Lettera firmata (Ragusa)

Caro Carlo, i giudici rispondono solo alla legge. Così mi ricordo. Dalle montagne della Bolivia, dalle valli strette e tortuose del Perù, dalle foreste colombiane popolate di guerriglieri e di soldati addestrati dagli americani ti invio un augurio. In quella Sicilia desolata senza speranza di riscatto continui ad aprire fronti di battaglia. Questa volta con l'eccellente apporto dell'ex ministro della Giustizia, compagno Oliviero Diliberto. Contro persone che clamano di essere con la coscienza tranquilla. Ma che comunque ammettono di amministrare giustizia da quasi quarant'anni nello stesso posto, con tutto quello che ne consegue.

Ebbene mi limito solo ed esclusivamente a delle riflessioni sulla figura di un uomo che ha lasciato aperto nella mia memoria il ricordo della tragica morte di Giovanni Spampinato, giovane giornalista e compagno di partito impegnato nella ricerca della verità.

Quante volte mi sono chiesto: chi controlla i controllori ? Quante volte ho pensato: perchè no un referendum sul gradimento o meno del procuratore di Ragusa ? Il presidente del Venezuela, Chavez, l'ha fatto due volte ed il popolo gli ha detto si. Berlusconi non lo farebbe mai. Chi si afferra al potere non vuole rischiare.

L'altra notte un funzionario delle Nazioni Unite che lavora per un progetto antidroga in Colombia mi ha segnalato una lunga serie di magistrati colombiani uccisi perchè seriamente impegnati nella lotta contro la guerriglia ed i trafficanti. E ricordava che alcuni giudici italiani si erano spinti già negli anni Ottanta a prendere contatti con i colleghi colombiani per acquisire informazioni.

Mi ha fatto dieci nomi che non dirò. Perchè alcuni sono morti ammazzati dalla mafia o dalla ndrangheta. E voi, che avete la memoria lunga, ricordate l'impegno di questi magistrati per il rispetto della legge e la lotta alla malavita organizzata, cancro di questa società.

Al procuratore Fera vorrei chiedere: perchè non scrive un libro come ha fatto Caselli facendo un bilancio della sua attività investigativa nell'arco dei suoi 38 anni di responsabile dell'ufficio di amministratore della Giustizia ? Quante bande sbaragliate, quanti incalliti mafiosi assicurati alle patrie galere, quanti morti misteriose svelate, quanti amministratori locali messi sotto accusa, quanti casi archiviati perchè ritenuti infondati? Quanti trafficanti di droga e di extracomunitari arrestati? Certo 38 anni sono lunghi.

Il pensiero corre - con le dovute distanze - al Supremo giudice del Paraguay, don Gaspar Rodriguez di Francia che tenne sotto la sua ombra onnipresente quel paese (uscito dalla dipendenza spagnola), per 26 anni. Su questo personaggio uno dei massimi scrittori latinoamericani, Augusto Roa Bastos, scrisse il romanzo "Io, il supremo", tradotto anche in Italia.

Ho letto in Internet gli articoli ed un commento su un servizio della Rai-Sicilia tutti incentrati sull'appartenenza dell'innominato ad un club service. Un modo ormai superato per fare un servizio sviando l'attenzione su un particolare insignificante. Anche se il procuratore Fera appartenesse ad una loggia massonica, nulla avrebbe a che vedere con il suo operato. I dubbi e le perplessità sorti nella redazione dell'Ora di Palermo subito dopo l'uccisione di Giovanni Spampinato restano sulla persona e sul suo operato (le connivenze, se ci sono state o meno, sarebbero gravi).

In una lettera aperta ai suoi concittadini condannati ad avere Supremi Magistrati per un tempo indefinito (18 anni con Lopez,34 anni di oppressione sotto il potere di Alfredo Stroessner, rifugiatosi poi in Brasile), Augusto Roa Bastos ci parla del suo paese che dalla filosofia e pratica del diritto concepito come un'etica della vita sociale, per evitare abusi e sopraffazioni, attacca la testa visibile: "Loro finiscono installando la paura nella società oppressa come la unica forma possibile di coscienza pubblica. La loro replica muta contro gli eccessi e abusi di potere non inquieta anzi soddisfa i responsabili, dato che la paura, il silenzio e la rassegnazione, interiorizzata nel comportamento collettivo, costituiscono la prova della sua efficacia repressiva. E la sicurezza sulla loro impunità".

Dal Paraguay, dove per la prima volta nella sua storia gli Stati Uniti stanno installando una grande base militare con un superaeroporto ed alloggi per 16 mila soldati, adesso per controllare il più grande bacino di acqua dolce dell'America Latina, ti rinnovo i saluti sperando che altre voci sorgano nella forma più civile per invitare il procuratore a dire la verità sui "misteri di Ragusa"( e non del Lions Club). (13 ottobre 2005)

