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Storia
nel Web.
Il caso degli Istituti di storia della Resistenza di Antonino Criscione Quanto
darei per sapere
Il tema che intendo trattare è la presentazione dei siti web degli istituti di storia della Resistenza. Tuttavia vorrei premettere alla breve rassegna che proporrò alcune considerazioni che mi consentono di definire un contesto di riflessioni a mio parere utili nel momento in cui si vuole discutere di questo argomento. Una prima considerazione nasce da alcune affermazioni fatte dal prof. Giuseppe De Rita in un'intervista pubblicata sulla rivista "Telèma" dell'estate/autunno 1999. Dice dunque De Rita, il quale non nasconde il suo scetticismo su Internet e il virtuale, che assistiamo oggi alla convivenza in Internet di due culture: la prima è la cultura alta della ricerca scientifica; la seconda, decisamente maggioritaria, è la cultura ludico-consumistica. Quello che manca in Internet, soprattutto in Italia, sia sul versante dell'offerta che su quello della domanda e dell'uso, è la cultura intermedia e cioè quella cultura che dovrebbe rappresentare i veri vantaggi che arrivano al corpo sociale da un uso intelligente della rete. E ciò deriva dal fatto che nel nostro paese non ci sono né la capacità né la possibilità di alimentare una vera cultura media di massa attraverso processi formativi seri, organici, consolidati. Ci troviamo così oggi nella stessa situazione in cui ci saremmo trovati negli anni '50 agli inizi della TV se non avessimo avuto alle spalle 50 anni di cinema e vari secoli di teatro, arte, libri, intrattenimento, etc. Oggi il corpo sociale ai fini della multimedialità e della telematica è inerte, i magazzini sono vuoti, non c'è nulla da immettere in rete se non, dice provocatoriamente De Rita, i programmi della scuola pubblica, la quale si rivela, alla luce di queste osservazioni, uno dei pochi luoghi in cui una cultura intermedia di massa ha avuto lo spazio per vivere e riprodursi pur con tutti i limiti e le deficienze che conosciamo. Quello che manca in Italia, secondo De Rita, è la mentalità giusta per fare, e volere, certe cose: se l'esigenza di sapere è legata a un interesse pratico e immediato allora la telematica funziona. Ad esempio, nel momento in cui nel sito del Cnel è stato messo in rete l'archivio dei contratti di lavoro, questo sito ha visto un rilevante incremento di visitatori. Ciò significa che quando un argomento è già nel corpo sociale e si riesce a ricavarne un prodotto mirato e ben fatto, allora Internet funziona veramente come servizio utile, se non indispensabile: insomma, il cavallo beve. Ritornando al tema di questo convegno potremmo allora formulare alcune domande e ipotesi di lavoro in ordine sia alla presenza/assenza nel corpo sociale di un interesse per la storia e in particolar modo per la storia italiana degli ultimi cinquanta anni sia alla capacità/possibilità degli istituti di storia della Resistenza di offrire attraverso la rete un prodotto mirato e ben fatto, in grado cioè di interagire con le domande di conoscenza e di discussione già presenti nella società italiana. Una seconda considerazione riguarda le riflessioni in atto da tempo sul legame esistente tra la diffusione e la crescita di Internet e le trasformazioni in atto nei modelli di organizzazione della produzione, dei servizi, dell'amministrazione, della cultura, dell'istruzione. Mi riferisco cioè al passaggio da modelli organizzativi di tipo gerarchico-burocratico a modelli organizzativi di tipo reticolare: dalla piramide alla rete. Non è, questa, una discussione accademica. In molti casi si tratta di questioni che rimandano a scelte riguardanti la sopravvivenza stessa di un'impresa, di un'azienda, di un'istituzione culturale. Le organizzazioni di tipo burocratico, basate su una forte parcellizzazione dei compiti, su un'avanzata divisione del lavoro, su gerarchie rigide, producono atteggiamenti difensivi, tendono a rendere più rigidi i ruoli, sono incapaci di reagire al cambiamento, sono dei dinosauri destinati al fallimento. Maggiori possibilità di sopravvivenza e di sviluppo hanno quelle organizzazioni in cui ruoli e competenze sono meno settorializzati, vi è maggiore capacità di interagire con l'esterno, si creano contesti non gerarchici ma di cooperazione che producono idee e conoscenze. Mi sembra che, per quanto riguarda gli Istituti di storia della Resistenza, ci troviamo dentro un passaggio di questo tipo. La cosa interessante da vedere è se e come la presenza degli Istituti su Internet riflette e/o può promuovere, se non accelerare, questo passaggio. La terza considerazione riguarda la pluralità di significati e di piste di ricerca che nascono quando mettiamo insieme Storia e Internet. Ne indico qui almeno tre: la Storia di Internet, la Storia su Internet, la Storia attraverso Internet. Storia di Internet: rispondendo nel 1950 alla domanda di un giornalista di "Le Monde" su quale fosse l'evento periodizzante del XX secolo Lucién Febvre indicava la formulazione della teoria della relatività di Einstein. Non c'è dubbio che è arrivato il momento di dedicare molta più attenzione nella ricerca e nell'insegnamento alla storia delle tecnologie. Ancora, riprendendo