19 novembre 2005

Ellepi-Provincia. Le parti in gioco e le tangenti. Testimonianza di Sebastiano Agosta


Nella tarda primavera del 2001 lei è venuto a conoscenza dell'affare in corso fra i Noto-Chiaramonte e la Provincia. E si è reso conto che esistevano delle profonde anomalie. Può dire cosa è accaduto?

Va detto intanto che la trattativa non si è svolta fra l'Amministrazione Provinciale e gli effettivi proprietari dell'immobile, cioè la signora Maria Caruso, vedova Giannì, e i figli. Interlocutrice dell'ente pubblico, nello specifico dei capisettore dell'Edilizia e del Patrimonio, è stata bensì una società, la ELLEPI srl, che non si era ancora costituita legalmente e che, addirittura, non aveva ancora acquisito i capannoni. Si trattava evidentemente di una trama di faccendieri atta a realizzare un colpo speculativo. La Provincia Regionale in definitiva: ha trattato con un bando scaduto, che non poteva garantire nessuna equità; ha trattato con una società che ancora si doveva costituire; non si è curata nemmeno di sapere chi era l'effettivo proprietario del capannone; ha acquistato l'immobile a un prezzo spropositato; ha concluso l'operazione con passaggi protocollari e deliberativi del tutto inconsueti.

Risulta che lei ha informato dell'operazione il successivo presidente della Provincia Antoci, il quale a sua volta ha trasmesso l'esposto denuncia alla locale procura della Repubblica. Cosa è successo a quel punto?

Nell'estate 2002 sono stato chiamato come persona informata dei fatti da organi di polizia, che, come è nella pressi istruttoria, mi hanno vincolato al massimo riserbo. Ho poi tentato di prendere contatto con il procuratore Agostino Fera, ma non mi è stato possibile. Ha ritenuto infatti di non potermi ricevere, dicendosi impegnato.

Come mai su una vicenda tanto grave, recante al centro un affare miliardario del tutto anomalo, il procuratore ha deciso di non ascoltarla?

Probabilmente ha ritenuto che raccontassi delle frottole.

Ritiene che la magistratura ragusana abbia assunto un atteggiamento idoneo?

Data la gravità dei fatti, corroborata da documenti che ho esibito, il riscontro della Procura è stato a mio parere inidoneo. Ci potrebbero essere beninteso cose che non conosco. Ma se si guardano le carte e le cifre, le incongruità si toccano con mano, ed è davvero curioso che non siano state tenute in considerazione.

Chi è il magistrato clic ha curato questa inchiesta?

Il procuratore della Repubblica Agostino Fera.

Allo stato attuale qual è la situazione?

Il caso è stato archiviato il 2 agosto 2004.

Secondo lei, perché il procuratore Fera ha preso la decisone di archiviare il caso?

Non lo so, ma è legittimo dubitare. Non credo del resto che questo magistrato, nei decenni di servizio a Ragusa, abbia espresso atti significativi in ordine al grande malaffare.

Pensa che simili condotte possano essere generate da fattori strutturali?

In passato si addebitava tutto alla carenza degli organici. Adesso la procura della Repubblica conta su numerosi magistrati. Potrebbe fare quindi tantissimo, specie sul terreno del malaffare organizzato. Tuttavia i processi sono lenti e scarsamente produttivi, in particolare quelli che interessano argomenti di un certo rilievo. E a Ragusa tale situazione sta causando un diffuso malumore.

Quando ha saputo dell'archiviazione cosa ha fatto?

Ho chiesto di poter leggere gli atti giudiziari per conoscerne le motivazioni, al fine di potermi opporre. Tuttavia ho capito che non mi sarebbe venuto agevole trovare avvocati disponibili.

Perché?

La mia esperienza mi dice che molti avvocati della provincia, specialmente nel distretto di Ragusa, non si espongono oltre un certo limite.

I titolari della ELLE PI, Noto e Chiaramonte, erano tutelati da qualche studio legale di Ragusa?

Si, dall'avvocato Carmelo Di Paola.

Quale è stato il ruolo di questa persona?

So che nel momento in cui è partita l'indagine di polizia, indotta dall'esposto presentato al presidente Franco Antoci, il Di Paola ha assunto pure la tutela legale della signora Caruso, la venditrice originaria, cui ha consigliato avvalersi della facoltà di non rispondere. Ho appreso poi che questo avvocato è in stretto contatto con il procuratore Fera per esserne il difensore in numerosi procedimenti giudiziari.

Ritiene anomalo pure il rapporto Fera-Di Paola?

Vorrei essere chiaro. Non mi scandalizzo del fatto che un procuratore si faccia difendere da un qualsiasi avvocato. Mi pare anzi una cosa legittima. Ma quando si è in presenza di situazioni assolutamente irregolari, come quella di cui stiamo discutendo, è legittimo che un cittadino possa recare almeno dei dubbi.

Lei quale idea si è fatta degli imprenditori di cui si sta trattando,Vito Noto e Giovanni Chiaramonte?

A seguito di questa vicenda, ho saputo che godono di notevoli disponibilità finanziarie, distribuite in numerose attività d'impresa. So che sono presenti, fra l'altro, nel comparto dell'illuminazione, con impegni in varie regioni italiane. Mi consta che recano contatti strettissimi con ambienti di spicco della destra, pur mostrandosi assai flessibili e in grado di interloquire a tutto campo. Tutti sanno infine che sono riusciti a cucire solidi rapporti con importanti ufficialità, in città e non solo.

Nell'ottobre dello scorso anno, con un'intervista rilasciata a un giornale on-line, lei ha denunciato alcuni aspetti della vicenda all'opinione pubblica. Per tutta risposta ha ricevuto una citazione per danni da parte del Di Paola, che ha addebitato a lei atti gravissimi, senza tuttavia argomentarli. Nel corso di una ulteriore intervista, resa pubblica dal medesimo giornale nel novembre 2004, lei è andato oltre, accusando, con dovizia di particolari, il Di Paola di averle offerto denaro, al bar Mediterraneo di Ragusa, per conto dei Noto-Chiaramonte, in cambio del silenzio. Ne è nato, per certi versi, uno scandalo perché quelle interviste hanno costituito il pretesto per oscurare il giornale on-line che, garantito dall'articolo 21 della Costituzione, le aveva riportate. Risulta che a Ragusa, e non soltanto, molte persone perbene si sono congratulate con lei per il coraggio dimostrato. Come intende difendersi?

Ho 74 anni, rimango un comunista convinto, continuo a credere nella giustizia. La mia vita è stata un libro aperto, e non temo nulla. Ho denunziato l'affare Provincia-ELLEPI srl senza remore, su carta intestata e firmandomi. Ho inviato tale denunzia a varie autorità pubbliche: amministrative e istituzionali. Tali denunzie sono pervenute agli uffici giudiziari, che mi hanno chiamato a deporre. Aggiungo che non ho soltanto scritto e firmato denunzie. Ho anche parlato. Mi sono confrontato con persone. Può testimoniare il dottor Elio Giannì, interessato alla vicenda. Può testimoniare il signor Giovanni De Maria, che aveva affittato alla Provincia un capannone. Mi sono esposto in tutti i sensi, e per questo hanno tentato di intimorirmi. Mi difenderò allora come ho fatto fino a oggi: con la forza del fatti, che intendo documentare e testimoniare fino in fondo.

 

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