Antonio Giaimo, ex cronista dell'Ora

Ill.mo Sig.Ruta, in mezzo al mare magnum di denunce e querele archiviate e' a conoscenza della denuncia presentata qualche anno fa dal rappresentante dei lavoratori di IbleAmbiente alla famosa Procura iblea in merito ad una truffa inerente delle radiografie falsamente effettuate ai dipendenti da un certo dr.(...), e, manco a dirlo, finita archiviata dopo una riunione plenaria del Lions Club di Ragusa, il cui presidente pro tempore, guarda caso, era anche il presidente di Ibleambiente? Cordiali saluti e… non demorda!! Le dico che non e' la sola vittima di certi personaggi, l'importante e' non arrendersi. (12 ottobre 2005)

Lettera firmata

Carissimo Carlo Ruta,
come vede, mentre i numerosi potenziali candidati al premio Pulitzer di giornalismo che pullulano nelle varie redazioni giornalistiche, televisive e non, delle nostre contrade, continuano a tacere, con qualche rara eccezione, sulla vicenda Fera, o a maliziosamente nasconderla, questa è assurta oggi agli onori della prima pagina del più diffuso quotidiano nazionale.
E' un altro piccolo, ma molto significativo premio alla Sua coraggiosa e incessante attività di denunzia civile a beneficio della società iblea, del quale può ben dirsi fiero, e anche se il giornalone in parola è riuscito a trasformare la notizia dell'iniziativa parlamentare di autorevolissimi soggetti istituzionali, diretta a conseguire l'allontanamento da Ragusa, per fatti molto gravi, del Procuratore Fera, in una asettica disputa tra chi sostiene che è sempre da evitare l'appartenenza dei giudici a qualsiasi associazione Lyonistica o Rotariana e chi, invece, non vi vede nulla di male, quasi che solo questa sia stata la questione sollevata da Diliberto e dagli altri due membri della Camera cofirmatari dell'interrogazione, è indubbio che trattasi di presa di posizione nettamente sfavorevole al capo dei P.M. iblei.
Ma è anche un fatto che la dice molto lunga sulla natura dei rapporti che legano, da una parte, un'ancora (purtroppo) considerevole fetta delle cittadinanze nostrane ai rappresentanti delle istituzioni pubbliche e, dall'altra, quelli che corrono tra tra gli uni e le altre, da un lato, e gli organi di informazione locali, dall'altro, ad ogni livello, comunale, provinciale e regionale.
Sono rapporti, i primi, ancora improntati, ahinoi!, a ignavia e indifferenza, sentimenti che allignano, duri a scomparire, in coloro che ritengono che i problemi, seri e gravi, che affliggono l'ambiente e la società in cui vivono e dei quali pur avvertono, a volte sulla loro stessa pelle, distintamente la presenza, vadano risolti dagli altri e solo dagli altri, senza minimamente avvertire il dovere civico, anzitutto, di dare, almeno, sostegno morale a chi, come Lei, si espone in prima persona, e magari riservandosi la facoltà, a utili risultati ottenuti, di attribuirsi meriti che non hanno avuto o soltanto quella di alzare, per applaudire, le mani che ora tengono rigorosamente in tasca.
Sono i soliti individui che hanno travisato perfettamente un noto insegnamento dantesco, per cui ritengono di essere "fatti non per seguire virtute e conoscenza, ma a vivere come bruti".
Sono rapporti, i secondi, che spiegano, molto eloquentemente, l'atmosfera che si respira nell'ambito del giornalismo provinciale e regionale, fatto di atteggiamenti di sussiego, per non dire di peggio, verso i personaggi che contano, sia nelle pubbliche istituzioni, che al loro esterno, consolidati, ormai, da una tradizione secolare e che si estrinsecano, di volta in volta, con tanti, troppi silenzi imbarazzati, oppure coi protocollari elogi dei quali si pasce il potente di turno o il malcapitato dell'ultima ora.
E' uno dei tanti perniciosi aspetti della società civile di questo nostro profondissimo Sud, sempre più affollato da persone che "tengono famiglia", ma è pure una questione, che grazie anche alla Sua opera, è, per dirla con parole che a qualcuno potranno sembrare sovrabbondanti, ma che tali sicuramente non sono, ormai bene aperta sull'ideale tavolo attorno a cui si discute di Sud d'Italia, di isolamento sociale, civile, politico e quant'altro. E' anche il tavolo al quale, prima o poi, anche gli ignavi e i "Giorgio Bocca" in circolazione dalle nostre parti, accederanno, se vorranno fare qualcosa per migliorare la nostra e la loro società.
Per chiudere, quindi, un'affettuosa esortazione, caro Ruta. Non demorda mai! (12 ottobre 2005)

