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Il caso Vittoria Interventi |
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Vittoria e la mafia Una vecchia intervista a Giuseppe Campione, quando era presidente dell'Antimafia all'ARS
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D. Esaminiamo adesso il "caso Vittoria", se così si può definire. R. Non v'è dubbio che si tratta d'una zona calda, limitrofa ad aree che hanno già vissuto aspetti di criminalità mafiosa e che proprio dinanzi ad un processo di sviluppo repentino e tutto sommato distorto, realizza in sé caratteristiche favorevoli, per far sì che si sviluppino i tentacoli della piovra. Un'agricoltura capace di esprimere significative produttività; la conseguente diffusione di processi di arricchimento, hanno attratto protagonisti esterni che hanno accelerato situazioni di crescita della microcriminalità preesistente. Bisogna aggiungere, anche se il tema dovrà essere ulteriormente approfondito, che i processi di reimpiego della ricchezza ottenuta, si sono mossi in maniera disordinata. E' stata favorita, anche per necessità ma anche in nome della logica del "consenso" a tutti i costi, la teoria dell'"arrangiarsi", al limite o al di là dei fatti normativi. Lo scambio politico ha favorito le regole del "fai da te", e sono cresciute corporazioni sul filo del legale. Ora qualunque necessità se non incanalata nei giusti binari delle regole della democrazia, finisce col far germogliare la cultura del "si può fare comunque". [...] D. Errori politici in generale, ma anche scarsa comprensione del fenomeno, nella sua globalità e per come si stava manifestando? R. Le "necessità" spesse volte non vengono calibrate con l'interesse generale. Gli "abusivi" non vengono aiutati a capire che esiste il probleòa del rispetto dell'ambiente; i camionisti non vengono aiutati a capire che esiste un bene comune che è quello dei limiti che servono alla sicurezza di tutti. Purché protestino vengono utilizzati perché in gran parte, producono consenso, e questa è una logica perversa. A Vittoria c'è stato chi ha lucrato rendite di posizione, in questo senso, favorendo ed utilizzando specifiche situazioni. E' comunque una spirale, si è ottenuto consenso, ma di riflesso si è prodotto un degrado, che ha fatto saltare il senso dello sviluppo ordinato della comunità, ed in definitiva il senso dello Stato. Se a tutto questo si aggiunge l'arroganza del potere, la violenza verbale, la rissa contro ipotetici nemici in una logica di stampo staliniano, aspetti questi che appartengono alla complessiva vicenda politica di Vittoria, si può capire perché questo degrado civile e politico è destinato ad aumentare. In questo terreno di coltura vanno così a determinarsi situazioni non governabili e la resistenza unitaria delle forze politiche non riesce ad esprimersi compiutamente, si "imbozzola" nelle lamentazioni rituali, ma nella sostanza non appare credibile per una grande battaglia di civiltà. D. Che senso dare allora al ruolo dei partiti che hanno aderito alla manifestazione contro la criminalità di mercoledì? Certamente comunisti, democristiani, mondo cattolico, socialisti, espressioni sindacali, sono presenti nel respingere l'aggressione mafiosa, ma il clima ha bisogno anche di comportamenti. Ha anche necessità di autocritica. Quello che c'è adesso è anche fisiologico, come è stato detto, ma tocca in qualche modo anche il modo d'essere della classe dirigente. Eppure non c'è alcun barlume di autocritica, quasi che tutto questo sia il frutto di un destino cinico e baro.