Lucién Febvre in un numero monografico delle "Annales" del 1935 dedicato a questi temi: "Tecnica: una delle molte parole di cui la storia non è fatta. Storia delle tecniche: una delle molte discipline interamente da creare" (Lucién Febvre, Reflexions sur l'histoire des techniques, in "Annales", n. 36, novembre 1935). Se ci poniamo da questo punto di vista è inevitabile tematizzare la storia del computer e della rete telematica se si vuole capire qualcosa della storia della seconda metà del XX secolo come anche della storia del presente. Si aprono qui piste di indagine e di ricerca molto interessanti e in buona parte ancora da percorrere. Mi limito a segnalare libri come quello di Patrice Flichy, L'innovazione tecnologica, Feltrinelli 1996, e il numero 5/gennaio-giugno 2000 della rivista "Memoria e Ricerca", dedicato alla storia delle telecomunicazioni fra '800 e '900. Storia su Internet: in questo ambito consideriamo Internet e, in modo particolare, il Web come un macrosupporto che veicola fonti, testi storiografici, bibliografie, etc. Qualcosa di simile ad una grande Biblioteca o, per meglio dire, ad un grande Archivio. L'uso della metafora della Biblioteca, che è la più facile ed immediata, può infatti essere fuorviante se si considera il fatto che i materiali di qualsiasi argomento, e quindi anche quelli di argomento storico, presenti su Internet difficilmente possono essere inquadrati e catalogati in modo efficace. Si tratta infatti di materiale "non convenzionale", che cioè non risponde a criteri di ordinamento basati su precise convenzioni quali sono quelli che guidano la costruzione di una biblioteca. Spesso abbiamo a che fare con "letteratura grigia", non classificabile. La metafora dell'Archivio può essere più produttiva se ci porta a riflettere sul carattere dinamico e aperto, ma nel contempo ordinabile, dei materiali di storia presenti su Internet, e se ci aiuta a elaborare criteri di decodifica dei meccanismi che regolano l'elaborazione e la diffusione dei documenti. Last but not least, la questione della valutazione dei siti di storia: quali criteri adottare? quali elementi sottoporre a valutazione? In molti casi occorre riformulare e applicare, adattandoli alla mutevole realtà di Internet, i principi e le regole della filologia e dell'ermeneutica che guidano l'analisi delle fonti e dei testi storici. In questo ambito va inoltre collocata una riflessione sul Web come spazio di "uso pubblico" della storia: la relativa facilità di allestimento di un sito web consente a molti soggetti, individuali o collettivi, di produrre siti di argomento storico, con particolare attenzione per la contemporaneità. Il cyberspazio è già una nuova frontiera nei territori della comunicazione avente per oggetto la storia. In esso si ridisegnano le relazioni tra storici, studiosi di storia, opinione pubblica. Si tratta di una questione di non poco conto, sulla quale varrebbe la pena di approfondire l'indagine e la discussione. Storia attraverso Internet: mentre prima abbiamo visto il Web come una struttura chiusa in quanto supporto o deposito di testi storici, qui consideriamo il Web come una struttura aperta. Ciò significa che in questo ambito non consideriamo Internet come uno dei tanti media, veicolo di contenuti predeterminati a cui attingere (quasi un enorme Cd-rom), ma vediamo la rete come spazio di interazione, comunicazione, cooperazione, produzione. Le esperienze a questo riguardo sono già consistenti sia qualitativamente che quantitativamente, mi riferisco alle mailing-lists di H-Net (http://h-net.msu.edu) ognuna delle quali ha un sito web, che rappresentano un importante spazio di interazione tra storici e studiosi di storia. Storia attraverso Internet non significa soltanto scambio di messaggi o forum tra storici, come nel caso di http://www.historycooperative.org (un sito che contiene i numeri degli ultimi due anni dell'American Historical Review e del Journal of American History nonché il testo di un saggio di Charles S. Maier, Consigning the Twentieth Century to History: Alternative Narratives for the Modern Era, e la discussione tra alcuni storici su di esso), ma anche tentativi di organizzare attraverso Internet repertori di fonti, come il Museo Virtuale (http://www.url.it/muvi , un interessante esperimento di museo fotografico virtuale riguardante la Lombardia). Altro aspetto da considerare in questo ambito è l'uso del Web per la formazione a distanza in storia, su cui va fatta un'attenta riflessione facendo tesoro del fallimento dei tentativi di formazione a distanza finora esperiti e strutturati spesso secondo una logica più vicina alla scuola per corrispondenza che non alle reali potenzialità di Internet. Alla luce di queste considerazioni, che cosa sono ma, soprattutto, che cosa potrebbero diventare i siti web degli Istituti di storia della Resistenza e dell'Italia contemporanea? Riguardo all'esistente, innanzitutto alcuni numeri: si tratta di 28 siti. Quasi metà dei 62 Istituti ha messo in rete un sito nel corso degli ultimi 5 anni. Il numero dei siti supera già quello delle riviste edite dagli Istituti. Il sito e la rivista sono due modalità evidentemente diverse di mantenere una presenza e stabilire