Ignazio Andolina, ex cancelliere capo del palazzo di Giustizia di Ragusa

Caro Amico Carlo,
Ti comunico tutta la mia personale soddisfazione per la recente notizia dell'interrogazione parlamentare sulle vicende del Procuratore Fera.
Pur non conoscendo la vicenda nei minimi dettagli, non posso che salutare con favore già il mero e solo fatto che, a seguito dell'interrogazione, da parte delle Autorità competenti si dovrebbe fare la massima chiarezza, stimolando un esercizio concreto ed effettivo della democrazia nella forma più alta e nobile del controllo, da parte del popolo sovrano (art. 1, comma 2 della Costituzione), delle concrete modalità con le quali si sarebbe esercitato uno dei basilari poteri dello Stato, qual'è il potere giudiziario, l'unico in grado di incidere direttamente sulla stessa qualità della vita dei cittadini ""sovrani"".
Ho inoltre appreso, prima da Te e poi dalle informazioni pubblicate sulla pagina introduttiva del sito, che il predetto Fera ha convocato una conferenza stampa in occasione della quale avrebbe preannunziato delle azioni legali.
Bisogna osservare, al riguardo, che:
1. l'interrogazione parlamentare, prima di essere formalizzata all'attenzione del Ministro responsabile dell'amministrazione interessata dalle vicende segnalate, deve obbligatoriamente passare attraverso un preliminare giudizio di ammissibilità da parte dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati o del Senato della Repubblica; solo se e nella misura in cui supera detta fase preliminare può e deve essere formalizzata nell'atto parlamentare finale; questo te lo posso dire con certezza perché a corredo di tutte e tre le interrogazioni parlamentari che sono state proposte dal partito di Rifondazione Comunista e dei Democratici di Sinistra sulle mie pluriennali vicende i rispettivi Uffici di Presidenza della Camera e del Senato hanno richiesto tutta una serie di documenti a comprova delle accuse ivi svolte;
2. La giurisprudenza assolutamente costante della Suprema Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale hanno risalentemente sancito che:
A. il contenuto dell'interrogazione parlamentare, anche nella mera ipotesi in cui venga accertato quale diffamatorio per mancata corrispondenza fra le accuse ivi svolte e la verità dei fatti addebitabili ovvero per il difetto del requisito della cosiddetta ""continenza formale"", è sempre ed in ogni caso scriminato e coperto dalla funzione parlamentare ispettiva svolta dall'onorevole interrogante nell'esercizio della funzione parlamentare attraverso le modalità concrete di un atto ""tipico"" della sua funzione per antonomasia (che, per l'appunto, sono le interrogazioni, le interpellanze, le mozioni, i disegni e i progetti di legge).
B. la pubblicazione, da parte di un giornalista, del contenuto dell'interrogazione parlamentare, così come letteralmente formalizzata all'attenzione del Ministro competente e senza alcuna aggiunta o modifica del predetto testo, implica di per sé sia la verità della notizia (in quanto, per la precedente considerazione sub. 1, il giornalista è tenuto ad accertare il requisito della "verità oggettiva" solo con riferimento alla verità dell'esistenza dell'interrogazione e della corrispondenza fra il contenuto dell'interrogazione pubblicata e quella formalizzata dal parlamentare interrogante), sia l'interesse pubblico (in quanto, evidentemente, gli atti parlamentari sono gli atti pubblici che per definizione sono di interesse della collettività amministrata), sia la continenza espositiva (in quanto, come si è già sopra detto, il testo è stato preliminarmente approvato dall'Ufficio di Presidenza, in punto di ammissibilità).
La vicenda in argomento, infine, mi da l'occasione per esternarTi tutta la mia soddisfazione sia per la recente costituzione del Comitato Antiarchiviazioni (come ben sai, io ho al riguardo del materiale altamente significativo) del quale condivido appieno gli scopi costitutivi, sia per la denuncia civile sporta con lettera datata 7 ottobre 2005 all'Organo disciplinare nazionale dei Giornalisti in relazione alla oramai perdurante ed inscalfibile cappa di inerzia ed indolenza che sembra avviluppare le testate giornalistiche locali allorquando si debbano pubblicare notizie concernenti presunte cattive amministrazioni della cosa pubblica in connessione con l'esercizio di quei poteri che le varie amministrazioni hanno sì, ma che, nel disegno costituzionale, devono ricondursi democraticamente al principio della sovranità popolare sancito dagli agli articoli 1 2^ comma, 101 1^ comma e 111 1^ e 6^ comma della Legge fondamentale della Repubblica Italiana.
Catania, 11 ottobre 2005

Antonio Laurino, maresciallo GdF, Catania

Carissimo Carlo, davvero io e Roberto apprezziamo molto il tuo lavoro, sia per quel che fai per noi, sia per ciò che fai per gli altri e la notizia su Fera ci ha fatto esultare, perchè sappiamo che è stata una lunga battaglia per te e per quanti hanno subito le ingiustizie (...). Adesso, il comitato antiarchiviazione prosegue nello steso verso e quello che sta succedendo lì da voi è sensazionale: l'omertà comincia a disgregarsi e la mafia a non trovare terreno sempre fertile! T'ho detto che questo è segno di speranza anche per noi, la possibilità di una società migliore verso la quale siamo proiettati con molto sacrificio, ma non solo... adesso siamo tanto felici per te, perchè con qualche certezza e soddisfazione in più, il tuo impegno trova ancor più soddisfazioni! (...) Ci ha fatto piacere sapere che ci sono persone che ti affiancano nella lotta. Appena posso concentrarmi, vedrò di prodigarmi per la divulgazione in rete delle tue notizie su Fera e le puntualizzazioni su quanto alla stampa (come quella di oggi), per unirmi alla tua battaglia anche se nel mio piccolo, ma ora più di tutto ti ringrazio per averci annunziato della nuova sezione "storie d'ordinaria ingiustizia"... un grazie immenso... perchè inserisci anche la nostra "censurata" storia! ...grazie che si unisce al coro di quanti sono a patire le angherie dei potenti di cui ti prendi cura con le tue inchieste scomode agli altarini di prepotenti! Saremo davvero lieti d'incontrarti di nuovo, appena sarà possibile; intanto, ti auguriamo giornate serene e, visto che continua, buona lotta! ...soprattutto, che tu possa vedere al più presto che questa tua grande battaglia per Giovanni Spampinato raggiunga i fini preposti.
Un abbraccio carico di grande stima ed ammirazione per te, Carlo! (11 ottobre 2005)