Dall'intervento di Niki Vendola, segretario della Commissione parlamentare antimafia, in occasione di un convegno tenuto a Vittoria il 21 ottobre 1995. Vittoria, che è un comune di grande e antichissima tradizione rossa, è oggi amministrata dal Pds, quale forza prevalente, e per parafrasare un famoso adagio, mi è amico il Pds, ma mi è molto più amica la verità. Allora io credo che le carte riservate che ho letto e il senso comune che interessa la parte più avvertita della popolazione, meritino un'attenzione che non faccia sconti a nessuno. Ci sono molti interrogativi e inquietudini sugli appalti che chiamano in causa il municipio di Vittoria. Sempre gli antichi dicevano "dev'essere immacolato Cesare, ma dev'essere immacolata anche la moglie di Cesare". Io non sono in grado di entrare nel merito di una delibera, di un appalto, delle vicende del mercato ortofrutticolo o del mercato dei fiori, o di quel parco, o di quella ditta che costruisce palazzoni in una città come Vittoria, dove si è costruito molto, e dove del costruire si è fatto una bandiera, e persino deòagogica in alcuni momenti. Io non sono in grado di entrare nel merito, dicevo, ma c'è un pezzo di Vittoria che vive con angoscia queste delibere e questi appalti. C'è un pezzo di Vittoria che vive con angoscia che la destra ha diffuso in maniera strumentale, come quel rapporto dei carabinieri sulle dichiarazioni del boss Bruno Carbonaro riguardanti i presunti rapporti con il sindaco Aiello. Un comune governato dalla sinistra dovrebbe battersi con le barricate contro la mafia, e qui invece si registra perlomeno una situazione di pigrizia culturale, ed è già una colpa, perché siamo in Sicilia, in una zona di confine, in un territorio nel quale non è possibile essere latitanti o perdere tempo in polemiche che sanno d'antico. Se una porzione della sinistra e della società civile vede nell'amministrazione comunale di Vittoria non il proprio alleato naturale ma un avversario sul terreno della lotta contro i poteri criminali, qualcosa non funziona, perlomeno bisogna aprire una discussione, che dovrà farsi qui e a Roma, e io mi permetterò di farla con l'onorevole Violante, parlerò con i massimi vertici del Pds. E' noto che il Pds in Sicilia tante volte inciampa. E' avvenuto penosamente a Terrasini, ma lì i dirigenti regionali e nazionali hanno avuto il coraggio di andare nella cittadina del Palermitano e dire: "i dirigenti locali del Pds sono sconfessati e appoggiamo Manlio Mele in questa battaglia contro i boss D'Anna e Forza Italia". Noi pensiamo che la vicenda di Terrasini non abbia macchiato il Pds, perché nessuno possiede in eterno il certificato dell'antimafiosità. Le organizzazioni politiche sono fatte di persone in carne e ossa, sempre esposte al rischio di infiltrazione e pure al timor panico, che può può paralizzare. Il Pds è un partito encomiabile perché a Terrasini ha avuto il coraggio di fare quell'atto di rottura. Allora discutiamo a Vittoria, e pure a Roma. Sarebbe bello che, prima che la chieda io, la visita della Commissione parlamentare antimafia la chiedesse subito il sindaco di Vittoria, a dimostrazione che non ha sceletri nell'armadio. Sarebbe bello che avesse il coraggio di aprire le porte del municipio alla massima autorità politico-istituzionale in tema di lotta alla mafia, ed io sarei felice di sostenere in Commissione questa proposta. Io sono in fiduciosa attesa di un gesto di tale natura.
Interrogazione parlamentare del senatore Roberto Centaro al Presidente del consiglio dei ministri e al ministro dell'Interno. 12 gennaio 1999
