Accade nel siracusano

Città - 1

Economie e affari a Rosolini

 

Punto di cerniera fra il Ragusano e la provincia aretusea, a cui fa capo al livello amministrativo, Rosolini manca delle serre della fascia trasformata che si allunga nelle piane iblee, ma gode di una discreta economia agricola, fatta per lo più di mandorleti, uliveti e agrumeti, mentre formano un rilevante cespite gli allevamenti di bovini e ovini. Come è regola nel sud-est, il territorio rurale è per lo più diviso in piccole e medie proprietà, sebbene resistano alcuni grandi possedimenti del passato, come quelli dei Moltisanti-Scollo, che danno ancora il nome a una contrada, e dei Cartia.

Nella composizione del reddito locale entrano comunque altre voci. Di buon nome godono le attività artigianali, a partire dai mobilifici. Gode di buon nome, nell'isola e oltre, la Cantina vinicola elorina. Discreto è il tessuto commerciale, non ancora oppresso dalla grande distribuzione. Vivaci si mostrano le attività di supporto all'edilizia. Basso rimane invece il trend turistico, in rapporto ai numeri di altri centri aretusei: in realtà, il bene culturale non ha mai intrigato abbastanza le dirigenze municipali, e a darne esempio è l'incuria in cui versano nella zona alta alcune testimonianze sicule, romane e bizantine.

In definitiva, il tenore di vita non si differenzia da quello di altre città dell'area, e lo stesso vale in fondo per le negatività, a partire dai picchi di disoccupazione, in larga misura giovanile. Discrete ma significative sono poi le presenze malavitose, legate per lo più ai commerci di narcotici, che vedono Rosolini in posizione di avamposto, dal momento che nella provincia siracusana si riforniscono i pusher operanti nel comprensorio Ispica-Modica-Scicli-Pozzallo. Il territorio rientra del resto nei dominî dei Trigila-Pinnintula di Noto-Pachino, i quali, con l'ausilio di referenti, hanno fatto di esso un ampio uso tattico, istallandovi negli anni novanta covi per la custodia degli arsenali.

L'evoluzione dei patrimoni è largamente tipica. Appartenenti in origine al ceto dei massari, fra l'Ottocento e il primo Novecento i Moltisanti si mostrano accorti nell'amministrare le loro proprietà e nell'impinguarle, con accordi e matrimoni ad hoc. E al riguardo è nodale l'unione patrimoniale con gli Scollo, mentre alcune trame di tipo ereditario sanciscono in via definitiva l'ascesa della famiglia e, contestualmente, il dissesto economico di alcuni rami dei baroni Giunta. In accordo con i Cartia, agrari potenti e reggitori della Banca agricola di Ragusa, dal ventennio fascista in avanti i Moltisanti di Rosolini, in stretto contatto con quelli di Ispica, finiscono con lo scandire allora il potere cittadino, dall'economia alla politica, in un preciso quadro d'ordine.

Nella seconda metà del secolo, e in particolare dagli anni settanta-ottanta, come è nell'ordine delle cose, muta però la mappa delle ricchezze familiari. Ed è allora che si fa avanti deciso Giuseppe Gennuso, classe 1952, operante di primo acchito negli affari del cemento, e destinato a diventare un personaggio di spicco nelle vicende finanziarie del sud-est.

L'imprenditore di Rosolini reca in effetti un concetto largo degli affari, diversificando il più possibile gl'impieghi. Acquisisce l'Hotel Europa e la discoteca Mirage sulla Statale 115. Incetta terreni e vecchi stabili nella contrada dei Granati Nuovi. Nei primi anni novanta è proprietario di discariche, una delle quali, situata fra Ispica e Noto, viene chiusa d'autorità, dietro segnalazione di un vicino. Compra la discoteca Villa Movida di Noto e una quota cospicua del villaggio turistico L'Isola Blu di Marzamemi. Fa inoltre delle puntate fuori dall'isola, con l'acquisto di un'azienda di Latina, nel quadro delle privatizzazioni del governo, mentre stabilisce contatti d'affari con la Costa Azzurra e Nizza.

Nel dispiegare le proprie risorse Giuseppe Gennuso è consapevole peraltro dell'importanza della politica. E, come è nelle cose attuali, si coinvolge di persona, con alcuni elementi della famiglia. Si posiziona stabilmente al consiglio comunale di Rosolini e di Pachino, prima con la DC, poi, a seguito dei sussulti giudiziari dei primi anni '90, con il partito di Casini. Si lega al modicano Giuseppe Drago, referente e partecipe di alcune linee finanziarie posatesi nell'area. Dopo aver concorso alla carica di vicesindaco di Rosolini, si trova infine candidato, e siamo ai giorni nostri, alla Camera dei deputati per il centrodestra.

L'imprenditore rosolinese si mostra accorto comunque nel legare con le famiglie forti del comune, incluse quelle che più richiamano il passato. A darne esempio è il contatto con i Moltisanti-Scollo che, unitisi intanto ai Cappadonna, in buona misura conservano le loro proprietà nei pressi dei Granati Nuovi. Indotta dagli uffici municipali, la crescita edilizia di Rosolini punta invero a est, e già interessa quei terreni. A onta delle storie differenti, le due famiglie si ritrovano allora solidali nel sollecitare gli iter e trarre il più possibile dall'area.

Tale prossimità fra vecchi e nuovi ricchi trova peraltro un significativo compendio nelle sorti del Palazzo Giunta, risalente al XVII secolo, che definisce e domina il territorio dei Granati Nuovi. Un'ala appartiene sin dall'ultimo Ottocento ai Moltisanti-Scollo. Una parte è stata acquisita nel primo Novecento dai Ruscica, facoltosi commercianti di tessuti, i cui eredi l'abitano tuttora, con difficoltà che restano tutte da narrare. Un'ala è stata assunta infine dai Gennuso.