Alessandra Marsilii e Roberto, Pescara

Carissimo Ruta,
il "coro" di pronunciamenti a favore del Procuratore Fera si arricchisce oggi, 11 ottobre, della presa di posizione della camera penale iblea, riunitasi in una non meglio precisata assemblea "ristretta".
Credo che valga la pena di pacatamente commentarla.
L'avvocato Sbezzi, che della camera penale è presidente, tiene a testimoniare, a distanza ormai di 5 giorni dalla bufera che improvvisamente si è abbattuta sull'illustre magistrato - evidentemente l'assemblea, sia pure in forma ristretta, ha avuto qualche difficoltà a formarsi - che il rapporto tra i suoi rappresentati e il Procuratore "da sempre si è mosso nel rispetto delle reciproche funzioni ed esclusivamente entro i limiti della perfetta legalità e dell'assoluta correttezza" ma non si accorge che ciò che è stato da molto, troppo tempo in discussione e che ora, finalmente, è venuto alla ribalta dell'opinione pubblica, non è il rapporto tra avvocati (penalisti) e procuratore, bensì quello tra costui e la collettività del circondario ragusano, caratterizzato, come l'interrogazione dell'ex ministro di Giustizia denunzia, da veri e propri sentimenti di sfiducia nei confronti del magistrato.
La testimonianza dell'avvocato Sbezzi, pertanto, poteva esserci risparmiata.
Utile sarebbe, semmai, a beneficio della cittadinanza e, ovviamente, anche del dott. Fera, una diversa e più ampia testimonianza, magari proveniente dal Consiglio dell'Ordine Forense o, perchè no, dai colleghi del Procuratore che operano nel Palazzo di Giustizia, o dal personale amministrativo, che serva a rendere noto che neanche nel rapporto tra cittadini e Procura si sono mai registrate smagliature, o censure.
Ma, fermo restando che appartenenti all'Ordine forense e all'ordine giudiziario sarebbero ancora in tempo a schierarsi a fianco dell'illustre personaggio, non possiamo, allo stato, non riscontrare che nessun segnale in tale direzione è giunto., né dagli uni, né dagli altri, né dagli ultimi.
Sarà, forse, che non hanno ancora avuto il tempo di riunirsi, né in forma ristretta, né in forma allargata, oppure che sono disinteressati alle vicende personali del dott. Fera, fatto sta che, almeno sino ad oggi, solo 5 carabinieri in servizio nella sezione di p.g. della Procura, il presidente della C.N.A., e forse solo lui e non anche i suoi iscritti, e un imprecisato ristretto numero di componenti del direttivo della camera penale hanno reso pubblica la loro opinione sulla vicenda.
Poco, a me sembra, per potersi obbiettivamente parlare di "coro".
L'avvocato Sbezzi ricorda, poi, che la permanenza (quasi quarantennale) del dott. Fera nell'ambiente giudiziario ibleo risponde (sic) al "principio di inamovibilità, sancito dalla costituzione" ma trascura che nel nostro ordinamento esistono regole che non solo consentono, ma, ove necessario, impongono di rendere inoperante il principio medesimo.
Sono le stesse regole, dettate dalla legge per ogni dipendente pubblico e, per i giudici in particolare, in materia di incompatibilità ambientale e/o funzionale alle quali hanno inteso fare ricorso i firmatari dell'interrogazione, dei quali tutto, a mio parere, si potrebbe dire, tranne che siano cultori del sospetto o dediti ad attività di linciaggio della rispettabilità professionale di chi esercita delicate funzioni pubbliche.
Per il resto credo che non ci sia alcuna difficoltà a concordare con la presa di posizione della ristretta assemblea della camera penale iblea.
Nessuno, infatti, tra coloro che, assieme a Lei, caro Ruta, stanno conducendo attività di stimolo e di denunzia per quanto sta accadendo attorno al Procuratore Fera, i Gaglioffi, tanto per intenderci, di cui ha rabbiosamente, ma anche imprudentemente, tant'è che qualcuno sta vagliando la possibilità di chiedergliene conto nelle competenti sedi, parlato il dott. Fera, pretende che si facciano contro costui processi piazzaioli, o salottieri, o telematici, perchè tutti attendono, con serenità e fiducia nella giustizia, la celebrazione dei procedimenti a carico del magistrato, apertamente indicati nell'interrogazione, per reati sulla cui gravità non è nemmeno il caso di soffermarsi, tranne che per fare rilevare che, se addebitati ad un qualsiasi altro dipendente statale di settori non giudiziari, ne avrebbero immediatamente determinato il cautelare allontanamento dalla sede di servizio.
Così come attendono che, giudizi penali a parte, si espleti, intanto, una salutare inchiesta amministrativa diretta ad accertare se sussistono per il Procuratore Fera, oppure no, le condizioni ambientali e funzionali idonee a mantenerlo ancora in servizio a Ragusa.
O c'è chi, oltre all'interessato, naturalmente, - e la cosa sarebbe più che comprensibile- pretende che nessuna inchiesta si faccia e che tutto si chiuda con un qualche sommario provvedimento da adottarsi dal solito ufficio di competenza?
(11 ottobre 2005)