Premesso. che il 2 gennaio 1999 assassini non ancora identificati, al soldo delle organizzazioni criminali mafiose, hanno compiuto impunemente una strage presso il bar del rifornimento Esso sito in Vittoria;. che l'episodio è l'ultimo di una lunga serie di azioni criminali volte a perpetuare ed a riaffermare il predominio delle cosche mafiose sulla fiorente attività economica (ortofrutticoltura, floricoltura, eccetera); che l'episodio dimostra la forza delle organizzazioni criminali operanti in loco malgrado le brillanti e numerose operazioni svolte dalle forze dell'ordine vittoriese; che l'operato della magistratura di Ragusa, della Direzione distrettuale antimafia di Catania, della magistratura giudicante siracusana nonché di tutte le forze di polizia ha permesso il conseguimento di risultati qualitativamente e quantitativamente eccellenti, malgrado organici decisamente insufficienti poiché legati a parametri ampiamente superati dal montare dell'attività criminale, anche perché risalenti a decenni or sono; che risulta indispensabile ampliare quantitativamente i predetti organici, fornendo in particolare alle forze dell'ordine gli strumenti tecnologici più avanzati, utili a migliorare la loro attività di indagine; che la presenza dei militari appartenenti all'operazione "Vespri siciliani" aveva consentito l'utilizzazione per il controllo del territorio e per l'attività di indagine di numerosi rappresentanti delle forze di polizia, costituendo altresì un deterrente ed un segno della presenza tangibile dello Stato; che la gestione amministrativa del comune di Vittoria tra il 1985 ed il 1992 è stata condotta in dispregio della legislazione vigente in tema di appalti nonché disattendendo le precise prescrizioni ed indicazioni dell'organo di controllo; che a numerose imprese aggiudicatartie di servizi, forniture ed appalti non è stato richiesto il certificato antimafia; che tale Salvatore Di Natale, pluripregiudicato, risulta contitolare del box 4/A al mercato ortofrutticolo e stipendiato dalla Gemeflo quale banditore all'asta dei prodotti; che risultano ulteriori infiltrazioni e condizionamenti mafiosi nei mercati dei prodotti ortofrutticoli e dei fiori; che l'amministrazione comunale di Vittoria, ancorché ente gestore di tali mercati, non ha operato né risulta operi alcun controllo al riguardo; che le superiori circostanze risultano dal rapporto redatto dalla commiissione per l'accesso al comune di Vittoria disposto con ordinanza prefettizia n. 20/R/Gab. del 12 gennaio 1993; si chiede di sapere: quali provvedimenti si intenda assumere: al fine di rendere gli organici delle forze dell'ordine e della magistratura sufficienti a far fronte all'attacco della criminalità organizzata a Vittoria e nella provincia di Ragusa; al fine di dotare le forze di polizia e la magistratura degli strumenti tecnologici più avanzati, utili a consentire risultati migliori nell'ambito dell'attività d'indagine ed a prevenire fatti delittuosi; se si intenda ripetere la positiva esperienza dell'operazione "Vespri siciliani"; quali provvedimenti si iuntenda assumere, anche mediante l'istituto dell'accesso disposto con provvedimento delll'amministrazione dell'Interno, per verificare se i fatti elencati in premessa continuino a verificarsi e quali misure abbia adottato l'amministrazione comunale di Vittoria per controllare ede arginare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei mercati dei prodotti ortofrutticoli e della floricoltura.
Criminalità e mafia a Vittoria e nel Ragusano Tratto da Le prospettive di sviluppo dell'area di Vittoria di Antonio Dallara e Paolo Rizzi. Laboratorio Economia Locale presso Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Economia, Piacenza. Gennaio 2000.
Il dato negativo più evidente è quello della criminalità organizzata. La provincia di Ragusa è stata considerata per anni l'isola felice della Sicilia, lontana dalle aree a più elevata presenza mafiosa (Palermo, Catania, Agrigento, Trapani); secondo scrittori siciliani (Gambetta (1), Centorrino) le province sud-orientali dell'isola hanno sempre espresso una mafia debole. In realtà un'analisi storiografica più attenta aiuta a comprendere come il fenomeno sia fortemente radicato anche nella provincia ragusana come nel resto della Sicilia (2). Soprattutto la storia degli ultimi quindici anni con oltre cento morti dimostra come l'anomalia della provincia "babba" sia solo uno stereotipo legato forse allo stile discreto e meno violento dei boss del passato. In realtà già dagli anni Ottanta con il clan di Turi Gallo per arrivare al periodo sanguinario dei fratelli Carbonaro e all'attuale gestione Dominante, la Stidda di Vittoria in particolare ha assunto ruoli e caratteristiche che