Cronache siciliane

 

Un dubbio: Bernardo Provenzano è realmente il capo dei capi?

Si parla con sempre maggiore insistenza di una possibile, imminente cattura del boss Bernardo Provenzano, mentre si fa intendere all'opinione pubblica italiana che in costui, latitante da decenni e braccato da anni, si sia concentrato, dopo l'arresto di Riina, Bagarella, Brusca e Aglieri, il potere decisionale ultimo dell'organizzazione Cosa Nostra.

In realtà, appare poco realistico che un'industria imponente, variegata e flessibile come quella che viene riconosciuta appunto in Cosa Nostra, capace di "fatturare" ogni anno decine di migliaia di miliardi, possa delegare la guida a un individuo costretto a vivere segregato, privo di quelle facoltà di movimento, di contatto e di scambio, che in ordine ai numeri anzidetti, dovrebbero supporsi invece della massima ampiezza, e comunque di raggio internazionale.

I conti continuano a non tornare peraltro quando si dice che Provenzano abbia ceduto la guida dell'organizzazione al giovane Matteo Messina Denaro: pure lui latitante, pure lui braccato da un decennio, pure lui impossibilitato a muoversi e a trattare, a esercitare in definitiva il mandato di un capo effettivo e autorevole.

In realtà, è legittimo il dubbio che, pure in tema di grandi latitanti, da anni si stia cercando di confondere le cose ad arte, e a orientare in un certo modo le istanze di giustizia, per celare i manovratori autentici e, in particolare, le trame che a livelli vari coinvolgono la finanza, la politica, le istituzioni. In definitiva, va riveduto il filo dell'analisi, in piena autonomia dagli atti giudiziari, che, pur utili nelle valutazioni dei fatti, appaiono comunque inidonei a scrivere la storia e a rappresentare per intero l'obiettività.