Lettera firmata

Siamo un gruppo di cittadini residenti in città ricadenti nella giurisdizione della procura di Ragusa. Abbiamo letto il testo dell'interrogazione presentata dal già ministro di Grazia e Giustizia Oliviero Diliberto. Siamo rimasti vivamente colpiti dalle forti parole usate, come nel terzo punto, che intendiamo qui ribadire: "La spregiudicata ed inefficiente gestione della procura di Ragusa ha oramai superato il limite della tolleranza. Gli uffici requirenti del tribunale di Ragusa non hanno dato esempio di buona amministrazione. Sono infatti documentabili decine di casi di denunce, querele ed esposti per i quali, inspiegabilmente, non si è mai proceduto e che hanno finito con l'avvalorare il giudizio, sempre più diffuso tra la comunità iblea, di una giustizia monca". Tale presa di posizione segna veramente un momento storico per le nostre comunità. Va preso atto infatti che per la prima volta qualcosa si sta movendo ai livelli istituzionali più alti e competenti. E la cosa è significativa per la gravità dei problemi che interessano la giustizia in questa area della Sicilia.
Per evitare che la nostra rimanga solo una attestazione virtuale di solidarietà abbiamo deciso allora di istituire un collettivo che assumerà la denominazione di COMITATO ANTIARCHIVIAZIONE, che recherà le seguenti finalità primarie: sensibilizzare e informare l'opinione pubblica; restituire ai cittadini la fiducia (persa) nelle istituzioni preposte ad amministrare la giustizia; " riesumare" i casi di emblematica ingiustizia. Obiettivo essenziale è comunque quello di seguire l'iter dell'interrogazione parlamentare firmata dall'On. Diliberto (rivendicando la massima trasparenza) e tutti gli sviluppi che deriveranno da essa. (10 ottobre 2005)

Lettera firmata

Carissimo Carlo,
quanto sostenuto dal dottor Agostino Fera, nell'ambito della conferenza stampa da lui indetta a commento dell'interrogazione fatta dal compagno Oliviero Diliberto, dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, la difficoltà del detto magistrato a comprendere il livello politico-culturale dello statista, rappresentato come una sorta di marionetta mossa ad arte da macchinatori occulti. Il Fera non può arrogarsi di giudicare non solo l'azione legittima delle civili denunce di molti cittadini, ma meno che mai l'azione politico-parlamentare di Oliviero Diliberto, e dei parlamentari Pistone e Sgobio, cui va espressa la piena solidarietà di noi cittadini ragusani, che ci siamo assunti direttamente l'onere di informare l'opinione pubblica su emergenze di assoluta drammaticità, a dispetto di taluni parlamentari locali, che invece fino a oggi, pur consapevoli della posta in gioco per le nostre comunità, sono rimasti in silenzio. Se e quando se ne presenterà l'occasione, saremo lieti di offrire il nostro contributo di chiarezza, con i documenti alla mano, perché anche in questa parte della Sicilia la giustizia non sia una metafora che sta volta a volta per "sopruso", "commedia", "inganno". (10 ottobre 2005)

Sebastiano Agosta, Ragusa

Caro Carlo, ho appreso con soddisfazione sul sito leinchieste.com di questa interrogazione parlamentare. Con meno soddisfazione ma, devo dire, senza alcuna sorpresa, ho appreso invece dell'atteggiamento omertoso degli organi di stampa locale in merito al fatto, pur gravissimo. In questi giorni i giornalisti sono in sciopero, vero, non quelli della carta stampata, però. Questi ultimi continueranno puntualmente a compiacere i soliti (ig)noti e a scrivere sulla cronaca locale di clamorosi arresti di pericolosi coltivatori clandestini di piantagioni da dieci piantine di canapa, o di accuratissime indagini sull'importazione illegale di colf polacche, offendendo continuamente il buon senso dei pochi lettori a cui è ancora rimasto un po' di giudizio critico. Chi biasimare di questo stato di cose ? Mi viene in mente una vecchia canzone di Pino Daniele che dice: "simmo strunze o poco buone, forze è chesta 'a verità". (10 ottobre 2005)

Eriberto Tontodonati, Ragusa

Carissimo Carlo,
la notizia che hai tempestivamente comunicato - l'iniziativa parlamentare di Diliberto ed altri - rappresenta senza dubbio una tappa importante del lungo percorso che hai intrapreso per il trionfo della giustizia e della verità in questa nostra terra; percorso che ho sempre seguito con interesse e con, lasciamelo dire, complicità.
Ritengo che l'iniziativa parlamentare da sola non basti, per una questione metodologica e politica; in genere ciò che avviene a Roma, nei palazzi, riesce poco ad entusiasmare la "base", per una sorta di distacco (che io definisco salutare) culturale. Ecco che le cose dobbiamo cercare di smuoverle anche qui, dove gli effetti di una giustizia blindata vengono subiti da decenni, dove i casi Spampinato e Tumino sono rimasti sempre aperti nella coscienza popolare. La vera scommessa è fare levare un grido forte e deciso dal territorio, che sia fonte di quel cambiamento agognato, ma soprattutto garanzia per un domani migliore. E per questo considera la mia disponibilità e quella dei miei compagni. (10 ottobre 2005)