la distinguono dalle vicende dei corleonesi di Palermo, ma la caratterizzano come forma criminale altrettanto organizzata e violenta: i fatti di sangue del gennaio del '99 lo dimostrano in tutta la loro cruenza. Se fino agli anni Sessanta la mafia ragusana mantiene un carattere discreto e un'incidenza contenuta nella vita sociale, con rarissimi casi di sangue, con l'avvento del boom serricolo e della ricchezza del nuovo distretto agricolo si rafforza la presenza mafiosa nell'area. In generale le diverse forme mafiose hanno un unico modello di controllo dell'economia attraverso l'inserimento nel settore edile e più in generale degli appalti, attraverso la trasformazione delle proprie attività in imprese legali per il riciclaggio dei proventi delle attività sommerse e illegali (3). Nella criminalità economica mafiosa si distinguono tradizionalmente tre fasi distinte:
L'analisi macroeconomica tradizionale porta all'affermazione che la mafia danneggia lo sviluppo economico e la crescita di un dato territorio. E' provato che esiste un rapporto negativo tra la presenza della criminalità organizzata e lo sviluppo economico, configurando la presenza criminale e mafiosa come un vincolo e un elememto frenante alla crescita. A livello microeconomico gli operatori in genere adottano strategie di adattamento alla mafia, internalizzandone il costo sociale e imparando a gestire questo costo aggiuntivo, ad esempio con l'evasione fiscale. Quindi il legame mafia-sottosviluppo non risulta sempre valido. Infatti si registrano casi di imprenditoria di successo anche nelle zone a più alta densità mafiosa e Vittoria ne è un esempio paradigmatico. Gli effetti principali della criminalità organizzata sulle condizioni di produzione e di equilibrio di un sistema economico risultano:
Infine la presenza crimimale condiziona anche le scelte localizzative delle imprese, costituendo un evidente vincolo alle politiche di attrazione degli investimenti. Per il sistema Vittoria tutti questi elementi di vincolo allo sviluppo e alterazione delle forme di concorrenza causati dalle presenze criminali organizzate, risultano un ulteriore punto di debolezza alla crescita territoriale e del distretto agricolo in particolare; soprattutto quando i fabbisogni del sistema appaiono quelli di maggiore capacità promozionale e di marketing territoriale, oltre che di maggiore apertura ai capitali e alle tecnologie esterne.
Note (1) Gambetta D., The Sicilian mafia: the business of private protection, Cambridge, Mass, Harvard University Press, 1993. (2) Ruta C., Cono d'ombra. La mafia a Ragusa, Palermo, Edizioni La Zisa, 1997. Risulta emblematico come gli unici due rapporti recenti di analisi sociale dell'area vittoriese trattino principalmente il tema della presenza mafiosa. (3) Centorrino M., La spina A., Signorino G., Il nodo gordiano, Roma-Bari, Laterza, 1999.
Il "contesto" vittoriese
Brani tratti da "Il Nordest del Sud" di Gianni Barbacetto, uscito su "Diario" di Enrico Deaglio nel numero del 20-26 gennaioo 1999. L'inchiesta prende spunto dall'uccisione di cinque giovani che è avvenuta a Vittoria il 2 gennaio. [...] L'uomo che fu ucciso due volte.
Mafiosi e mafiogeni Ciccio Aiello è il sindaco, anzi il supersindaco di Vittoria. La prima volta fu eletto a 31 anni, nel 1978, e da allora è sempre stato l'uomo forte del Pci-Pds-Ds della città. E' nato nel quartiere di San Giovanni, lo stesso da cui provengono molti degli stiddari. unque conosce bene anche le pieghe più nere del suo paese, oltre che i suoi cittadini, che chiama per nome uno per uno. Ci sa fare, con la politica, Sa maneggiarlo, il consenso. Che abbia lavorato molto per Vittoria gli è riconosciuto anche dagli avversari politici. La politica l'ha giocata a tutto campo, Ciccio Aiello. Ora, dopo la strage di Capodanno, è diventato il paladino dell'antimafia. Ha organizzato la fiaccolata dell'8 gennaio, ha convinto il governo regionale siciliano a venire a riunirsi a Vittoria. Quello nazionale, invece, non si è visto: ha scelto altre emergenze. "Non ho trovato neppure un sottosegretario disposto a venire alla nostra fiaccolata", racconta Aiello. Ma già nel novembre 