La prefazione di Gianni Cipriani
Per molti
anni si è parlato solo di "deviazioni". Cioè di
apparati democratici e sani al loro interno, dentro i quali, però,
agivano agenti od ufficiali i quali, per malvagità interiore o
poco più, aiutavano i terroristi, proteggevano gli stragisti, sostenevano
le trame dei golpisti.
Parimenti, i caporioni del terrorismo neofascista sono stati descritti
come impavidi rivoluzionari senza macchia, ma nello stesso tempo "esaltati"
se non pazzi, come Giancarlo Esposti o Gianfranco Bertoli, che con la
droga e l'alcool aveva dimestichezza al pari delle armi, il quale per
giunta è morto da ergastolano, recitando fino all'ultimo la parte
di anarchico individualista che i mandanti di Ordine Nuovo gli avevano
insegnato, anche a suon di schiaffi.
A conti fatti, dunque, le origini del terrorismo in Italia e negli altri
paesi della sfera occidentale, avrebbero avuto motivazioni meritevoli
di essere analizzate dai sociologi o dagli psicologi sociali, piuttosto
che dagli storici. Come se un decennio e più di terrore fosse il
semplice frutto di una follia umana, che nel colore politico aveva trovato
unicamente l'alibi per emergere.
In realta, la deriva golpistico-eversiva che - sotto varie forme - si
è manifestata in gran parte dell'occidente, di spontaneo ha avuto
solamente le pulsioni di una variegata destra radicale alla ricerca di
riscatto e di una nuova identità. Il resto è stato frutto
di una lucida e tutt'altro che irrazionale pianificazione politico-militare,
che dalla "dottrina Truman" alla direttiva Westmoreland, passando
per tutte le elaborazioni della guerra ora "a bassa intensità",
ora "non ortodossa" ha previsto mosse, anticipato scenari, individuato
i soggetti.
Il principale merito del libro di Speranzoni e Klitsikas è racchiuso
in questa, per me convincente, chiave metodologica e interpretativa: aver
riportato l'analisi nei suoi aspetti scientifici; aver documentalmente
dimostrato che nella pianificazione eversiva del dopoguerra, il terrorismo
è stato un soggetto blandito, evocato, perfino gestito. Che dalle
teorie della "guerra non ortodossa" ai colpi di Stato o agli
attentati il passaggio è stato diretto; che lo schema entro il
quale si sono mossi i terroristi era già largamente preordinato.
La strage come metodo, dunque, e non come gesto soggettivo di un gruppo
di fascisti ingovernabili.
Con molta precisione Speranzoni illustra i diversi livelli teorici e operativi
di quella che, per comodita, potremmo definire la "guerra non ortodossa"
dell'occidente contro il suo nemico interno ed esterno, ossia i comunisti.
Un nemico tanto piu pericoloso perche invisibile, capace di assumere il
comando dei movimenti di liberazione nazionale e gestire la guerriglia
sul campo, capace di organizzare l'insorgenza, ossia la rivoluzione, attraverso
dirigenze clandestine, sfruttando il malcontento popolare con l'arma degli
scioperi o della propaganda. Un nemico che non poteva essere battuto con
i soli eserciti e le armi convenzionali.
Forse, oggi, si fa fatica a comprendere il motivo di una paura che appare
tanto sproporzionata quanto irrazionale. Ed è difficile trovare
giustificazione alcuna nelle parole apocalittiche di chi annunciava la
gia avvenuta invasione dei comunisti e chiamava l'occidente a resistere
e a difendere i valori di civilta dalla barbarie. Quello, pero, era il
clima, il "brodo di coltura" di una contro-intolleranza dilagante:
a ben vedere, l'origine della deriva eversiva e tutta in questa patologia
della politica.
Ma se la "paura" è alla base della malattia, bisogna
individuare anche la sua causa scatenante. Cosa ha fatto scattare la molla?
Quando si è passati dalle teorie alla pratica? Probabilmente il
"salto di qualita", se così possiamo chiamarlo, coincide
con il crescere dei movimenti di liberazione nazionale e con i timori
occidentali di non poter far fronte con gli strumenti tradizionali ad
un fenomeno che - temevano - alla fine avrebbe prevalso su scala mondiale.
La sconfitta francese in Indocina fu un terribile colpo: un esercito regolare
e ben armato, sopraffatto da guerriglieri inferiori per numero ed equipaggiamento.
L'intera strategia doveva essere ripensata.
A quel punto le teorie contro-insorgenza si affinano, al pari delle elaborazioni
sulla "guerra rivoluzionaria". Si susseguono convegni ed elaborazioni
che porteranno alla teorizzazione della "guerra politica".
Il risultato di tale svolta è il moltiplicarsi dei colpi di Stato
direttamente promossi dalla Cia. Ed anche la pianificazione del terrorismo.
Colpire i comunisti con le loro stesse armi, prima che siano loro a farlo.
Nei circoli più oltranzisti passa il concetto che la terza guerra
mondiale, in realta, è gia stata scatenata e bisogna reagire subito.
Al convegno organizzato a Roma dall'Istituto Pollio nel maggio 1965 -
considerato dagli storici come il momento più alto della elaborazione
italiana della strategia della tensione - i relatori si dilungarono perfino
sui rischi della "distensione": "In caso di distensione
o, come si dice oggi, di colloquio (?) l'infiltrazione puo operare in
profondità, direttamente, giungendo fino ai gangli vitali della
Nazione. Perché in caso di distensione, di colloquio, o addirittura
di apertura a sinistra, o se vogliamo, di allargamento dell'area democratica,
non soltanto l'opinione pubblica non avverte chiaramente la presenza di
una guerra rivoluzionaria, ma non è neppure sensibilizzata relativamente
allo svolgersi delle sue operazioni; anzi, non conosce neppure il nemico,
che si evita di denunciare per timore di interrompere appunto distensione
e colloquio".