Pippo Gurrieri, direttore di "Sicilia libertaria", Ragusa

A 33 anni dall'uccisione di mio padre, l'ing. Angelo Tumino, e del giornalista Spampinato, con questa interrogazione parlamentare, finalmente arriva una piccola onda nel mare calmo dell'omertà e dell'indifferenza.
Il Ministro della Giustizia dovrebbe far tesoro delle informazioni contenute in questa interrogazione e generalizzare. Generalizzando, dovrebbe porsi queste domande: queste cose riguardano solo un soggetto, oppure più di un "gestore" della Giustizia, all' interno di quel Tribunale? ciò accade solo in provincia di Ragusa, o forse accade in tutti i Tribunali d'Italia, colla differenza che nelle altre province non c'è un Carlo Ruta pronto a parlarne, e a subire decine di processi per diffamazione? gli abusi sono soltanto quelli denunciati da Ruta, o ce ne sono, sempre nelRagusano, una stragrande maggioranza, di cui tutti ignorano l'esistenza? Riguardo all'omicidio di mio padre, mi risulta che a Ragusa tutti sapessero chi fosse l'autore dell'omicidio, ma nessuno parlava. L'unico che ne parlò, il giornalista Giovanni Spampinato, fu infatti ucciso. E si trattava in questo caso di un omicidio annunciato, infatti risulta, a voce di popolo, che lo stesso futuro omicida andava raccontando in giro che avrebbe ammazzato il giornalista.
Eppure nessuno fece nulla per disarmarlo.
E negli anni successivi periodicamente sono apparsi articoli o pubblicazioni riguardanti il caso, senza però riuscire a smuovere le acque del denso mare dell'omertà.
L'unico che però ha approfondito la vicenda è stato Carlo Ruta, che ha scoperto l'inganno tirando le conclusioni sul suo libro "morte a Ragusa". Ed è grazie a Carlo Ruta che anch'io mi sono accorto dell'inganno. Infatti ad un primo esame degli atti istruttori, mi sembrò che fossero state fatte delle indagini accuratissime. Ma si trattava di un esame non critico, diciamo ingenuo. Riesaminando gli stessi atti, alla luce delle deduzioni di Ruta, e illuminato anche dalla mia esperienza personale, in base alla quale, per mia grande disgrazia, ho provato sulla mia pelle di cosa siano capaci gli "operatori" di Giustizia, ho potuto verificare che le indagini furono sì accuratissime, ma rivolte verso tutte le direzioni tranne che in quella giusta ed evidente.
Per i dettagli basta leggere i numerosi articoli presenti nel sito di Ruta, o leggere "morte a Ragusa" (edi.bi.si.), non occorre che stia a ripeterli io.
Un'ultima parola vorrei dedicarla alla riapertura delle indagini, in generale, per illuminare i lettori che non conoscono i misteri della Legge. Il codice di procedura penale, per la riapertura delle indagini a seguito di archiviazione, prevede una semplice richiesta del Pubblico Ministero, rivolta al Giudice per le Indagini Preliminari, motivata dalla esigenza di nuove investigazioni. E basta. Non occorrono nuovi elementi di prova. Basta anche una diversa valutazione degli elementi già acquisiti. E ciò è ovvio se si pensa che, ad esempio, un procedimento può essere archiviato anche per un errore o una svista: in questo caso bisognerebbe cercare nuove prove per riparare a un errore? Quindi, basta solo la volontà. Ma per il caso Tumino questa volontà non è mai esistita! Perchè? Ai lettori l'ardua sentenza ( in verità per nulla ardua)! (9 ottobre 2005)

Marco Tumino, Modica

Caro Carlo,
mi complimento con te per la lunga e difficile battaglia che da tempo affronti per la giustizia e la verità. Non ho dimenticato il tuo prezioso contributo al mio processo.
Un abbraccio (7 ottobre 2005)

Giuseppe Casarrubea, storico, Partinico

Ho letto sul Suo sito la clamorosa notizia dell'interrogazione parlamentare dell'ex ministro Diliberto contro il Procuratore della Repubblica di Ragusa, presentata a sèguito anche della lotta che contro di Lei ha scatenato con non poche iniziative giudiziarie di molto dubbia efficacia e qualcuna persino avventata e Le invio, per intanto, anzitutto i miei più sinceri complimenti per lo scoop giornalistico realizzato a discapito degli organi di informazioni "ufficiali" , tutti perfettamente "bucati".
Ancora complimenti e molto fervidi e affettuosi auguri. (7 ottobre 2005)