1983, ricorda con orgoglio, aveva convocato una manifestazione contro il pizzo. "Eppure la situazione di Vittoria, con i suoi morti ammazzati, dimostra il fallimento della politica di Aiello", giudica da destra Carmelo Incardona. Da sinistra gli fa eco Gianni Giudice, ex consigliere comunale della Rete, ora scappato dalla politica e approdato in polizia [...]: "Chi ha governato la città ha assicurato il benessere, d'accordo. Ma ha anche costruito il contesto entro cui è cresciuta la mafia. Hanno diffuso la cultura dell'abusivismo. Hanno permesso la cementificazione della costa. Hanno assegnato appalti a trattativa privata, incrementando la cultura del favore. Tutti sono attenti alla mafia militare, ai ragazzi che sparano e massacrano" continua Giudice, "ma questo è folklore, se non si considera anche quello che c'è a monte dei kalashnikov, della droga, delle estorsioni". Già, che cosa c'è a monte? Qual è il contesto? Lo scrittore Vincenzo Consolo, dopo la strage di Capodanno, ha di nuovo ricordato che la battaglia a favore degli abusivi fu una campagna che seminò cultura dell'illegalità. Carlo Ruta, scrittore e polemista che vive a Pozzallo, non distante da Vittoria, critica l'amministrazione per la sua "antimafia-fiction, che mette in campo un'accorta cautela per evitare di pagare il conto di quanto si è omesso ieri e si omette ancora oggi. Non sono mafiosi, ma mi sembrano mafiogeni". A chi ha gestito la sviluppo di Vittoria, la (piccolissima, in verità) fronda di oppositori non perdona il silenzio sulla morte di Incardona e tante, tante altre disattenzioni. Qualche Esempio? Salvatore Di Natale, pregiudicato, fu lasciato diventare battitore d'asta (cioè colui che determina il prezzo di vendita) al mercato dei fiori. Su Di Natale i magistrati antimafia di Catania hanno scritto: "E' l'esponente più anziano della malavita vittoriese, legato prima al boss Cirasa, poi al clan Carbonaro-Dominante, per il quale riscuoteva le estorsioni". E la squadra del calcio locale? Oggi il Vittoria Calcio ha stampigliato sulle magliette: "Viottoria, città antimafia". Ma Ciccio Aiello fece arrivare finanziamenti al predecessore di quella associazione sportiva, il Vittoria Colonna, che il supersindaco sosteneva attivamente anche con entusiastiche dichiarazioni sul giornalino del club: "E' stata una bella esperienza sedersi in panchina; altrettanto bello vedere nove gol!". Peccato che nella dirigenza della squadra ci fosse lo stato maggiore della cosca, compreso Bruno Carbonaro, poi arrestato. [...] Ma le disattenzioni investono anche le scelte amministrative. Il piano regolatore di Vittoria, per esempio, è un buco nero: inesistente negli anni della grande cementificazione, fu varato soltanto nel 1985 e infine adottato nel 1988, quando ormai chi voleva costruire lo aveva già fatto. E anche ora, quando serve, è contraddetto dalle varianti di piano, E gli appalti? Sono spesso assegnati a trattativa privata, con scarsa trasparenza e pericolo di inquinamenti. La ditta Cesea, per esempio, negli anni Ottanta fece il pieno di lavori pubblici, spesso frazionati in piccole tranche da 30 milioni per poterli assegnare senza gara. Il depuratore per gli scarichi della città, invece, iniziato nei primi anni Novanta, ancora non funziona e forse non funzionerà mai. intanto si continua tranquillamente a scaricare i liquami nel fiume Ippari. Quanto al teatro comunale, un gioiellino dall'acustica perfetta, rischia di ripetere, in sedicesimo, lo scandalo del Teatro Massimo di Palermo: chiuso nel 1994 per qualche lavoro di restauro, non è più stato riaperto; e c'è chi dice che sia stato irrimediabilòente rovinato dalle iniezioni di calcestruzzo. Leggende di paese, chissà. C'è comunque aria d'illegalità diffusa. L'ambiente, per esempio, è regolarmente inquinato dalla plastica delle serre, che deve esser periodicamente sostituita: dove la mettono, la bruciano? E quanti veleni chimici vengono scaricati nella terra, ogni volta che si deve "pompiari 'a serra", cioè irrorare di disinfestanti le primizie ("Noi non le mangiamo", confessa un coltivatore, "troppo chimiche")?
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