Diritto di critica

14 febbraio 2005

Verità in manette

Da quindici anni difende i pentiti di mafia. Si chiama Ugo Colonna e fa l’avvocato. E’ stato arrestato e poi scarcerato per aver denunciato gli intrecci affaristico-mafiosi sull’asse Reggio Calabria-Messina e le complicità di mafia, imprenditoria e magistratura. Eppure, da quelle sue stesse accuse contro le dichiarazioni pilotate del falso pentito Sparacio è scaturito un processo a Catania a carico dei magistrati messinesi Lembo e Mondello, dello stesso falso pentito e dei capi di Cosa nostra di Messina. In questo processo Colonna è testimone e parte civile. E, proprio quando Sparacio decideva di raccontare quello che veramente sa, Colonna veniva sbattuto in galera.

NICOLO’ MARINO pubblico ministero a Caltanissetta

"Ribadisco la fiducia e la stima in favore dell'avvocato Ugo Colonna, che si è sempre battuto per l'affermazione della legalità e della giustizia, ponendo a rischio la sua stessa incolumità personale. Nell'apprendere dagli organi di stampa la notizia dell'arresto dell'avvocato Colonna per fatti che appaiono evanescenti (violenza o minaccia a Corpo Giudiziario mediante l'utilizzo di mezzi di informazione), non ho potuto non provare vergogna come uomo e come magistrato. Pesanti saranno gli effetti sul processo a carico di alcuni magistrati messinesi che è in corso a Catania e che vede Colonna fonte d’accusa principale".

 

GIAMBATTISTA SCIDA’ già presidente Tribunale dei minori di Catania

" Il 9 novembre scorso il G.I.P. di Catanzaro ha ordinato l’arresto di Ugo Colonna, per minacce a Corpo giudiziario, intese ad impedirne o turbarne il funzionamento: fantasticate le minacce, mai perseguito dal Colonna, con quel mezzo o altrimenti, da solo o concorrendo con altri, l’attribuitogli scopo; e insussistente, nelle asserite vittime di quel preteso agire (magistrati della D.D.A. di Reggio Calabria, o altri magistrati), la qualità di “Corpo giudiziario”, prevista dalla norma che il G.I.P. asseriva trasgredita (art. 338 C.P.)".

 

NICHI VENDOLA deputato Prc, componente Commissione parlamentare antimafia

"Sono la persona più lontana, per formazione politica e culturale, dall' on. Angela Napoli. Eppure io conosco e intendo testimoniare l' assoluta intransigenza morale e la passione civile di una collega che ha rivestito con coraggio il suo incarico in Commissione antimafia.
Non posso tacere, inoltre, l' indignazione che provo dinanzi all' arresto dell' avvocato Ugo Colonna, un uomo limpido e testardamente, solitariamente impegnato in mille battaglie di verità e di legalità. Ricordo le parole con cui un importante uomo di Stato ebbe a definirlo: “un Ambrosoli del Sud”. Questa carcerazione io la vivo come una macchia vergognosa sul volto di ciò che chiamiamo giustizia. Basterebbe chiedersi quanti sono i singoli e le lobbies che trarranno vantaggi dal fango che si è gettato inopinatamente su un professionista che ha documentalmente, e ripeto l'avverbio “documentalmente”, svelato il lato oscuro di certa magistratura scenograficamente antimafiosa".

Postato da Titta Prato

 

9 marzo 2005

Un appello necessario

I poteri forti del sud-est siciliano peggio della malavita

 

Per chi si occupa di fatti, non è piacevole parlare di cose proprie. E i lettori sanno che questo spazio di documentazione si è sempre voluto il più possibile oggettivo. La situazione impone però di uscire un attimo dai confini prescelti. Come era giusto e naturale, al gesto estremo di far oscurare "accadeinsicilia", espresso dai poteri forti dell'est siciliano, agevolati di certo dall'humus anticostituzionale che pervade la vita del paese, si è risposto con il ripristino del lavoro informativo attraverso l'apertura di www.leinchieste.com. Si trattava di riaffermare un diritto fondamentale, garantito dalla carta costitutiva della Repubblica, e lo si è fatto senza indugio. Negli ultimi mesi, nonostante le numerose prese di posizione giunte da ogni parte d'Italia, il clima è tuttavia peggiorato.

In una evidente logica di accerchiamento, sono pervenute decine di querele, assurde e pretestuose, in alcuni casi indecorosamente trasversali, distribuite fra i palazzi di giustizia di Messina, Palermo e Ragusa. Non si disdegna l'introduzione di falsi testimoni, né di ordire trame accusatorie di cui si delineano ormai i contorni e le finalità. Con l'apporto della sezione civile del tribunale ragusano, che sta adottando iter straordinariamente celeri, sono giunte richieste di risarcimento per danni "morali" per centinaia di milioni di lire. Vengono poi altri fatti, che se non recano alcun nesso dimostrato con il lavoro in atto, aggiungono di certo danno al danno. Da parte di una importante realtà finanziaria, mai chiamata in causa dalle inchieste di accadeinsicilia, si sta consumando l'aggressione virulenta dell'unico immobile di famiglia. In ultimo, nella notte fra il 4 e il 5 marzo è avvenuto il furto dell'automobile, la sola disponibile, e di circa 1400 libri, tra cui centinaia di copie di "Morte a Ragusa", riguardante il caso Spampinato, destinati a una distribuzione regionale.

A dispetto di tutto, le inchieste aperte sulle banche, le istituzioni forti, i potentati, gl'insoluti giudiziari dell'isola, verranno continuate e portate a termine senza dover rinunziare a una virgola. Si insisterà a lavorare con la disposizione consueta: con il dovuto rispetto per le persone, la verità, le cose. Ma per la prima volta in questo percorso mi trovo nella necessità di chiedere un contributo: ai tanti che hanno collaborato, alle espressioni e alle sedi della società civile cui si è riusciti a far giungere la voce, a coloro che credono nel valore della dignità e hanno a cuore le cause giuste.

A tutti un fraterno saluto

Carlo Ruta

 

Per la libertà d'informazione e il diritto di critica.

L'appello lanciato da questa pagina sta riscontrando adesioni che ci onorano e ci confortano. Ma insistono a giungere bordate: ultima, una incredibile presa di posizione della Procura della Repubblica di Messina, a firma del procuratore aggiunto Scalia, che, sconfessando di fatto un pacatissimo PM, invita la locale corte di Appello, cui è stato demandato un procedimento, a infliggermi una condanna detentiva, che sia esemplare, per quanto il sito va rendendo pubblico circa l'uccisione del giornalista de "L'Ora" Giovanni Spampinato e le condotte della magistratura. Non ci si lascerà tuttavia intimorire. Lo si è detto e lo ribadisco: l'impegno di documentazione, analisi e investigazione sul campo che ci si è assunti verrà mantenuto fino in fondo.

Come si diceva, sul fronte della solidarietà si registrano cose significative. Stanno pervenendo contributi. Esponenti della società civile e del giornalismo hanno fatto sentire la loro voce sulla vicenda, a partire da Riccardo Orioles, che ha voluto definire alcune coordinate del fare informazione "giù in Sicilia". A Ragusa come altrove sono state poste in agenda iniziative. Numerosi siti e diversi giornali hanno rilanciato l'appello e, in particolare, la testimonianza di Orioles. A tutti va il mio fraterno ringraziamento.

Carlo Ruta

 

 

 

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