Ignazio Andolina, già cancelliere capo al tribunale di Ragusa

Ecco, Carlo, ringrazio Dio che ci sono persone come te, che c'illumini attraverso il tuo sito! Ho letto tutto l'articolo e credo che sia il miglior modo per cominciare la giornata, giacchè viene in contrasto alla convinzione della gran parte della società cittadina: "è inutile lottare contro i potenti"... dicono, ma oggi la riprova che così non è! Questa tua notizia, segna il trionfo degli sforzi di quanti non si sono fermati alle dicerie e, credendo nel senso del dovere, hanno sempre denunciato le condotte dell'amministrazione di Fera. (...) Dunque, è a tutti che si estende il mio sentimento di gratitudine, anche se sono lontana dalla vostra terra, avevo proprio bisogno di sapere che lottare contro chi sta al potere si può, che se il popolo intraprende una lotta riesce a far funzionare le leggi e far rispettare i diritti umani, che la sovranità è del popolo e che fuori dal potere legittimo conferito, chi ne abusa, non ha alcun potere! Mi auguro che la cultura alla legalità si coalizzi in azioni solidali! Mi auguro che non si debbano più offendere i nostri cari, morti per mano dei violenti! Mi auguro che tutti noi, dalla lotta di coloro che non si sono lasciati fiaccare e che oggi intravvede i frutti, ci sentissimo carichi di speranza e consapevolezza! "hanno presentato una interrogazione al ministro della Giustizia Castelli in cui è stata chiesta la rimozione di Agostino Fera da procuratore della Repubblica di Ragusa." Dobbiamo unirci tutti e far sentire che si reputa giusta questa richiesta, semmai al ministro venisse di rigettare le motivazioni addotte... Restiamo in attesa e fiduciosi di felici sviluppi! Grazie Carlo e tutti voi che, su questi fatti, lottate per darci notizia di un nuovo che avviene! Buona giornata! (7 ottobre 2005)

Alessandra Marsilii (Pescara)

Caro Ruta, raccogliendo l'invito da lei lanciato sul suo sito: www.leinchieste.com. L'interrogazione parlamentare presentata dai vertici del Partito dei Comunisti Italiani che si conclude assumendo "per le ragioni sin qui esposte ricorrono gli estremi per procedere alla rimozione del dottor Fera dal palazzo di giustizia di Ragusa" rappresenta un evento storico, mai verificatosi a memoria d'uomo, nei confronti di un procuratore della Repubblica di questa provincia.
Se poi si considera la politica in difesa dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura del Partito dei Comunisti Italiani, la notoria serietà e professionalità con cui l'Ufficio Legislativo procede all'istruttoria delle interrogazioni, specie se così impegnative e che uno degli interroganti, il Segretario Nazionale On. Oliviero Diliberto è stato Ministro di Grazia e Giustizia, non può non concludersi che la condizione attuale del plurindagato Fera Agostino, lievitata nell'arco di decenni, dev'essere di una gravità inaudita.
Pertanto, nell'augurarmi ancora una volta, che il procuratore Fera tolga l'incomodo senza ricorrere ad autolesionistici bracci di ferro, restituendo la perduta fede nella giustizia da egli amministrata, alla civile popolazione di questa provincia e togliendo dall'imbarazzo, non solo i suoi colleghi locali, ma anche quelli che a causa sua, sono in atto indagati e quelli che lo stanno indagando, che potrebbero perdere le staffe, mi è caro concludere riportando tre versi della Divina Commedia "*-or tu chi se' che vuoi seder a scranna*- Per giudicar da lungi mille miglia*- Con la vaduta corta d'una spanna?*" ( Parad.,XIX, 79 ).
A lei, caro Ruta, che considero un puro e di cui ammiro l'onestà intellettuale, esprimo apprezzamento per le sue coraggiose e perigliose inchieste. (6 ottobre 2005)

Biagio Spadaro, già Direttore Penitenziario, Santa Croce Camerina

Desidero mettermi in contatto con Lei per manifestarLe la mia solidarietà e potere entrare in un più proficuo contatto. Ho appena scritto al nascente Comitato Antiarchiviazione. Gradisca tutta la mia solidarietà assieme a migliori saluti. (8 ottobre 2005)

Giovanni Pancari, Catania

Illustre, di ora in ora sempre più, Sig. Ruta,
desidero esporLe, a proposito del caso Fera, una vicenda giudiziaria che riguarda la mia famiglia, ad onore e gloria dell'Ufficio della Procura della Repubblica di Ragusa.
Una mia figlia, or sono più di tre anni, ha presentato contro un noto ginecologo ragusano, direttore del reparto di ostetricia di un ospedale locale, una denunzia penale in relazione ad un tristissimo episodio accadutole sotto le cure, prima private e poi ospedaliere, del professionista anzidetto: la morte, avvenuta a poche ore dal parto, del bambino che portava in grembo, frutto della sua prima gravidanza.
La denunzia, che non ipotizzava specificamente l'ipotesi di reato da addebitare, eventualmente, al professionista, era incentrata sul grave comportamento omissivo tenuto nell'ultima settimana di gravidanza da costui, il quale, pur avendo avuto la possibilità di visitare mia figlia in ospedale, per ben tre volte, astenendosi, però, dal disporre gli esami tecnico-scientifici che ormai da lustri si compiono di routine in qualsiasi presidio ospedaliero (ecografie, tracciati cardiotocografici) , ebbe a rifiutarsi di disporre, ogni volta, a mia figlia che gliene faceva richiesta, il ricovero, anche in stanza a pagamento, nonché di procedere al parto cesareo al fine di liberarla, tra l'altro, dall'evidente stato di patologica angoscia in cui, giorno dopo giorno, si trovava.