Se, per grandi linee, erano questi i riferimenti teorici, da un punto
di vista più strettamente operativo la strategia occidentale si
e mossa in sinergia più o meno pianificata con tutte quelle forze
che, in senso ampio, potremmo definire riconducibili all' "Internazionale
nera".
Certamente, è già stato spiegato in sede storica che è
in errore chi per Internazionale Nera intende una organizzazione centralizzata,
con un Esecutivo che detta le linee alle altre istanze gerarchicamente
subordinate. Più corretto sarebbe parlare di un insieme di soggetti
autonomi che condividono alcune regole fondamentali e si coordinano. Ma
in questo caso il "collante" è spesso rappresentato,
oltre che dall'ideologia neofascista, dalle istanze o dagli apparati occidentali,
che con questi gruppi hanno sempre mantenuto un rapporto di internità/esternità.
Basti pensare al caso significativo di "Aginter Press" di Guerin
Serac, centrale per le operazioni non convenzionali che non potevano essere
ammesse dai servizi segreti. Nel libro di Speranzoni emerge chiaramente
come questa ragnatela di rapporti fosse vasta, come numerose fossero le
sigle e le istanze. Ed è chiarita la ragione del perchè
molte esperienze assai diverse e lontanissime tra di loro trovassero punti
di contatto, potessero far leva su reticoli di solidarietà.
Internità/esternità, concessioni al "soggettivismo"
rivoluzionario, autonomia dei gruppi, ma obiettivi ben definiti. Obiettivi
sempre lineari con le concezioni della "guerra non ortodossa"
e le opinioni dei circoli dell'atlantismo più oltranzista: non
diversamente potrebbero essere spiegati anche i rapporti sotterranei che
l'Italia "democratica" ha mantenuto attraverso i suoi apparati
di intelligence con la Grecia "golpista". Né le missioni
di neo-fascisti italiani per osannare la "rivoluzione" greca
ed i viaggi di personalità come Pino Rauti, che risulta essere
stato a libro paga dell'addetto culturale dell'ambasciata Usa di Roma.
Non diversamente potrebbe essere spiegata la presenza di agenti della
struttura militare di spionaggio statunitense nel gruppo di Ordine Nuovo
che ha progettato e realizzato la strage di piazza Fontana, quella della
questura di Milano e, probabilmente, la strage di piazza della Loggia,
a Brescia. Né hanno altra spiegazione i rifornimenti di armi che
gruppi golpisti, come il Mar, ricevavano tramite ufficiali dei carabinieri
e delle basi Nato del Triveneto.
Nessuna deviazione, dunque. Ma una pianificazione politico-militare. Che
si e manifestata anche nel fenomeno degli "infiltrati" e degli
informatori, il cui ruolo è fondamentale per comprendere la "gestione"
delle strategie eversive.
Come detto, la strategia della "guerra non ortodossa" aveva
visto nella distensione un grande ostacolo. Come un ostacolo era rappresentato
dai partiti comunisti i quali, invece di fomentare il terrorismo, avevano
scelto la via democratica. Ancora nel 1974 (Memorandum Leone-Moro-Kissinger-Ford)
il segretario di Stato, Kissinger, diceva che gli Stati Uniti erano "piu
preoccupati di un partito comunista responsabile che di un partito comunista
irresponsabile, perché se essi appaiono responsabili, a lungo andare
costituiranno una minaccia maggiore per la democrazia".
Anche questa concezione era uno dei cardini della strategia. Ed è
in questa chiave che va compresa, in Italia, la scelta di Ordine Nuovo
e degli altri gruppi della destra neofascista di infiltrarsi massicciamente
nei gruppuscoli filo-cinesi al fine di innalzare il livello di scontro;
di organizzare attentati regolamente attribuiti alle sinistre. Si puo
comprendere l'origine di una lunga e tragica vicenda come la strage di
piazza Fontana ed il suo processo, fatto di depistaggi, menzogne ed una
difficile ricerca della verita che, da un punto di vista formale, non
e nemmeno conclusa.
Il libro di Speranzoni e Klitsikas ha il merito di spiegare le teorie,
far emergere gli intrecci, sottolineare i molti punti in comune tra due
vicende, quella greca e quella italiana, che in teoria avrebbero dovuto
essere totalmente diverse e distinte. Ha il merito, soprattutto, di far
parlare i documenti, proponendone una lettura critica e intelligente.
Non e cosa da poco, soprattutto in un momento in cui, con revisionismi
e accomodamenti di varia origine, c'e in azione una nuova scuola di polemisti
che di tutto parla fuorché, appunto, dei documenti.
Fino a pochi anni orsono gli studiosi che avevano evidenziato l'origine
atlantica della "dualita" in molte democrazie europee, la "sovranità
limitata" come base strutturale delle derive eversive, erano ancora
accusati di essere portatori di una verità di parte. O, peggio,
di essere dietrologi.
Oggi i documenti esistono. Sono tantissimi: chi vuole li puo studiare.
Speranzoni e Klitsikas indicano questa via. Molto facile da percorrere:
basta non chiudere gli occhi.
Gianni Cipriani
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