Città - 1 Economie e affari a Rosolini
Nella composizione del reddito locale entrano comunque altre voci. Di buon nome godono le attività artigianali, a partire dai mobilifici. Gode di buon nome, nell'isola e oltre, la Cantina vinicola elorina. Discreto è il tessuto commerciale, non ancora oppresso dalla grande distribuzione. Vivaci si mostrano le attività di supporto all'edilizia. Basso rimane invece il trend turistico, in rapporto ai numeri di altri centri aretusei: in realtà, il bene culturale non ha mai intrigato abbastanza le dirigenze municipali, e a darne esempio è l'incuria in cui versano nella zona alta alcune testimonianze sicule, romane e bizantine. In definitiva, il tenore di vita non si differenzia da quello di altre città dell'area, e lo stesso vale in fondo per le negatività, a partire dai picchi di disoccupazione, in larga misura giovanile. Discrete ma significative sono poi le presenze malavitose, legate per lo più ai commerci di narcotici, che vedono Rosolini in posizione di avamposto, dal momento che nella provincia siracusana si riforniscono i pusher operanti nel comprensorio Ispica-Modica-Scicli-Pozzallo. Il territorio rientra del resto nei dominî dei Trigila-Pinnintula di Noto-Pachino, i quali, con l'ausilio di referenti, hanno fatto di esso un ampio uso tattico, istallandovi negli anni novanta covi per la custodia degli arsenali. L'evoluzione dei patrimoni è largamente tipica. Appartenenti in origine al ceto dei massari, fra l'Ottocento e il primo Novecento i Moltisanti si mostrano accorti nell'amministrare le loro proprietà e nell'impinguarle, con accordi e matrimoni ad hoc. E al riguardo è nodale l'unione patrimoniale con gli Scollo, mentre alcune trame di tipo ereditario sanciscono in via definitiva l'ascesa della famiglia e, contestualmente, il dissesto economico di alcuni rami dei baroni Giunta. In accordo con i Cartia, agrari potenti e reggitori della Banca agricola di Ragusa, dal ventennio fascista in avanti i Moltisanti di Rosolini, in stretto contatto con quelli di Ispica, finiscono con lo scandire allora il potere cittadino, dall'economia alla politica, in un preciso quadro d'ordine. Nella seconda metà del secolo, e in particolare dagli anni settanta-ottanta, come è nell'ordine delle cose, muta però la mappa delle ricchezze familiari. Ed è allora che si fa avanti deciso Giuseppe Gennuso, classe 1952, operante di primo acchito negli affari del cemento, e destinato a diventare un personaggio di spicco nelle vicende finanziarie del sud-est.
Nel dispiegare le proprie risorse Giuseppe Gennuso è consapevole peraltro dell'importanza della politica. E, come è nelle cose attuali, si coinvolge di persona, con alcuni elementi della famiglia. Si posiziona stabilmente al consiglio comunale di Rosolini e di Pachino, prima con la DC, poi, a seguito dei sussulti giudiziari dei primi anni '90, con il partito di Casini. Si lega al modicano Giuseppe Drago, referente e partecipe di alcune linee finanziarie posatesi nell'area. Dopo aver concorso alla carica di vicesindaco di Rosolini, si trova infine candidato, e siamo ai giorni nostri, alla Camera dei deputati per il centrodestra. L'imprenditore rosolinese si mostra accorto comunque nel legare con le famiglie forti del comune, incluse quelle che più richiamano il passato. A darne esempio è il contatto con i Moltisanti-Scollo che, unitisi intanto ai Cappadonna, in buona misura conservano le loro proprietà nei pressi dei Granati Nuovi. Indotta dagli uffici municipali, la crescita edilizia di Rosolini punta invero a est, e già interessa quei terreni. A onta delle storie differenti, le due famiglie si ritrovano allora solidali nel sollecitare gli iter e trarre il più possibile dall'area.
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