continua

Carissimo Carlo Ruta,
parafrasando il noto detto popolare "tanto tuonò che piovve" possiamo dire che un primo importante risultato, nonché significativo premio alla tua utilissima attività d'inchiesta, l'hai già ottenuto, dico meglio: Ragusa l'ha ottenuto.
Certo, siamo ancora a livello di pioggerella, ma tutto lascia prevedere che presto si trasformerà in pioggia alluvionale, destinata a travolgere il tuo acerrimo e pluriquerelante, ma al contempo, a quanto pare, plurindagato nemico, tant'è che ha già provveduto ad aprire i primi ...ombrelli sotto cui ripararsi, a mezzo, tanto per cominciare, di una strana conferenza stampa, alla quale hanno partecipato, in qualità di intervistanti molto distratti, esponenti dell'informazione locale, gli stessi che, al sopraggiungere della "ferale" notizia si erano esibiti in un incredibile e molto imbarazzante silenzio, guardandosi bene dal propagarla attraverso i rispettivi organi di informazione, cartacei e non, cui hanno già fatto sèguito, - sono notizie di stampa odierne - i primi timidi attestati di solidarietà a cotanto autorevole personaggio, provenienti sì da quattro-cinque soggetti in servizio alla Procura, oltre che dal presidente della C.N.A. che, però, non chiarisce se parla anche a nome dei suoi rappresentati, ma certamente spontanei, perbacco !
Per cui io ora mi sento in dovere di controattestare, o, comunque di controbattere in tuo favore. E poiché tu sai che per te ho da subito fatto un tifo sfegatato, anche perché il Procuratore Fera, da me molto ben conosciuto, non mi ha mai ispirato particolari sentimenti di simpatia, anche in diritto di vedere pubblicate le seguenti modeste considerazioni.
Dice, dunque, il Dott.Fera, tra l'altro, e tra una domanda omessa e l'altra dei suoi intervistatori disattenti, che la sua permanenza ormai quasi quarantennale nella nostra città è dovuta ad una sua scelta di vita, tant'è che ha rinunziato nel passato, ma nel molto recente passato, di andare a fare il Procuratore capo di Treviso, Parma e il vice capo a Venezia. Ma allora viene da chiedersi, o da chiedergli, perché mai ha chiesto di andare a Treviso, Parma, Venezia? L'ha fatto, forse, per poter dire a parenti, conoscenti, amici e amici degli amici, una volta accontentato, che ci rinunzia, e così magari dimostrare che lui, dotato di umiltà e modestia com'è, non ambisce gli onori di uffici di prestigio superiori al suo perché preferisce continuare a restare affettivamente legato all'ormai sua Ragusa?
Dice ancora di essere vittima di un qualche Gaglioffo che, pensa un po', tramando nell'ombra, si è spinto sino a "dettare", pensa ancora un po', a un certo ex ministro della Giustizia, il testo dell'interrogazione dello scandalo.
Ma tu, amico Ruta, te lo immagini un ex ministro della nostra beneamata Italia che, per favorire un Gaglioffo qualsiasi, firma un atto di tanto rilevante gravità contro un funzionario dello Stato che svolge delicatissime funzioni pubbliche? E soprattutto te lo immagini che si decida a firmare senza aver prima accertato la veridicità delle sue affermazioni?
E ancora, come fa il sig. Fera a parlare di persona che opera "nell'ombra" se ogni scritto, o azione privata compiuta in suo (legittimo) danno, ma a beneficio indubbio della collettività, è venuto subito alla luce del sole, tant'è che ha prontamente potuto presentare, come lui stesso riferisce, denunzie, querele, etc. etc., non contro ignoti ma contro persone con tanto di nome, cognome e recapito?
Io non so se tu concordi, ma a me pare evidente che il tuo avversario pecchi abbastanza di coerenza e logica discorsiva e che, per dirla eufemisticamente, stia dimostrando di non avere la calma necessaria ad affrontare il maltempo che sul suo capo si sta approssimando, o dovrebbe, nella speranza di chissà quanti cittadini di Ragusa e...dintorni, approssimarvisi.
Ma la calma, come tutti sanno, è la virtù principale dei forti.
Il dott. Fera, perciò, forse farebbe bene, anziché minacciare querele, denunzie, etc...etc... ad aspettare con la serenità che afferma di avere il corso degli eventi, magari tenendo presente che, tanto per chiudere con un altro detto popolare e a proposito di piogge, leggere o torrentizie, il bel tempo e il mal tempo non durano tutto il tempo e che non esistono su questa terra persone che possano determinarne il sopraggiungere o l'allontanamento. Esistono solo soggetti che hanno la presunzione di poterli creare o farli svanire.
Un tuo tifoso, gravemente assetato di giustizia.

Lettera firmata

 

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