un rapporto con gli interlocutori e i destinatari del lavoro svolto dagli Istituti. Il fatto che ad aprire un sito siano stati nella maggior parte dei casi gli Istituti che già pubblicano una rivista non ha a che fare, io credo, solo con una maggiore capacità produttiva o con una più forte volontà di comunicare. Sarebbe interessante, a questo proposito, chiedersi e chiedere come vengono percepiti i due strumenti di comunicazione, quali differenti ruoli e funzioni vengono ad essi assegnati. Le differenze all'interno di questi 28 siti sono molte, e ho provato a sintetizzarle (cfr.: Antonino Criscione, Una finestra nel cyberspazio. Gli Istituti di storia della Resistenza nel Web, in Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e Istituti associati, Fare storia. La risorsa del Novecento, Modena, 2000) in una tipologia che distingue tra siti-presenza, siti istituzionali, siti-risorsa, riviste telematiche. Le variabili tenute in considerazione per definire questa tipologia riguardano: l'ampiezza e la varietà delle risorse, la complessità e l'articolazione interna, lo scopo esplicito o implicito del sito, la frequenza del suo aggiornamento. Alla luce di questi criteri si può individuare, all'interno dei 28 siti degli Istituti, un nucleo di una decina di siti che sono andati abbastanza avanti nella strada dell'uso consapevole ed efficace di questo strumento o ambito di comunicazione. Un altro elemento che va tenuto presente attiene al come il sito è organizzato e predisposto per il rapporto con l'utente. A questo riguardo, traendo spunto da alcuni modelli di analisi degli ipertesti (cfr.: Gianfranco Bettetini, Barbara Gasparini, Nicoletta Vittadini, Gli spazi dell'ipertesto, Milano, Bompiani, 1999), distinguo tre livelli: a) lo spazio logico, e cioè la strutturazione dei contenuti che precede logicamente e cronologicamente la visibilità del sito. Qui il principio-guida è quello della condensazione e si può distinguere tra varie strutture: a blocchi paralleli, a galassia, reticolare; b) lo spazio visibile, e cioè il modo in cui il sito si manifesta. Qui il principio-guida è quello della disseminazione, che comporta un'attenta definizione delle regole sintattiche che governano la compresenza di elementi eterogenei e le funzioni ad essi assegnate; c) lo spazio agito, e cioè lo spazio in cui si instaurano specifiche dinamiche di fruizione. Qui è centrale l'attenzione per le dinamiche di fruizione che possono essere indotte o proposte dal sito. In questo spazio ha luogo il patto di collaborazione tra l'utente e il sistema. Per un approfondimento di questi temi consiglio una visita attenta di siti come quello dell'Istituto di Asti ( http://provincia.asti.it/resistenza/index.htm) che segnalo per l'ampiezza dei materiali e delle proposte riguardanti l'insegnamento/apprendimento della storia nonché per l'organizzazione interna del Laboratorio virtuale di didattica della storia. Segnalo inoltre il sito del Museo Storico di Trento (http://www.museostorico.tn.it) che segnalo sia per la mole e la varietà dei materiali messi a disposizione sia per la sua architettura complessiva, e il sito di Storie contemporanee. Didattica in cantiere la rivista telematica della Commissione didattica dell'Insmli (http://www.novecento.org). Che cosa potrebbero diventare i siti degli Istituti di storia della Resistenza? Quest'ultima è, ovviamente, la parte più discutibile di questo intervento. Cercando di tenerci lontani dalla Scilla della fantascienza e dalla Cariddi del wishful thinking, possiamo provare a indicare alcuni possibili sviluppi e alcune condizioni che possono favorirli o ostacolarli. Tra i primi inserirei almeno due idee che, opportunamente criticate ed elaborate, possono in futuro diventare delle proposte e poi dei progetti: a) stabilire una qualche forma di collegamento tra i vari siti sia nel senso della circolarità (un Webring degli Istituti, ad esempio) sia nel senso della "vocazione" o, per dirla con un termine non idoneo, della "specializzazione" di singoli siti su specifici argomenti o tipologie di servizi; b) costruire un sito sulla Resistenza contenente mappe, testi, immagini, interventi, dibattito su temi e problemi legati a questo nodo storico e storiografico della storia italiana. Esistono evidentemente delle condizioni che possono favorire lo sviluppo di queste idee e di progetti ad esse ispirate. Tra questi mi sembrano prioritari l'attivazione di un confronto serio e approfondito sui temi trattati in questo Convegno e l'affermarsi di uno spirito di cooperazione reale tra gli Istituti. Sottolinerei inoltre che porsi il problema del rapporto tra Storia e Internet implica non un "di più" rispetto alle attività finora svolte ma un loro riorientamento almeno su alcuni punti, come l'affermarsi di modelli "reticolari" nei rapporti interni agli Istituti e tra di essi, assieme ad una più esplicita attenzione alle strutture e alle modalità della comunicazione tra gli Istituti e gli interlocutori/destinatari del loro lavoro. Mi pare che su questi temi ci sia ancora molta strada da fare e credo che questo Convegno rappresenti l'occasione per fare qualche passo in questa direzione.
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